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Originally posted by prophet
FGTR dovrei averlo anch'io da qualche parte, ma ti diro', non mi sembro un gran disco....just for collection[;)]
Scusate se mi intrometto in un discorso totalmente out topic, ma l'argomento mi pare troppo importante per non essere degno di ulteriori commenti.
Ieri sera la definizione di FGTR da parte di Prophet, peraltro largamente condivisibile, mi ha fatto inizialmente sobbalzare sulla sedia senza che al momento trovassi le ragioni del perchè. Fortunatamente la replica dell'amica Flower mi ha dato lo spunto per andare a riascoltarmi il vinile, a dire il vero ormai da me sotterrato da alcuni anni e mentalmente classificato come una melodica ma immatura serie di composizioni da parte di giovanotti anni 60. Come previsto, al termine del riascolto le sensazioni sono state totalmente differenti... Iniziamo dalla splendida copertina: nel mio caso una vecchia edizione US con etichetta London (quella con la scritta Genesis in gotico dorato). Ciò che salta subito all'occhio è l'indice dei nomi in ordine non alfabetico. Dopo Peter non vi è il nome di Anthony Banks, ma quello di Anthony Philips... questo non è un caso visto che il disco è quasi interamente pervaso dalla voce preponderante di Peter ed è estremamente fondato sul suono dell'indimenticato chitarrista degli esordi. Passiamo quindi ad una personale, sommaria e superficiale analisi dei brani:Where the sour turns to sweet, bella, complessa e sinfonica con primi interludi di piano. In the beginning, la più aggressiva, se potesse essere riarrangiata con tecniche moderne sarebbe un pezzo potente e attuale. Fireside Song, romantica ma di uno stucchevolezza impressionante. The Serpent, svalica a momenti in ambienti trespassiani, finalmente si sente l'ottimo apporto di Rutherford. Am I very Wrong? bella? brutta? Genesisiana? si riscatta nel finale. In the Wilderness, legata a un epoca passata, si risente Banks. The Conqueror, no comment. In hiding altre atmosfere Trespassiane. One day un Gabriel preponderante con un arrangiamento orchestrale distruttivo.In Limbo, a mio giudizio uno dei pezzi migliori, con frequenti cambi melodici che fanno da prodromo alle cavalcate epiche con cui ci hanno deliziato nelle opere successive. Silent Sun, sciapita. A Place to Call my Own, breve ma bellissima, Gabriel allo stato puro supportato da un ottimo Banks. In conclusione, condivido pienamente i giudizi di Flower e Tony Banks. Secondo me il disco non è solamente da collezione è molto di più. Molte delle musiche sarebbero ancora valide e attuali se non vi fosse stata una produzione sciagurata con un orchestrazione insopportabile e soffocante. La reale forza del disco risiede proprio nella percezione di una potenzialità assoluta di alcuni elementi del gruppo. In particolare, si apprezzano momenti in cui le composizioni sfuggono dagli schemi e prendono improvvisamente la tangente verso sonorità diverse. Peccato che ciò avvenga ancora troppo ingenuamente e timidamente, come e giusto che sia per un gruppo di collegiali diciottenni...
Ho letto che molti partecipanti del foro sono musicisti. Avete già provato a rispolverare e ,soprattutto, a rielaborare alcune di queste canzoni? A mio giudizio il risultato potrebbe essere sorprendente. Am I very wrong?