Come sopra: si tratta forse delle b-sides meno conosciute dei nostri ma a mio avviso non certo delle peggiori.
Un paio di pezzi almeno avrebbero fatto una grandissima figura su Calling e On The Shoreline sicuramente è superiore a diversi pezzi di WCD.
A parte un paio di canzoni evidentemente poco riuscite a mio avviso siamo sempre su livelli quantomeno sufficienti, anche se nessuna delle 10 è di grandissimo livello. E' una classifica dove molte delle posizioni le ho scelte "a sensazione" perchè molte sarebbero degli ex aequo.
1)
Sign your Life away (voto 7,8)
Forse non sará da primo posto. Ma la voglio premiare. Assurdo che questo pezzo sia stato gettato nel water viste le potenzialità che aveva. Forse adesso manco loro se la ricordano più.
Una bella canzone rock che parte subito a razzo con le sue schitarrate a fare capire l'antifona. Sound piuttosto inusuale per i Genesis ma non per i Genesis di Calling All Station. E' un ibrido tra il grunge (nei riff di chitarra), il reggae (nelle strofe) la musica anni '80 (i sintetizzatori nei ritornelli)
Intro potente e carica di promesse. Strofa invece forse un po' piatta ma Ray la canta molto bene e il testo è decisamente ficcante (in controtendenza con gli standard di Mike): parla di un manipolatore, un truffatore, un uomo che spinge le persone a fidarsi di lui e le convince a fare ciò che vuole e a "vendergli la vita". Convincente.
La cosa migliore è il ritornello. Ti entra subito in testa, con quel sottofondo di chitarre e tastiere vintage e un po' spaziali. Ray qui è davvero a suo agio e si sente, sono le sue sonorità.
Bello anche il bridge che porta ad una breve parte strumentale (stranissima per loro) metal con degli effetti scratch da dj.
Non posso fare a meno di cantarla ogni volta che la ascolto. Tra le cose migliori scritte da Mike, con il quale sono sempre molto cattivo (si, non è solo sua, ci ha messo lo zampino pure Tony per fortuna). La dimostrazione che si possono scrivere pure brani semplici ma non stucchevoli.
Avrebbe funzionato tantissimo come singolo. E' "acchiappante di brutto"
Per me restrerà sempre un mistero come abbiano potuto fare fuori questo pezzo per fare posto a robetta come Small Talk. Bah.
2)
On the Shoreline (voto 7,6)
Torna l'Elephantus, già ascoltato su No Son of mine, e come in quel caso a me quell'effetto piace. Contribuisce a rendere l'intro particolare e affascinante.
Tra l'altro l'intro è forse la cosa migliore del pezzo: mi piace come si passa dalle sonorità liquide e misteriose a quelle potenti ed epiche nell'arco di pochi secondi (è una delle caratteristiche che ho sempre adorato dei nostri: i cambi d'atmosfera e di umore all'interno di uno stesso pezzo).
Non è un capolavoro ma si tratta di un pezzo molto scorrevole. Phil la canta bene (ho già detto che lo preferisco quando urla a quando canta in falsetto). Sembra una specie di Feeding The Fire meno rock e carica a livello di watt.
Mi piace molto soprattutto il bridge ("
Well can you take me there, to the other side...")
Interessante anche il testo che parla di andare oltre le proprie paure, del momento che ci fa esitare prima delle decisioni importanti, dello scegliere tra il sicuro (la riva) e l'ignoto (il mare). Dall'altra parte potrebbe esserci qualcosa di terribile o di fantastico e non possiamo saperlo fino a quando non ci saremo arrivati. Un Tony Banks più "positivo" ma ugualmente "filosofico".
Su WCD avrebbe fatto bella figura, risultando migliore di almeno metà dei pezzi dell'album.
3)
7/8 (voto 7,2)
Bello strumentale, anche discretamente lungo, che regala diverse parti piacevoli e sfiziose. Rock con venature prog, con riff di chitarra in bella evidenza, un po' sulla scia di Second Home By The Sea.
