Non vi dico la fatica che ho fatto per riascoltare sta roba qui, potete immaginare. Ma togliamoci il dente.
IT l'ho sempre accomunato a Wind And Wuthering...Prima di partire con gli insulti aspettate.
Dicevo IT l'ho sempre accomunato a Wind per un aspetto: non mi piacciono i suoni, sono i due album che meno apprezzo a livello di sound in tutta la discografia, quelli a mio avviso invecchiati peggio. Se per Wind era una questione di frequenze troppo alte, di sonorità troppo sbilanciate sulle tastiere, di suoni ipersaturi, di sovraincisioni su sovraincisioni che non lasciavano respirare i brani (ma comunque il disco si salvava alla grande grazie alla qualità delle composizioni), qui non mi piace proprio la scelta dei suoni in sè. Non è quindi un problema di produzione ma proprio compositivo.
I pezzi suonano iper plasticosi, kitsch, molto spesso questi synth ronzanti rovinano completamente l'atmosfera anche quando dovrebbero dare quel un quid in più (la parte strumentale di Tonight o la seconda parte di Domino, o The Brazilian). Le parti strumentali (quelle "prog", in teoria) mi danno spesso la sensazione di non sapere dove andare a parare, affastellano rumorini più che note (The Brazilian), creano più una "confusione crescente" che un qualcosa di coerente (parte strumentale di Tonight), non scorrono in maniera organica ma sembrano procedere per accumulo di suoni buttati un po' a caso che spesso stridono con l'atmosfera (Domino e l 'irritante effetto grattugia di cui cui parlerò nel brano dedicato). L'ascolto risulta "pesante" e difficoltoso nonostante si tratti di pezzi in teoria molto pop, leggeri.
E' di gran lunga (per me) l'album invecchiato peggio e suona molto meno fresco di un Selling England o un Trick che hanno molti più anni sulle spalle.
E finora ho parlato solo del lato "migliore" del disco, quello meno inascoltabile. Perchè poi tolti quei 3 pezzi (che hanno una marea di difetti) il disco è pieno di canzoncine, canzonette, pezzi pop leggerissimi che al confronto una Keep It Dark era pura avanguardia.
Canzonette quando va bene, pezzi pop insulsi che non andrebbero bene manco come b-sides quando va male. Non dimentichiamoci che per fare posto a questa robaccia hanno fatto fuori cose come Do The Neurotic, ma pure la stessa Feeling the Fire, a continuare la tradizione secondo la quale di questo periodo sono meglio i brani scartati di quelli contenuti sugli album.
Procediamo
1) Tonight Tonight Tonight (voto 6,3)
La parte migliore è il testo. Scambiata infatti (soprattutto in passato) da molti per classica canzone d'amore, parla in realtà di un tossicodipendente che sogna ogni notte di risolvere i suoi problemi, ma non ci riuscirà mai.
A questo proposito c'è un aneddoto storico che fa capire come all'epoca in pochi avessero capito bene di cosa parlava la canzone, soprattutto a certe latitudini. Il pezzo venne usato per promuovere una nota marca di birra statunitense.
In pratica un pezzo contro le dipendenze usato per promuove degli alcolici. Ah gli anni '80.
Così come per Mama si affrontano insomma tematiche non banali e piuttosto inusuali per i Genesis a 3 elementi, più oscure e forti del solito.
A livello di struttura per me è il pezzo migliore del disco (non che significhi poi molto visto il resto dell'album). Mi ricorda un po' Abacab da quel punto di vista, purtroppo rispetto a quella ha due difetti giganteschi: in primis è molto più ripetitiva. In secundis i suoni mi irritano tantissimo, non li sopporto (ma è un difetto di tutto il disco). Nella sezione centrale del pezzo, ad esempio, la parte strumentale vorrebbe suggerire un crescendo di tensione (ed in parte ci riesce) ma tutti quei rumorini ed effettini in sottofondo di dubbio gusto, tipicamente anni '80, li trovo irritanti, ad esempio quel "tiruru" da locomotiva dal minuto 4:01
o i fischiettini al minuto 6:02.
