Comunque, io personalmente ho buoni ricordi di questo album. Sarà che è stato il primo (e ovviamente unico) che ho vissuto in tempo reale. Nell'anno precedente avevo fatto una scorpacciata di album dei Genesis, che avevo appena scoperto, ma sapevo che erano un gruppo ormai "sciolto", senza speranze di poter andare avanti senza Collins.
Da fan di Phil avevo ascoltato tutte le sue interviste in occasione dell'uscita di Dance into the light, nelle quali ripeteva che con i Genesis aveva chiuso. Poi però, pochi mesi dopo, come un fulmine a ciel sereno, su tutte le radio si strombazzava il "ritorno dei Genesis con un nuovo cantante". Eh? Impossibile. I Genesis senza Phil non possono esistere. Mi sembrava un tradimento.
Vidi le interviste promozionali storcendo il naso. Ma mio fratello si presentò un giorno a casa col CD. Lo ascoltai e...
Io i Genesis qui, anche senza Phil, a livello musicale ce li sentivo ancora. E dire che sulle varie riviste e in radio si parlava di un gruppo totalmente snaturato, che inseguiva le mode (certo, quelli degli anni '80 non lo facevano
), che aveva preso "un cantante incapace ma belloccio per fare grunge".
Solo qualcuno osava paragonare Wilson a Gabriel (anche loro a torto). E io che lo ascoltavo proprio in piena fase "recupero di tutta la discografia genesisiana" mi chiedevo "ma questi di quale album stanno parlando?"Così come tendo a mettere assieme Genesis e IT per il loro essere concettualmente molto simili, ho sempre associato Calling a WCD. Molto vicini, sia come durata, che a livello di composizione, che di struttura dei pezzi, che come qualità. CAS è più rock, forse l'album più oscuro dei nostri per sonorità e testi, ma ha tantissimi punti in comune con l'album precedente. Mike ha ancora più peso, e già su WCD il suo contributo all'elettrica era molto più rilevante rispetto ai dischi precedenti.
Un album più che sufficiente, oserei dire discreto, sulla scia del precedente ma più eclettico. Difetti ne ha sicuramente, ad esempio una cosa che non mi va molto a genio dell'album è che molti pezzi sfumano, spesso sul più bello, invece che concludersi come avrebbero meritato. Altro difetto è che alcuni pezzi tendono un po' ad "appiattirsi, ad adagiarsi. Sono poco dinamici. Gli alti sono comunque più dei bassi, quindi altro che ultimo album in assoluto della loro discografia.
1) One Man's Fool (voto 8,4)
Un pezzo che sembra scritto all'indomani della caduta delle torri gemelle. E invece è di ben 4 anni prima (l'album uscì proprio a settembre tra l'altro).
Profetico e sempre attuale.
As the buildings crumble, tumble to the ground And the dust-filled smoke rises in the air You know that somebody somewhere looks with pride, they're satisfied
Si nota la penna di Tony, sia a livello di liriche che a livello musicale. Una canzone molto lunga (la più lunga dell'album). Triste, filosofica, qui più esplicita che in altre occasioni: una riflessione su quanto certe narrazioni (patria, religione) spinte all'eccesso finiscano per radicalizzare le persone.
Drawing lines upon the sand, on the land, on the sea
Then dying to defend them seems quite meaningless to me
Un monito contro certi fanatismi ed estremismi a tutto tondo che non contemplano il dubbio e il punto di vista di chi la pensa in maniera diversa.
And on the morning after do you realize
See the ruined faces and the ruined lives
Inside your head do you never have the thought a moment of doubt?
Insomma il testo mi piace moltissimo.
A livello musicale si tratta di un pezzo diviso in 2 parti. La prima più triste, oscura, pessimistica. Meglio le strofe dei ritornelli ma pure quelli non sono male (ottima la batteria di Nir Z)
Delizioso il piccolo assolo di Tony al minuto 3:49 che conduce il pezzo verso una seconda parte più rock con Mike più in primo piano (nel finale gasa con le sue schitarrate). Forse la migliore interpretazione di Ray di tutto l'album, a tratti personalmente mi ricorda un po' Sting (quando canta Worth living but not dying for, al minuto 7:18 in particolare).
