Qui le sonorità sono molto più semplici rispetto agli album classici, immediate, eppure la struttura di molti pezzi, la cura con cui sono composti, la loro capacità di cambiare continuamente registro, rendono il disco molto più vicino a quelli classici rispetto al disco precedente.
La copertina d'altronde è decisamente emblematica e rappresenta al meglio quello che esprime l'album al suo interno. E' ancora sognante, artistica, immaginifica eppure è allo stesso tempo stilizzata, semplice, un po' infantile. Due anime diverse, appunto, che coesistono in un equilibrio sottile.
La stessa cosa accade per le canzoni: molte di esse sono collegate tra loro, come ai vecchi tempi, ci sono di nuovo passaggi complessi (un po' abbandonati nel disco precedente), ritorna la classica canzone finale (quasi) tutta strumentale che cita altri pezzi contenuti nell'album. Ma qui ci sono anche vere hit pop: non il classico pezzo alla Follow o Your own special way o More Fool Me, del tutto fuori posto e super zuccheroso. No, qui le canzoni pop sono ideate con criterio, hanno una coerenza, come sonorità non sono lontanissime dagli altri pezzi più complessi del disco, cambia semplicemente la struttura.
Il sound qui diventa ancora più tastieroso (ma non ancora stucchevole), anni '80, si fa largo una certa fascinazione per la new wave e il synth-pop, arriva la drum machine. Duke è poi l'album nel quale Phil comincia a prendere un peso decisamente rilevante come compositore e si sente.
Tanti cambiamenti ma quasi tutti abbastanza naturali, che svecchiano il sound ma senza fare tabula rasa, compito che spetterá all'album seguente.
Duke può considerarsi un lavoro decisamente riuscito, lo testimonia anche il fatto che rappresentò una grandissima fonte di ispirazione per alcune nuove band che si stavano formando in quegli anni. Band che di lì a poco faranno rinascere il prog sotto una nuova veste, come a raccogliere un passaggio di testimone.
Parliamo insomma di un album importantissimo dal punto di vista storico, un canto del cigno per i Genesis progressivi, che di lì a poco compiranno scelte drastiche in senso opposto.
Un album che dimostra che, anche se i capolavori del passato erano ormai irraggiungibili, i Genesis potevano ancora dare tanto dal punto di vista artistico, pur mutando forma. Non che sia un lavoro privo di difetti, anzi, ma risulta piuttosto maturo sia nei momenti più complessi che in quelli più immediati (ha qualche pezzo mediocre ma nessuno osceno).
E infatti, come accaduto per i loro album più celebri, risulta difficile per me stilare una classifica, non solo perchè ci sono alcuni pezzi di grande caratura ma anche perchè alcuni di questi sono collegati tra loro, tematicamente e musicalmente.
1) Heathaze (voto 8,7)
Probabilmente il brano dei Genesis a 3 che a livello emozionale mi smuove di più in assoluto. Non è un pezzo prog, non è complessissimo, non possiede assoli grandiosi o da pelle d'oca. Si potrebbe definire tutto sommato come semplicemente pop (anche se piuttosto sui generis). Eppure...
Testo e musica costituiscono un connubio perfetto: dall'inizio con la sua atmosfera "sospesa" (No cloud, a sleepy calm Sunbaked earth that's cooled by gentle breeze), al crescendo, col basso di Mike in primo piano, al ritornello potente e commovente allo stesso tempo, che si chiude con un finale da pelle d'oca: "I feel like an alien, a stranger in an alien place".
Si tratta probabilmente della vetta raggiunta da Tony nell'ambito dei suoi testi pessimistico/filosofici.
Una canzone su un uomo che non riesce più a riconnettersi con la vita e la sua routine, che non trova più il senso delle cose, che ha perso il senso della meraviglia, che guarda gli altri immersi nelle loro consuetudini per lui prive di significato. E' come vivere una vita di finzione, dove ogni cosa che si fa la si fa "perchè la si deve fare", finiamo per sentirci come un alieno in un posto alieno. Tristissima, ma io credo anche molto "vera": nei nostri momenti più difficili un po' tutti ci siamo sentiti in quello stesso stato d'animo. Colpisce come un pugno allo stomaco.
L'unica parte a livello di testo che non mi convince (più che altro che non riesco ad interpretare) e quella sul pescatore. Ma parliamo di dettagli.
