I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Sezione riservata al celebre chitarrista del complesso nei suoi anni piu' gloriosi, ed in seguito impegnato in una carriera solista che prosegue tutt'oggi.

I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 05 Oct 2025, 19:52

Si, lo so, la sezione più adatta è quella che riguarda Steve nello specifico. Ma forse qui il topic ha più visibilità e trattandosi comunque di una classifica forse è meglio discuterne in un topic più "vario".

Parliamo del solito Zuffanti (che in questo stesso articolo, tra l'altro, si toglie qualche sassolino) ma comunque se mi avessero detto qualche anno fa che avremmo visto una classifica del genere su Rolling Stone non ci avrei mai creduto [:D]


https://www.rollingstone.it/musica/clas ... 06594/amp/

Non avrei mai inserito nei primi 10 posti un album come Blues with a feeling, che secondo me rappresenta uno dei lavori meno riusciti del nostro. Un paio di buoni pezzi ci sono ma si tratta di blues classico e niente affatto entusiasmante e anche piuttosto lontano dallo Steve che conosciamo.
A Midsummer Night’s Dream gradevole si ma non sono un grande fan degli album classici di Steve.

Bay of Kings quarto? Mah
Avrei poi messo Defector al terzo posto e non Please Don't touch.

Avrei invertito i primi due posti ma sono indubbiamente i due migliori di Steve. Gli unici forse sui quali siamo d'accordo tutti.

Più o meno oggi farei una classifica di questo tipo (ma con gli album di Steve cambio continuamente idea)

1) Voyage of The Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Defector
4) Guitar Noir
5) Please Don't touch
6) To Watch the storms
7) Darktown
8) Wild Orchids
9) Out of the tunnel's mouth
10) Beyond the shrouded Horizon
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby TDuke » 06 Oct 2025, 10:17

A me piacciono invece anche i suoi lavori più classici come ad esempio "Under a Mediterranean Sky", per il resto classifica tutto sommato onesta, anche io (come molti immagino) avrei messo al primo posto "Voyage of The Acolyte" album che non ho difficoltà ad annoverare tra i migliori album prog di sempre, qualche dubbio invece per "Please Don't touch" che avrei relegato un po' più in giù essendo un album fin troppo variegato nei generi.

Comunque è sempre bello leggere un articolo dedicato a Steve che , come appunto ricordato nell'articolo stesso, spesso non riceve le considerazioni che merita. Certamente, l'intensa e continua attività live gli permette in qualche modo di essere ancora "a galla" e di ricevere perfino qualche tardiva soddisfazione... giusto così [:)]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 06 Oct 2025, 13:26

E bravo Thomas, mi hai completamente "bruciato" il nuovo topic con cui contavo di aprire le danze stamattina! [:D]

Occorre dire che da quando Zuffanti collabora stabilmente con Rolling Stone, la rivista ha completamente cambiato faccia, e questo special (niente meno!) tutto dedicato a Steve ne è l'n-esima prova!

A prescindere dal fatto che i gusti sono gusti, e che quasi certamente quelli di Zuffanti non combaciano con i miei, credo comunque che più che elencare veramente i suoi 10 album preferiti di Steve, Zuffanti abbia un po' forzato la mano con alcune posizioni per mostrare quanto sia varia la musica che Steve ha inciso negli anni. Per esempio anch'io mai e poi mai avrei inserito Blues With A Feeling nei primi 10, e nemmeno A Midsummer Night’s Dream, ma credo per l'appunto che siano lì a bella posta. [;)] Credo abbia voluto intenzionalmente evitare di elencare 10 dischi che alla fine suonassero un po' tutti uguali.

Notevolissima l'introduzione alla classifica, che quasi sembra riportare numerose nostre dissertazioni riguardo il dualismo Gabriel-Collins, oppure di come un management inadeguato abbia relegato i Genesis nel dimenticatoio o quasi. Su altre cose mi trovo meno d'accordo, per esempio che To Watch the Storms sia il suo ultimo album "degno": io trovo invece che almeno 2-3 album del "risorgimento" di Steve negli anni 2000 lo sopravanzino, e pure di parecchie incollature. Onestamente non avevo mai neppure riscontrato nessun parallelismo tra quanto stesse facendo Steve e quanto stessero facendo i King Crimson, né ora che ne leggo mi pare che ciò corrisponda a realtà, ma forse questa è una lacuna mia.

Divertente infine constatare per indizi che Zuffanti possiede di Spectral Mornings una versione d'epoca, poiché cita The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere (più avanti corretto in Tai Chi), mentre possiede una ristampaccia di Guitar Noir in quanto cita Sierra Quemada come brano d'apertura, mentre nella prima stampa era un brano di centro disco. [:D]

Più tardi o domani mi riprometto di commentare più in dettaglio le scelte di Zuffanti, e magari di proporre a mia volta una mia classifica ragionata. [8D]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 06 Oct 2025, 15:32

highinfidelity wrote:E bravo Thomas, mi hai completamente "bruciato" il nuovo topic con cui contavo di aprire le danze stamattina! [:D]


[:0] [I8)] [:D]



highinfidelity wrote:
A prescindere dal fatto che i gusti sono gusti, e che quasi certamente quelli di Zuffanti non combaciano con i miei, credo comunque che più che elencare veramente i suoi 10 album preferiti di Steve, Zuffanti abbia un po' forzato la mano con alcune posizioni per mostrare quanto sia varia la musica che Steve ha inciso negli anni. Per esempio anch'io mai e poi mai avrei inserito Blues With A Feeling nei primi 10, e nemmeno A Midsummer Night’s Dream, ma credo per l'appunto che siano lì a bella posta. [;)] Credo abbia voluto intenzionalmente evitare di elencare 10 dischi che alla fine suonassero un po' tutti uguali.


Si, credo anch'io l'intenzione fosse quella. E' come se dicesse "con lui vi aspettate di ascoltare solo strumentali progressive ma guardate che Hackett suona anche il blues eh"


highinfidelity wrote:Onestamente non avevo mai neppure riscontrato nessun parallelismo tra quanto stesse facendo Steve e quanto stessero facendo i King Crimson, né ora che ne leggo mi pare che ciò corrisponda a realtà, ma forse questa è una lacuna mia.


Beh, tutti i chitarristi progressive in un certo senso si sono dovuti "abbeverare" in qualche modo da quella fonte. Ci sono dichiarazioni dell'epoca dei nostri che hanno paura che Selling suonasse troppo simile ai KC (mi sembra parlassero proprio di Firth of fifth). Il suono di Steve non è uguale a quello di Fripp ma quell' attitudine alla sperimentazione, ai "rumorini", a certe distorsioni lo ricordano alla lontana.
Poi certi suoi pezzi da solista hanno forti somiglianze. La citata Mechanical Bride sembra una moderna 21st century schizoid man, ma tanti altri pezzi di Steve hanno sonorità crimsoniane (Please Don't touch, A tower struck down, o altri pezzi di Darktown citati da Zuffanti, tipo Omega Metallicus o la stessa title track).
Poi certo spesso sono più questioni di "approccio" che vere e proprie somiglianze sonore.


highinfidelity wrote:Divertente infine constatare per indizi che Zuffanti possiede di Spectral Mornings una versione d'epoca, poiché cita The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere (più avanti corretto in Tai Chi), mentre possiede una ristampaccia di Guitar Noir in quanto cita Sierra Quemada come brano d'apertura, mentre nella prima stampa era un brano di centro disco. [:D]


A me sembra di ricordare che fosse sempre Tachai, sia prima che dopo. Avevo a portata di mano il CD rimasterizzato di metà anni 2000 e pure lì riporta Tachai.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 07 Oct 2025, 07:01

Thomas Eiselberg wrote:A me sembra di ricordare che fosse sempre Tachai, sia prima che dopo. Avevo a portata di mano il CD rimasterizzato di metà anni 2000 e pure lì riporta Tachai.