Il titolo del brano poi non può non ricordare vagamente Mad Man Moon
Il capolavoro del disco. 9 minuti di alto livello. Una perla dimenticata.
2) The Dividing Line (voto 8,2)
Cosa? I Genesis metal?
Che intro! Bellissima. Se ascoltata ad alto volume e con un impianto adeguato fa tremare i muri. Mike rocks
Assieme a The Musical Box e The Knife dal vivo è forse il pezzo più "duro" in assoluto della loro discografia. Un modo anche per ascoltare i percussionismi di Nir Z, qui decisamente sugli scudi.
Il pezzo vero e proprio è ancora una volta "politico", è una riflessione su quanto a volte le città sembrino divise in 2: da un lato ci sono i quartieri più agiati, dall'altro sembra quasi di entrare in un altro mondo, fatto di povertà e criminalità. Come se ci fosse una linea di demarcazione invisibile. Molto spesso scegliamo di "non vedere", come mossi da una sorta di "apatia morale".
La parte centrale del pezzo sembra sedersi un po', ma poi torna di nuovo la parte "metal" (introdotta da un Nir Z in palla, clamoroso da 6:07 a 6:13 e molto phillesco nel fill a 6:26) ancora più pirotecnica nel finale. Godurioso l'assolo di Mike.
Quasi un capolavoro.
Anche in questo caso mi chiedo, ma chi giudica questo disco una schifezza assoluta lo avrà ascoltato davvero?
3) Calling All Stations (voto 7,6)
Singolare che (se escludiamo FGTR) la prima canzone del primo e dell'ultimo album a firma Genesis si somiglino molto a livello di tematiche.
Lì il protagonista si ritrovava perduto nella metropolitana alla ricerca di una guida, qui si ritrova solo, al buio e al freddo, chiamando tutte le stazioni alla ricerca di un qualcuno che "lo salvi". Entrambe affrontano insomma la solitudine, l'incomunicabilità e la vulnerabilità. Ma sono passati 27 anni e quindi i testi e (soprattutto) la musica possiedono spiccate differenze. Qui le atmosfere sono molto più pessimistiche e dark.
Il pezzo, ancora una volta, ha un piglio molto rock, con chitarre piene di distorsioni. Molto efficace l'intro, oscura e potente.
Devo dire che non ha grandissima dinamica, ha un ritmo e un andamento costante per tutta la sua durata, forse gli avrebbe giovato qualche variazione. Ma anche così a me non dispiace affatto. La parte che personalmente mi piace di più e trovo bellissima è il finale, con un Ray in gran forma
There's never been a moment
When I haven't had the thought
That everything that's dear to me
And is always in my heart
Could so easily be taken
And it's tearing me apart
It's going over and over in my mind
I relive it one second at a time
Emozionante.
Ancora una volta mi chiedo come si possa definire Ray un cantantucolo e questo un disco inascoltabile. Bah
4) Not About us (voto 7,5)
Ecco come si scrive una ballata d'amore (altro che quelle robe contenute sugli album precedenti). Acustica e delicata ma non sdolcinata e stucchevole. Col contributo importante di Ray, questo pezzo ci regala dei Genesis comunque pop ma piuttosto diversi da quelli del recente passato, più maturi. Bello il finale, quando dopo un piccolo assolo di Tony irrompe la chitarra elettrica (3:37) e bellissimo il video: forse il migliore tra quelli "seri", con una trama tutta sua, quasi come fosse un cortometraggio.
5) There must be some other way (voto 7,3)
Pezzo non esente da difetti, anche evidenti. Innanzitutto il testo è abbastanza banale e buttato lì (credo sia di Ray Wilson). Le strofe poi le trovo abbastanza noiose e piatte (nonostante un bel tappeto di tastiere). Però...