All'inizio potrebbe sembrare più un abbozzo che una pezzo finito, una improvvisazione o una composizione da "library music". Invece poi ad un certo punto si "apre" mostrandosi decisamente più particolare ed ispirato di quanto possa apparire. Già a partire dal bel crescendo a 1:19 che conduce alla sgasata chitarristica al minuto 1:58 che indurisce il sound. Ma è la parte al minuto 2:23 che trovo davvero magnifica. Emozionante. Puro Genesis sound. Ne avrei voluto di più, molto di più.
![Goloso [:p]](./images/smilies/smile_slurp.gif)
Invece nell'ultimo minuto e mezzo si torna alle sonorità iniziali, piacevoli ma un po' ripetitive.
Una composizione di tutto rispetto, che magari sviluppata in maniera più compiuta poteva risultare tra le cose migliori di Calling. Anche così comunque resta decisamente piacevole.
4)
Run Out of time (voto 6,9)
Molti scrissero a quei tempi che la voce di Ray somigliava tanto a quella di Peter. Io ho sempre pensato "non gli somigghia pe gnente".
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
Però però...
Se dovessi citare un brano dove ci sono delle somiglianze tra i due citerei indubbiamente questo. Il cantato è profondo, roco, molto molto efficace. Emozionante. Molto bella la parte nella quale Ray canta "
Hard as I might try
I've run of luck, I've almost run out of time". Tra l'altro sembra totalmente autobiografica se pensiamo che di fatto è l'ultimo pezzo in assoluto della storia dei Genesis e l'ultimo con Ray alla voce. Per questo (per gli stessi motivi per i quali mi emoziona Vancouver) mi emoziona molto in alcune sue parti.
Pezzo che me lo immagino cantato da Peter, sono le sue sonorità.
Però non mi piacciono le tastiere "a trombetta": per me invece che dare atmosfera la rovinano. Sarebbero serviti dei fiati veri. Così invece mi sa di finto.
Bello il crescendo tastieristico da 3:13. Tra l'epico e il malinconico. Banks sound al 100%. Poi purtroppo tornano le tastiere " a trombetta". Non fosse per quelle il pezzo sarebbe sostanzialmente perfetto. Ma quel graffio sulla lavagna me lo rende un pezzo non del tutto riuscito anche se dalla grandissima atmosfera ed emozionante
5)
Anything Now (voto 6,5)
Un pezzo sull'abbracciare il cambiamento, lasciarsi ispirare da nuove opportunità, prepararsi a nuove sfide ecc. C'era qualcosa di autobiografico, nelle intenzioni.
Peccato che Tony si sia stufato subito e abbia mollato tutto in fretta, alla faccia del testo della canzone.
Brano molto lungo per essere una b-side (superiamo i 7 minuti). Un po' come Alien Afternoon soffre però un po' troppo la sua durata, alternando parti molto belle e dinamiche ad altre ripetitive e un po' cantilenanti.
Non mi fanno impazzire ad esempio i ritornelli (
"And whether you want it / Or whether you hate it and try to battle it out"): troppo banalotti e canzonettari per un pezzo che in realtà non possiede quelle caratteristiche. E si ripetono troppe volte a mio avviso. La stessa cosa penso delle tastiere "a trombetta".
Meglio le strofe ("
Everything is in it's place/ I know my limitations).
La cosa migliore è senza dubbio la sezione strumentale centrale, sullo stile di quelle di Thre Must be some Other Way o Fading Lights, ma decisamente non a loro livello. Tony è sempre bravo nel depistare l'ascoltatore e rendere un brano, fino a quel momento molto allegro e solare, un qualcosa di malinconico e triste (minuto 4:07). Al minuto 5:00 si scivola addirittura nel jazzato, prima del sopraggiungere delle chitarre che riportano il pezzo su sonoritá più rock.
Il giudizio quindi è lo stesso che ho dato ad Alien Afternoon: il pezzo contiene cose che non mi piacciono e a tratti mi irritano ed altre che mi esaltano. Un pezzo che mi piace molto e non mi piace allo stesso tempo.
Ma la parte centrale (lunga e riuscita) basta e avanza per affibbiargli una sufficienza ampia. Peccato per il resto che non è un granché.