Ah, allora hanno proseguito con copie anastatiche dell'errore, che è stato corretto solo nei "live".
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Duke59 » 09 Oct 2025, 08:42

Confesso che dopo il "poker" dei primi 4 album

Voyage of The Acolyte, Please Don't touch, Spectral Mornings e Defector

ho seguito Hackett in modo discontinuo

Tra tutti gli album successivi ho "frequentato" in modo tiepido

Cured, Higly strung, Bay of kings e Till we have faces

Poi dopo il tentativo fallito dei GTR "abbandonai" Hackett

Mi riavvicinai quando uscì Darktown e in seguito recuperai Guitar noir.

Da lì in avanti ho praticamente acquistato tutti gli album successivi fino all'ultimo The circus and the nightwhale

Album che trovo piacevoli che però non contengono brani che mi abbiano colpito in modo particolare, al di là del notare come la tecnica chitarristica di Steve sia migliorata con il passare del tempo.

Fatta questa premessa la mia classifica, incompleta e viziata da quanto detto sopra, è la seguente

1-Defector
2-Voyage of the Acolyte
3-Spectral mornings
4-Please don't touch
5-To watch the storms
6-Darktown
7-Cured (album bizzarro e con molti difetti che però per me è legato a momenti particolari)
8-Bay of kings (sarebbe un buon album, peccato per l'eccesso di riverbero messo sulla chitarra acustica che rende innaturale e leggermente impastato il suono)

Tra quelli usciti dopo To watch the storm, tutti di buon livello ma non capolavori, non ne saprei indicare uno che prediligo rispetto agli altri.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 09 Oct 2025, 17:48

Duke59 wrote:Fatta questa premessa la mia classifica, incompleta e viziata da quanto detto sopra, è la seguente

1-Defector
2-Voyage of the Acolyte
3-Spectral mornings
4-Please don't touch
5-To watch the storms
6-Darktown
7-Cured (album bizzarro e con molti difetti che però per me è legato a momenti particolari)
8-Bay of kings (sarebbe un buon album, peccato per l'eccesso di riverbero messo sulla chitarra acustica che rende innaturale e leggermente impastato il suono)



Strano leggere Defector addirittura davanti a Voyage e Spectral Mornings. Credo di non aver mai letto nessuno, a parte te, che lo preferisca ad uno di quei due. Resta comunque un album di valore e da podio comunque. Diciamo che è qualitativamente ottimo ma ha il difetto rispetto agli altri due di non avere un vero e proprio cavallo da battaglia, una Every Day/Spectral Mornings o una Ace of Wands/Shadow of the Hierophant.

Singolare la scelta di Cured, album che nonostante io abbia scelto come avatar (per il faccione di Steve sorridente e spensierato) non rappresenta certo il meglio del nostro. Ma ha un paio di pezzi per me di ottimo livello (The air conditioned nightmare e Overnight sleeper. Poi non è malaccio neppure Hope i Don't wake).
A mio avviso a parte i primissimi album non c'è forse nessun album di Steve perfetto dall'inizio alla fine, tuttavia pure negli album meno riusciti c'è sempre qualcosa di valore, degno di ascolto. Vale ad esempio pure per i controversi Highly Strung (Camino Royale/Cell 151) o Till we have faces (Duel/A doll that's made in Japan/Taking the Easy way out), che sono tra le sue cose meno riuscite.


Negli ultimi album Steve ha recuperato una certa omogeneità anche se forse non c'è nessuno brano degno dei suoi migliori in assoluto.

Stupisce comunque non leggere nella tua classifica Guitar Noir, album a mio avviso tra i più riusciti e gradevoli della sua discografia.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby aorlansky60 » 10 Oct 2025, 06:51

Duke59 wrote:Confesso che dopo il "poker" dei primi 4 album

Voyage of The Acolyte, Please Don't touch, Spectral Mornings e Defector

ho seguito Hackett in modo discontinuo

Tra tutti gli album successivi ho "frequentato" in modo tiepido

Cured, Higly strung, Bay of kings e Till we have faces

Poi dopo il tentativo fallito dei GTR "abbandonai" Hackett

Mi riavvicinai quando uscì Darktown e in seguito recuperai Guitar noir.

Da lì in avanti ho praticamente acquistato tutti gli album successivi...



davvero sorprendente similitudine per quanto riguarda l'approccio verso il chitarrista, sembra infatti di rivedermi alle prese con le pubblicazioni di Hackett nel corso del tempo...

Acquistai 'a scatola chiusa' i suoi primi 4 albums, poi ricordo di aver glissato a suo tempo quando uscì 'CURED' a causa delle cattive recensioni che lessi sulle riviste che allora seguivo (STEREOPLAY in particolare), mentre invece acquistai poi il successivo "Bay of kings" soprattutto per la copertina quando me lo ritrovai davanti (opera dell' allora moglie Kim Poor immagino) e devo dire che non mi deluse.

La mia personale classifica sui titoli di Hackett non può, alla fine, non prescindere da quanto detto sopra, confermo infatti di non possedere tutti i suoi albums (soprattutto gli ultimi in ordine di pubblicazione) :

1) Voyage of The Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Please Don't touch
4) Bay of kings
5) Defector
6) To Watch the storms
7) Darktown
8) Out of the tunnel's mouth
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Duke59 » 10 Oct 2025, 07:31

Thomas Eiselberg wrote:
Duke59 wrote:Fatta questa premessa la mia classifica, incompleta e viziata da quanto detto sopra, è la seguente

1-Defector
2-Voyage of the Acolyte
3-Spectral mornings
4-Please don't touch
5-To watch the storms
6-Darktown
7-Cured (album bizzarro e con molti difetti che però per me è legato a momenti particolari)
8-Bay of kings (sarebbe un buon album, peccato per l'eccesso di riverbero messo sulla chitarra acustica che rende innaturale e leggermente impastato il suono)



Strano leggere Defector addirittura davanti a Voyage e Spectral Mornings. Credo di non aver mai letto nessuno, a parte te, che lo preferisca ad uno di quei due. Resta comunque un album di valore e da podio comunque. Diciamo che è qualitativamente ottimo ma ha il difetto rispetto agli altri due di non avere un vero e proprio cavallo da battaglia, una Every Day/Spectral Mornings o una Ace of Wands/Shadow of the Hierophant.


Defector è un album che amo tantissimo, sicuramente l'album di Steve che ho ascoltato di più nella mia vita (da studente lo ascoltavo ripetutamente anche 2-3 anche 4 volte al giorno). Lo trovo più omogeneo dei precedenti (a parte lo scherzetto "Sentimental institution") e trovo che fluisca splendidamente come una specie di concept album, inoltre le armonie vocali sono splendide. E' vero che non ha nessun brano che "esca" in modo particolare, ma non ha nemmeno brani deboli o riempitivi. Il brano più debole è "The show" che resta comunque una canzone piacevole.

Su "Spectral mornings" invece ci sono quattro brani che ho spesso skippato perchè mi dicono poco: Clocks (so che a molti suonerà blasfemo ma più che un brano mi sembra un insieme di effetti speciali, inoltre lo trovo troppo schematico e mi annoia velocemente) - The ballad of the decomposing man - Lost time in cordoba - Tigermoth.

Invece per quanto riguarda "Voyage" il cantato di Steve su "The Hermit" non mi fa impazzire e spiega il secondo posto nella
mia classifica.

Thomas Eiselberg wrote:Singolare la scelta di Cured, album che nonostante io abbia scelto come avatar (per il faccione di Steve sorridente e spensierato) non rappresenta certo il meglio del nostro. Ma ha un paio di pezzi per me di ottimo livello (The air conditioned nightmare e Overnight sleeper. Poi non è malaccio neppure Hope i Don't wake).


Cured rappresenta una scelta atipica più per motivi personali che per motivi musicali. Però i brani che hai citato hanno del potenziale che avrebbe meritato una produzione migliore. Ma a questo album particolare di Steve è stato dedicato un topic apposito.

