In una quasi vuota arena il palco sembra catalizzare gli sguardi di quei sparuti ragazzi venuti ad ascoltare il folk dei Lindisfarne, adesso gli occhi sono puntati su quei 5 ragazzi inglesi.
Qualcuno li conosceva già, sapeva a che cosa andava incontro: una noiosa band che suona strane e antiche melodie, racconti di fiaba che ai ragazzi dei cortei contro la guerra del Vietnam sembrano fuori luogo.
La scena è sempre la stessa:
il cantante Peter Gabriel, nel centro del palco, con le braccia incrociate scalcia furibondo una grancassa,Mike Rutherford (il bassista/chitarrista) sta sulla sinistra del palco, vicino alla casse dell'impianto , attento ai suoni che escono da quei coni.
Steve Hackett, il chitarrista-solista, non alza mai la testa e se ne sta seduto su una sedia. Tony Banks, il tastierista, sembra non fare parte di questa combriccola tanto è sepolto dalle sue tastiere, non è partecipe, a meno di quando di ricorda di Wakeman o di Emerson ed allora ci si accorge di lui.
L'unico che si agita, si muove, è il basterista Phil Collins, in qualche modo è il solo che cerca di dare una mano al cantante, ovviamente in modo figurato, lui se ne sta tra i suoi tamburi.
Questo è quanto i più preparati ed attenti ragazzi della Dublino del 1972 sapevano e/o conoscevano dei Genesis.
Ma poi, quella sera, successe qualcosa che cambierà per sempre l'immagine dei Genesis, e di Peter Gabriel (sopratutto), nei decenni a venire.





