by uppg34 » 31 Oct 2008, 19:36
Interessante articolo. Un po' lungo ma istruttivo.
E' PROPRIO VERO: IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA DELLA LOGGIA P2 È UNA LETTURA D'ATTUALITÀ!
Ho molto apprezzato l'articolo “Il giorno dopo” di Michele Corsi.
Tuttavia, mi sembra un atteggiamento un pochettino autoreferenziale da parte del movimento l'idea che il governo "di" Berlusconi stia legiferando con la scure ed il cronometro solo per evitare che l'informazione circoli e il popolo pensante protesti; non credo che questo governo abbia voluto impedire “discussioni parlamentari prolungate” al solo scopo di ostacolare la circolazione di informazioni tra genitori e insegnanti e la nostra capacità di reazione.
Dal mio punto di vista, ahimé, il problema è più grave: queste modalità di governo sono proprie di chi lavora per delegittimare la Repubblica parlamentare. In uno Stato democratico di carattere parlamentare, quando si legifera a colpi di decreti-legge e non si consente che abbia luogo il normale confronto con l'opposizione (assai scarsa, va detto e sottolineato), la finalità è di ben più ampio respiro e, a mio avviso, non può essere compresa ed interpretata solo alla luce del singolo provvedimento fatto approvare un certo giorno.
Mi aspetto che il governo "di" Berlusconi adotti le stesse procedure d'urgenza anche su altre materie. E vorrò proprio vedere se il Presidente della Repubblica invierà un messaggio alle Camere, come prevede che possa fare l'art. 87 della nostra Costituzione, per ricordare a tutti l'art 72, il quale recita:
“Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale. Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza”.
Credo che per capire ciò che sta accadendo in questo paese sia necessario recuperare la memoria di alcuni eventi e ritornare alla questione P2, sulla quale troppo presto è calato l'oblio.Assai degno di nota, infatti, è che il Piano di Rinascita Democratica richiamasse la necessità di ricorrere alla “normativa d'urgenza (decreti legge)” per rendere esecutive le “terapie” contro la “spinta all'egualitarismo”.
LO SCHEMA R, DOPO LA CONVOCAZIONE AL QUIRINALE.
Il Piano di Rinascita Democratica della Loggia Massonica Propaganda 2 fu messo a punto, tra il 1974 ed il 75, dallo stesso Gelli in seguito all'incontro che lui ed il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia Lino Salvini ebbero con il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, interessato a conoscere l'opinione del mondo massonico sui mali italiani.
Giusto per inquadrare il Gran Maestro Gelli. Licio Gelli è stato il più giovane legionario – 16 anni! - del contingente fascista che, in Spagna, insieme alle truppe hitleriane, sostenne il golpista Francisco Franco; fu personalmente decorato proprio da Franco per il suo “coraggio”. Il ragazzo, dunque, prometteva bene.
A Leone, Gelli fece successivamente pervenire un piano, detto Schema R (rinnovamento), la cui idea forte era la trasformazione dell'Italia in una repubblica presidenziale. Leone apprezzò l'opinione di così due illustri massoni per la sua profondità, ma ne ritenne “ardita” l'attuazione in quel momento.
Negli ultimi 10 anni, quel proposito “ardito” è stato riproposto senza grande enfasi, ma frequentemente. E' un argomento che circola insieme ad altri e, se talvolta viene gridato, più spesso è trattato con toni seriosi e sommessi, per indurre inconsapevolmente il concetto che la Repubblica Presidenziale rappresenti un esito del tutto naturale della nostra storia repubblicana.
Tanti bravi “pennivendoli di regime” offrono con regolarità una soluzione ai problemi sociali del paese: la Repubblica Presidenziale. Scrivilo oggi, dillo domani... alla fine si ottiene l'effetto voluto: si abituano le persone a familiarizzare con l'idea dell'uomo-forte, deciso, che risolve le questioni senza perdere tanto tempo in inutili discorsi. Intanto, si mandano avvisi ai naviganti. Così, si sottopongono gli Italiani a “prove di regia” e si instilla subliminalmente l'idea che i conflitti sociali si possono risolvere anche con il ricorso alla forza.
Se non vigiliamo, se non custodiamo la memoria del passato, il prossimo uomo-forte, un Presidente della Repubblica non più significativamente parlamentare, potrebbe indossare un abito di Caraceni, anziché presentarsi a torso nudo davanti a masse osannanti.
IL PIANO RINASCITA, UN PROGETTO PIU' AMPIO
Fu sequestrato alla figlia di Gelli in partenza dall'aeroporto di Fiumicino, nel 1982.