Thomas Eiselberg wrote:Stupisce comunque non leggere nella tua classifica Guitar Noir, album a mio avviso tra i più riusciti e gradevoli della sua discografia.


E' un album che ho ascoltato poco (sono un ascoltatore poco sistematico, come si sarà intuito [:D] ).
Ora che sono diventato pensionato in leggero anticipo e ho più tempo lo devo risdpolverare.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby aorlansky60 » 10 Oct 2025, 07:49

Per conoscere a fondo l'opera di Steve Hackett ci sarebbero da citare anche titoli che esulano da una classifica di albums "da studio", ovvero quanto documentato su disco della sua attività "live", ci sono cose davvero interessanti da conoscere che danno una buona idea del suo livello e di quello delle sue varie bands di accompagnamento che scelse nel tempo, come "THE TOKYO TAPES" e il corposo cofanetto (4 CD) "Live Archives 70's 80's 90's" che mi sentirei di consigliare.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby rkive » 10 Oct 2025, 08:31

Da un sondaggio del 2022 di Genesis News Forum:

Please Don't Touch [1978]
58%
Spectral Mornings [1979]
58%
Voyage Of The Acolyte [1975]
49%
Darktown [1999]
44%
To Watch The Storms [2003]
33%
Defector [1980]
28%
Guitar Noir [1993]
28%
Beyond The Shrouded Horizon [2011]
23%
Out Of The Tunnel's Mouth [2009]
16%
Wild Orchids [2006]
14%

Rolling Stone:

1) Voyage of The Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Defector
4) Guitar Noir
5) Please Don't touch
6) To Watch the storms
7) Darktown
8) Wild Orchids
9) Out of the tunnel's mouth
10) Beyond the shrouded Horizon

Diciamo quasi uguali tranne le posizioni. [:-I]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 10 Oct 2025, 13:18

Duke59 wrote:
Su "Spectral mornings" invece ci sono quattro brani che ho spesso skippato perchè mi dicono poco: Clocks (so che a molti suonerà blasfemo ma più che un brano mi sembra un insieme di effetti speciali, inoltre lo trovo troppo schematico e mi annoia velocemente) - The ballad of the decomposing man - Lost time in cordoba - Tigermoth.

Invece per quanto riguarda "Voyage" il cantato di Steve su "The Hermit" non mi fa impazzire e spiega il secondo posto nella
mia classifica.


Clocks è uno strumentale piuttosto particolare e crimsoniano. A mio avviso da il meglio dal vivo ma anche la versione in studio è ottima. Si, forse è un po' schematico ma musicalmente è molto evocativo e rockeggiante (gli effetti speciali servono solo da introduzione alla parte più veloce e rock dello strumentale, che adoro).
Tigermoth invece per me è uno dei vertici dell'album: meravigliosa la sua struttura che lo rende un pezzo diviso in due parti distinte, con questo inizio strumentale molto evocativo dove Steve con la sua chitarra riesce davvero a dipingere immagini (sembra di vederlo l'aereo che cade e si schianta) e la seconda parte invece molto british e di classe.
Lost time in Cordoba è uno strumentale di pura atmosfera , in quanto tale, può affascinare alcuni (me) così come annoiare altri.
Forse l'unico pezzo che ritengo non all'altezza degli altri è The Ballad... ma si tratta di un brano volutamente scherzoso e per stemperare la tensione di un album altrimenti molto carico da quel punto di vista.

Voyage invece non ha difetti per me, neppure The Hermit. La voce di Steve è ancora acerba (poi imparerà ad usarla meglio) ma la trovo perfetta per il brano in questione. Si limita ad accompagnare la parte strumentale senza strafare e va benissimo così.

Defector invece presenta quasi tutti pezzi gradevoli e molti ottimo livello ma The show ad esempio è ascoltabile, ma l'ho sempre trovata proprio fuori posto in quell'album (disco music? Forse ci stava meglio in Please Don't ouch che sperimenta con i generi). Sentimental institution meglio, anche se sembra più un esercizio di stile. Slogans se non piace Clocks mi meraviglio che piaccia. E' uno strumentale ancora più schematico e particolare (ma come ci stava Clocks su Spectral Mornings ci sta pure Slogans su Defector). Two vamps as guests bozzetto acustico un po' superfluo. Il resto è tutto di ottimo livello.

rkive wrote:Da un sondaggio del 2022 di Genesis News Forum:

...

Rolling Stone:

1) Voyage of The Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Defector
4) Guitar Noir
5) Please Don't touch
6) To Watch the storms
7) Darktown
8) Wild Orchids
9) Out of the tunnel's mouth
10) Beyond the shrouded Horizon

Diciamo quasi uguali tranne le posizioni. [:-I]


In realtà quella è la mia classifica personale, quella di Rolling Stone è molto diversa [;)]

Quelli di Genesis News invece hanno votato in pratica tutti gli album che ho messo pure io, cambiano solo le posizioni (Please Don't touch primo? Mah [:-I] )
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby rkive » 10 Oct 2025, 13:45

Classifica Rolling Stone.

1) Spectral Mornings
2) Voyage of The Acolyte
3) Please Don't touch
4) Defector
5) Bay of Kings
6) Guitar Noir
7) A Midnight' Summer Dream
8) Darktown
9) To Watch the storms
10) Blues with a Feeling

Blues e Midnight li vedo per fare capire l' esplorazione musicale di Steve. [:-I]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby maomac 2 » 12 Oct 2025, 20:10

Devo essere sincero 10 album di Steve non riesco a classificarli in quanto l'ho seguito fino a Cured e Highly Strung e visto che non mi erano piaciuti ho poi lasciato perdere fino ai Genesis Revisited.
Da allora ho recuperato To Watch the Storms e da quando l'ho seguito dal vivo con le sue date di Milano e Legnano ho avuto modo di conoscere gli album da Wolflight ad oggi. Belli sono anche il live Tokio Tapes,
comunque questi sono i miei 5 album preferiti:
1 - Voyage of the Acolyte
2 - Spectral Mornings
3 - Please Don't Touch
4 - Defector
5 - To Watch the Storms

Nei live che ho potuto assistere ho sempre notato che i brani tratti da Voyage e Spectral erano seguiti con passione dal pubblico poi quelli tratti dai suoi ultimi album alla fine davano un pò noia e non si vede l'ora che inizi la parte Genesis per rivitalizzare il pubblico.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 13 Oct 2025, 10:06

Beh, è un po' quello che accade per tutti i musicisti "storici": il pubblico vuole ascoltare principalmente i pezzi classici, quelli nuovi non se li fila nessuno (belli o brutti che siano). Gli Yes credo che dal vivo propongano solo materiale storico pur continuando a sfornare nuovi album. E accade per tanto altri gruppi storici, figuriamoci per Steve che, pur avendo avuto un certo successo (nel periodo dei primissimi album), resta (come solista) un artista di nicchia.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby HogweedBack » 13 Oct 2025, 10:16

La cosa bella di Steve è che, nell'approccio low profile che ha sempre adottato, ha saputo tirare fuori sempre delle grandi perle in album che magari non facevano gridare al capolavoro. Mi riferisco per esempio a brani come "In memoriam" dove il nostro ha tirato fuori un suono pazzesco di guitar synth omaggiando il grande Pat Metheny.

Indubbiamente Steve è sempre stato un gran ricercatore del "suono" invece del "virtuosismo".

Tempo fa ebbi l'occasione di incappare in un bell'articolo che certifica questa sua ricerca.

https://www.joness.com/gr300/steve-hack ... gr-500.htm

Per me la sua carriera musicale può essere sintetizzata da questo suo pensiero:

"It struck me that there were enough guitarists playing to sound like guitars, so I'd try to work in other areas. A lot of criticism was aimed at me for this, people would say, 'You might as well have another keyboard player as have him I suppose if doing that, you know' . anything was definable it was due to the fact that I wasn't competing with the speed merchants."