Però il ritornello è bello, potente e con un Ray molto graffiante alla voce. Ancora meglio però la parte strumentale centrale (alla Fading Lights ma dal piglio più rock): la mia parte preferita è quella al minuto 4:45 quando le tastiere, dalle sonoritá particolarmente liquide salgono in cattedra aumentando la velocità in un crescendo di grandissima atmosfera. Probabilmente tra le parti migliori dell'album.
Più che discreta dai. Peccato, perchè le potenzialitá per un ottimo pezzo c'erano tutte.
6) Uncertain Weather (voto 7)
Ballata "d'atmosfera" (e visto il titolo non poteva essere altrimenti
) dove si nota immediatamente la penna di Tony. Una riflessione sulla memoria, sul tempo che passa e sulla natura effimera della vita. Osservando il viso di un uomo sconosciuto in una vecchia foto, Banks immagina come potesse essere la sua vita: chi era davvero? Era felice? C'erano persone che tenevano a lui? Non importa più ormai, perchè tutti quei ricordi sono perduti ("come lacrime nella pioggia", cit.).
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un Banks ispirato, che ci regala l'ennesima perla della sua poetica pessimistico-filosofica. Toccante.
La canzone in sé non è clamorosa, ma fa il suo. Molto "notturna", Ray la canta bene ("Hopes and fears important plans, forgotten memories Footsteps fading in the sand, oh"), belle le strofe che hanno grande atmosfera. Buono anche il contributo di D'Virgilio alla batteria.
Forse però nei ritornelli il pezzo spinge un po' troppo sugli alti.
7) Alien Afternoon (voto 6,6)
Peccato. Peccato davvero.
Un pezzo dalle grandissime potenzialità, che possiede delle parti magnifiche che la farebbero facilmente issare sul podio. Sabotata però da strofe stupidotte, un po' irritanti, stucchevoli. Con quell'effetto sbuffo troppo insistito e un andamento indeciso tra il serio e l'ironico (il testo ci parla di una invasione aliena, ennesima incursione nella fantascienza dei nostri).Pure il ritornello non è un granché, un po' lezioso. Allora cosa c'è di così esaltante?
Innanzitutto un intro bellissima, immaginifica, con questo effetto spaziale che fa davvero immaginare una sorta di incontri ravvicinati del terzo tipo. In secundis la seconda parte del pezzo, che muta totalmente registro e sceglie quello più serio, con un Ray efficacissimo e un Rutherford che sale in cattedra all'elettrica, spingendo il pezzo verso sentieri rock (metal?), ascoltare ad esempio dal minuto 7:25 come Ray spinge la sua voce verso sonorità decisamente graffianti (Nothing will ever take me away again, away again)
In terzis sentite come pesta Nir Z al minuto 5:17 e ditemi se non vi ricorda Phil (direi che copia il suo stile).
Però poi l'effetto voce extraterrestre è un po' stucchevole.
Un pezzo che esalta e indispettisce in egual misura. Ma come si fa a gettare via questo potenziale strepitoso?
8) Shipwrecked (voto 6,5)
Ricordo quando i nostri presentarono questo pezzo a Domenica In, davanti ad un Fabrizio Frizzi emozionatissimo (c'era pure lui al concertone del 2007), che non riusciva a capire cosa significasse il titolo.
Che nostalgia. Pensare che all'epoca in questo tipo di trasmissioni ci vedevi loro come ospiti. Come è caduta in basso la TV.
Questo pezzo insomma mi è sempre abbastanza piaciuto. Non è eccezionale, è un brano pop leggero ma scorrevole, non sdolcinato o stucchevole. Mi piace l'intro con la radio che cambia stazione e mi piace il background tastieristico di Tony. Le sonorità molto liquide sono molto indovinate.
La sufficienza ampia la prende. Bello pure il video.