6)
Nowhere else to Turn (voto 6,3)
Forse il pezzo meno conosciuto in assoluto di tutta la loro discografia. Non è uscito manco come b-side ma solo su CD promozionali.v
Molto wilsoniana. Ma ha anche sonorità da Genesis "anni '80". Se Run Out of time sarebbe stata perfetta cantata da Peter, questa per sonorità poteva essere cantata da Phil. Semplice, romantica, zuccherosa ma non troppo a mio avviso. Forse proprio per la voce roca di Ray. Il ritornello è contagioso e prende subito, come quello di Sign Your Iife away. Purtroppo alla lunga suona un po' ripetitivo, forse bastavano 3 minuti invece di 4:30.
Non male dai.
7)
Phret. (Voto 6)
Strumentale piuttosto strano. Sembra un pezzo solista di Tony, ma un pezzo dei suoi primi album, tipo Fugitive. Tutto basato sulle tastiere, con la drum machine in sottofondo. Crea una bella atmosfera ma è un po' piatto in generale, non ha grandissimi spunti, anche se ha dei bei crescendo nei "ritornelli". Sembra quasi un abbozzo più che un pezzo "completo". Piacevole ma non entusiasmante.
8)
Hearts on Fire (voto 5,5)
Molto danzereccia, molto pop, molto collinsiana. Sulla scia di I'd Rather be you, però con qualche influenza reggae.
In questo caso però il pezzo è più vario, dura di più e si contraddistingue soprattutto per un basso bello pulsante sempre in primo piano (e chitarre che tutto sommato fanno un buon lavoro).
![Approvante [^]](./images/smilies/smile_approve.gif)
Diciamo che a livello di sound non è troppo stucchevole, si vede che è un pezzo successivo ad IT, perchè risulta meno plasticoso pur essendo in linea con quell'album a livello compositivo.
Testo molto zuccheroso in stile Phil.
Poco altro da rilevare. Diciamo che così come I'd Rather be you la considero mediocre ma mi sta "simpatica". Per la serie brani scemotti ma che mettono allegria.
9)
The Banjo Man (voto 5)
Una specie di Another Record degli anni '90. Ne riprende la tematica (più o meno) e la particolarità del sound. Per fortuna stavolta ci vengono risparmiate le tastierine effetto armonica.
Il pezzo è più scorrevole di Another Record, più coinvolgente, ma molto molto molto ripetitivo. Impostato su un inusuale stile bluegrass (unico spunto interessante dal pezzo), non si capisce se il banjo è suonato per davvero da Mike o solo un effetto che lo imita.
Mi piace la parte in cui Ray canta "
Everybody wants the same song/ If only I could do it in my own way/I'd feel such emotion". Troppo poco però per un pezzo quasi sempre uguale dall'inizio alla fine. Non sono un fan poi dei coretti di Ray "tata tata tara ra tata rara"
Un brano che dura 4 minuti e mezzo ma che poteva durare tranquillamente 2 e mezzo.
10)
Papa He Said (voto 4)
Pezzo decisamente svogliato, che sembra uno scarto dei Meccanici. Ray non sembra molto convinto, d'altronde è un pezzo troppo monocorde e ripetitivo. Basato su un riffettino di chitarra tanto insistente quanto troppo banale, che sembra la brutta copia di quello di I Can't Dance, non si fa ricordare né per le strofe (noiosette e un po' sonnacchiose, come spesso accade con i pezzi di Mike) nè per i ritornelli (migliori ma ugualmente banalotti).
Particolarmente irritanti i coretti di Ray al minuto 2:42 ("Dudu Dudu durú").
Il testo non è niente di che ma se non altro è piuttosto originale come tematica (una specie di No son of mine però col figlio che non scappa di casa e anzi prende ad esempio tutti gli insegnamenti del padre, anche quelli più discutibili).
Il pezzo dura 4 minuti ma sembra durare il doppio visto che dopo 2 già ha esaurito tutto quello che aveva da dire, ed era giá poco.
Voto all'ipotetico album: 6,3