Ci provo! [l'inizio di una cosetta mia] :-)

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Ci provo! [l'inizio di una cosetta mia] :-)

Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 11:12

IL SONNO VERDE


ATTO 1

SCENA 1


Alba. In un angolo del palco vediamo un pagliericcio, su cui giace, dormiente, una giovane ragazza.
Martina si sveglia, si stira, si pone a sedere.


MARTINA: Nessuno più di me è in grado di apprezzare la varietà cromatica. Blu, giallo, rosso... verde! Adoro questo colore; se potessi, dipingerei tutto della tonalità dell'erba: verde il cielo, verde l'acqua, verde la luna, verde il sole. Talvolta mi riesce d'immaginare come sarebbe il mondo, se un unico colore prendesse il sopravvento; e mi ritrovo divertita a ridere nell'immaginare un mondo tutto nero, in cui ogni uomo non sia in grado di vedere nemmeno dove stia camminando. Divertente! Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto! Un giorno mi sono messa a contare le pecore. Ne ho contate a decine, a centinaia, ma non mi è per nulla servito a conciliare il sonno, affatto! Più le contavo, meno mi riusciva di dormire e più bramavo vedere quanto a lungo avrei contato. Anche ieri sera mi ci sono cimentata, tuttavia proprio non ricordo fino a che numero io sia arrivata: m'ha distratto il profumo di latte che proveniva dalla finestra del fienile ove mi trovo. Ho immaginato che i proprietari avessero nella casa contigua una mucca e che la mungessero fino a quell'ora! ...Ah, adoro il latte! Cioè: dipende. Freddo non tanto. Caldo, però, sì: tutto il calore mi scende lungo la gola e mi fodera lo stomaco, quasi avesse le proprietà d'una coperta!


Si alza dal comodo giaciglio che si era ricavata nella paglia.


MARTINA: Penso che sia ora di andare in piazza a cantare. Non v'è niente di meglio, per iniziare bene una giornata.


Si dirige verso il centro del palco, ove è locato un pozzo, il fulcro del piazzale.


Tre popolane s'affacciano sulla scena, camminando coi cesti di biancheria in mano, dirette al fiume.


MARTINA(grida): Sveglia! Levate il capo dal guanciale, rizzatevi in piedi e ponetevi in ascolto! Ora mi esibirò nel mio brano migliore!

PRIMA POPOLANA: Zitta, stolta!

SECONDA POPOLANA: Taci e lascia che dorma chi ne ha guadagnato il diritto!

TERZA POPOLANA: Torna a casa, svergognata!

MARTINA (perplessa): Perchè tutto quest'astio? Forse che non vi piace il bel canto?

TERZA POPOLANA: Ah! Chiamate Bruno!

SECONDA POPOLANA: Mai che badi a sua sorella!

PRIMA POPOLANA: Qualcuno lo chiami!


Bruno entra in scena. E' affannato, pare aver corso fino allo spasimo. Allunga una mano verso le donne, mentre cammina per andar loro incontro.


BRUNO: Signore mie, non occorre. Eccomi.

PRIMA POPOLANA: Toh! Guardate chi è arrivato! Sentiamo cosa conterà questa volta!

SECONDA POPOLANA: Buono soltanto a scusarsi!

TERZA POPOLANA: Avesse egli maggior giudizio, sua sorella non arrecherebbe tutti questi disagi a noialtri.

BRUNO: Brave donne, perdonatemi. Lo so, son recidivo ed invero ogni volta mi rimprovero e flagello al vostro cospetto, ripetendo mestamente la parte del contrito. Credetemi, signore mie, vogliate ancora una volta appellarvi al vostro buon cuore e concedermi il beneficio dell'indulgenza. Davvero io passo le mie ore cercando al meglio di badare a questa disgraziata, ma -voi sapete- io son fabbro. Non è lavoro da ragazze e non ho cuore di trascinar la mia giovane sorella in siffatto luogo, ove io m'affanno per sfamar me e la mia famiglia. Debbo dunque affidarla, in quell'ore, alle vecchie mani di nostra madre. Esse son divenute fragili, con l'età, han perduto nerbo.


Bruno indica stancamente la sorella, al suo fianco.


BRUNO: E costei ne approfitta, ingrata, per dileguarsi e concedersi all'ozio irriguardoso con cui assilla voi tutti, miei stimatissimi compaesani.

