Dopo una lunga sequenza di capolavori, o comunque di album di altissimo livello, Wind and Wuthering per me è il primo disco dei Genesis che mostra un notevole calo rispetto ai precedenti. Paradossale, visto che a tratti si dimostra un album perfino più prog e complesso di Trick. Hackett è pure più coinvolto. Ma manca la "magia", il guizzo, il lampo di genio, sia musicalmente che a livello di testi (decisamente ordinari e poco interessanti a mio avviso, a parte un paio di eccezioni).
La cosa che mi ha fatto storcere di più il naso, fin dal primo ascolto però è la produzione. Credo sia l'album che suona peggio tra tutti quelli degli anni '70 (forse se la batte con Trespass, ma lì eravamo proprio agli inizi, non possiamo fargliene una colpa e comunque le rimasterizzazioni gli hanno dato nuova linfa): "chiuso", con poca dinamica, costantemente sbilanciato sulle tastiere e su una specie di "Wall of sound" che impasta tutto. Per uno che, ascoltando i loro dischi più celebri, nota sempre nuove finezze, nuovi suoni nascosti, in background, è un minus notevole.
Non è un caso che io preferisca di gran lunga le versioni dal vivo e tendo ad ascoltare nella maggior parte di casi quelle piuttosto che le versioni da studio.
Se togliamo questo (grosso) difetto a livello di composizione ci sono ancora pezzi davvero niente male, che mostrano una vena ancora interessante da parte dei quattro, a meno di un anno di uscita dal disco precedente tra l'altro. Continua ad esempio la fascinazione per la musica fusion: non c'è una nuova Los Endos, replicata da una pallidissima imitazione, ma comunque c'è uno strumentale rock jazz, in due parti di buon livello. E' un album meno pop rispetto a Trick, eppure possiede uno dei pezzi più stucchevoli da quel punto di vista fino a quel momento, ma, in compenso, ne ha anche uno dei più celebri.
E' un disco decisamente disomogeneo, non solo in generale, ma anche all'interno dello stesso pezzo: quasi tutti i brani hanno parti di ottimo livello ed altre che non mi entusiasmano.
E' un lavoro un po' contraddittorio: più complesso ma allo stesso tempo molto più semplice a tratti, più ambizioso ma anche più "ordinario", più magniloquente nelle intenzioni ma meno ricco di varietà a livello sonoro. Spunta inoltre qualche manierismo da prog band priva di idee (che è concettualmente l'antitesi di quello che sono sempre stati i Genesis)
Lo definirei insomma un disco "crepuscolare": è ancora un album dei Genesis migliori ma mostra già qualche crepa che imporrà (anche a causa dell'anbandono di Steve) un cambiamento. Purtroppo non sará in positivo.
In definitiva un album più che discreto, da inserire comunque nella categoria dei migliori, anche se per quanto mi riguarda è il peggiore dai tempi di Trespass.
1) Blood on the Rooftops (voto 8,5)
Non è un capolavoro ma è un brano che dimostra ancora una volta (un altro esempio è Can-utility) che si possono scrivere pezzi prog anche senza 300 cambi di tempo o durate chilometriche. Steve (aiutato da Phil) scrive un brano che non dovrebbe avere in teoria le caratteristiche per brillare, ma che invece affascina dal primo all'ultimo minuto. L'intro alla chitarra crea l'atmosfera, le strofe ci mostrano un Phil davvero espressivo e l'intermezzo che conduce al primo ritornello è delizioso. Ritornello che irrompe bello potente e maestoso.
Il testo, allo stesso modo, parlerebbe in teoria di una tematica banale: un uomo che, annoiato, fa zapping davanti alla TV (tematica che ritornerà tra l'altro in Turn It on again). Ma le immagini che scorrono sul televisore ci dipingono scenari ora lugubri, ora sanguinosi, ora malinconici, tra elementi della tradizione inglese ora in gran parte perduti e un mondo che va alla deriva. Molto efficace.
2) ...In That Quiet Earth (voto 8,3)
Purtroppo qui si pone lo stesso problema di Fly on a Windshield/Broadway Melody e si riproporrà in futuro. Difficile scinderla dalla sua naturale introduzione, senza la quale perde qualcosa. In questo caso diciamo che a perderci molto di più però è Unquiet Slumbers. In That Quiet Earth è uno strumentale trascinante, che ha il suo meglio in una seconda parte dove si alternano assoli al fulmicotone, riff potenti molto hard rock, efficacissimi stop and go, dove tutti danno il loro meglio. E' forse il pezzo (tra quelli più sostenuti) dove i difetti di produzione si sentono meno e che somiglia di più a certe parti strumentali di Trick. Grintosa..
3) One for the Vine (voto 8,1)
Vorrebbe, nelle intenzioni, essere il vero capolavoro e dell'album. Per buona parte lo è: possiede le caratteristiche dei pezzi genesisiani che adoro. Ma ha anche dei difetti che gli tarpano le ali.
