Cerco di piantare anch'io alcune pietre miliari, prendendo spunto da alcuni complessi che avete già menzionato e cercando di non fare un elenco verboso che non interessi molto a chi legge.
1975: Charles AznavourIn un piccolo diario che avrebbe dovuto accompagnare la mia crescita, mia mamma aveva annotato che all'età di tre anni e tre mesi (!!!) avevo imparato ad usare il giradischi e che mettevo sù da solo i dischi di Charles Aznavour, artista che tutt'ora stimo e rispetto moltissimo. Non so spiegarmi come mai avessi così tanto nel sangue non solo la musica, ma in particolare proprio i dischi e i giradischi, ma questa testimonianza scritta di mia mamma certifica che mi sono dato
l'imprinting da solo. Ho addirittura una foto in cui sono piccolissimo e manovro il mio amato giradischi, una fonovaligia rossa della Philco. Altri ascolti importanti del periodo: Angelo Branduardi (tuttora tra i miei italiani preferiti), Inti-Illimani (che godono del mio alto rispetto non solo per la musica popolare ma contemporaneamente d'altissima qualità che proponevano, ma anche per l'impegno politico pagato sulla loro pelle) e Fabrizio De Andrè (cantautore di cui riconosco senza difficoltà l'enorme importanza, ma che riascolto a piccole dosi, forse anche per la sua voce baritonale da forte fumatore che non è tanto nelle mie corde).
1980: Rolling StonesColloco in un anno "centrale" delle scuole elementari la mia scoperta dei Rolling Stones, prima passione veramente "mia", cioè non un semplice ascolto di dischi già appartenenti ai miei genitori. Ebbe inizio quando mia mamma trovò in strada Flowers, una delle loro prime
compilation. Dico "in strada" in senso letterale: difatti questo disco - che ancora possiedo per ricordo - forse lanciato da una finestra o un balcone o un'auto in corsa, è ascoltabile solo sul lato sopra al quale passavano le gomme delle auto, mentre il lato che era rivolto verso l'asfalto è ridotto in condizioni pietose. Ignoro difatti quasi del tutto il contenuto del lato B.
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Successivamente riuscii a farmi acquistare in edicola la prima uscita promozionale della collana della Curcio "La grande Storia del Rock", il cui nunmero 1 era proprio una
compilation più o meno ragionata e con qualche riga di commento storico-critico dei Rolling Stones. Poco dopo degli amici di famiglia mi regalarono per natale il disco dal vivo Still Life.
1981: Phil CollinsDato all'anno successivo il mio primo contatto con Phil Collins, che si sentiva ovunque in radio con In The Air Tonight. Negli anni immediatamente dopo mi feci regalare, sempre a Natale, sia Face Value che Hello I Must Be Going (se non ricordo male arrivarono addirittura assieme). Nel 1985, quando uscì No Jacket Required, ormai ero lanciatissimo e lo consumai con il walkman, divenne la colonna sonora delle mie scuole medie. Sempre in quell'anno venni a sapere che Collins aveva cantato anche in un complesso chiamato Genesis, fu così che acquistai Duke, che come già ricordato in altri thread all'epoca era un disco ancora quasi "nuovo" e si trovava senza problemi in prima stampa nei negozi di dischi. In teoria giunti a quell'anno erano già usciti sia Abacab che Genesis, ma mi ricordo benissimo che ritenevo le copertine troppo "strane" rispetto alle altre e non riuscivo nemmeno a capire se si trattasse dello stesso complesso, e soprattutto se veramente ci cantasse Phil Collins. Non so se fu anche in questo caso una questione di
imprinting, ma devo dire che si trattò di una vera "partenza in quarta": ancora adesso penso che Duke, nel periodo post-progressivo dei Genesis, sia un disco veramente eccezionale, e credo che senz'altro lo consiglierei a chi, come me, volesse ascoltare cosa avesse fatto di buono Phil Collins con i Genesis.