2) Duke's Travels (voto 8,5)
Si tratta probabilmente della suite migliore dei Genesis a 3 elementi, un semi-strumentale di grande effetto, che riprende il testo di Guide Vocal. Peccato che abbiano deciso, come in altri casi precedenti, di "splittarla" rendendo la sua coda finale (Duke's End) un pezzo a se stante. Perde qualcosa in questo modo. Dal vivo non a caso ce lo riproporranno come pezzo unico, in versioni che personalmente preferisco di gran lunga a quella in studio, tipo questa magnifica contenuta su Archive 2 (molto più rock e pirotecnica)
https://youtu.be/qUTInTC0gyY?si=EJarIVUKyhZaA1_6
I momenti memorabili sono tanti:
- L'introduzione tastieristica che sfuma nel drumming poderoso di Phil
L'assolo di Tony a 2:05
- Il fill di Phil al minuto 3:57 che conduce ad un altro assolo magnifico di Tony
- L'esplosione musicale che conduce all'ingresso della chitarra elettrica dal minuto 5:47
- La parte cantata, con un Phil al massimo dell'espressività.
Un pezzone.
Il piccolo difetto come detto è che la versione in studio è meno potente ed epica, ha sonorità un po' "chiuse", ma resta sicuramente tra le cose migliori dei Genesis degli anni '80 (e non solo)
3) Cul De Sac (voto 7,8)
Brano che ho cominciato ad apprezzare col tempo, non subito. Inizialmente (e in parte ancora oggi) mi risultava troppo pomposo, magniloquente, confusionario, con queste tastiere tra l'epico e il pesante. Pure il testo ad una prima lettura può sembrare una specie di One for the Vine di serie b.
Però in compenso ha sicuramente delle parti memorabili. Ad esempio adoro l'introduzione (Wake up now This is the time you've waited for), con Phil che canta quasi a cappella mentre si insinuano poco alla volta le tastiere, che acquistano velocitá e vigore fino all'esplosione (qui è la parte che meno preferisco, quella che continuo a ritenere più pomposa, da 0:46 a 1:01) che conduce alla prima strofa.
La struttura è tipicamente prog, a mio avviso più di pezzi come Burning Rope dell'album precedente, anche se la durata lascerebbe pensare al contrario: intro, sezione tastieristica in crescendo, strofa, ritornello, strofa, ritornello, intermezzo, assolo di tastiere, ritornello, outro. Molto ricca di variazioni insomma.
Riesce ad evadere (non del tutto) dalla pomposità grazie a delle strofe a mio avviso decisamente riuscite, non banali, e ad un intermezzo (minuto 2:53) piuttosto profondo (sia musicalmente che a livello di liriche). Meno riuscito a mio avviso il ritornello (tornano le tastiere di cui sopra), il primo soprattutto, ma nel finale per fortuna ha un piglio molto più rock (grazie all'ingresso prepotente della chitarra elettrica).
In definitiva un pezzo un po' problematico, con difetti, a tratti un po' pesante ma che equilibra il tutto grazie alla sua varietà, a una buona dose di idee e ad alcuni momenti decisamente trascinanti.
Il testo col tempo ho cominciato ad apprezzarlo un po' di più: se in One for the Vine avevamo un uomo semplice, in fuga dal potere, che (suo malgrado) diventava un leader di potere, qui invece Tony ci parla di un leader in declino, che è prossimo alla sconfitta e in un "vicolo cieco". Diciamo che ha scritto di meglio ma comunque è un testo discreto. Il titolo poi è decisamente particolare.
4) Guide Vocal (voto 7,7)
Legata a Duchess, della quale di fatto è una piccola coda. Eppure riesce comunque a risultare memorabile come pezzo a se stante, nonostante duri poco più di un minuto e mezzo. Tony dipinge atmosfere misteriose così come misterioso è il testo (interpretato da Phil con grande espressività), crudo e incazzato. La tematica del brano è ancora una volta legata al mondo musicale, come per Duchess (L'amarezza di un generico mentore). O forse Tony ce l'aveva con qualcuno in particolare?
Oppure voleva essere un'allegoria delle vicende private di Phil? In ogni caso quel "Take what's yours and be damned" resta impresso e colpisce. 5) Duchess (voto 7,5)
La prima canzone dei Genesis ad utilizzare la famigerata drum machine.