PRIMA POPOLANA: Le tue parole son meritevoli d'attenzione.

SECONDA POPOLANA: Il disturbo arrecatoci è certo minore del peso che tu e tua madre sopportate.

TERZA POPOLANA: Suvvia, basta ciarlare! Poichè Bruno è giunto, nulla ora ci trattiene dal menar le faccende per le quali siamo sortite dai rispettivi usci.


E sorridendogli, non più adirate, proseguono verso il fiume per lavare i panni.

Bruno si avvicina a Martina, alza una mano con l'intento di colpirla al volto, ma poi desiste e riabbassa l'arto. China il capo su di lei, sporca e disordinata ed accenna un sorriso di comprensione. Martina gli sorride di rimando. Egli, quindi, le pone le mani sulle spalle.


BRUNO: Sorella mia, cara, forse che non siamo ancora abbastanza maltrattati dalla sorte? Non comprenderai mai quale sia il senso della responsabilità e quanto sia pericoloso aggirarsi sola, di notte, di questi tempi? Ho temuto il peggio: ho perlustrato tutta notte ogni vicolo, ripetendo a piene labbra il tuo nome per locande e interrompendo furtivi amori a compenso. Pensa a tua madre: quando son rincasato, lercio di un sudore al quale ancora non mi sono abituato, l'ho trovata in lacrime, assisa sullo scarno letto di cui ora è costretta a contentarsi.

MARTINA: Cosa mi vuoi dire, Bruno? Io responsabile delle pene materne? Con la sopraggiunta maturità hai forse scordato i desideri d'un giovane? Io voglio osservare coi miei occhi i cambiamenti stagionali della natura che mi circonda e non farmeli narrare dalla tua voce. Ho fieno tra i capelli e fango sulle vesti e per ciò tu mi condanni. Proprio tu che, essendo mio fratello, dovresti essere il più indulgente fra tutti e comprendere i miei bisogni.

BRUNO: Non che io ignori i tuoi bisogni, Martina, pur tuttavia non mi riesce d'inculcarti la comprensione del mutamento dei tempi. Io son stato fortunato: ho vissuto la tua età in altra epoca, più lieta. L'oggi ha privato la gioventù del suo trasporto, tramutandola celermente in una breve parentesi fra l'inconsapevolezza dell'infanzia e la fatica dell'età adulta. Guardati: sei sola. Nulla vi è in te che possa spingere al tedio gli altri: sei gioviale, sincera, piacevole. Eppure sei sola. Dove sono i tuoi coetanei?

MARTINA: Ah! I miei coetanei! Bella gente! Intrattabili quanto quelle tre comari alle quali prima ti sei rivolto così servilmente!

BRUNO: Si chiama educazione, la mia. E non servilismo. Vedi? I tempi son cambiati e tu continui a non prenderne coscienza. I tuoi coetanei sono contadini, sono operai, sono apprendisti di bottega. Imparano un mestiere, con fatica. Guardami: per me, che ho trent'anni, impratichirmi nell'uso di ferri è stato faticoso quanto per nessun altro. Dolorosi calli si sono fatti strada sulle mie mani, segnandomi i palmi un tempo lisci. Il poco denaro che guadagno coi miei sforzi sopperisce a malapena alle necessità più umili che ci governano. Rifletti, cara: forse sarebbe il caso che t'approcciassi ad una professione a te consona o che ricercassi marito.

MARTINA: Di mariti non sento ancora il bisogno. Ci sei già tu a dettarmi le comuni regole a cui dovrei attenermi. E se non altro, conosco la tua indole: sei accomodante. Quanto ad un lavoro, non ne ho la minima intenzione. E non per alterigia me ne discosto, bada, bensì per senso pratico: il lavoro assorbe ogni energia. M'impedirebbe di...

BRUNO: Taci! Sei senza pudore. Dovrò quindi mantenerti a vita, per consentirti di restare in un giardino dorato che ormai esiste solo nella tua fantasia? Ti prego di seguirmi a casa.


A Martina fremono le labbra. Incrocia le braccia, pesta i piedi.


MARTINA: Saluta la mamma. Dille che passerò a trovarla, un giorno.


Martina si volta e fa per incamminarsi nella direzione opposta a quella da cui è giunto Bruno. Il fratello la branca per un braccio.


BRUNO: Temo tu non abbia compreso: il mio tono non desiderava lasciar spazio ad una tua replica.