Detto questo, di seguito la mia top 10 [:)] :

1) Voyage of The Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Please Don't Touch
4) Defector
5) Out of the tunnel's mouth
6) To Watch the storms
7) Blues with a feeling (per me al netto dei suoi limiti è un esperimento molto simpatico!)
8) Darktown
9) Guitar Noir
10) Beyond the shrouded Horizon
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Duke59 » 14 Oct 2025, 08:28

Thomas Eiselberg wrote:
Duke59 wrote:
Su "Spectral mornings" invece ci sono quattro brani che ho spesso skippato perchè mi dicono poco: Clocks (so che a molti suonerà blasfemo ma più che un brano mi sembra un insieme di effetti speciali, inoltre lo trovo troppo schematico e mi annoia velocemente) - The ballad of the decomposing man - Lost time in cordoba - Tigermoth.

Invece per quanto riguarda "Voyage" il cantato di Steve su "The Hermit" non mi fa impazzire e spiega il secondo posto nella
mia classifica.


Clocks è uno strumentale piuttosto particolare e crimsoniano. A mio avviso da il meglio dal vivo ma anche la versione in studio è ottima. Si, forse è un po' schematico ma musicalmente è molto evocativo e rockeggiante (gli effetti speciali servono solo da introduzione alla parte più veloce e rock dello strumentale, che adoro).
Tigermoth invece per me è uno dei vertici dell'album: meravigliosa la sua struttura che lo rende un pezzo diviso in due parti distinte, con questo inizio strumentale molto evocativo dove Steve con la sua chitarra riesce davvero a dipingere immagini (sembra di vederlo l'aereo che cade e si schianta) e la seconda parte invece molto british e di classe.
Lost time in Cordoba è uno strumentale di pura atmosfera , in quanto tale, può affascinare alcuni (me) così come annoiare altri.
Forse l'unico pezzo che ritengo non all'altezza degli altri è The Ballad... ma si tratta di un brano volutamente scherzoso e per stemperare la tensione di un album altrimenti molto carico da quel punto di vista.



Visto che saranno stati almeno 30/35 anni anni che non ascoltavo né Tigermoth né Clocks (a parte le volte in cui l'ho sentita live, ovviamente, ma comunque non di recente) ho provato a riascoltarli oggi per vedere se il mio giudizio potesse cambiare.

Ecco le mie impressioni.

Tigermoth
Il brano consta essenzialmente di tre parti distinte formando una specie di microsuite.
La prima parte è molto evocativa e drammatica, densa di pathos (con alcuni momenti che richiamano brevi passaggi che ritroveremo nella futura "Slogans") e anche l'aspetto "rumoristico" della chitarra di Steve megafiltrata è molto convincente. Questa parte, che sembra una colonna sonora, mi piace e onestamente non ricordavo nemmeno che facesse parte del pezzo.

La seconda parte invece ha la forma di canzone ed è quella che mi lascia perplesso e che ricordavo. Questa canzone potrebbe stare su un album di Zappa data l'amara ironia del ritornello che canta in modo solenne e sarcastico la sorte degli aviatori nazisti che morirono nella seconda guerra mondiale

"Ecco alcuni dei vostri amici di giovedì scorso
Abbattuti nel fiore degli anni su Roma
I ragazzi che non potranno mai tornare a casa

Furono lanciati a cento metri
Fatti a pezzi
Finché non ci incontreremo di nuovo, amici miei
Nessun rimpianto e Lily Marlene canta ancora"

Armonicamente assai elaborata e caratterizzata da arrangiamenti raffinati, questa parte parodizza le canzoni di guerra degli anni '40 e, sebbene sia coerente con il tema della microsuite, mi dà le stesse sensazioni che ebbi con l'album "Please don't touch", ovvero quella di una macedonia di elementi disgiunti che non si armonizzano del tutto l'uno con l'altro. Una specie di inserto alla "Willow farm" che contrasta enormemente con la drammaticità di ciò che lo ha preceduto ma che alle mie orecchie suona meno coerente con l'insieme.

Ora, a posteriori, dopo aver letto l'autobiografia di Steve, mi viene in mente che la prima moglie di Hackett, Ellen, era tedesca e che lui la conobbe nei primissimi anni settanta durante un tour a Francoforte. Sono andato a rileggere quella parte della biografia e viene fuori che lei lavorasse per un amico che era stato roadie per Marlene Dietrich! Hackett afferma anche che "Stranamente, Ellen aveva un certo aspetto alla Marlene." Questa cosa potrebbe spiegare i riferimenti all'immaginario tedesco contenuti in questa canzone (spoiler: il matrimonio con Ellen non finì bene).

C'è infine l'ultima parte di Tigermoth in cui due chitarre suonano intrecciandosi e terminano su un arpeggio ostinato molto piacevole. Questa parte a se stante è gradevole e ben costruita, ma anche qui mi dà la strana impressione che la somma sia inferiore al valore delle singole parti.

Clocks
Invece su Clocks mi devo ricredere. Me la ricordavo più lenta e meno "dritta" al punto. In particolare la transizione tra la parte dei bassi e quella dove la chitarra e il gruppo escono full force me la ricordavo esageratamente lunga e dispersiva. Invece non è così. E il fill di Shearer (come tutta la parte di batteria del pezzo) è mostruoso. Questo accresce il mio rammarico per lo scioglimento di questa band che era davvero straordinaria e che ebbi la fortuna di vedere live a Torino nel 1980.

Alla luce di tutto ciò quindi Spectral mornings recupera qualcosa nella mia valutazione, ma non al punto da risultare superiore a Voyage e Defector per cui resta confermato al terzo posto. [:D]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 14 Oct 2025, 10:14

Mi fa piacere questa tua (parziale) rivalutazione [8D]

E' il bello della musica: può stupire anche dopo molti anni e possiamo scoprire o riscoprire delle cose che, per un motivo o un altro, ci eravamo persi o magari ricordavamo diverse [8D]



HogweedBack wrote:La cosa bella di Steve è che, nell'approccio low profile che ha sempre adottato, ha saputo tirare fuori sempre delle grandi perle in album che magari non facevano gridare al capolavoro. Mi riferisco per esempio a brani come "In memoriam" dove il nostro ha tirato fuori un suono pazzesco di guitar synth omaggiando il grande Pat Metheny.



Non posso che quotare. Come avevo giá scritto in precedenza Steve non ha mai (a parte i primi album) sfornato lavori perfetti dal primo all'ultimo brano, tuttavia in ogni suo lavoro riesco senza difficoltà a trovare almeno un paio di pezzi di valore.
In Memoriam è una perla che, ancora una volta, ha molte assonanze con i King Crimson. In questo caso l'ispirazione è Starless, anche se da lì Steve tira fuori una commovente e sentita semi-ballad
Essi vivono noi dormiamo. Obbedisci, compra, non pensare, il denaro è il tuo dio.

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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby TDuke » 14 Oct 2025, 10:20

Clocks ha delle parti che richiamano un po' troppo I Carmina Burana di Carl Orff però... [:-I]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 15 Oct 2025, 10:19

Duke59 wrote:Confesso che dopo il "poker" dei primi 4 album [...] ho seguito Hackett in modo discontinuo

Tra tutti gli album successivi ho "frequentato" in modo tiepido Cured, Higly strung, Bay of kings e Till we have faces Poi dopo il tentativo fallito dei GTR "abbandonai" Hackett

Mi riavvicinai quando uscì Darktown e in seguito recuperai Guitar noir. Da lì in avanti ho praticamente acquistato tutti gli album successivi fino all'ultimo The circus and the nightwhale


Non mi stupisce affatto, perché (spostando qua e là qualche paletto, e tenuto conto che per ragioni anagrafiche gli album più vecchi di Steve non li avevo potuti acquistare "in diretta") ho fatto anch'io un percorso all'incirca simile; e penso tra l'altro che siamo in buona compagnia.

