Il suono è ulteriormente sgrezzato e la formula del Genesis sound qui è ancora più rifinita. C'è spazio per la loro prima vera (e unica) suite di oltre 20 minuti che li catapulta a buon diritto tra le band (se non la band) più iconiche del progressive rock. Ma loro rifuggono i classici clichè del genere, e affiancano alla magniloquente Supper una serie di pezzi di diversa durata, ugualmente storici, cangianti, pieni di sorprese e influenze. I testi poi si fanno ancora più ingegnosi, raggiungendo picchi assoluti non solo nella suite di fine disco ma mostrando una capacità inarrivabile nel costruire storie e racconti pieni di personaggi bizzarri, tra il comico e il commovente. E' forse il loro disco (a livello di testi) più fantascientifico e fantasy, ma (ancora una volta) buona parte delle storie sono spunti per raccontare cose molto più "terrene" ed affacciarsi a tematiche sociali in maniera più metaforica.
Probabilmente è il disco dove i Genesis raggiungono la loro massima complessità: non sono mai stati una band progressive che ha puntato più alla tecnica che alla sostanza, tuttavia Foxtrot rispetto ai dischi che lo precedono e a quelli che lo seguono è probabilmente il loro lavoro più ostico (ma anche quello più omogeneo, superato forse in questo solo da Trick).
Insomma in poche parole un capolavoro per il gruppo, per il progressive e per il rock in generale. Ma il meglio deve ancora venire...
Per i punteggi utilizzerò lo stesso criterio degli album precedenti: 12 punti alla prima, 10 alla seconda ecc.
1) Supper's Ready (voto 12/10)
Qualcuno dubitava? Per me non è una delle migliori suite ma è LA suite. Come ho scritto sopra, i Genesis non hanno mai amato la complessità per il gusto della complessità. Sono arrivati quindi a comporre un pezzo superiore ai 20 minuti solo alle loro condizioni: non due/tre movimenti o sezioni ripetute più volte o allungate all'infinito per mezzo di assoli superflui e ridondanti. Supper è invece una suite costruita da un continuo cambiamento: di tempi, di umori, di sensazioni, di atmosfera. Forse solo la precedente Pawn Hearts, dei VDGG, può essere considerata simile a livello di struttura (lì 10 parti differenti ma indissolubili, qui 7). Tuttavia Supper la supera per inventiva e originalitá. Laddove i VDGG mantenevano sempre quel costante pessimismo cosmico, quelle atmosfere psicotiche e ombrose, i Genesis dentro Supper mettono dentro tutta la loro ecletticità: parti acustiche, ballate (Lover's Leap), cavalcate elettriche furiose vicine all'hard rock (Ikhnaton and Itsacon), pop alla Beatles (Willow Farm), crescendo sinfonici irresistibili (Apocalisse in 9/8). Sacro e profano si alternano anche grazie ad un Peter in stato di grazia non solo alla voce, ma capace di sfornare testi clamorosi, pieni di riferimenti e giochi di parole nei quali perdersi, che mettono in mezzo tematiche religiose, umorismo british (un loro marchio di fabbrica), fantascienza (come sopra), riflessioni filosofiche, riflessioni sulla guerra e parti da canzone d'amore. Commuove e fa sorridere, gasa e incanta allo stesso tempo.
In poche parole un pezzo clamoroso, che non ha eguali contenutisticamente: contiene idee per poterci riempire 3/4 dischi interi e per poterci scrivere su interi libri di interpretazioni ed analisi.
2) Watcher of the skies (voto 9,5)
Altro cavallo di battaglia, non solo del disco ma di tutta la loro discografia. L'introduzione appartiene a quei famosi momenti iconici che vengono in mente quando si pensa ai primi Genesis: ha un'atmosfera pazzesca e crea un senso di attesa quasi insostenibile. Per non parlare del finale: potentissimo e sinfonico all'ennesima potenza, preannunciato dalla sezione ritmica (Phil qui in stato di grazia) che sembra lanciare messaggi in linguaggio Morse. Vogliamo parlare del testo poi? Ancora una volta lo spunto è fantascientifico ed originalissimo: un alieno "osservatore" di pianeti si imbatte nelle nostra Terra, ormai distrutta e del tutto disabitata. Le sue riflessioni su come potessero essere i terrestri sono una riflessione a più ampio raggio sull'umanità e la sua capacità di autodistruggersi. Immaginifica
3) Get'em out by Friday (voto 9)
Una evoluzione della formula coniata con Harold The Barrel: Peter costruisce una vera e propria trama, fatta di personaggi bizzarri e caratteristici che interpreta modificando la voce e l'intonazione. In questo caso il testo e la storia sono ancora più complessi e prevedono, oltre ai protagonisti (i poveri abitanti della città di Harlow), un vero e proprio villain: il magnate immobiliare Mr. Pebble (aiutato dal suo scagnozzo The Winkler).
