Dopo le prima crepe intraviste in alcuni pezzi di Wind and Wuthering, l'album seguente segna una specie di spartiacque nella carriera dei Genesis. Il loro sound subisce un cambiamento decisivo, molto più evidente rispetto a quanto era accaduto dopo l'addio di Gabriel. Il sopraggiungere di nuovi generi musicali che si prefiggevano la volontà di ammazzare il prog e i suoi vecchi dinosauri non aveva lasciato indifferenti molte di quelle band, che avevano deciso di cambiare, chi radicalmente, chi in maniera più sfumata.
Una necessità? Una scelta voluta? O semplicemente "volevano ma non potevano più" replicare certe atmosfere (per me potevano, lo dimostrano alcuni brani contenuti qui e sugli album seguenti)? Resta il fatto che, al di lá del titolo scherzoso e divertente, se prima si erano "arrangiati" in 4 in maniera eccellente, in 3 non ci riusciranno. Non allo stesso modo.
ATTWT è un album problematico e fortemente contraddittorio. Non è prog quanto i precedenti, ma non è nemmeno davvero pop. E' uno strano ibrido, male amalgamato ( bisognerà attendere Duke per avere un disco più "centrato"). Troppo noioso per attirare i fan del pop più immediato, troppo semplice per essere davvero progressive. Non nè carne nè pesce insomma, non ci capisce bene dove i nostri volessero andare a parare.
Con tutto il bene che si può volere a Mike, poi, grandissimo bassista, già come compositore non è esattamente un fenomeno, se poi sceglie di diventare pure il chitarrista solista...
Molto saggiamente le parti di chitarra elettrica tenderanno ad essere sempre meno, ma se la scelta è saggia dal punto di vista pratico, dal punto di vista della proposta sonora viene a mancare un ulteriore tassello fondamentale del loro sound. I Genesis da qui in poi diventeranno una band sbilanciata totalmente sulle tastiere, dove gli assoli e la parte tecnica verrà assunta tutta (o quasi) da Tony, con risultati a volte eccellenti (se lui era in vena), a volte disastrosi. Certo, Mike piazza qua e là un paio di assoli gradevoli (come sugli album successivi) ma la chitarra elettrica sarà da qui in poi non più protagonista ma comprimaria.
L'album non è comunque un disastro (per quello bisognerà attendere ancora qualche anno
), ha ancora sezioni musicali di assoluto livello. Purtroppo però questi guzzi si alterneranno a fasi di stanca, parti noiosette, prive di mordente. Accade molto di più rispetto a Wind, che pure alternava parti pregevolissime ad altre discutibili, ma che in quasi tutti i brani comunque conteneva qualcosa di memorabile, fosse anche un assolo, un ritornello emozionante, un crescendo da brividi ecc. Qui no, ci sono diversi pezzi che sono del tutto inutili, quando non irritanti, che non vengono salvati da nessuna idea particolare. In questo senso Follow you Follow me non è il "problema" del disco, come lo poteva essere invece una More Fool Me su Selling o una Your own special way su Wind. No, è solo il classico pezzo pop zuccheroso come i suddetti, il problema è tutto il resto: i pezzi che vorrebbero essere prog e non lo sono o quelli totalmente inutili. Anzi Follow (che può piacere o meno, a me non particolarnente) grazie alle sue vendite, se non altro, ha dato riconoscibilità ad un album che altrimenti in pochissimi ricorderebbero.
Passiamo alla mia classifica
1) Down and Out (voto 8,7)
L'unico vero capolavoro del disco. Quantomeno l'unico brano in grado di rivaleggiare con i migliori degli album precedenti.
Siamo dalle parti dell'hard rock, il pezzo è veloce, dal ritmo incalzante per tutta la sua durata, a parte una breve intro e una coda di grande atmosfera, che ricordano in piccola parte certe cose di A Trick of The Tail.