Buono il testo, ad esempio, tipico della poetica banksiana. Questa storia, un po' criptica, su un uomo semplice, in fuga dal potere, che finisce per diventare (suo malgrado) un leader rivoluzionario, è affascinante. E in pratica una metafora sul trasformarsi progressivamente in ciò che più odiamo, sul potere deleterio di certe narrazioni che portano agli estremismi, sul senso del sacrificio (tematiche che ricorreranno spesso nei testi di Tony). Molto filosofico. Non mi ha mai convinto però il titolo, sembra buttato un po' lì.
A livello musicale le classiche cavalcate pianistiche di Banks purtroppo si scontrano (qui in maniera più emblematica, viste le ambizioni) con i difetti che evidenziavo più su: l'epicità c'è spesso solo sulla carta, i momenti sostenuti invece che risultare potenti e maestosi fanno emergere un suono tastieroso impastato, con le chitarre in background appena percettibili e comunque sovrastate in maniera eccessiva. Sintomatica la parte strumentale della sezione centrale, che non esalta e anzi appesantisce il brano (quando compositivamente non sarebbe male). Molto molto meglio la versione di Three sides live: più semplice e priva di orpelli ma anche più fresca, potente, dinamica. Quella l'avrei messa probabilmente in cima.
In definitiva è il pezzo emblematico di tutti i pregi e i difetti dell'album.
A lungo ho pensato di metterla pure dietro Afterglow: meglio un pezzo complesso, con ottime parti ed altre che non mi entusiasmano, o un pezzo immediato, diretto, ma che mi emoziona di più e mi piace dall'inizio alla fine? Sono ancora indeciso ma ormai ho scritto così
4) Afterglow (voto 8)
Si, lo so, è un pezzo pop piuttosto semplice, ma ha un crescendo meraviglioso e un andamento epico. Il testo, commovente, è banksiano al 100%: una specie di "l'amore ai tempi dell'apocalisse". Evoca immagini trai il romantico e il drammatico. Grandissimo e potente poi il finale, dove si distingue soprattutto la batteria.
Il momento più emozionante è quando parte l"ultimo "And I would search everywhere Just to hear your call...". Bellissimo. Da pelle d'oca.
In questo caso il pezzo originale ha più atmosfera ma la versione di Three Sides live è più epica e con un Phil che utilizza meno il falsetto ed è più "rabbioso".
E' uno di quei brani che fanno presagire certe composizioni contenute su Duke, le migliori, ed è un ottimo esempio di come dovevano e potevano essere i Genesis pop. Purtroppo ad un certo punto pure Tony ha mollato le briglie.
5) Elevent Earl of Mar (voto 7,7)
Stessi difetti di One for the Vine, qui ancora più evidenti. Compositivamente è un pezzo che fornisce davvero buoni spunti. Una intro (che vorrebbe essere) epica, gli "intermezzi" (quello che comincia da 1:53 in poi e soprattutto quello, solo strumentale, da 3:24 in poi, dove Steve se non altro riesce a mettersi in mostra), la delicata parte centrale (che certo è appiccicata un po' così, alla bell'e meglio) è deliziosa, così come il crescendo al quale porta.
Le strofe però non mi esaltano, le trovo noiosette e spuntano troppe volte all'interno del pezzo. Appesantiscono il pezzo per me. Stessa cosa il "daddy, you promised": funziona a livello musicale, ma a livello di cantato e di testo non mi esaltano. Il suono "tastieroso" e "chiuso" di cui parlavo sopra non mi va moltissimo a genio.
Il testo poi, che dire: sarò allergico alle liriche scritte da Mike ma le trovo prive di mordente. Qui troppo didascaliche, si limitano a descrivere eventi storici ma senza di fatto dirci nulla o coinvolgere particolarmente con qualche idea originale. Bella la sezione centrale con il padre che racconta la storia al figlio (e infatti è roba di Steve), ma per il resto il testo in sé scorre via senza colpo ferire. Mi ricorda un po' un altro testo attaccato da molti per lo stesso motivo: Alexander The Great degli Iron Maiden . Come prendere una biografia e schiaffarla nel testo di una canzone, senza però metterci dentro nulla di personale o di interessante, una qualche riflessione, un'idea...
D'altronde lo stesso Mike che l'aveva scritto non era molto convinto del testo per gli stessi motivi. Forse era meglio se lasciava fare ad altri.
6) Unquiet Slumbers for the sleepers... (S.V.)
Singolare che quasi tutte le migliori idee presenti sull'album vengano da un input di Steve. Mi piace molto il modo in cui il titolo di questo pezzo e quello del pezzo ad esso collegato formino di fatto la frase finale del romanzo Cime Tempestose. Con quei puntini di sospensione tra l'una e l'altra. Danno un senso e un contesto al titolo dell'album.