Rispetto a quello presentato a Leone, era molto più complesso; Gelli, avendo per lo più vissuto anni in America Latina, sapeva che la conquista del potere passa anche dal controllo dei mezzi di comunicazione di massa, dei centri economici e socio-politici del paese, dei soggetti investiti dell'esercizio delle principali funzioni dello Stato. Sapeva anche che occorrevano appoggi internazionali, di forze amiche, per attuare il Piano. Inoltre, era necessario screditare tutti coloro che avevano lottato per rendere l'Italia un paese sostanzialmente democratico, davvero fondato sul lavoro, sulla salute, sulle pari opportunità, sull'istruzione.
Esaminiamo un passo del Piano.
...“l'involuzione subita dalla scuola negli ultimi anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell'area di istruzione pubblica non [era stata] accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei bisogni in tema d'occupazione”.
Dunque anche secondo il ragionamento di Licio Gelli (se scrisse lui quel documento), la colpa della “involuzione” era attribuibile: 1) agli insegnanti inadeguati ed impreparati (oggi definiti anche e più semplicemente come fannulloni); 2) ai governi che non programmavano l'occupazione (cioè quanti lavoratori rendere disoccupati all'occorrenza).
Perciò, per rimediare al disfacimento, lo stesso Piano suggeriva di:
“rendere i decreti legge inemendabili” (non è stato qualche settimana fa che qualcuno ha ventilato l'idea di rendere i decreti legge non emendabili?);
abolire la validità legale dei titoli di studio (“per sfollare le università”);
“chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro”;
“programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano”.
Accipicchia che coincidenza...! Dal Parlamentino di Bruno Vespa, qualche giorno fa, il Ministro Brunetta ha annunciato che ha pronto un progetto per l'abolizione del valore legale dei titoli di studio: le università, messe in competizione, miglioreranno.
Il ventaglio delle misure “terapeutiche” del Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2 era senz'altro vario e affollato di coincidenze: i test psico-attidudinali per i magistrati, la separazione delle carriere giudiziarie. Lo stesso documento, del resto, evidenziava la necessità che “nei confronti del mondo politico” occorresse anzitutto “selezionare gli uomini”.
Ed infatti, la selezione ci fu. Giusto per citarne alcuni:
Berlusconi Silvio - Tessera n° 1816 – affiliato il 26 Gennaio 1978
Cicchitto Fabrizio - Tessera n° 2232
Fiori Publio - Tessera n° 1878
Manca Enrico - Tessera n° 2148
Selva Gustavo - Tessera n ° 1814
Altri, come Antonio Martino, avevano presentato domanda scritta di affiliazione, ma la P2 fu scoperta prima (nel 2005 M. Travaglio definì piduista interruptus un altro aspirante affiliato che non fece in tempo ad entrare nella P2).
Sono moltissime le tessere “illustri” che non bisognerebbe dimenticare; in tutto, la lista rivenuta il 17 marzo 1981, nella villa di Gelli conteneva i nomi di 963 “fratelli”(ma forse non era completa), tra cui quelli di alti ufficiali delle forze armate, di uomini dei servizi segreti e di funzionari pubblici (compresi due Provveditori agli Studi). Affiliati alla loggia P2 risultarono anche: Costanzo Maurizio - Tessera n° 1819; (molto utile la lettura di “Maurizio Costanzo Shock”, Edizioni Kaos); Gervaso Roberto - Tessera n° 1813; Mosca Paolo - Tessera n° 2100; Memmo Roberto - Tessera n° 1651 (avvocato, dirige la "Fondazione Memmo per l'arte e la cultura"); Nebiolo Gino - Tessera n° 2097; (per 40 anni inviato speciale della Rai); Picchioni Rolando - Tessera n° 2095 (attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, cioè l'Ente organizzatore della Fiera Internazionale del Libro di Torino).
Ma vediamo alcune altre misure-purga immaginate nel Piano:
a) la restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
L'obiettivo dichiarato era di ricondurre i sindacati alla “loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori”.
In sostanza: ridurre il sindacato al ruolo di complice nelle scelte dei padroni e dei governi.
Eccone un' altra, molto interessante: - dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:
1.introdurre l'obbligo di preavviso dopo avere esperito il concordato;
2.escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
3.limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro.
Insomma, sì allo sciopero ma solo se non disturba e, tutt'al più, è di tipo corporativo.
Adesso, invece, vediamo alcuni fatti che accadono in Italia di questi tempi, a più di 30 anni di distanza dalla redazione del Piano Rinascita.
“IL DIKTAT SACCONI: VIETARE GLI SCIOPERI”
Sintesi da “Il Manifesto” di Mercoledì 15 Ottobre 2008
Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha spiegato che si provvederà presto, con un apposito disegno di legge delega, a regolamentare le astensioni dal lavoro nei servizi pubblici. Chi sciopererà verrà SCHEDATO dall'amministrazione da cui dipende, SANZIONATO DALLA PREFETTURA (per essere sicuri che la sanzione sia davvero somministrata). Per “prevenire il conflitto” verranno instaurate forme di arbitrato e conciliazione: sarà reso obbligatorio un referendum consultivo preventivo e sarà resa obbligatoria anche “l'adesione individuale allo sciopero dei singoli lavoratori, in modo che gli utenti siano informati circa il livello di adesione allo sciopero”.