1984: Pink FloydSi era ormai sparsa la voce che ero molto appassionato di audio, per cui ogni tanto parenti o amici di famiglia mi portavano in regalo giradischi o radio o registratori che intendevano dismettere. All'interno di uno di questi "lotti" trovai la cassetta, originale si badi bene, di Wish You Were Here. Non ricordo esattamente l'anno, ma sicuramente frequentavo la scuola media. Ripensandoci adesso la cosa è un po' particolare perché Wish You Were Here era un album all'epoca piuttosto recente, e pare strano che qualcuno se ne fosse stufato al punto da buttarlo via, ma evidentemente così è la vita. Mi sembrava un disco stranissimo, con questi tappeti d'organo che, alla mia giovanissima età e con la sensazione del tempo dilatato che si ha in quel periodo, mi sembrava non finissero mai. Era comunque un suono ipnotico, al quale tornavo volentieri, e mi abituai così ad ascoltare il progressive sinfonico dei Pink Floyd. Confesso però che il rumore delle "macchine" in Welcome To The Machine mi inquietava un poco, anche perché la mia conoscenza dell'inglese all'epoca era di base e non ero in grado di capire cosa stesse succedendo a livello di liriche.
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Grazie alla generosa offerta di un cugino adulto, Dino, pochi anni dopo potei vederli dal vivo a Torino, nel tour di Momentary Lapse Of Reason.
1986: CSN & Y
1986: Nick DrakeFu il medesimo cugino adulto Dino, anche lui appassionato di chitarra folk, che nel frattempo avevo cominciato a suonare, a farmi conoscere sia CSNY che Nick Drake. Di Nick Drake (che anche lui aveva conosciuto in quegli stessi anni, e quindi in forte ritardo, dopo aver ascoltato per caso un brano trasmesso in radio) il cugino possedeva un cofanetto contenente i 3 dischi incisi in vita più un quarto disco di inediti (credo il tutto si intitolasse Fruit Tree). Ricordo che non voleva prestarmelo perché pensava che la musica di Drake fosse troppo crepuscolare per piacermi, e che gli sarebbe poi dispiaciuto sentirmene parlare male. Dovetti insistere moltissimo, anche perché i miei genitori - sempre lungimiranti - mi impedirono in tutti i modi di acquistare
con i miei risparmi, e sottolineo miei, il medesimo cofanetto. Alla fine a furia d'insistere e giurando su quanto a me più caro (cioè i dischi di Phil Collins
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
) che non ne avrei comunque parlato male, riuscii a farmi prestare il sospirato cofanetto e a registrare i dischi su quattro cassette, nonché a fotocopiare in A3 il ricco libretto con critica e liriche che accompagnava il tutto - un'operazione che considerati i mezzi disponibili in quegli anni si poteva definire "spericolata".
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Faccio presente che all'epoca quelle poche pagine erano tutto quanto era dato sapere su vita morte e miracoli di Nick Drake, e chi c'era mi è testimone e sa che non sto affatto esagerando. Morale della favola: acquistai poi da adulto le ristampe dei dischi di Nick Drake, in piena era CD, quando i 33 giri ormai erano roba da intenditori e costavano una fortuna, tanto che al prezzo di ciascuno di quei singoli dischi avrei potuto acquistare nel decennio precedente l'intero cofanetto che li conteneva tutti.
![Morto dalla noia [:(-(]](./images/smilies/smile_bored.gif)
Fu in un certo senso una "lezione", ma decisamente non nel senso che intenedevano i miei genitori, anzi proprio al contrario.
2002: Alan StivellOK, questo è qui solo perché Ender l'ha menzionato, altrimenti non mi sarebbe proprio venuto in mente.
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Ma ne parlo lo stesso perché comunque è un bel ricordo: dopo la laurea, quando iniziai a lavorare con un contratto fisso in ospedale, avevo una collega più avanti con gli anni che era stata una vera hippy negli anni '70, aveva vissuto in una comune qui in Piemonte. Si faceva chiamare Lucia, anche se non era il suo nome di battesimo, e in alcune occasioni mi aveva parlato di come avesse ascoltato tantissimo Live In Dublin, di quanto fosse un bel disco. E così, partendo proprio da quel live, acquistai i miei dischi di Stivell, tutti centrati attorno a quel periodo storico.