Questo strumentale è inscindibile dalla sua lunghissima coda. Preso a se stante ci perde molto e finisce per ricordare certe cose di The Lamb (Ravine, Silent Sorrow), ma in questo caso è sviluppato meglio ed ha un'ottima atmosfera, molto cinematografica.
7) All in a mouse's night (voto 7)
Ennesimo e ultimo (?) capitolo delle canzoni "teatrali" alla maniera dei Genesis. La peggiore a mio avviso. Cominciamo con i tasti dolenti: il testo. Tony non è Peter. Lui è un maestro quando si tratta di scrivere testi poetici, filosofici, sulla solitudine, la malinconia, l'incomunicabilità, il tempo che passa. Le robe sopra le righe, teatrali, gigionesche, ironiche non fanno per lui. Sulla carta l'idea della storia sulle peripezie di un topo poteva anche starci, ma la resa sembra una sorta di Tom e Jerry un po' infantile. Però mi è sempre piaciuto il finale a sorpresa con il gatto che mente su come sono andate davvero le cose. Quello si esilarante.
Il pezzo in sé alterna ugualmente buone cose ad altre che non mi entusiasmano. Strofe e intremezzi piuttosto noiosetti e troppo insistiti mentre il finale è bellissimo. Dalla parte simil musical in poi ( "But it's all in a mouse's night
To take on all those who would fight"...), piuttosto originale, fino alla parte strumentale finale, maestosa e ammaliante, con Steve e Tony sugli scudi (non potevano svilupparla meglio e farla durare di più? Peccato
).
8) Your own special way (voto 5,3)
Mike. Mike. Mannaggia a quando ti mettevi in testa di fare solo per conto tuo.
Già ho avuto modo di lamentarmi del Mike compositore e scrittore di testi, sugli album passati, e su questo album. Ma se aiutato e ben consigliato, quasi sempre poi i pezzi anche con la sua firma non dispiacciono. Quando fa tutto da solo...
Your own special way non è una schifezza. E' un pezzo pop, molto melodico, dolce, forse troppo, che non affascina. Troppo ordinario. Lo è il testo, sebbene citi un poema di Christina Rossetti: Who Has Seen the Wind? (e infatti quella è la parte migliore del testo). Lo è la musica: perfino l'assolo centrale di Tony è scialbo, freddo, scarno.
Phil troppo monocorde.
Tutto medio insomma, tra il mediocre e il sufficiente.
Decisamente superiore la versione contenuta su Archive 2, con i violini che sostituiscono l'assolo di Tony e poi Phil la canta meglio. Migliore pure la versione contenuta su Genesis Revisited: la voce di Paul Carrrack è più adatta a questo tipo di brani.
10) Wot Gorilla?. (Voto 5,2)
Mah. Ad alcuni piace molto, lo so, ma questo strumentale non mi ha mai detto nulla d anzi mi ricorda ciò che del prog non mi fa impazzire.
Si, gli assoli di Tony sono sempre un bel sentire, ma il pezzo in sé? 3 minuti e mezzo di esercizi di stile e poco più. Come se I nostri si fossero detti "vabbè per allungare la durata del disco mettiamoci qualche strumentalino prog pieno di clichè" .
I Genesis storici, rispetto ad altre band prog, non hanno mai fatto roba "superflua" o inutile, fatta solo per "sboronaggine". Qui invece mi danno proprio quella sensazione. Non si capisce se vuole essere una copia di Los Endos che non viene sviluppata a dovere (l'intro farebbe pensare a quello e pure il titolo ironico alla Brand X), o solo un intermezzo distensivo (tra un pezzo pop e uno non così tanto prog? Mah). In entrambi i casi è uno strumentale non 'brutto", ma che non va da nessuna parte. Messo lì "perchè si".
Voto globale all'album: 8-
Ai fini della classifica il meccanismo è simile a quello degli altri album: 18 punti alla prima classificata, 16 ala seconda ecc.


Per me è sempre stato del tutto ovvio che fossero i numerosi uccelli che si vedono in volo in retro di copertina che, essendo inizialmente tutti posati sull'albero, dessero la finta sensazione di un albero ancora ricco del suo fogliame. Anzi: per me il vero significato dei due disegni in copertina è proprio questo. Voi cosa ne pensate?
, lo dico ...
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)

![Sorridente [:)]](./images/smilies/smile_smile.gif)
). Nel brano c’è un po’ di tutto, pure bottiglie percosse (una trovata geniale secondo Mike; io avrei onestamente preferito un filo di sobrietà in più) e un profluvio di cimbalini. Grandiosamente epico (e stracarico di sovraincisioni) il finale. Sicuramente un gran brano, eppure con margini di miglioramento.![Morto dallo schifo [xx(]](./images/smilies/smile_dead.gif)