ANTEFATTO
Era il 2011 circa e dopo più o meno 20 anni incontravo nuovamente il mio vecchio amico Antonello.
Antonello era stato il mio miglior amico in gioventù, ex compagno di scuola, ex cantante in uno dei vari gruppi musicali in cui avevo suonato prima che ci perdessimo di vista nel 1989-1990 circa.
Con l'occasione Antonello mi portò delle testimonianze dei vecchi tempi, inclusi dei CD con la digitalizzazione di alcune nostre canzoni (purtroppo non tutte) che avevamo suonato nei primi anni '80 con il gruppo o in duo.
Ma non solo.
Antonello mi portò anche la copia di una cosa di cui mi ero del tutto dimenticato:
un'audiocassetta di “Tony Squonk and the Slippermen”.
E “Tony Squonk and the slippermen” ero (stato) io!
Infatti nel 1988, durante un periodo in cui erano in atto cambiamenti nel gruppo in cui suonavo, decisi di approfittarne per fare un “album solista/raccolta di demo” di composizioni mie.
E così nacque il progetto “Tony Squonk and the slippermen”, un nickname che per gli appassionati dei Genesis non necessita certo di spiegazioni e sotto il quale si celava il sottoscritto.
Registrai la cassetta (maggiori info più avanti) e ne feci credo 8-10 copie che distribuii agli amici e la cosa, ovviamente finì li.
Quanto ad Antonello questo è un collage di due foto del nostro duo “The big oncia” (io sono quello alla chitarra) con cui negli anni '80 partecipammo ad un paio di festival locali con canzonette composte da me in stile Righeira, ma più serie (si fa per dire). Lui era il mattatore, aveva una gran presenza scenica, io invece ero paralizzato dalla timidezza ma scrivevo musica e testi e suonicchiavo tutti gli strumenti. (Per mia fortuna eravamo forzatamente in playback).

Antonello lo rividi ancora alcune volte poi due anni dopo emigrò in Thailandia dove purtroppo morì in circostanze misteriose nel 2014.
RIP Antonello. Quante cose abbiamo fatto insieme!
L'AUDIOCASSETTA

E così la cassetta di Tony Squonk nel 2011 ricomparve in casa mia (la mia copia master purtroppo era andata persa già durante gli anni '90).
La misi da parte e non ci pensai più.
Però un paio di settimane fa mi resi conto che se avessi abbandonato l'audiocassetta al suo destino il nastro avrebbe continuato a deteriorarsi sempre più, nessuno avrebbe mai più potuto ascoltarla (e forse questo poteva essere un bene
) e tutto il lavoro fatto sarebbe finito nella spazzatura. Mi seccava l'idea che di abbandonare nuovamente il lavoro fatto nel 1988 dato che il destino me lo aveva rimesso casualmente in mano.
Da qui l'idea di digitalizzare quei pezzi e, usando alcuni software in mio possesso, tentare di restaurarli per quanto possibile per poi pubblicarli in rete in modo che tornassero a vivere - e a far danni
- in qualche forma.Detto fatto, non conoscendo nessuno in possesso di un lettore di audiocassette decente, ne ho quindi dovuto acquistare uno, il FiiO CP13 che sebbene compatto dai test risulta uno dei migliori per la sua fascia di prezzo.
Questo qui.

Ho poi digitalizzato il contenuto della cassetta in files stereo codificati a 48Khz-24 bit grazie alla scheda audio che uso per fare musica e il programma Cubase. In questo modo ho messo in sicurezza il contenuto del nastro.
Purtroppo il livello qualitativo era già bassino in partenza e dopo 38 anni su nastro non è migliorato.
Wow and flutter, rumore di fondo, perdita delle frequenze, canali che si attenuano e poi ricompaiono erano purtroppo prevedibili; se a ciò si sommano le stonature della mia voce non proprio eccezionale e i suoni di chitarra solista quasi indigeribili si può avere un'idea della drammaticità della situazione.
COME REGISTRAI LA CASSETTA
Nel 1988 mi dedicai alla scrittura e alla registrazione di questi 8 pezzi. Usai una batteria elettronica KORG di cui ho ritrovato il modello cercando in rete perché ovviamente non me lo ricordavo più. Ricordo che programmarla era un lavoraccio ... ma evidentemente ero riuscito a farlo perché i pezzi sono lì a dimostrarlo.
La batteria elettronica era questa.

Quanto alle tastiere l'unica che sono certo di aver usato è il Juno 106 della Roland preso a noleggio (al tempo non possedevo ancora il D50) ma è possibile che ne avessi a disposizione anche altre noleggiate per il gruppo di cui ora assolutamente non ricordo né marca né modello.

La chitarra era una Ibanez di fascia mediobassa.
Per registrare utilizzai una piastra TASCAM Portastudio 144, un registratore che utilizzava le audiocassette e che funzionava come multraccia a 4 piste (ovviamente mono). Ho scoperto in seguito che questo è lo stesso registratore utilizzato da Springsteen per l'album “Nebraska”.