MARTINA: Lasciami. Mi fai male.


Bruno allenta la presa, Martina si divincola, riesce a liberarsi e accenna ad una fuga. Fatti tre passi, tuttavia, incoccia nel corpo d'un passante che si era frapposto alla sua corsa. Cade e resta in terra ad osservarlo.


MARTINA: Mi scusi, signore.

POLO: Di nulla, ragazza.


Il nuovo venuto le sorride. E' vestito di stracci, ha una sacca a tracolla e la sua mano destra impugna un bastone col quale segna il passo, su cui è legato un laccio con un campanellino.


POLO: Vogliate perdonarmi: giungendo per la via, non ho potuto fare a meno di ascoltare il vostro alterco.

BRUNO: Comuni dissidi tra fratello e sorella, signore, che ritengo non vi riguardino.

POLO: Non ho intenzione di esprimere un giudizio, in merito. Me ne guardo. Tuttavia, forse, posso rappresentare una soluzione soddisfacente per entrambi.


Martina, ora, osserva il nuovo venuto con curiosità. Si alza.


MARTINA: La prego, si spieghi!

POLO: Permettetemi: mi chiamo Polo e sono un viandante. Lavoro per un vecchio studioso, un botanico che vive in questo borgo. Il mio compito consiste nel ricercargli specie sempre nuove di piante, affinché egli possa catalogarle e scriverne le virtù in un grande libro al quale da anni si applica anima e corpo.


Polo guarda Bruno negli occhi.


POLO: Ebbene, mi chiedo se sua sorella possa esser interessata ad accompagnarmi nelle mie peregrinazioni senza meta, alla ricerca di fiori e arbusti.

MARTINA: Oh, sì! Sarebbe meraviglioso! Poter stare a contatto con la natura, vivere avventure, conoscere il mondo!

BRUNO (si rivolge a Martina): Patire la fame, non aver luogo ove ripararvi ed a cui far ritorno la sera, esser esposti a freddo, malanni, animali e malintenzionati. Temo che tu non stia valutando ogni aspetto di tale proposta.

MARTINA: Fino a quando vorrai pormi freno? Lascia che io segua quest'uomo o almeno concedimi il tempo di cullarne l'idea senza ossessionarmi col tuo realismo! Patire la fame? Ci sfameremo di more selvatiche. Freddo? Intesserò trame con foglie d'ortica! Malanni? Dove credi io abbia dormito stanotte? Eppur son sana come mai prima d'ora. Animali? Che vengano! La carne è un lusso che non mi concedo da tempo! Malintenzionati? Col temperamento che tu stesso mi riconosci, credo che siano loro a dover temere!

BRUNO: Costui sarà certo un gentiluomo, ma è la prima volta che lo incontro. Non posso permettere che tu vada per il mondo insieme ad una persona incontrata per caso in istrada.


Bruno si volta verso Polo.


BRUNO: Ciò sia detto senza desiderio d'offenderla, signore. Comprenderà le mille perplessità che turbinano nella mia mente: non mi ha ancora comunicato quale beneficio potrebbe arrecarle l'aiuto di una ragazza quale mia sorella. Inoltre, che vita posso sperare che ella conduca, se i guadagni ottenuti -mi perdoni- non consentono ad uno solo di vestirsi in modo acconcio?

POLO: Non si scusi, le sue osservazioni sono pertinenti ed è lecito che lei abbia risposta alle domande che mi pone. La compagnia di sua sorella sopperirebbe alla solitudine in cui mi calo per giorni, a volte per settimane, fra boschi e selve, alla ricerca anche del più minuto germoglio di cui io ignori l'esistenza. Un volto sereno e due parole possono recar grande ristoro. Il lavoro, inoltre, non implica carichi gravosi, perciò non esclude la possibilità che sia una ragazza ad assistermi. Quanto all'abbigliamento di cui faccio sfoggio, riconosco non sia all'ultima moda parigina, ma vi è una precisa scelta retrostante: l'apparenza inganna, egregio signore, e con tale vestiario non mi do pena di eventuali aggressioni in quanto nessuno potrebbe esser tentato di metter a repentaglio la propria vita, rischiando la forca, per sottrarre le poche monete che uno straccione come me si presuppone abbia con sé. Mentre in realtà il signor Procella -questo il nome del botanico - sa esser assai munifico.