Il mio punto di rottura, che pensavo insanabile, è stato Till We Have Faces, un obbrobrio veramente ignominioso. Io capisco la bella mogliettina brasiliana tanto carina, ma oltre certi limiti non ci si dovrebbe far trascinare dall'entusiasmo. Da quel momento avevo deciso di ignorare completamente qualsiasi cosa stesse facendo Steve, e ora in un certo senso me ne pento, sia perché comunque mi è simpatico e avrei dovuto sostenerlo, sia perché dopo sono usciti dei dischi abbastanza piacevoli, sia perché comunque Steve continuava a venire in Italia e potenzialmente avrei potuto vedere molti più concerti di quanti già non ne abbia visti. Per fortuna mi sono ricollegato a lui dopo le tristissime vicende giudiziarie proprio con la mogliettina tanto brava e tanto carina (!!!) e da quel momento ho acquistato a prescindere qualsiasi cosa pubblicasse e ho cercato di non perdere nessuna delle sue calate in Italia.

Qualche appunto sparso prima di tentare di compilare una mia classifica personale: anch'io sono stupito di vedere Defector in testa alla tua classifica, anche se ne hai spiegate le ragioni. Comunque, sebbene in quel disco manchi un "acuto" decisivo, è ancora tutto sommato un album "alla prima maniera", con la classica band di accompagnamento di Steve. Per me il primo vero colpo basso è Cured, dove in pratica non c'è più nessuno dei vecchi musicisti, tranne Magnus. Mi stupisce a tal proposito che Highly Strung sia generalmente molto meno apprezzato di Defector, perché io invece li percepisco come abbastanza simili: dopo il discutibile episodio di Cured, è di nuovo un album registrato con una band al completo, sebbene non la stessa di prima.

Degli album della carriera "intermedia" di Steve mi stupisce abbastanza quanto sia apprezzato To Watch The Storms: non che sia male in effetti, contiene cose interessanti, ma è anche un album molto molto stravagante, non avrei pensato di vederlo comparire in così tante classifiche. Stessa cosa, ma ancora più amplificata, per Darktown, che per quanto sia apprezzabile io trovo molto pesante e molto lugubre (e naturalmente la cosa è del tutto intenzionale, e infatti più che altro ogni volta che lo ascolto mi chiedo come sia saltata in mente a Steve l'idea di fare un disco del genere).
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 15 Oct 2025, 11:07

...e tento quindi una mia classifica ragionata:

1 - Spectral Mornings
Le prime due posizioni in classifica, almeno per me, sono da considerarsi scontate; si tratta solo di vedere quale dei due dischi sopravanzi l'altro. [;)] Sia come bellezza che come rilevanza storica li ritengo equivalenti; scelgo però di mettere al numero 1 Spectral Mornings perché Voyage Of The Acolyte è ancora un disco di rock progressivo classico realizzato in parte con pezzi proposti ai (e scartati dai) Genesis e incisi in parte con la loro collaborazione; Spectral Mornings invece è un disco completamente "di Steve", suonato con nuovi musicisti tutti scelti da lui, e come tale lo ritengo più rilevante in una classifica dedicata interamente alla sua musica.

2 - Voyage Of The Acolyte
Capolavoro assoluto del rock progressivo, senza alcun dubbio degno di essere collocato al medesimo livello degli album più iconici del genere, persino dei più famosi e celebrati. Non ci si stanca mai di ascoltarlo.

3 - At The Edge Of Light
A mio parere il più luminoso e riuscito dei dischi del "nuovo corso" di Steve. Quand'era uscito mi aveva mandato in visibilio e l'avevo ascoltato centinaia di volte.

4 - Defector
Sulla falsariga dei primi dischi di Steve, a suo modo un classico, bello anche se manca un po' l'acuto immortale che caratterizzava Voyage e Spectral.

5 - Guitar Noir
Forse nel complesso meno bello di Defector, ma qui però l'acuto c'è: la stupenda Sierra Quemada, a mio parere uno dei più bei pezzi per chitarra solista mai scritti da Steve, eseguito in modo superbo e con vette di lirismo pazzesche, e che non riesco a capire perché sia uscito dalle sue scalette (devo ricordarmi di chiederglielo alla prossima occasione).

6 - Beyond The Shrouded Horizon
Altra bellissima prova del "nuovo corso" di Steve, ricordo ancora l'emozione che provai nell'ascoltare Steve suonare assieme a Simon Phillips alla batteria. Nella sua edizione speciale doppia mostrava che di materiale e di idee Steve ne aveva ancora tantissime!

7 - Bay Of Kings
È vero, come scrive Duke, che l'album è un po' sommerso dal riverbero (ricordo che Steve stesso ebbe in effetti a spiegarmi in intervista che successivamente cambiò del tutto la tecnica di registrazione, e che quella nuova lo soddisfaceva maggiormente), ma a mio parere la prima "sortita" di Steve nel campo della chitarra classica e acustica resta delizioso e indimenticabile. Basta rileggerne i titoli per restare catturati. Dirò ora una bestemmia: a me in generale, salvo qualche notevole eccezione, i dipinti di Kim Poor non piacciono molto; ma quello riprodotto nella copertina originale con cui uscì questo disco è di una bellezza ineffabile (in seguito fu molto insipientemente sostituito da un banalissimo ritratto di Steve). È impossibile descrivere a parole il fascino e il senso di nostalgia che emana questo disco: dai suoi solchi, dai titoli, dalla copertina... Da tutto.

8 - Out Of The Tunnel's Mouth
Quando uscì questo disco, che temevo non avrebbe più visto la luce, provai un vero e prorio senso di liberazione (e credo che lo stesso possa dirsi anche per Steve!). Il primo, indimenticabile disco del suo nuovo corso.

9 - Please Don't Touch
Quando ascoltai per la prima volta Please Don't Touch fui molto severo: mi sembrava un pastiche terribile e non mi piacque affatto. Poi, moltissimi anni dopo, soprattutto dopo aver intervistato Steve a Radio Lombardia, che in particolare parlò di Richie Havens il quale era mancato da pochi giorni, lo riascoltai riconsiderandolo come una sorta di raccolta di contributi individuali sconnessi tra loro, e lo apprezzai maggiormente. Non è un capolavoro come i due dischi che temporalmente lo racchiudono, ma contiene cose apprezzabili.

10 - Highly Strung e To Watch The Storms (pari merito)
Non resco a decidermi riguardo l'ultimo disco che ha la possibilità di entrare in classifica: Highly Strung è quello che io percepisco come ultimo del periodo "classico" di Steve, non un capolavoro ma tuttavia con pezzi che ancora oggi di quando in quando fanno capolino in scaletta, e To Watch The Storms, disco migliore di quello che io considero essere il periodo intermedio di Steve, prima cioè della sua rinascita artistica e spirituale. Se proprio occorre metterne uno solo in qualche classifica media finale, mettiamo Highly Strung visto che non se l'è filato nessuno, mentre To Watch The Storms ha già ricevuto tanti voti. [;)]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Alius » 15 Oct 2025, 13:22

Dico anch'io la mia classifica:
1) Voyage of the Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Please Don't Touch
4) Till We Have Faces
5) Defector
6) Guitar Noir
7) Out of the Tunnel's Mouth
8) Highly Strung
9) At The Edge of Light
10) Wolflight

Penso che stupiranno sopratutto 3° e 4° posto...
Please Don't Touch è il primo disco che ho conosciuto di Steve, lo ascoltai in una radio privata che mandò in onda tutta la seconda facciata senza interruzioni e mi sembrò un'unica magnifica suite aperta e chiusa dalle voci spettacolari di Randy Crawford e Richie Havens. Più debole la prima facciata, ma se fosse stata come la prima il disco si sarebbe giocato il 1° posto con Voyage.
Per quanto riguarda il 4° posto, sono forse l'unico essere sulla terra a cui piace questo disco; trovo tutti i brani assai gradevoli e lo preferisco al tanto osannato Defector, che ha qualche riempitivo di troppo.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 15 Oct 2025, 13:32

Alius wrote:Penso che stupiranno sopratutto 3° e 4° posto...