Si distingue per un assolo di Tony al fulmicotone al minuto 3:35 (tra i migliori in assoluto della sua carriera, pura goduria
) ma qui tutto funziona: prendiamo ad esempio il cantato rabbioso di Phil o il suo lavoro alla batteria (a mio avviso eccezionale, un lavoro di cesello straordinario) o anche il testo, una critica piuttosto feroce al cinismo dell'industria musicale. Il protagonista della storia è infatti un arrogante manager che chiede "successi immediati" e pezzi che vendano, altrimenti si affiderà ad altri artisti "dal volto più fresco". Certo, fa riflettere il fatto che nella realtà i nostri finiranno per fare esattamente ciò che voleva il protagonista di questo pezzo.
2) The Lady Lies (voto 7,5)
Il pezzo che più somiglia a quelli di stampo "teatrale" ammirati negli album passati. Non lo è però fino in fondo. Non ne possiede tutte le caratteristiche (non ha vari personaggi che parlano in prima persona, ma solo uno, nel ritornello). Ne conserva però l'impianto da "storia con una morale", con il classico narratore che descrive i vari momenti della storia. Probabilmente la cosa migliore è il testo, dove viene ribaltato il classico clichè da racconto fantasy del cavaliere e della damigella in pericolo. Qui il cavaliere, dopo aver sconfitto il mostro che minacciava la bella ragazza, scopre che in realtá quello in pericolo era lui e invece la damigella era un demone, che finirà per ingannarlo intrappolandolo in un incubo. Incubo dal quale tuttavia il cavaliere non vuole comunque fuggire. La "morale" è ben espicitata dalla frase finale del pezzo: ci sono ossessioni che sappiamo perfettamente che ci faranno del male (tipo alcune relazioni tossiche), eppure alcuni scelgono di non "fuggire via", preferiscono lasciarsi divorare.
A livello musicale il pezzo invece è più problematico. Personalmente trovo insopportabile quell'intro di tastiere da pezzo neo-melodico, che purtroppo tornerá più volte all'interno del brano. Per me finisce per rovinare tutta l'atmosfera. Irritante.
Per il resto le strofe musicalmente sono gradevoli e il ritornello funziona decisamente. Le parti migliori però sono indubbiamente l'intermezzo (Come to my garden/Taste the fruits and the spices of love) e la coda pianistica finale (deliziosa) che purtroppo, a mio parere, finisce sul più bello. Ennesimo esempio di brano dagli spunti notevoli ma che non viene sviluppato come avrebbe meritato.
3) Many Too Many (7,2)
Ma come, un pezzo pop sul podio? Si, come ho giá avuto modo di scrivere in passato ho un debole per i bozzetti pessimistico-malinconici alla Tony Banks. Qui ci troviamo di fronte ad un brano semplice ma non stucchevole, con belle strofe, un ritornello che esplode bello potente e un finale dove Mike si produce in un assolo di chitarra essenziale, scarno eppure che riesce sempre a commuovermi (sarà che questo pezzo lo ascoltavo continuamente nel periodo nel quale morì mio nonno). L'interpretazione di Phil poi per me è eccellente, soprattutto nelle strofe. Peccato per un testo qui forse troppo criptico, anche per gli standard di Tony
4) Burning Rope (voto 7,1)
E' ancora prog, ma è già un prog diverso da quello classico. Si potrebbe già definire neo prog: la struttura è più o meno quella dei vecchi tempi ma le sonorità sono giá molto più semplificate, dirette, vicine ad altri generi (in questo caso il pop).
Evocativo il testo, come quasi tutti quelli di Tony, che qui ancora una volta esprime il suo pessimismo filosofico parlandoci della fragilità umana e di quanto la vita alla fine sia effimera, mentre il protagonista si comporta come se dovesse vivere per sempre. Non c'è una narrazione lineare ma si procede per spunti, suggestioni e frasi poetiche. Efficace.
A livello musicale, come detto, il pezzo strutturalmente non è proprio banale ma a livello sonoro (pur risultando più che discreto) non mi convince del tutto. L'intro è molto promettente ma le strofe sono piuttosto ordinarie, il pezzo ci mette un po' a carburare: non c'è un vero stacco netto tra strofe e ritornello (che forse non è nemmeno propriamente un ritornello) e questo rende il pezzo un po' "piatto", noiosetto.