Il Portastudio aveva solo 4 piste ma usando la tecnica dei premix il numero si poteva aumentare.
Ovvero una volta registrata la pista 1 con la batteria, la pista 2 con il basso e la pista 3 con la chitarra era possibile riversare il premix di queste tre piste sulla pista 4. Questo liberava le piste 1, 2 e 3 per l'aggiunta di altri strumenti e la voce.
Ovviamente ricorrere ai premix creava due problemi: il primo è che una volta riversate le piste con un premix non era più possibile modificare i livelli relativi per cui se il basso confliggeva con la cassa della batteria o se la chitarra risultava troppo bassa o troppo alta di livello così te li dovevi tenere; il secondo era che ad ogni premix il livello qualitativo peggiorava e il fruscìo aumentava.
Non ricordo quanti riversamenti avessi dovuto fare per quei pezzi ma credo che un minimo di 8 (basso, chitarra 1, chitarra 2, batteria, tastiera 1, tastiera 2, tastiera 3, voce 1 e a volte voce 2) sia una stima realistica.
Una cosa che va ricordata è che all'epoca se sbagliavi una nota dovevi ri-registrare l'intera parte.
Oggi invece volendo si potrebbe costruire un assolo o una parte suonando solo tre note per volta per poi attaccarle insieme.
Nelle note della copertina c'è scritto che lo registrai in un solo mese (Agosto 1988) in parte nel monolocale in cui vivevo (ricordo il Juno 106 appoggiato su un mobile con il Tascam accanto e le cuffie) e in parte nella sala prove del gruppo (soprattutto per la voce) ma non ricordo se la scrittura di alcuni pezzi potesse risalisse a prima. Cosa che è possibile.
Per la voce usai un riverbero a molla che avevamo in sala prove ( in cui mi trasferivo portandomi ila piastra TASCAM) che non ricordo cosa fosse; quello che è certo è che il riverbero lo aggiungevo direttamente in registrazione per cui dopo non era più regolabile.
Anche le chitarre le registrai in sala prove usando amplificatore con microfono posizionato davanti al cono.
Insomma fu un lavoro intenso ma soddisfacente per il quale l'unica collaborazione che ricevetti fu quella del mio amico Dino, che canta in uno dei pezzi.
LA COPERTINA
Per la copertina e il foglietto con i testi mi impegnai parecchio. Ora forse nel 1988 avevo già un Personal PC IBM 286 a casa, ma non ne sono del tutto certo perché forse lo comprai in seguito, però sicuramente non avevo a disposizione una stampante casalinga dato che nel 1988 costavano un occhio della testa. In ufficio invece avevamo ancora la stampante ad aghi che stampava su carta continua per cui non era utilizzabile.
Potrei aver usato la mia macchina da scrivere per poi sfruttare la fotocopiatrice dell'ufficio (grazie mamma RAI) per comporre i testi e ingrandirli/ridurli con lo zoom. O forse riuscìi in qualche modo a scrivere con un programma di videoscrittura e stampare in qualche ufficio dotato di stampanti a getto d'inchiostro ... onestamente nnon riesco a ricordarlo. Purtroppo il foglietto con i testi (che sono in inglese) è andato perso.
La mia fissazione negativa per le cravatte, che avrò indossato al massimo 3 volte in vita mia, sta all'origine del titolo della canzone “Real rockers don't wear the tie” che è anche quello della raccolta (che poi io tutto sono tranne che un real rocker
) e del brano dedicato a Zappa “The floral tie of Mr. Kite”Qui potete vedere il risultato del lavoro:

Nota: se vi siete preoccupati leggendo il titolo del brano 3 “The return of the musical box” fate bene perché, in preda a qualche delirio di imprecisata natura, decisi di scrivere la parte 2 proprio di QUELLA “The musical box”, prolungando le disavventure del povero Henry che invecchiato anzitempo era già presumibilmente passato a miglior vita alla fine del pezzo.
In realtà avevo pensato di coverizzare il pezzo ma, essendo ahimè INCAPACE di suonarlo come si doveva, decisi che potevo scriverne il seguito richiamandone a tratti alcuni elementi. Se deciderete di ascoltarlo e lo vivrete come un sacrilegio vi prego di essere clementi e di non riportare la cosa alle autorità competenti. Probabilmente oggi non lo rifarei, ma ormai ... Comunque il mio voleva essere un omaggio, spero non venga preso come un oltraggio.
METODO DI RESTAURAZIONE-REMIX
Ho de-mixato i pezzi e così da ogni traccia originale ne ho ricavate tre: batteria-voce-altri strumenti.
Poi ho rimixato i pezzi, togliendo rumori ambientali e qualche risonanza; ho infine riequalizzato il tutto usando anche la compressione su voce e batteria.
Su un pezzo ho dovuto addirittura togliere l'eccesso di riverbero che c'era sulla voce (oggi si può anche de-reverberizzare).
Ho infine corretto qualche piccola svirgolata dell'intonazione del canto, cosa che oggi è possibile fare chirurgicamente e con una certa facilità (e che ormai fanno TUTTI, Gabriel in testa). La voce resta comunque il punto debole del tutto.
Per ora ho restaurato due pezzi, che caricherò su Youtube tra oggi e domani.
Man mano che caricherò i brani scriverò qualche nota esplicativa su ognuno.
Scusate la lunghezza.
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Potrebbe anche essere che avessi già noleggiato un D50 dal famoso Merula di Roreto di Cherasco prima di deciderne l'acquisto in seguito e che quindi nel 1988 lo stessi già usando, però di aver usato il 106 me lo ricordo. Ecco se nelle note di copertina della cassetta avessi anche elencato gli strumenti usati ora non avrei questi buchi nella memoria ma ormai ... ![Spiacente [':-|]](./images/smilies/smile_perplexed.gif)


![Cos'è 'sta roba? [&:-S]](./images/smilies/smile_whatsthat.gif)
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