Inoltre, il ddl intende disciplinare anche la revoca dello sciopero, “perché strumentalmente troppo spesso si annunciano scioperi che poi si revocano all'ultimo minuto... senza pagare il pegno della perdita del salario”. Non vi saranno trattenute di stipendio solo se la revoca all'ultimo minuto sarà dovuta al raggiungimento di un accordo risolutivo.
Infine, tra uno sciopero e l'altro dovrà trascorrere un intervallo più “robusto” (ah...questo linguaggio muscolare!), anche in caso di scioperi indetti da soggetti diversi. Sacconi fa finta di ignorare che già oggi lo sciopero è regolamentato, sia in quanto a conciliazione, sia in quanto all'evitare sovrapposizioni.
Che tempismo! Le piazze si riempiono di “ignoranti contestatori”...et voilà! In alternativa alla mobilitazione di piazza ecco già pronta una normativa che lascerà la possibilità di manifestare uno stato di “disagio” solo con l'astensione virtuale dal lavoro, segnalata da un fazzoletto al braccio.
Perché, allora, non collare e museruola?
Val la pena di ricordare che Marco Biagi (lettere pubblicate sul sito di La Repubblica), sentendosi in serio pericolo, scrisse una lettera all'allora sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'On. Maurizio Sacconi, lamentandosi per la scorta adeguata e chiedendogli di intervenire con la massima urgenza con il Prefetto di Roma e il Ministero dell'Interno perché questa venisse trasformata in una "scorta vera e propria". In quel caso, il tempismo non vi fu.
DDL PRESENTATO IL 12/05/08 DALL'ON. APREA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.
In base al ddl presentato dall'On. Aprea il 12/05/08 gli “organismi tecnici rappresentativi (nazionale e regionali) dei docenti di cui all’art. 20 della proposta di legge”, saranno affini agli ordini professionali per struttura organizzativa decentrata (a base regionale, provinciale o altro) e nazionale (con funzioni di coordinamento) e seppur parzialmente, per le funzioni da essi svolte (art. 21). In relazione alle funzioni, è ricordato il potere disciplinare sugli iscritti agli albi regionali, sia da parte dell’organismo tecnico regionale, sia di quello nazionale, competenti rispettivamente per le decisioni di primo grado e di appello. Ovviamente il ddl sottolinea che “con particolare riferimento a tali prerogative, sembra opportuno coordinare la nuova disciplina con quella vigente, che attribuisce analoghi poteri disciplinari ai dirigenti scolastici, ai dirigenti degli uffici scolastici regionali e, in qualche caso, al Ministro”. (Quanto è marcata la tendenza punitiva!)
Per quanto riguarda la “Contrattazione” si veda l'art. 22: il comma 1 provvede ad istituire l'area contrattuale della professione docente, disponendo che “le materie riservate alla contrattazione nazionale e integrativa regionale e di istituto sono individuate secondo criteri di essenzialità e di compatibilità con i principi fissati dalla proposta”.
Il successivo comma 2 istituisce la rappresentanza regionale sindacale unitaria d'area.
Tale organo composto esclusivamente da rappresentanti sindacali dell'area dei docenti, sostituisce la rappresentanza sindacale unitaria dell'istituzione scolastica, che viene conseguentemente soppressa.
Naturalmente, né l'On. Aprea, né l'On. Brunetta, né l'On. Sacconi hanno avuto alcunché a vedere con la P2. Per questo governo, basta e avanza il Presidente del Consiglio.
Nel 2003 il sito Repubblica.it pubblicò un’intervista a Licio Gelli durante la quale egli affermava, parlando della situazione politica italiana: “Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la TV, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io".
Insomma, Licio Gelli e tutti i suoi affiliati possono dormire sonni tranquilli. Noi no.
Noi no, anche perché nell'intervista rilasciata a Ferruccio Pinotti (cfr. Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, 2007, RCS Libri, pag. 133), Gelli ha dichiarato: “[...] più che altro è il comportamento, non è la tessera che fa il massone. [...] ci sono più “fratelli senza grembiule” che non nei templi.”
Stavo lavorando a questo contributo da giorni.
Oggi, in un TG ho ascoltato l'ex Venerabile Gelli riconfermare tutta la sua fiducia all'ex-tesserato n°1816. In un paese normale, solo per questo motivo, i sempre citati sondaggi (stiamo diventando anche una repubblica fondata sui sondaggi) dovrebbero cominciare a segnalare una immediata ed incontrovertibile caduta del consenso.
LA RESISTENZA DI OGGI SI NUTRE ANCHE DI MEMORIA STORICA.
Susanna Filoni
Certo, passare da Mourinho e Milito a Lippi e Cannavaro, voglio dire, avrebbe fatto appassire anche la verga di Siffredi