9) Congo (voto 5,3)
Per alcuni la schifezza delle schifezze. Non sono d'accordo. Si tratta di un pezzo rock abbastanza indovinato a mio avviso con dei difetti che però lo fanno scendere verso la mediocrità. Il testo, innanzitutto, sembra davvero una sciocchezza, buttato lì. Inoltre gli effetti "tribali" all'inizio secondo me sono poco riusciti, dovrebbero dare la marcia in più alla canzone (fargli assumere una inedita veste da world music, mai affrontata dal gruppo) ma invece finiscono per renderla un po' stucchevole, kitsch. Meglio le strofe del ritornello. Mi piace ad esempio l'inizio vero e proprio della canzone (a 0:46), piuttosto rock e d'atmosfera, così come le strofe che hanno un loro perchè.
Il ritornello non è un granchè ma manco un obbrobrio, magari avrei evitato quegli "ehhh ehhh".
Riascoltandolo su Spotify, tra l'altro, mi sono accorto che la versione rimasterizzata del disco presenta una versione più corta di quella del CD originale che ho io.
Su quello il pezzo a circa 3:46, invece di sfumare sul ritornello, presenta un assolo di di Tony (un po' kitsch e del tutto estraneo alle sonorità del pezzo) e un'altra parte cantata ("I would never be the one to say you had no reason..."). In pratica in origine durava circa 1 minuto in più.
Magari ascoltatevi quella versione, non che sia chissà quanto migliore ma è più "completa"
10) If That's what you Need (voto 4,3)
Zzzzzzzz
Avrei potuto mettere questa ultima e penultima l'altra, stanno sullo stesso (pessimo) livello. In un album che, altrimenti, non ha ballate zuccherose o stucchevoli questa si distingue per un tasso di melassa ben oltre o livelli di guardia, ma che viene affossata ulteriormente (a differenza di una In Too Deep o una Hold On My Heart) da una pigrizia compositiva assurda. L'intro di tastiere non è una schifezza assoluta, ma quando Ray comincia a cantare il pezzo in pratica si ferma. Lenta, lentissima, con la voce di Ray a mio avviso qui totalmente fuori fuoco: ottimo nei pezzi rock o oscuri dove la sua voce graffiante risalta, pessimo in pezzi sdolcinati come questi, soprattutto quando canta in falsetto. Inascoltabile ad esempio quando canta "I'd promised you thiiiiiiiiis".
Il sottofondo di tastiere sembra riciclato da Uncertain weather, ma qui invece di conferire atmosfera al pezzo lo rende solo più piatto.
Non riesce nell'unica cosa che dovrebbe fare un pezzo del genere: accontentare chi cerca un pezzo sdolcinato che vada bene nel giusto contesto. Finisce invece solo per fare addormentare l'ascoltatore.
Salvo solo il piccolo assolo di Tony da 3:15 a 3:37 ma pure quello sembra fatto apposta per conciliare il sonno.
11) Small Talk (voto 4,2)
Le sonorità mi irritano: decisamente datate per l'epoca, sembrano uscite da un disco dei Genesis anni '80. Non certo un complimento. Troppo troppo danzereccia, con queste tastiere insistenti e stucchevoli ed un testo infantile e cantato in maniera troppo banale. Forse solo in piccolissima parte si salva il pre-ritornello (I've seen all i want to see, and you Need the world to me) ma il ritornello è una roba aberrante. Per non parlare dell'inutile parte con le voci che parlano in sottofondo (che vanno bene per pezzi più concettuali non per ste robe commercialissime e inutili). Uno di quei brani che rovinano l'album.
C'era roba decisamente migliore che invece non hanno voluto inserire nel disco (Anything now, Sign your Life away, Run Out of time, 7/8, Phret, Nowhere else to Turn). Tra l'altro con tutte quelle b-sides poteva uscirne fuori un altro disco intero.
Mah.
Voto globale dell'album: 7



beh guarda, se piace il PROGRESSIVE ROCK vecchia (e cara maniera) come quello in cui i Genesis furono MAESTRI,
). Per me una fesseria gigantesca (a parte il fatto che pretendere di spiegare cosa dovrebbe o non dovrebbe essere la musica è decisamente pretenzioso. La musica può essere tante cose). Lo scopo di certi pezzi è esattamente quello: influenzare, spingere a porsi delle domande.