Bruno tentenna, meditabondo. Martina lo incalza, tirandogli una manica. Gli sorride sorniona.


MARTINA: A quanto pare, costui sembra replicare con assennatezza a tutti i tuoi quesiti e infondere quiete là dove tu inculchi timori d'ogni risma...

BRUNO: Ammetto che sembri trattarsi di un dono della sorte, ma...

POLO: Non desidero affrettare la decisione. Ho colto dalla vostra precedente disputa che avete una madre costretta a letto. Forse avrete premura di consultare anch'ella prima di esprimervi a riguardo. Nel mentre, io potrei presentare vostra sorella allo studioso, da cui mi sto recando or ora. Egli abita nella vecchia casa in legno rosso, di fronte alla bottega del signor Tosco, il maniscalco.

BRUNO: La conosco. Credo si possa proceder in tal modo.


Bruno sorride, prima in direzione di Polo, poi della sorella. Quest'ultima batte le mani, entusiasta.


MARTINA: Sì! Non indugiamo oltre, allora!


Si scuote la paglia dai capelli, poi si tocca il viso con preoccupazione.


MARTINA (a Polo): Oh! Un attimo soltanto, la prego!


Va verso il pozzo, ne trae una secchiata d'acqua e si bagna il volto per togliere il fango. Con le mani si ravviva i capelli scomposti.


BRUNO (ridendo): Ah! Ah! Repentine nascono in te nuove attenzioni? Quante novità avrò da narrare a nostra madre!

MARTINA (allegra): Oh taci, suvvia! Solo qualche accorgimento. Non m'hai sempre raccomandato educazione e decoro?

BRUNO (ironico): Le mie parole mi si rivoltano contro. E' ora ch'io vada: ancor un attimo e potrei veder sorgere in te perfino un animo sensibile!

MARTINA (allegra): Oh! Villano!


Alza una mano, con fare evocativo, emulando quanto fatto prima dal fratello. Sorride. Poi si avvicina a Bruno, gli cinge il collo con le braccia.


MARTINA: Bacia la mamma da parte mia. Dille che l'oggi si è colorato del verde più intenso per me.

POLO: Ci ritroveremo nuovamente fra un'ora, in questo stesso luogo.


I tre si accommiatano, Bruno torna per dove è venuto, Martina e Polo in direzione opposta.



ATTO 1

SCENA 2


Bruno giunge a casa. La madre è seduta su una sedia. Le mani, nervose, giocano fra loro. Alle sue spalle arde la legna in un caminetto. L'unica concessione al lusso presente nella spoglia stanza è un vaso di fiori colorati, disposto sopra il tavolo, in centro stanza. Anna guarda con apprensione il figlio e geme.


ANNA: Solo! Non hai dunque trovato tua sorella?


Bruno le sorride ed in lei l'angoscia si placa un poco. Le si siede accanto e raccoglie le mani materne fra le sue.


BRUNO: Cancella il timore dal volto, madre. Porto buone nuove.


Avvicina il capo e con tono sereno le narra gli accadimenti succedutisi.

Nel mentre, in altro luogo, più precisamente in casa del dottor Procella, la scena si svolge similare ma con altri interpreti. Dalle pareti fanno capolino numerosi testi; assiso sulla sua poltrona, il padrone di casa ascolta Polo, il quale ha appena edotto lo studioso sulla sua decisione di prendersi a carico un'apprendista.


PROCELLA: No. Mi par fuori luogo. E una ragazza, poi!

POLO: Non vedo come ciò possa esser un impedimento.

PROCELLA: Ma non è uso! Chi è costei? Quale interesse può nutrire alla sua età per la scienza che umilmente servo?

POLO: E' l'età o l'indole a stabilire la grandezza delle pulsioni? Forse lei da giovane ripudiava gli studi che ora persegue?

PROCELLA: Non s'adombri dietro sterili cavilli dialettici. Non è in discussione la mia persona, ora. Io la pago -e non poco, converrà- affinchè svolga in mia vece mansioni di ricerca che la natura, menomandomi, ha impedito effettuassi in prima persona. Non è compito eccessivo per uno solo. Non vedo bisogno d'incrementare il foraggiamento per sopperire alla sua ansia da solitudine.

POLO: Non prosegua oltre, se è questo il timore che nutre. Non le chiedo ulteriori esborsi. Dice bene: lei paga i miei servigi adeguatamente. Sarà mia premura cedere una parte dei miei stessi guadagni alla ragazza.