Molto bella invece la parte strumentale al centro del brano, che ha un bel crescendo trascinante che confluisce in un raro assolo di Mike all'elettrica, piuttosto efficace, non tecnicamente quanto piuttosto a livello di emozioni che riesce a suscitare. Burning Rope è uno dei pezzi che rappresenta in maniera più efficace i difetti dell'album: potrebbe essere molto di più di quello che poi è realmente, mostrando ambizioni non del tutto concretizzate.
5) Undertow (voto 7)
Ballad di grande atmosfera: riesce davvero a dipingere questo scenario di disillusione, tristezza. Sembra di vederli i due amanti, che si riparano dal freddo gelido mentre sembra che qualcuno non riuscirà a superare la notte (uno dei due? Entrambi?), eppure il protagonista decide di non mollare perchè "prima o poi la primavera colpirà ancora lo scudo dell'inverno".
Variazione sulla tematica di Afterglow (qui nel testo il "pericolo" non è esplicitato come in quel caso): l'amore che si scontra con la precarietà della vita e con un mondo che a volte ci mette in situazioni estreme. Qui però, rispetto agli standard dei testi di Tony, si chiude con un filo di speranza per il futuro.
L'interpretazione di Phil è molto sentita ed evocativa e il ritornello (la sua voce può piacere o meno), potente e originale per una ballata pop, riesce perfino a commuovermi.
Non un capolavoro ma fa il suo, un pezzo "crepuscolare" ed emozionante, pur nella sua semplicità.
6) Deep in the Motherlode (voto 6,5)
Qui non si non va molto oltre la sufficienza. Mike come al solito sforna un testo anonimo, che non emoziona, non fa sorridere, non fa riflettere. In questo caso la tematica "western" sulla corsa all'oro risulta abbastanza lontana dal loro stile e dalle loro tematiche usuali. Che c'azzecca con i Genesis (non sarà l'unico pezzo "western" dell'album tra l'altro)? Mah.
Il problema comunque ancora un volta non è tanto la tematica ma il testo in sé: non dice, nulla non coinvolge. A livello musicale andiamo un po' meglio, devo dire che l'introduzione l'ho trovata sempre ad effetto e pure l'inizio cantato è piuttosto originale:"Get out of the way fat man. You got something to do". Rende bene l'idea dell'epoca e del contesto piuttosto rude.
Le strofe sono gradevoli, per quanto un po' ripetitive. Non mi convince invece il ritornello, quel "Go west young man" ricorda un po' quel "Daddy, you promised" da Eleventh Earl of Mar, che giá non mi entusiasmava.
Tutto nella media insomma.Oltre la sufficienza soltanto la sezione centrale (All along the wagons/All along the dusty trail) che ha una bella atmosfera e il riff poderoso di chitarra di Mike al minuto 3:40, che precede l'ennesimo "Go west young man". Effettivamente forse questo è il pezzo dove Mike cerca di imitare di più lo stile di Steve, con quei classici rumorini e squittii in background. Non basta però a mio avviso per elevare il tutto molto sopra la sufficienza.
7) Snowbound (voto 5,5)
L'ho detto che i pezzi scritti solo da Mike non mi convincono quasi mai? Ecco l'ennesimo esempio. Un pezzo che vuole essere delicato ed evocativo, tra il sognante e il drammatico, ma non riesce ad essere pienamente nessuna delle due cose. Il lavoro di chitarra è buono, così come alcune immagini evocate dal testo (Lay your body down upon the midnight snow/Feel the cold of winter in your hair) ma non del tutto: non ho mai capito il senso del pupazzo di neve che muore tingendo di rosso la neve. O forse era una persona morta congelata che i bambini scambiano per pupazzo di neve? Cosa c'entra allora il fatto che, sorridenti, sollevano il suo corpo coperto di rosso (quindi si accorgono che non è un pupazzo di neve no? Allora cosa ridono e scherzano?). Mah
Tutto molto confuso, tanto che sembra un po' buttato lì. Tony se ne sarebbe uscito con qualcosa di molto più profondo.