Se la cosa fa storcere fin da subito il naso, Tony riesce comunque a ricamarci sopra un tappeto sonoro di assoluto rilievo. L'introduzione tastieristica ad esempio crea un'atmosfera misteriosa, d'attesa, che conduce ad un bel crescendo di tensione. Il cantato di Phil poi mi piace molto, piuttosto rabbioso. Anche il testo, pur non essendo un capolavoro (si parla dell'ascesa e la caduta di una cantante) risulta convincente. Mi piace soprattutto come è strutturato: nel primo ritornello la cantante sogna di diventare famosa, nel secondo è una stella, nella terza è ormai sul viale del tramonto e dimenticata da tutti. Un pezzo insomma costruito decisamente bene, pur presentando diverse scelte che potevano apparire discutibili, soprattutto all'epoca dell'uscita.
6) Behind the Lines (voto 7,2)
Ora dirò una cosa che scandalizzerà qualcuno.
Ho ascoltato molto prima la instant cover di Phil contenuta su Face Value piuttosto che la versione originale, quindi quando mi sono imbattuto in quest'ultima all'inizio non mi ha fatto un grande effetto, anzi, per lunghissimo tempo nella mia testa era la canzone dei Genesis a suonarmi come una cover. Gli preferivo insomma la "versione" di Phil.
Pur restando comunque più legato a quella (che probabilmente avrebbe avuto quel sound se pubblicata su Abacab), l'originale presenta più di uno spunto di interesse, che col tempo ho imparato ad apprezzare.
Naturalmente mi riferisco soprattutto all'intro del pezzo, che nel corso degli anni è diventato una specie di cavallo di battaglia. Epico e piuttosto originale, forse è diventato un po' inflazionato col tempo ma è molto coinvolgente: molto rock, con un Phil eccezionale alla batteria, e Mike che per una volta se ne esce con belle linee di chitarra elettrica (ci regala anche un brevissimo assolo nel finale).
Meno interessante, a mio avviso, la parte cantata, un po' monotona, non ci sono mai entrato del tutto in sintonia (forse perchè, come ho scritto in precedenza ero giá abituato al cantato più sbarazzino della cover) ma comunque resta gradevole.
7) Duke's End (s.v)
Breve coda di Duke's Travels che, alla maniera dei lavori del passato, riprende le sonorità di altri pezzi del disco (in questo caso Behind the Lines). Presa a se stante non ha molto senso per me, pur risultando molto piacevole e contenendo comunque delle parti strumentali di assoluto livello: basti citare il fill di Phil a 0:42. Da urlo.
E' comunque perfetta per chiudere il disco, al quale dona una certa circolaritá e un finale potente e caratteristico.
8) Turn It on again (voto 7)
Un banale pezzo pop rock? Non del tutto, in realtà presenta diversi motivi di interesse.
Innanzitutto il testo: una specie di parodia di canzone d'amore. Parla di un uomo che si innamora...del suo televisore. I personaggi che scorrono sullo schermo diventano un'ossessione, tanto che lui si convince che siano, di volta in volta, suoi amici, sue amanti...
Una storia di solitudine ma narrata con piglio ironico/parodistico, che ha in comune la stessa tematica di Blood on the Rooftops (le immagini della TV che scorrono) ma affrontata in modo totalmente diverso.
Il tempo poi, che può apparire un banale 4/4 è invece un 13/4 "velocizzato", di difficile decifrazione, che lo rende un pezzo non ballabile. Mi piacciono molto poi gli stop and go, che danno al pezzo un taglio più rock, il lavoro di Phil alla batteria e l'intro con quel "One, two, Three four" accennato da Phil seguito dal riff portante.
Difetti? Il riff è troppo insistito e la struttura è piuttosto banale e tipicamente pop: danno comunque al brano un effetto danzereccio (che si possa ballare davvero o meno cambia poco)
Qui cominciano le note dolenti
9) Alone Tonight (voto 6,2)
Classico pezzo strappalacrime di Mike. Qui se non altro il crescendo non è affatto male: merito di Phil che spezza la monotonia delle strofe (piattissime a mio avviso) con l'ingresso della batteria (potente e inaspettata) che conduce ad un ritornello efficace e riuscito a livello emozionale, con un bel finale (anche se troppo breve e sfumato).
Il testo invece è piuttosto standard, come da consuetudine di Mike, soprattutto quando tratta tematiche amorose.