Il biologo si porta una mano al mento, pare meditare sulla richiesta. D'un tratto si volta con aria interrogativa verso Martina, fino a quel momento silenziosa.


PROCELLA: E tu? Quale intento ti muove?


Con tre dita, Martina si accarezza una ciocca, sistemandola dietro l'orecchio.


MARTINA (pacata ma decisa): Io? Cosa desidera sapere di me? Se conosco le piante o l'erba? Sono stata in loro compagnia fino al sorgere del sole.

PROCELLA (rivolto a Polo): Insolente, la ragazza. E vagabonda, per di più, se si vuol credere alle sue parole. E' questa l'adeguata compagnia che lei cerca?

POLO: Schiettezza e non insolenza io ho udito. Da quando è considerata un difetto?

PROCELLA (a Polo): Da quando si pretende che essa stia alle mie dipendenze.

PROCELLA (a Martina): Prendete una qualunque ragazza, donatele eloquio, ragionevolezza ed intelletto: ne otterrete un uomo.

MARTINA (a Procella): Prendete un qualunque vecchio, privatelo del denaro e gli avrete estorto l'ultimo barlume di mascolinità.

PROCELLA (a Polo): Qui si scade in trivialità da taverna!

MARTINA (a Polo): La misoginia ha invece radici aristocratiche!

POLO: Via! Prego entrambi di placare l'astio che vi contrappone. Non mi sono assentato da questi luoghi due settimane al solo fine di godere di tale visione.


Il botanico ha un sussulto. In un attimo si rammenta il motivo primario per il quale Polo è giunto al suo cospetto. Svanisce come rugiada al sole l'ira dal suo volto.


PROCELLA (a Polo): Ebbene? Cos'avete reperito questa volta? Mostratemi, vi prego.


Polo estrae dalla sacca (che fino ad allora aveva tenuto in spalla) un contenitore metallico. Lo apre: al suo interno, disseccati, sono deposti alcuni fiori con sei petali ciascuno. Consegna il tutto a Procella. Allo studioso ora fremono le mani. Con fare esitante si tocca il volto, per appurare che gli occhiali siano già al loro posto.


PROCELLA: Oh! Amarillidacee. Sono della famiglia dei narcisi e dei bucaneve, eppure nessuno fra questi mi è noto.


Ora sembra parlare da solo, perdersi fra le proprie elucubrazioni. Rovista nel contenitore.


PROCELLA: Chissà che colore magnifico doveva avere questo. Che rammarico a goderne solo ora che la linfa più non lo vivifica. E qui ci sono dei semi! Mi ha portato dei semi!


Si rivolge a Polo.


PROCELLA: Sono splendidi. Come sempre, valgono l'attesa del vostro rientro. E sono anche numerosi, questa volta: ciò mi consentirà di passare i prossimi giorni fra i miei strumenti.

POLO: Sono lieto vi piacciano. Spero che ciò v'abbia reso d'indole più mansueta. Desidero tuttora il suo benestare all'impiego di questa giovine come mia apprendista.


Procella farfuglia, colto in contro tempo. Fra le mani ha ancora il cofanetto, che sembra attrarlo oltre ogni altra cosa.


PROCELLA: Beh, ecco... Non accetto tali toni -specie in casa mia- e sarà suo ulteriore compito quello di educare questa signorina a che mi si rivolga con il dovuto rispetto...

POLO: Non mancherò.

PROCELLA: ... tuttavia abbiamo già chiarito che ella sarà remunerata da lei ed inoltre quattro occhi e quattro mani ho l'ardire di pensare possano esser doppiamente prodighi di risultati a me graditi.


Un fremito scuote Martina da capo a piedi.


MARTINA: Dunque, signore, acconsente alla richiesta? Potrò lavorare con Polo?

PROCELLA: Auspico di non avermene a pentire.

POLO: Dubito che ciò possa accadere.

Martina non trattiene l'entusiasmo, emette un urlo di giubilo, salta e corre incontro allo studioso, cingendogli le braccia fra le proprie e portandosele al petto.


