by gade » 11 Jun 2007, 18:25
Come ho già sostenuto più volte, cambiare la tonalità, "abbassandola", snatura il brano e lo rende, comunque lo si esegua, più "molle", meno incisivo, meno tutto. Pensate che le orchestre sinfoniche spesso tendono ad alzare un po' l'accordatura del diapason, che dovrebbe essere fissato per convenzione a 440hertz, per avere un suono più "brillante". Il trucchetto è stato spesso utilizzato in passato e recuperato, un po' ovunque, dopo l'avvento della tecnica digitale, anche a livello creativo. Ma qui si parla di centesimi di tono. Ovvero di piccole variazioni che, evidentemente, hanno comunque il loro bell'effetto sul pubblico che ascolta (teniamo a mente questo punto). Contrarissimi i cantanti, ovviamente, che non potendo "accordarsi" devono spingere un pelino di più verso l'acuto (anche Verdi, a suo tempo, era per abbassare un po' il diapason garantendo così ai cantanti una resa migliore). E' vero peraltro che c'è da sempre in piedi una diatriba su quanto l'alterare l'accordatura, o una tonalità rispetto ad un originale, alteri o meno anche il carattere della stessa composizione, specie oggi che l'accordatura digitale non agisce sulla tensione delle corde degli strumenti, o la colonna d'aria vibrante di quelli a fiato, e quindi, con maggior ragione, gli effetti di cui sopra sarebbero, secondo alcuni, nulli o comunque non quantificabili a livello di percezione. Ma in realtà ci sono altri parametri che vengono comunque alterati anche quando per la trasposizione, o per l'accordatura, non si agisce direttamente e fisicamente sullo strumento.
Abbassare di un semitono, o di un tono, o poco più, produce un nuovo "sound" che può essere giocato, e mascherato all'occorrenza, con la scelta di nuovi timbri. Ma in sostanza succede che le note più basse diventeranno ancora più basse. Infatti, se abbassando la tonalità, gli acuti diventano più abbordabili e permettono al cantante di spingere comunque verso il limite della sua attuale estensione, cioè ottenendo un acuto "credibile" ma senza incorrere in tragiche cadute, è altrettanto evidente che le note più basse scenderanno ulteriormente, oltre il livello consono al "sound" originale del brano e creando ulteriori problematiche alla voce: ciò che comunemente si dice "finire in cantina". Più il brano è complesso più queste problematiche si accentuano e la resa finale diventa critica. E' chiaro che il tutto vale anche per la parte strumentale, con effetti diversi e problematici anche nell'interazione tra strumenti intonati e quelli a suoni indeterminati, ossia le percussioni. Ecco perché sostenevo che modificare la melodia cantata adattandola creativamente alla nuova estensione vocale è la scelta artisticamente vincente.
I brani storici dei Genesis sono impressi a fuoco nella memoria di tutti noi: la memoria tonale, nel senso del suono/colore di una precisa tonalità, è una delle più importanti; all'ascolto è facilmente riconoscibile qualsiasi alterazione di "accordatura" del diapason, esattamente come si riconoscono le alterazioni di scansione metronomica (bpm), la velocità del brano insomma. Anche i non addetti ai mestieri hanno questa memoria: provate a cantare qualche famoso brano e vi scoprirete nella giusta tonalità e al giusto tempo. L'idea che la tonalità sia più una questione per tecnici, quindi trascurabile ai fini della resa artistica specie da parte dell'ascoltatore comune, si basa solo sulla diffusa non conoscenza della materia e l'impalpabilità del fatto acustico tonale (il ritmo lo si batte col piede, è un fatto più fisico), ma ciò non significa che non sia percepibile, anzi (vedi sopra il discorso sulle orchestre); solo che poi identifichiamo queste sensazioni di "disagio percettivo" dovute alle variazioni di altezza delle frequenze (ossia "c'è qualcosa che non mi torna") e tentiamo di attribuirle e giustificarle in altro modo. Ovviamente queste "variazioni" possono rientrare nel diritto alla "creatività" e possono essere usate in questo senso. Ma purtroppo non è il nostro caso. Anche se, credo, un gruppo come i 3Genesis, e il seguito dei tecnici, conoscerà bene queste problematiche (almeno spero) e tenterà di salvare capra e cavoli. In questo la tecnologia aiuta. Si possono fare miracoli. Ma bisogna comunque lavorare sodo. [Se dessero carta bianca a Gabriel ce la farebbe vedere lui una bella reunion! Ma qui lo dico e qui lo nego.]
Ora, le tecniche oggi disponibile per alterare l'accordatura e abbassare di un tono, mezzo tono, o anche meno, sono varie è tutte efficaci. Personalmente non metto le mani su una tastiera dalla fine degli anni settanta, ma è risaputo che anche i pianoforti digitali più semplici possiedono il tastino della trasposizione automatica e quello per variare l'accordatura a passi di un hertz e anche meno. La chitarra elettrica però è uno strumento "acustico", con corde in tensione e vibranti, anche se pressoché "mute" se non amplificate. Allentare le corde per abbassare l'accordatura è ulteriormente devastante per la resa del "sound" (quindi la "mollezza" della resa è dovuta ad un effettivo calo di "tensione"). Senza poi contare le problematiche logistiche. Credo in sostanza che si possa comunque pilotare il tutto anche da postazione remota, e decidere di quanto "abbassare" a livello di intervento digitale (in senso elettronico, quindi anche a quarti di tono e meno), seguendo passo passo l'andamento della voce durante i concerti. La riscrittura, ossia suonare in nuove posizione per ottenere nuove tonalità, è legata alla difficoltà del singolo brano e ai passi dei singoli strumenti: lo voglio vedere il Tony che mi cicca il temino in Em di FoF fare il solo di InTheCage in un altra tonalità. Inoltre è vero che certi brani, o passi, possono essere suonati solo nella tonalità originale. Ma da quel poco che ho sentito fino ad ora, è vero anche che certi passi mi sembrano molto diversi (il riff all'organo su inTheCage ad esempio); ma per capire meglio cosa diavolo combineranno conviene aspettare di avere registrazioni audio di qualità superiore e complete. Ah, dimenticavo, magari dare un occhio alle posizioni delle manine nei video che girano e gireranno.
Rimane comunque un fatto. Suonare in una posizione tonale (mettiamo Do maggiore) mentre all'orecchio giunge una tonalità differente (Sibemolle) crea una situazione di spiacevolissimo fastidio, al musicista in primis (meno, se si tratta di frazioni di semitono); e non è questione di orecchio assoluto. Anche questo influisce negativamente sulla resa del brano poiché mette a "disagio" lo strumentista. Mentre il cambio di posizione, specie sulla tastiera bianco/nera, modifica le tensioni di tocco e rilascio del tasto e può creare problemi insormontabili a livello di diteggiatura. Come credo si possa intuire, comunque la si rigiri, se si parte da un'idea di "facilitare" qualcosa a qualcuno, "abbassando" la tonalità di un brano storico (ricordiamoci che questo processo di scelta della tonalità consona al brano fu compiuto al tempo della composizione all'interno del processo creativo), il risultato è sempre, che piaccia o meno sentirselo dire, un mezzo risultato.
Pardon per la pappardella e mi scuso se qualche passo non è chiarissimo. Lo abbasserò di mezzo tono[:-D].
gade