Riuscita solo a metá.
10) Misunderstanding (voto 6)
Primo pezzo scritto per i Genesis da Phil Collins, che mette subito in chiaro la sua cifra stilistica: pop sdolcinato con qualche influenza anni '60. Però ha qualcosina, sarà per il ritmo sbarazzino, sarà per le tastiere di Tony, sarà perché non vuole essere nulla più di quello che è...
Non è paragonabile a Follow you follow me come melensaggine.
Anni fa l'avrei spedita per direttissima, ora la sufficienza gliela do, dai.
Si tratta, tra l'altro, di uno di quei casi dove la versione in studio è decisamente superiore a quelle live, nelle quali Phil esagera di brutto nel finale.
11) Please Don't ask (voto 5,7)
Secondo pezzo scritto da Phil e qui la glicemia si alza pericolosamente. Testo molto personale, autobiografico (come molti di quelli scritti da Phil), banalotto. Ci mette un po' ad ingranare. Il ritornello ci sta, non mi risulta particolarmente indigesto, anzi devo dire che la parte dal minuto 1:30 la trovo particolarmente efficace (But things have changed since then, now I really can't say if I still do), con Mike che costruisce davvero belle linee al basso e Phil risulta particolarmente convincente, pure emozionante vah. Peccato che nelle rimasterizzazioni quella parte venga penalizzata (come accaduto per Entangled) spostando il pezzo su frequenze più alte che le tolgono profondità.
Poteva raggiungere la sufficienza piena con un po' più di coraggio e un bell'assolo magari.
12) Man of our times (voto 5,3)
Molti inorridiranno. So che ad alcuni piace (e molto). Tecnicamente è un pezzo valido, potente, mi piace come Phil suona la batteria. Il resto però proprio non lo digerisco. Peccato perchè in questo caso Mike prova a scrivere un pezzo diverso dai suoi standard (pop sdolcinato o pop rock standard strasentito): più vicino al prog che al pop, abbastanza lunghetto, con tanta musica e poco testo, potente e rockeggiante. Il risultato con i suoi pezzi però è quasi lo stesso di sempre: mi fa cadere le braccia o mi annoia. Questo pezzo rientra nella seconda categoria.
Il riff iniziale (che non mi entusiasma) che parte immediatamente va avanti ancora, ancora, ancora, ancora, con minime variazioni: una volta con Phil che canta, una volta con Phil che fa le vocine in falsetto in sottofondo...alternandosi al ritornello nel quale di fatto Phil si limita a ripetere all'infinito "Man of our times, he's a man of our times..."
Parte del problema deriva dal testo, che magari poteva essere interessante a livello concettuale (un'accusa alla natura frenetica ed egoista del mondo moderno), ma per la 100esima volta in una canzone scritta da Mike il problema è più il come l'idea viene messa in pratica. Testo scarnissimo, con due frasi in croce, standard e ripetute all'infinito (come se non bastasse giá la musica).
Gli avrebbe giovato più varietà (un assolo, un cambiamento di atmosfera, un intermezzo) ma dura troppo per quello che offre (un riff ripetuto all'infinito e un ritornello, con una frase sola, ripetuta all'infinito).
In definitiva un pezzo con delle potenzialitá, che poteva essere interessante, ma che a me annoia a morte già dopo un paio di minuti (su quasi 6) e per questo esaurisce brevissimamente tutta la sua carica rock. Mi spiace.
Voto globale all'album 7,7


![Imbarazzato [I8)]](./images/smilies/smile_blush.gif)

) e odiata da altri (io, Aor). Ai tempi ci facevamo delle discussioni infinite su pezzi come questo, arrivando perfino a scannarci (virtualmente e simpaticamente)
che inizia la caduta definitiva di stima ed apprezzamento nei loro confronti, di cui avrò modo di parlare a tempo stabilito.
per ritrovarcela davanti in tutta la sua evidenza...
vera e propria "imperdonabile caduta di stile" (e di considerazione verso il proprio pubblico)...
improvvisamente ravvivate da ritornelli più "mossi e andanti", ma così DIVERSI da sembrare "cane contro gatto" che litigano...

![Disprezzante [X-P]](./images/smilies/smile_prrr.gif)
![Neutrale [:|]](./images/smilies/smile_neutral.gif)
![Approvante [^]](./images/smilies/smile_approve.gif)
(sospiro...)