MARTINA: Grazie, signore!
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Postby Rael Matrix » 08 Jul 2008, 11:38

[8D][:D]
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Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 11:38

Ho iniziato a scriverlo un anno fa e non è certo molto ciò che ne ho ricavato, perchè lo potete leggere davvero tutto qui. [:|]
Volevo imitare (ma non motteggiare come il grande Cervantes fece con i poemi cavallereschi) le tragedie di tanti secoli or sono. Lo stile è volutamente un po' ricercato.
Non l'ho mai proseguito, per quanto desideri farlo, solo per mancanza di tempo e per sopraggiunti problemi che mi hanno distolto temporaneamente dalle mie faccende.
Attendo comunque vostre opinioni e, se lo continuerò, vi farò sapere.
Io sono però così: assolutamente inconcludente in tutto! Pensate che dopo questo incipit mi sono approcciato ad un romanzo di fantascienza (di cui ho scritto forse anche meno! [:D]), quindi mi sono dedicato ad un rap politico che era critico nei confronti della nascita del Partito Democratico veltroniano... mille spunti sì, ma non ne finisco mai uno!!!! [:D][:D][:-D][:-D]
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Postby percuoco » 08 Jul 2008, 11:42

Prima di tutto vorrei esprimere il piacere che provo nel leggere/ascoltare/vedere le "cose" che altre persone fanno, con passione e con talento. Diventa ogni volta di più incomprensibile l'astio e l'invidia che più e più volte ho riscontrato (anche in questo forum) da parte di persone poco sensibili o semplicemente stupide.

Detto ciò, ti faccio i miei complimenti. So per esperienza quanto sia difficile scrivere "teatralmente", e la tua voglia di usare un linguaggio ed un immaginario così lontano da quello che generalmente si legge è un punto a tuo favore.

Ora non so se la tua opera finita mi piacerà o no (ma questo non ha la minima importanza), spero di poterla leggere a breve. L'importante è "fare" e cercare di fare bene, è questo che conta.

Comunque bravo.

[:)]
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Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 11:44

E visto che ve l'ho citato, per farvi fare due risate, vi posto anche il rap politico! [:D]
Sono mesi che dovrei mettermi lì due minuti per abolire quelle rime baciate e renderle solo un minimo più complesse, ed eliminare del testo i vocaboli "mercimonio" e "filia" che sono esageratamente ricercati per l'intento di questo testo, eppure sembro non averne mai il tempo. O più probabilmente la voglia! [:D]
Ma guarda te che razza di disordinato mentale che sono!!! [8D]


Incubo

Cos'ho sognato?
Cos'era quella luce alla fine del cammino?
Cos'era quel sussurro che mi sfiorava piano?
Distante immaginavo il Sole del Mattino
Mi pareva davvero di viaggiare lontano
Nel sogno ero felice, gridavo ad alta voce
Cantavo, scherzavo, correvo verso la luce
Pensavo: "Che bello, finalmente siam tornati
Ai tempi di una volta, quando si girava armati".
Non sono un violento, mai stato un rivoltoso
Eppure sembro il solo a non chiamar "dannoso"
Un decennio di speranza, vissuto tra valori
Chiamati fratellanza, unione e portatori
Di grandi risultati -aborto e matrimonio-
Da tutti ormai scordati, perchè c'è il mercimonio
D'anime e coscienze, vendute a basso costo:
Gettoni e presenze in programmi in cui il tuo posto
E' quello in prima fila, a urlare i tuoi casini
Davanti a tizi semiseri che si fingono vicini.
La luce, dicevo, la luce era il mio sogno
Ma più mi avvicinavo, meno m'andava a genio.
Bianco: un colore che porta alla memoria
Il fantasma di un cetaceo sepolto dalla storia!
Le voci, i suoni e i canti che sentivo
Provenivano da gente riciclata dell'Ulivo
Allegri, felici, mostravano con gioia
Il grande risultato di far tirar le cuoia
All'ultimo residuo barlume di utopia
A quella speranza, che forse è solo mia,
In un mondo più giusto, basato sulla filia,
E non sul riformismo e sull'economia.




Ovviamente (per i più giovani), il riferimento al cetaceo si riferisce alla Balena Bianca, il nome che era stato dato dagli oppositori alla Democrazia Cristiana. [:)]
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Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 11:50

quote:
Originally posted by percuoco

Prima di tutto vorrei esprimere il piacere che provo nel leggere/ascoltare/vedere le "cose" che altre persone fanno, con passione e con talento. Diventa ogni volta di più incomprensibile l'astio e l'invidia che più e più volte ho riscontrato (anche in questo forum) da parte di persone poco sensibili o semplicemente stupide.