Non mi convince nemmeno il ritornello urlato in falsetto da Phil, che viene pure ripetuto troppe volte finendo per stancare.
8) Say It's alright Joe (voto 5)
Vince il premio "pezzo più noioso dell'album".
Il ritornello non è malvagio devo dire, ma le strofe... Le strofe riescono ogni volta a farmi addormentare. Di una piattezza infinita. Per arrivare alla parte migliore del pezzo (30 secondi X2) insomma bisogna sopportare 1:30 minuti x2 di nulla.
La coda eterea e sognante sarebbe caruccia, peccato che non c'entri nulla col resto del pezzo e che arrivi in fondo a una canzone già di suo sonnolenta. Il testo parla di un ubriacone che narra di avventure immaginarie di cui è stato protagonista. Niente di particolarmente originale o esaltante, come nello stile dei testi di Mike.
9) Follow you follow me (voto 4,8)
Zuccherosa canzoncina d'amore che svolge bene il suo compito: donerà al gruppo un discreto successo prima del definitivo boom nelle classifiche. Non c'è molto da dire invece sul pezzo in sé, se si è nel mood può risultare pure piacevole ma resta una canzoncina.
10) Scenes from a night's dream (4,5)
Non mi sono mai dispiaciuti i fumetti e i testi ispirati a questi ultimi. Non ho quindi particolari problemi con la tematica: Little Nemo è un personaggio a suo modo iconico e le tavole che lo vedono protagonista hanno ispirato tantissime opere. I Genesis poi sia in passato che in futuro hanno inserito citazioni fumettistiche nei loro pezzi. Ci sta insomma che i Genesis potessero fare una canzone basata su quel personaggio. Il problema è la canzone in sé: troppo semplice, allegrotta, scivola via senza colpo ferire. Troppo abbozzata, sembra quasi una canzone non finita, meno compiuta perfino di una b-side come The Day the light went out. Si poteva sfornare qualcosa di simile a All in a mouse's night (che pure non giudico un capolavoro), resta invece una canzoncina che non va da nessuna parte. Scorre via veloce velocemente, senza colpo ferire.
11) Ballad of Big (voto 4)
Una breve intro di atmosfera che conduce a...un altro pezzo western? Ma basta.
Col testo ancora più generico tra l'altro. In pratica si parla di uno sceriffo piuttosto rude e temuto che però capita in un'imboscata degli indiani e viene ucciso. Una storiella piuttosto banalotta, frammentaria, un po' infantile.Non sarebbe comunque un problema insormontabile se a livello musicale ci fosse uno spunto, un'idea, un assolo interessante., qualunque cosa che renda il pezzo memorabile o degno di essere ascoltato. Nulla di tutto questo: sia le strofe che il ritornello sono davvero mediocri, soprattutto il secondo che trovo piuttosto fastidioso: una marcetta banalotta e noiosissima. Pure il cantato di Phil qui lo trovo irritante. Cantilenante e svogliato. Addirittura questo brano insulso è accreditato a tutti e 3, e la cosa mette tristezza (in 3 ci hanno messo mano e non sono riusciti a ricavare qualcosa di decente?).
Voto totale dell'album: 6,5
Anche se i pezzi sono di più rispetto ai dischi precedenti, 11, la classica è strutturata come al solito: 22 punti alla prima classificata, 20 alla seconda ecc.



![Diabolicus [>:-D]](./images/smilies/smile_evil.gif)
che sembra essere uscita dai neuroni del mio cervello, nella sezione di archivio recondita dove conservo i ricordi di quest'album, che ogni tanto nel tempo ho ascoltato, dandomi sempre la stessa
non so se sono riuscito a rendere "l'ironia"...
un disco come "...And then there where three"...
fino a quel momento ascoltato in un album dei Genesis, quasi da far passare la tanto vituperata IT (da "The Lamb") come un capolavoro...
![Furibondo [!:-!]](./images/smilies/smile_mad.gif)