Tutte trovate che trovo stucchevoli. Vuoi trasmettere tensione e te ne esci con quei fischiettini e sbuffi che ridicolizzano l'atmosfera? BahCosa salvo. Il testo che tratta tematiche non banali, per i loro standard di quel periodo. Ricorda un po' Abacab per approccio (pezzo pop-rock ma con lunga parte elettronica strumentale). Phil molto efficace e rabbioso nel cantato. Piuttosto rockeggiante e coinvolgente, con Mike in sempre in primo piano con riff abbastanza taglienti ed azzeccati.
Cosa non salvo. La parte centrale meritava uno sviluppo più decente. Alla lunga è troppo ripetitiva, non giustifica minimamente la sua durata. Sta roba dura 9 minuti. Più di The Return of the Giant Hogweed, più di Salmacis, di Watcher, di Get'em out, di Dancing, Slippermen...
2) The Brazilian (5,8)
Cominciamo col dire che di brasiliano questo strumentale non ha nulla.
Prima la giudicavo perfino superiore alla sufficienza, forse perchè si tratta di uno strumentale abbastanza inusuale e particolare in un album del genere, che viene ricordato per altre cose ben più insignificanti. Il problema però sta sempre lì, i suoni sono abbastanza irritanti e a livello compositivo non è che sia chissà cosa. Col tempo ha cominciato sempre più a stufarmi.
E' costruita (come buona parte delle sezioni strumentali del disco) sull'accumulo di rumorini ed effettini, ora stridenti (l'inizio ad effetto grattugia), ora zigzaganti (i boing e contro boing dal 0:26). Tony si divertiva molto con i suoi synth all'epoca e voleva sbizzarrircisi. La stessa cosa Phil con questi percussionismi plastificati. Li capisco, ma da qui a costruirci sopra uno strumentale di livello ce ne passa.
Mi si insulta Abacab per il suo sperimentalismo, ok, ma almeno lì dietro c'erano delle idee, un gusto diverso nella scelta dei suoni, una certa organicità. Qua, come ho scritto già per Tonight, invece tutto mi sembra buttato lì a caso. Sicuramente il "ritornello", dal minuto 1:10, non è male. Ancora meglio sul finale dove Mike ci regala pure un assolo, grezzo ma efficace se non altro (nella DRE tra l'altro l'assolo in pratica manco si sente
)Per il resto annoia e risulta pesantuccia soprattutto per questo sovraccarico di rumorini e tastiere plasticose.
Cosa salvo. A livello batteristico è notevole, indubbiamente. Il "refrain" è indovinato.
Cosa non salvo. I rumorini ed effettini anni '80 troppo insistiti mi irritano, mi spiace. Noiosetta.
3) Domino (voto 5,5)
Un 6 politico glielo avrei potuto dare ma mi sarei fatto un torto perchè per me purtroppo al 6 non ci arriva, ci va vicino forse solo per l'audacia di proporre una simil suite su un album del genere. Hanno fatto bene a pubblicare tutte e due le parti assieme, come pezzo unico. Le avessero divise come le due Home by the Sea le avrei giudicate singolarmente peggio. La cosa migliore è il testo, l'ennesima variazione de "l'amore ai tempi dell'apocalisse" in stile Banks, che evoca efficacemente immagini cupe e desolanti (Blood on the windows/ Millions of ordinary people are there...The liquid surrounds me/I fight to rise from this river of hell/I stare round about me/Children are swimming and playing with boats/Their features are changing/Their bodies dissolve and I am alone)
A livello musicale la prima parte inizia bene, molto bene, con un bel tappeto di tastiere d'atmosfera che lascia presagire (vista la durata) qualcosa di epico. Non sarà così. Già a partire da quel tata tata ta dopo che Phil canta "Can't you see what you are doing to me? Can't you see what you have done?" (1:07) le mie orecchie cominciano a risentirne e così sarà per il resto del brano. Funzionano le parti più delicate (In silence and darkness...) ma trovo poco gradevoli i momenti più sostenuti, tra rumorini grattuggiosi (minuto dal 4:35 a 4:43), jingle piuttosto kitsch (la parte al minuto 6:05: "Now see what you've gone and done", col riffettino plastificato di Mike, danzereccio e irritante
). Si finisce peggio, con un Wall of sound di plastica che personalmente mi stordisce e mi dà un po' la nausea.