Detto ciò, ti faccio i miei complimenti. So per esperienza quanto sia difficile scrivere "teatralmente", e la tua voglia di usare un linguaggio ed un immaginario così lontano da quello che generalmente si legge è un punto a tuo favore.

Ora non so se la tua opera finita mi piacerà o no (ma questo non ha la minima importanza), spero di poterla leggere a breve. L'importante è "fare" e cercare di fare bene, è questo che conta.

Comunque bravo.

[:)]



Grazie davvero. [:)]
A dirla tutta è sempre la passione a muovermi, in qualunque mio intento. Ma sono un incostante, un immaturo ed un dilettante ed ogni mio tentativo lo ha sempre mostrato. Non solo letterario: ho interrotto l'università, il corso d'inglese e quello di nuoto, la palestra ed ogni altra cosa cui io mi sia approcciato. Vivo di fuochi fatui, in costante competizione con la mia adolescenza, dalla quale non sono mai totalmente uscito. [J-,][:D]
Tuttavia ci metto il cuore in ciò che faccio. Sarà dunque piuttosto semplice, ma sempre "voluto". Prima o poi riprenderò in mano questo testo, mi è caro. Lo iniziai per una persona. Come ogni autore, dovevo avere la mia Laura o Beatrice, insomma la mia musa ispiratrice. E ci ho provato. Però più di tanto non arrivo.
Il testo teatrale ha regole complesse da seguire ed ogni tanto me ne perdevo qualcuna (Andrea Serra, un mio amico paziente, mi seguiva e dava consigli), tuttavia pur avendo una trama in mente non riesco a trasporla in parole perchè assillato dal dubbio di come far concordare l'intimità e la parsimonia di un ambiente teatrale con l'ariosità di certe scene. Da qui il mio stallo!
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Postby percuoco » 08 Jul 2008, 11:56

Allora trasformala prima in "trattamento" e poi in una "sceneggiatura"... non preoccuparti dalla realizzabilità, tanto se una cosa vale "sul serio" prima o poi si realizza... e se non si realizza almeno l'hai fatta !

Anch'io sono abbastanza sconclusionato ma col tempo mi sono sforzato a "concludere".... provaci anche tu ! [;)][;)][;)][;)][;)]
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Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 12:01

Sul forum ci sono tuoi scritti? Non essendoci una sezione apposita (così mi pare, almeno) non saprei dove cominciare a cercare! Grazie per le dritte, però! [:)]
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Postby percuoco » 08 Jul 2008, 12:23

Noooooo
io scrivo una cacca ! [:D]

C'è qualche brano musicale... ma poca roba.

[;)]
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Postby Flower » 08 Jul 2008, 12:57

Ho letto con molto interesese,personalmente mi piace molto lo stile di scrittura,perche' mi piacciono i poemi cavallereschi (ad es. mi ero letta tutto l'Orlando Furioso),perche' riportano al "bello scrivere e parlare" dei tempi che furono...molto bello davvero,quindi per me dovresti assolutamente continuare..[:)]
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Postby Dusk » 08 Jul 2008, 18:03

Evviva, Carlo Maria!!!! Grande!!![8D][^]
Allora ce l'hai davvero questa "vena artistica/poetica/romanzesca"!!!
Complimenti, non è da tutti....[^] Io non saprei mettere in fila neanche tre parole in rima![I8)][:D]
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla
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Postby Carlo Maria » 08 Jul 2008, 20:42

quote:
Originally posted by Dusk66

Evviva, Carlo Maria!!!! Grande!!![8D][^]
Allora ce l'hai davvero questa "vena artistica/poetica/romanzesca"!!!
Complimenti, non è da tutti....[^] Io non saprei mettere in fila neanche tre parole in rima![I8)][:D]




Grazie, ma serve il senso della misura [:-D] : tre parole in croce le ho messe in fila, è la quarta che proprio non mi viene! lo stile mi piaceva e tuttora ne resto convinto, però così com'è non è altro che un promettente inizio e nulla più.
Che però volevo condividere, giusto in simpatia! [:)]
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Postby Salmacis » 09 Jul 2008, 15:48

oddio,uno scritto[:p][:p]carlo,adesso qui sono quasi le 2 di notte e non ho assolutamente tempo,ma non vedo l'ora di leggerlo!!!cosi' avrai anche il mio parere[:)]
ti ringrazio gia' per averlo postato!![:)]
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Postby Salmacis » 10 Jul 2008, 04:31