Il 3° non tanto, è forse un disco che va preso per il verso giusto, e personalmente ammetto d'averlo preso inizialmente per il verso sbagliatissimo (cioè come un disco di raccordo tra Voyage e Spectral, cosa che non è affatto).

Il 4° invece mi lascia veramente sbalordito [:D] ma come di consueto è questione di gusti: se uno non chiede di meglio di sentire come suonerebbe la chitarra di Steve sopra una base samba di percussionisti da torcida, questo disco non potrà che far la sua gioia... [:D]

Mi fa molto piacere vedere far capolino in classifica anche Woflight, disco per me molto importante perché era propio il disco in promozione quando preparai assieme a Mox Cristadoro la storica intervista per Radio Lombardia che mi diede la possibilità di passare molte ore in compagnia di Steve. Ma nella mia classifica avevo già messo tanti dischi del "nuovo corso", non volevo strafare...
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Alius » 15 Oct 2025, 15:11

highinfidelity wrote:... è stato Till We Have Faces, un obbrobrio veramente ignominioso


Dai che non è così terribile... riascoltalo!
A parte questa piccola differenza di vedute, la tua classifica non è poi così diversa dalla mia!
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Duke59 » 17 Oct 2025, 09:01

highinfidelity wrote:
Duke59 wrote:Confesso che dopo il "poker" dei primi 4 album [...] ho seguito Hackett in modo discontinuo

Tra tutti gli album successivi ho "frequentato" in modo tiepido Cured, Higly strung, Bay of kings e Till we have faces Poi dopo il tentativo fallito dei GTR "abbandonai" Hackett

Mi riavvicinai quando uscì Darktown e in seguito recuperai Guitar noir. Da lì in avanti ho praticamente acquistato tutti gli album successivi fino all'ultimo The circus and the nightwhale


Il mio punto di rottura, che pensavo insanabile, è stato Till We Have Faces, un obbrobrio veramente ignominioso. Io capisco la bella mogliettina brasiliana tanto carina, ma oltre certi limiti non ci si dovrebbe far trascinare dall'entusiasmo. Da quel momento avevo deciso di ignorare completamente qualsiasi cosa stesse facendo Steve, e ora in un certo senso me ne pento, sia perché comunque mi è simpatico e avrei dovuto sostenerlo, sia perché dopo sono usciti dei dischi abbastanza piacevoli, sia perché comunque Steve continuava a venire in Italia e potenzialmente avrei potuto vedere molti più concerti di quanti già non ne abbia visti. Per fortuna mi sono ricollegato a lui dopo le tristissime vicende giudiziarie proprio con la mogliettina tanto brava e tanto carina (!!!) e da quel momento ho acquistato a prescindere qualsiasi cosa pubblicasse e ho cercato di non perdere nessuna delle sue calate in Italia.



Relativamente a "Till we have faces"(1984) ricordo che lo presi poco dopo la sua pubblicazione e sul momento non mi dispiacque. Continuavano ad affascinarmi i timbri della chitarra di Steve, così particolari e diversi da quelli di tutti gli altri chitarristi, e fui felice di sentire per la prima volta la voce di Kim Poor (confesso di essere rimasto abbagliato dalla sua notevole bellezza) in una canzone (A doll that's made in Japan).

Però (sarà un caso?) da lì in poi persi completamente interesse per ciò che faceva Hackett e quell'album finì presto nel dimenticatoio.

In effetti l'uso dei percussionisti brasiliani risulta abbastanza slegato dallo stile compositivo di Steve che qui (contrariamente a quanto aveva fatto su Please don't touch) non riesce ad integrare in modo efficace mondi alquanto diversi tra loro.

Ricordo poi un piccolo episodio quando, discutendo di musica con un mio collega RAI di allora, Maurizio, più o meno mio coetaneo e amante della musica, nonchè esperto tecnico audio in molte produzioni RAI alquanto complesse dal punto di vista tecnico (Festival di Sanremo, Festivalbar, Produzioni classiche con Orchestre, ecc... ecc...) decidemmo di scambiarci due album rappresentativi dei nostri gusti personali da ascoltare per poi discuterne.

Io non so perchè ma decisi di prestargli "Till we have faces" di Hackett, forse lo avevo preso da poco ed ero ancora nella fase "strano ma interessante, quasi sperimentale". Avrei potuto prestargli Defector o Spectral Mornings ma inspiegabilmente, gli prestai Till we have faces! Lui invece mi prestò "Rio" dei Duran Duran, dicendomi "Senti questi perché andranno lontano, sono bravissimi. Li ho visti a Sanremo, dietro le quinte, e vedrai che spaccano" o qualcosa del genere.

Io ascoltai "Rio" restando abbastanza deluso dalle sonorità plasticose delle tastiere e un po' di tutto il resto (si era nel 1985, per cui) , anche se a livello compositivo non potei dire che le canzoni fossero brutte.

Quando qualche tempo ci scambiammo le opinioni mi ricordo perfettamente che io gli dissi che si l'album era ascoltabile, ma troppo "plasticoso" per i miei gusti e lui di rimando, riconsegnadomi "Till we have faces" mi disse queste esatte parole "Ok. Però questa è musica vecchia."

A distanza di 40 anni esatti da quello scambio di opinioni credo che, almeno relativamente a quello specifico album, avesse ragione lui.

Quanto ai Duran Duran a distanza di tempo devo dire che li ho decisamente rivalutati, complici anche alcune esibizioni live dove ho potuto vedere che live erano/sono davvero bravi. E alcuni pezzi che hanno scritto non sono per niente male.

PS: ho scoperto recentemente che il titolo "Till we have faces" Steve lo prese da un libro di Lewis C. Carrol e che la copertina dell'album disegnata da Kim Poor è ispirata a The Lamb e si Intitola "Silent sorrow in empty boats" .
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby 11mo Conte di Mar » 17 Oct 2025, 09:06

Thomas Eiselberg wrote:Beh, è un po' quello che accade per tutti i musicisti "storici": il pubblico vuole ascoltare principalmente i pezzi classici, quelli nuovi non se li fila nessuno (belli o brutti che siano). Gli Yes credo che dal vivo propongano solo materiale storico pur continuando a sfornare nuovi album. E accade per tanto altri gruppi storici, figuriamoci per Steve che, pur avendo avuto un certo successo (nel periodo dei primissimi album), resta (come solista) un artista di nicchia.



E diciamo che imperversare annualmente con tour celebrativi di quei Genesis, come fa da 10/12 anni, pubblicando puntualmente un live, non aiuta ad uscire dalla nicchia.
Cioè gli Yes devono fare gli Yes, lui potrebbe limitarsi a 4 o 5 brani del grande passato con la band e proporre brani suoi vista la nutrita produzione.
Ma non rende altrettanto.
Ci sta.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby rkive » 17 Oct 2025, 09:23

Divorzio Kim Poor.

Penso che per la causa intentata da Kim Poor sulle royalties Genesis non versate da Steve sulla Stephen Hackett LTD, il nostro sia costretto a questi continui album e i lunghi tour. [:-I]

Ma spero di sbagliarmi e sia solo per una scelta artistica e di vita. [:)]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 17 Oct 2025, 13:44

Alius wrote:A parte questa piccola differenza di vedute, la tua classifica non è poi così diversa dalla mia!