Particolarissima la sezione ambientata nel futuro (il 2012) che ci mostra le estreme conseguenze dei metodi utilizzati da uomini come Pebble: per fare stare più persone in un condominio si procede all'abbassamento dell'altezza delle persone. Un'idea geniale, anche se ho letto altrove che è stata ripresa da un racconto di fantascienza del quale non ricordo il titolo e l"autore. Magari qualche appassionato lo ricorda
Ancora una volta la tematica fantascientifica però non è che lo spunto per riflettere su tematiche sociali: la speculazione edilizia, il potere, la capacitá di pochi uomini di decidere il destino di chi non può fare sentire la propria voce.
Un testo ricchissimo insomma, forse troppo ricco, che a tratti mette in secondo piano la parte musicale (eccellente), piccolo difetto che sará ancora più evidente nel successivo pezzo che adotterá la stessa formula: The Battle of Epping Forest.
4) Can-Utility and the Coastliners (voto 8)
Sinceramente non ho mai capito come, dall'ispirazione data dalla figura di King Canute, siano giunti ad un titolo del genere. La parola "Canute" che diventa "can-utility" mi appare molto forzata. Pur avendoci perso molto tempo per la sezione delle traduzioni devo dire che qualsiasi traduzione di Can-Utility che mi è venuta in mente non mi ha mai del tutto convinto. Mi ha sempre dato l'idea di avere un titolo che non vuole dire nulla.
Per fortuna il pezzo in se ha un senso, eccome. Musicalmente ci mostra in maniera perfetta come si può comporte un pezzo prog, pieno di cambiamenti e tecnica strumentale, restando ben al di sotto dei 6 minuti.
La parte migliore (da brividi lungo la schiena)? Quando Peter canta " But he forced a smile even though his hopes lay dashed where offerings fell. Where they fell" e parte il crescendo sinfonico.
Il testo stavolta vira su una tematica fantasy/storica ed è una riflessione sulle capacità affabulatorie del potere e dei potenti: un re, stanco delle lodi dei suoi sudditi che lo dipingono come una specie di divinità, ordina alla marea di arrestarsi davanti a sé, pur intuendo le conseguenze tragiche. Anche con il trono ormai preda delle onde e con il re ormai "smascherato" i suoi sudditi continuano ancora ad intonare cori in suo nome.
Un ottimo pezzo che in altri album sarebbe stato sicuramente sul podio.
5) Time Table (7,5)
Brano minore? Forse rispetto al resto si, ma non i generale. Si tratta di un pezzo squisitamente "classico", guidato quasi totalmente da Tony e da un Peter carismatico che ci narra di come, anche col passare dei secoli e il cambiare di re, regine, certe cose non cambiano mai (la morte, la violenza, il razzismo, la sopraffazione). I volti si avvicendano ma non alcune cose restano immutabili.
6) Horizon (voto 7+)
Si, è un breve intermezzo. Una breve introduzione acustica a Supper opera del solo Steve. Si, i primi secondi sono "copiati". Tutto quello che volete ma resta un bozzetto delizioso che da fan di Steve non posso non apprezzare.
Voto globale dell'album: 10



Come ha già giustamente evidenziato Thomas, la parte tastieristica dopo "But he forced a smile even though his hopes..." sembra anticipare di oltre un decennio certe sonorità new-wave, pazzesco
ma è incredibile tutto il brano . Testo interessante, un po' criptico ma va benissimo così, questi erano i Genesis.
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)

naturalmente apprezza assai anche molte delle canzoni da "Genesis" e "IT").
già abbandonato la band...).![Commosso [:.-(]](./images/smilies/smile_cry.gif)