Non ci siamo. Probabilmente la suite più brutta in carriera, anzi senza il probabilmente (già solo le due Home by the Sea, con tutti i loro difetti la fanno impallidire). E parliamo di uno dei pezzi più lunghi di tutta la loro carriera (la quarta per durata in assoluto
) del tutto ingiustificata, visto che non ha particolari momenti strumentali che si possano definire memorabili.Qualcosina ina ina si salva ma annega in un mare di suoni da Mario Bros.
Cosa salvo. L'inizio d'atmosfera di In The Glow Of The Night. Il testo in tipico stile Banks, filosofico, crudo ed efficace. Le parti più delicate di The Last Domino.
Cosa non salvo. I suoni irritanti, già a partire da In The Glow of the Night (tata tata ta) per poi proseguire in maniera decisamente peggiore su The Last Domino, che mi crea quasi solo confusione, soprattutto nel finale (There's nothing you can do, there's nothing you can do
Do you see, do you see what you have done?) quando invece dovrebbe esaltare e risultare una roba epica.
Neanche dal vivo migliora chissá di quanto.
4) Land of Confusion (voto 5)
Quando un pezzo funziona molto di più nelle sue versioni coverizzate non è un bel segnale.
Vuol dire che le potenzialità c'erano ma non sono state sfruttate a dovere. Il pezzo non è una schifezza assoluta, è solo mediocre e troppo generico. Un vorrei ma non posso. Ha un testo politico in teoria interessante e piuttosto inusuale per Mike, che però non è ficcante come poteva essere. Vedendo però il macello che ha combinato sul disco precedente ce lo facciamo ampiamente andar bene.
Ha un tiro rock ma i suoni la afflosciano fino a renderla innocua (meglio le versioni live e meglio ancora la suddetta cover metal). Non male il bridge centrale "I Remember long ago...", che spezza un po' la piattezza del resto del brano.
Alla fine la cosa migliore comunque resta il video, che fa sganasciare dalle risate e riflettere allo stesso tempo (ecco come si può fare ridere pur trattando tematiche serie, altro che Illegal Alien)
Cosa salvo: il taglio rock, il testo politico. Il bridge.
Cosa non salvo: le sonorità rock vengono affossate dai suoni plasticosi. Il testo è interessante ma poco "ficcante". Aveva delle ambizioni, purtroppo quasi tutte sprecate.
I prossimi brani stanno praticamente tutti sullo stesso piano. Li metto in ordine un po' a caso o in base a cose personali che esulano dalla qualità dei pezzi in se
5) Into Deep (voto 4,5)
Innanzitutto dico che solo leggere il titolo mi mette nostalgia.
E' il primo pezzo dei Genesis che ascoltai in assoluto. Ero fan di Phil e non conoscevo il gruppo. Beccai per caso su Raiuno una vecchia clip dove ce li riproponevano come ospiti in qualche trasmissione televisiva (Fantastico? Probabile
). In realtà "vecchia clip" è un po' esagerato, visto che dovevano essere passati non più di 6/7 anni. Erano i primi anni 90', forse il 1993. Avevo circa 10 anni comunque.Seppi non molto tempo dopo che non si trattava di Phil da solista ma del "suo gruppo"
, così chiesi a mio fratello di comprarmi un best of del complesso o qualcosa di simile e lui si presentò con il CD di The Way We Walk - the shorts, uscito da poco. Non era un best of ma comunque ne conteneva una versione live, più altri 2/3 pezzi che ricordavo di aver già sentito in radio (credevo fossero di Phil). Da lì poi fu la volta di Selling ecc.Poi sono cresciuto, ho conosciuto i Genesis degli anni '70, il prog, musica di ben altra pasta che mi ha fatto progressivamente ridimensionare di moltissimo certe canzoni, tra le quali Into Deep. Ora mi risulta solo un po' banalotta e zuccherosa ma, come detto, mi crea nostalgia facendomi ricordare quei tempi.
Per il resto, parlando del pezzo in sé è praticamente indistinguibile da un pezzo di Phil solista. Una di quelle canzoni che ha dato credito alla massa che credeva che i Genesis fossero semplicemente il gruppo di accompagnamento di Collins (accadde pure a me, come ho ricordato).