...l'ho letto!![:p]
tanto per cominciare voglio che tu lo finisca,voglio sapere cosa succede!![:D]
il testo teatrale mi piace molto,il "rap" anche di piu',ti riesce bene.
non ho nessuna pretesa di "sapere",pero' ho fatto 3 anni di teatro,ho scritto qualche testo teatrale (2 o 3 forse),di cui uno (solo pochi atti) in volgare stilnovista,o meglio era una parte dei promessi sposi adattata al '200-'300.quindi qualche piccolo accorgimento da seguire per migliorare il testo ci sarebbe,ma solo laddove tu lo volessi portare in scena (inutile dirti che mi offro per interpretare martina[:D][:-D]).mi piace molto come l'hai scritto,mi piace l'idea di base,mi sembra di cogliere i barlumi degli sviluppi successivi e devo dire che mi interessano moltissimo.
anche il rap va bene,in genere se ti azzardi col freestyle viene giu' spontaneo e poi c'e' poco da correggere...se invece ti metti d'impegno basta qualche rima a meta' verso e non necessariamente alla fine,qualche enjembement in piu',assonanze e consonanze al posto delle rime e il gioco e' fatto[;)]le idee mi pare che tu le abbia,al massimo un po' di esercizio e secondo me vai alla grandissima[^]
per quanto riguarda muse e tempo/voglia...non me ne parlare,non concludo quasi mai i miei scritti.non so se e' per pigrizia sconfinata o per mancanza d'ispirazione.a volte succede che ho talmente tante idee in testa,troppe,che voglio buttarle giu' tutte e comincio piu' di un lavoro insieme;ovvio che poi non riesco a portarli a termine.puoi porvare a scrivere nei ritagli di tempo se sei molto impegnato,puoi provare a cambiare il luogo dove scrivi,l'ora della giornata (io di notte scrivo molto meglio),il mezzo (non so,a volte non riesco a scrivere al pc e devo usare per forza una penna) e cose di questo tipo.nelle muse...beh ci credo poco,perche' svaniscono in fretta.quando la musa ti delude tu non hai piu' voglia di finire quello che sembrava il capolavoro del secolo.invece fai del tuo desiderio di scrivere la tua musa,falla della tua passione e del tuo essere artista.e bada molto anche allo stato d'animo,si dice che gli artisti concepiscano le migliori opere quando soffrono e stanno male,a me succede l'esatto contrario.a volte inconsciamente puoi essere stressato o incazzato e non te ne rendi nemmeno conto,ti accorgi solo che non riesci a scrivere.e li' se ti analizzi un attimino e risolvi tutto ti parte all'improvviso la voglia di nuovo,si apre il rubinetto e poi non lo chiudi piu'!!
oh scusami,non volevo essere prolissa,ti ho parlato come se ti scrivessi in privato[I8)]
comunque,mi piace molto.se hai bisogno di un parere o di un misero consiglio saro' felice di dartelo con tutta l'umilta' possibile della mia poca esperienza,che posso metterti a disposizione.[;)]
bravo,e grazie di averlo postato[:)]
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Postby Tommy Banks » 10 Jul 2008, 05:15

Ma è una fucina di artisti questo forum!
Bello.
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Postby mozo63 » 10 Jul 2008, 08:09

Io proporrei a Carlo Maria di incidere il suo bel rap sul suono campionato dell'inizio di Cinema Show... [:D] sicuramente risulterebbe un pezzo di gran lunga superiore a quello proposto da "schifezzadelleschifezze" Mondo Marcio....
(vedi topic dedicato: http://www.highinfidelity.net/genesisfo ... IC_ID=3375 )[:)][;)]
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Postby Carlo Maria » 12 Jul 2008, 12:40

Mi ero perso per strada qualche commento (vi ringrazio! [:)] ) e la lunga e accorata disamina di Salmacis!
Un grazie a tutti! Mi secca non avere di più da postare, purtroppo non sarò mai il creatore di begli scritti, ma al massimo di cose potenzialmente graziose e tuttavia incomplete! [;)]
Vedremo!
Come ho detto, col tempo vedrò se riprendere questo divertissement od orientarmi verso altre trame. Un abbraccio a tutti!
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