Verissimo, in effetti a parte quella rimarchevole differenza, per il resto abbiamo citato gli stessi dischi oppure lavori quasi equivalenti tra loro. [:)]

Duke59 wrote:Ricordo poi un piccolo episodio quando, discutendo di musica con un mio collega RAI di allora, Maurizio, più o meno mio coetaneo e amante della musica, nonchè esperto tecnico audio in molte produzioni RAI alquanto complesse dal punto di vista tecnico (Festival di Sanremo, Festivalbar, Produzioni classiche con Orchestre, ecc... ecc...) decidemmo di scambiarci due album rappresentativi dei nostri gusti personali da ascoltare per poi discuterne.

Io non so perchè ma decisi di prestargli "Till we have faces" di Hackett, forse lo avevo preso da poco ed ero ancora nella fase "strano ma interessante, quasi sperimentale". Avrei potuto prestargli Defector o Spectral Mornings ma inspiegabilmente, gli prestai Till we have faces! Lui invece mi prestò "Rio" dei Duran Duran, dicendomi "Senti questi perché andranno lontano, sono bravissimi. Li ho visti a Sanremo, dietro le quinte, e vedrai che spaccano" o qualcosa del genere.

Io ascoltai "Rio" restando abbastanza deluso dalle sonorità plasticose delle tastiere e un po' di tutto il resto (si era nel 1985, per cui) , anche se a livello compositivo non potei dire che le canzoni fossero brutte.

Quando qualche tempo ci scambiammo le opinioni mi ricordo perfettamente che io gli dissi che si l'album era ascoltabile, ma troppo "plasticoso" per i miei gusti e lui di rimando, riconsegnadomi "Till we have faces" mi disse queste esatte parole "Ok. Però questa è musica vecchia."

A distanza di 40 anni esatti da quello scambio di opinioni credo che, almeno relativamente a quello specifico album, avesse ragione lui.

Quanto ai Duran Duran a distanza di tempo devo dire che li ho decisamente rivalutati, complici anche alcune esibizioni live dove ho potuto vedere che live erano/sono davvero bravi. E alcuni pezzi che hanno scritto non sono per niente male.

L'episodio dello scambio col collega è veramente succoso. Tra l'altro rimanda a tempi in cui per scambiarsi un'opinione ci si scambiava un disco fisico intero, e non un link su whatsapp da ascoltare distrattamente col microscopico altoparlantino del cellulare, cosa che comportava necessariamente una certa attenzione e dedizione all'ascolto, e quindi un giudizio abbastanza serio su quanto si era ascoltato. Ti perdono per aver pensato che quella dei Duran Duran era musica "di plastica", visto che in seguito li ha rivalutati. [:D] Probabilmente aveva ragione anche il tuo collega: per alcuni versi Till We Have Faces poteva sembrar anticipare la (noiosissima) world music, ma era talmente mal fatto da poter anche sembrare una battaglia persa di retroguardia. Comunque niente da dire: coi Duran Duran ci aveva preso in pieno.

Duke59 wrote:fui felice di sentire per la prima volta la voce di Kim Poor (confesso di essere rimasto abbagliato dalla sua notevole bellezza) in una canzone (A doll that's made in Japan).

PS: ho scoperto recentemente che il titolo "Till we have faces" Steve lo prese da un libro di Lewis C. Carrol e che la copertina dell'album disegnata da Kim Poor è ispirata a The Lamb e si Intitola "Silent sorrow in empty boats" .

Credo che un po' tutti siamo rimasti incantati dagli occhioni sgranati di Kim Poor. Quella con Steve poi era veramente una bella storia, un reciproco colpo di fulmine da romanzo: lei che lo incontra e da quel momento lascia tutto e lo segue ovunque, come comprovano tante foto delle tournée di quegli anni, quando Steve ancora militava nei Genesis. Sembrava il sogno di ogni uomo, che per noi comuni mortali non si avvera mai, ma che per il grande Steve si era (giustamente) avverato. Ma purtroppo la vita non è un romanzo, e spesso il lieto fine non c'è.

Il dipinto Silent Sorrow In Empty Boats credo (ma non sono sicuro) faccia parte di una serie di dipinti che Tony Stratton-Smith aveva commissionato a Kim Poor (anche in quel caso oserei dire sull'onda dell'entusiasmo generale verso i suoi begli occhi), per pubblicare poi un libro di liriche dei Genesis accompagnate dai suoi dipinti. Sul sito ufficiale di Kim Poor ne vengono mostrati alcuni, e c'è anche la lettera di Smith con cui le commissiona il lavoro. Credo che alla fine il libro non abbia visto la luce, forse perché nel frattempo era scoppiato tutto il casino che ben sappiamo con Gabriel, e non pareva più il momento di insistere su un passato che stava rapidamente precipitando. Devo dire che anche in questo caso i dipinti di Kim Poor o non mi entusiasmano, o non riesco quasi a coglierne il nesso con la canzone dei Genesis che dovrebbero evocare. Silent Sorrow è in realtà tra i più belli, sebbene, considerato che le boats sono "empty" by definition, non si vede perché le si debba dipingere stracariche di gente. Tra l'altro le empty boats sarebbero in verità i corpi delle Lamia defunte. Insomma c'è una forte incoerenza di fondo, che mi fà pensare che Kim Poor abbia riciclato per il progetto dipinti già pronti, cosa che in effetti anche Smith le consigliava di fare allo scopo di accelerare i tempi. Incomprensibile poi che una copertina dal tono così lugubre sia stata scelta proprio per un disco che voleva incorporare la solarità dei ritmi brasiliani; sarei curioso di leggere qualche spiegazione su questa scelta cha pare veramente assurda.

rkive wrote:Divorzio Kim Poor.

Penso che per la causa intentata da Kim Poor sulle royalties Genesis non versate da Steve sulla Stephen Hackett LTD, il nostro sia costretto a questi continui album e i lunghi tour. [:-I]

Ma spero di sbagliarmi e sia solo per una scelta artistica e di vita. [:)]

Non penso proprio sia quella la ragione: la vicenda era stata chiusa da una sentenza giudiziaria e non mi pare ci siano ancora pendenze. I due non avevano avuto figli assieme, era stata Kim Poor a tradire Steve e non viceversa, e inoltre mi risulta che Kim Poor fosse benestante di famiglia, per cui non c'è alcuna ragione per la quale Steve debba versarle "alimenti" o quant'altro.

Semplicemente Steve vive del suo lavoro di musicista professionista; e per andare avanti in quel settore, per un musicista di nicchia sebbene di successo com'è lui, occorre lavorare veramente tanto e non sedersi mai sugli allori.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby rkive » 17 Oct 2025, 15:25

Stephen Hackett LTD e Wolfwork Records.

Chiedo scusa se torno nella disputa con Kim Poor, ma su Discogs leggo che le pubblicazioni di Steve dal 2009 sono nella nuova società Wolfwork Record.

Quindi se la Stephen Hackett LTD ha ancora le royalties Genesis è possibile che una percentuale sia rimasta all' ex moglie, oppure con un accordo il tutto è stato risolto. [:-I]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Dalex_61 » 23 Oct 2025, 08:33

Ci provo anche io:

1) Voyage of the Acolyte
2) Spectral Mornings
3) Defector
4) Please Don't Touch!
5) Guitar Noir
6) Darktown
7) At The Edge of Light
8) Cured
9) Out of The Tunnel's Mouth
10) Wolflight

Come noto, siamo d'accordo tutti sulla maggioranza dei titoli. Cambia appena qualche posizione per motivi spesso "affettivi".
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby aorlansky60 » 23 Oct 2025, 10:03

Duke59 wrote:
Ricordo poi un piccolo episodio quando, discutendo di musica con un mio collega RAI di allora, Maurizio, più o meno mio coetaneo e amante della musica, nonchè esperto tecnico audio in molte produzioni RAI alquanto complesse dal punto di vista tecnico (Festival di Sanremo, Festivalbar, Produzioni classiche con Orchestre, ecc... ecc...) decidemmo di scambiarci due album rappresentativi dei nostri gusti personali da ascoltare per poi discuterne.