Cosa dire quindi della parte musicale? Nulla, è semplicemente funzionale al cantato enfatico di Phil, forse anche per questo pur essendo un pezzo modesto non è particolarmente molesto. Se non altro non ha effettini, rumorini, robe eccessivamente kitsch come altre canzoni del disco. Non che basti per issarlo quantomeno alla mediocrità. "So listen, listen to me". No, meglio di no
Cosa salvo. Mi ricorda quando ero ragazzino. Non ha quegli effettini e suoni kitsch che mi urtano degli altri pezzi
Cosa non salvo. Banalissima e scontata. Zuccherosa all'ennesima potenza. Testo che sembra scritto dall'IA (e ovviamente è impossibile)
6) Throwing It all away (voto 3,5)
Tirareeeeeee
Tirare eee
Anda undusdunda
Anda undu undusbda
Tira le lele
Almeno nella versione in studio Phil ci risparmia questa introduzione in cui delizia il pubblico con il suo giargianese e lo invita ad assecondarlo.
Ma anche nella versione in studio le "perle" non mancano, tipo il ritornello "tutu ruru ruru " che nella parte finale diventa tutu ruru ruru (ah) tutu ruru ruru (ah) (minuto 3:05) . Non so se quel ah volesse essere una roba sexy, chic o cosa, ma a me mette i brividi personalmente (non di piacere).
Il testo è genericissimo, scritto con lo stampino.
Sdolcinata e danzereccia assieme, una combo micidiale.
Assolo? Non pervenuti. Uno straccio di qualcosa musicalmente memorabile? Ovviamente no.
La canzone si chiama "gettando via tutto". Chiaro? E se ce lo dicono loro...
Cosa salvo: il titolo è programmatico. Finisce subito, quasi.
Cosa non salvo: Tutu ruru ruru (ah)
7) Invisible tax (voto 3,3)
She simstoaveninvisiboltacce
She reaches in, and grabs right hold of your heart
She simstoaveninvisiboltacce
Dai, tutti in coro. Non vi viene voglia di ballare tutti?
Che dire? Credo sia il pezzo più danzereccio in assoluto dei nostri, si fatica a trovare un qualcosa che faccia percepire che ci sia Mike o che ci sia Tony dietro questi suoni standard, generici. Ah no, Tony se non altro prova a regalarci una sorta di assolo dai, bello, ma non c'azzecca nulla col resto del pezzo. Almeno ci ricorda che c'è. 0,3 punti in più. Non la metto ultima solo per questo
Cosa salvo: Pensare al video me li fa ricordare giovani e spensierati. Dura poco. Il titolo mi ha dato tanti spunti negli anni.
Cosa non salvo: She simstoaveninvisiboltacce
8) Anything She does (voto 3)
Tony ingrifato parte 2 (dopo la più decente Silver Rainbow).
Qua il nostro ci narra di come, dopo aver visto le foto di una ragazza da copertina, molto avvenente, si sia "innamorato" all'istante. A completare il quadro il video con Benny Hill (il re della "comicità ingrifata")
Le tastiere a trombetta dell'intro fanno già presagire il disastro totale, ma le strofe non sarebbero malaccio, se non altro hanno un certo ritmo. Purtroppo il ritornello butta di nuovo tutto in vacca: ripetitivo e sciocco. I suoni irritanti qui vengono ulteriormente enfatizzati da un cantato monotono e un po' infantile (quando forse il cantato di Phil invece è una delle poche cose decenti di questo disco).
La parte finale, in particolare al minuto 3:55 (quando Phil canta I Think It's love) a livello musicale mi ricorda una sigla dei cartoni animati cantata da Cristina d'Avena. Non scherzo. Non ricordo quale sigla però
Cosa salvo. Le strofe se non altro hanno un buon ritmo.
Cosa non salvo. Le tastiere a trombetta. Il ritornello stupidotto. Il testo generico di un Tony ormai del tutto irriconoscibile: dal pessimismo filosofico dei bei tempi al mandrillismo banale di questa roba qui. Il finale da cartone animato.
Voto globale dell'album: 4,3
Peggior album in assoluto.
![Morto dallo schifo [xx(]](./images/smilies/smile_dead.gif)


oppure essere maggiormente magnanimo
su una base che è già "al vetriolo"
![Signorsì!!! [/:-|]](./images/smilies/smile_salut.gif)

("Land of confusion")... Ecco: quella LISTA DI ALBUM segnalata più su, confrontata con le poche canzoni che mi giunsero dei Genesis "di quel periodo"
, che si era prestato per il videoclip che accompagnava questo pezzo.
![Spiacente [':-|]](./images/smilies/smile_perplexed.gif)