Io non so perchè ma decisi di prestargli "Till we have faces" di Hackett, forse lo avevo preso da poco ed ero ancora nella fase "strano ma interessante, quasi sperimentale". Avrei potuto prestargli Defector o Spectral Mornings ma inspiegabilmente, gli prestai Till we have faces! Lui invece mi prestò "Rio" dei Duran Duran, dicendomi "Senti questi perché andranno lontano, sono bravissimi. Li ho visti a Sanremo, dietro le quinte, e vedrai che spaccano" o qualcosa del genere.

Io ascoltai "Rio" restando abbastanza deluso dalle sonorità plasticose delle tastiere e un po' di tutto il resto (si era nel 1985, per cui) , anche se a livello compositivo non potei dire che le canzoni fossero brutte.

Quando qualche tempo ci scambiammo le opinioni mi ricordo perfettamente che io gli dissi che si l'album era ascoltabile, ma troppo "plasticoso" per i miei gusti e lui di rimando, riconsegnadomi "Till we have faces" mi disse queste esatte parole "Ok. Però questa è musica vecchia."

A distanza di 40 anni esatti da quello scambio di opinioni credo che, almeno relativamente a quello specifico album, avesse ragione lui.



Aneddoto davvero gustoso, e bisogna ammettere che il tuo collega fu buon profeta.
Per la musica POP si stava entrando in un "era" diversa, quella degli anni 80, rispetto a quella che aveva caratterizzato il decennio precedente:
l'IMMAGINE -sia di singolo artista che di band- stava diventando FONDAMENTALE per raggiungere il successo, altrettanto e forse più della proposta musicale. E bisogna riconoscere che i DURAN DURAN, presi singolarmente componente per componente, rispondevano PERFETTAMENTE a questo nuovo "clichè" e nuova esigenza, prima ancora di considerarne la bravura, sia come compositori che come esecutori. Inizialmente anch'io li liquidai come "pop band per ragazzine" (che impazzivano per loro, dimenticandomi che fu la stessa cosa capitata ai BEATLES 20anni prima...) ma bisogna riconoscere, a posteriori, che furono comunque bravi e brillanti nel riuscire ad adattarsi al meglio alle nuove mode musicali, mode che forse crearono proprio loro all'inizio del 1982 con quell'album...



Duke59 wrote:Quanto ai Duran Duran a distanza di tempo devo dire che li ho decisamente rivalutati, complici anche alcune esibizioni live dove ho potuto vedere che live erano/sono davvero bravi. E alcuni pezzi che hanno scritto non sono per niente male.


Posso dire esattamente la stessa cosa.
Ricordo in particolare che iniziarono a colpirmi e stuzzicarmi brani quali "Skin Trade" e "Serious" (ma ce ne sono anche altri), davvero ben fatti e confezionati, nel loro genere.
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 27 Oct 2025, 09:27

Dalex_61 wrote:Come noto, siamo d'accordo tutti sulla maggioranza dei titoli. Cambia appena qualche posizione per motivi spesso "affettivi".


Sì è vero, però è anche emerso che sono molto apprezzati dischi che non pensavo avessero lasciato così tanto il segno: tra questi, come già scritto, annovero Darktown (interessante ma pesantissimo, secondo me) e To Watch The Storms (curioso ma veramente eccentrico, e contenente una discreta quantità di "ciofeche" come già scritto da altri). Inoltre, un bel risultato di questo thread è stato il constatare che moltissimi di noi hanno seguito assiduamente Steve anche nella sua rinnovata avventura degli anni recenti, e hanno molto apprezzato i suoi dischi tanto da collocarli, se non proprio al vertice, almeno inframmezzati a tanti suoi vecchi classici. E questo mi fà molto piacere, visto l'impegno che Steve ci mette! [8:-x]

A tal proposito, sull'onda dell'entusiasmo sto riascoltando tutti i dischi di Steve, con particolare attenzione a quelli da Out Of The Tunnel's Mouth in avanti, e devo dire che questi ultimi sono veramente belli. Negli ultimi - diciamo - due, la formula ha un po' mostrato la corda, vuoi per un eccesso di orchestrazione sinfonica (che io trovo stucchevole), vuoi forse anche per via di una pressione discografica eccessiva. Però alcuni degli album recenti di Steve sono veramente eccezionali! [8D]

A tal proposito, forse adesso rivedrei la mia classifica mettendo Wolflight al posto di Beyond The Shrouded Horizon. [:-I]
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby Thomas Eiselberg » 03 Nov 2025, 15:33

Darktown e To Watch the Storms sono due lavori più che discreti. Mostrano uno Steve lontano da quello degli esordi ma con tante influenze e idee, più di quelle che mostrerà negli album più recenti (più compatti e per larghi tratti più di qualità, ma anche meno originali e ruspanti). Dove lo trovi un artista che nell'arco dello stesso album passa dal Prog, al pop, alla classica, al blues al metal, alla mazurka? [:0] [:D]

Su Till We have faces mi pongo giusto nel mezzo tra Alius e High.
Viene sempre ricordato come "l'album dai ritmi e dalle sonorità brasiliane". In parte è vero. What's my name è tra l'imbarazzante e il noioso, idem Matilda...(Ma il riff non è affatto male, peccato che il pezzo sembra non finire mai e la sezione centrale faccia uscire le bolle). Pure Let me count the ways, che di brasiliano non ha nulla, è un blues noiosissimo e stanco. E purtroppo si tratta pure dei pezzi più lunghi del disco.

Però poi ci sono anche alcuni brani di minore durata ma di ottimo livello.
Prendete lo Steve che gioca a fare Jim Morrison in Duel, pezzo che ha anche ottimi assoli e un'atmosfera magnifica (con le chitarre che replicano il rombo del motore del camion che, come nel film dal quale il brano è ispirato, insegue inesorabilmente il protagonista). Prendete pure le atmosfere orientali di A Doll That's Made in Japan, oppure la veloce e diretta Myopia, che sta in mezzo tra i Police e un brano metal, con un riff efficacissimo (e poi ripreso innumerevoli volte in futuro nei vari Medley live). La stessa Taking the Easy way out è una bella ballata, forse un po' zuccherosa ma molto gradevole.
Se poi a questi ci aggiungiamo i pezzi che Steve ha inserito nelle edizioni successive dell'album (Stadium of the Damned e, soprattutto, la bella The Gulf) ne viene fuori in quadro decisamente meno peggiore di quanto possa ricordare chi non riscolta spesso l'album.
Io lo metto di fianco a Cured e Highly Strung, che forse non contengono schifezze assolute ma hanno solo un paio di pezzi di livello in mezzo a tante cosine gradevoli o superflue (Till We have faces, che invece di ottime cose ne ha almeno 3/4, di contro ha pure 3/4 schifezze).
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Re: I 10 migliori album di Steve per Rolling Stone

Postby highinfidelity » 14 Nov 2025, 10:04

highinfidelity wrote:
Thomas Eiselberg wrote:A me sembra di ricordare che fosse sempre Tachai, sia prima che dopo. Avevo a portata di mano il CD rimasterizzato di metà anni 2000 e pure lì riporta Tachai.


Ah, allora hanno proseguito con copie anastatiche dell'errore, che è stato corretto solo nei "live".


Tornando su questa spigolatura, di recente mi sono procurato il set di CD di Steve Live Archive '70 '80 '90 (per inciso: l'audio è pessimo, sporattuto dei CD più vecchi, per cui non si è affatto ripetuta l'epifania di The Tokio Tapes, non consiglio di venir matti a cercarlo). Anche in questo cofanetto dal vivo, che se non erro risale al 2001, Tachai è stato corretto in Tai Chi. Curioso come già 25 anni fa si fosse espressa la volontà di rimediare al curiosissimo errore di stampa, mentre poi anche in riedizioni recenti di Spectral Mornings, a quanto pare, continui ad essere riportato il "tradizionale" Tachai. [:D]
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