.Finalmente riesco a scrivere due righe in merito alle interessanti osservazioni tecniche di High sulle sonorità delle tastiere di quegli anni.
highinfidelity wrote:In generale, col volgere degli anni '80 entrano nello scenario musicale due tecnologie: la sintesi a modulazione di frequenza, e la sintesi mediante campionamento. In quegli anni seguivo ancora con grande entusiasmo le evulozioni dei sintetizzatori per due ordini di ragioni: la prima è che ero sempre desideroso di ascoltare timbri nuovi, specialmente se non esistenti in natura e dunque mai uditi prima da orecchio umano, e mi illudevo che questo sviluppo potesse non avere mai fine, con novità sempre più interessanti (non sarà così).
Eh infatti … tante promesse poi non mantenute.
highinfidelity wrote:La seconda è che speravo sempre che si potesse risolvere un problema veramente annoso e che coi miei sodali ci trascinavamo dietro da sempre: avere un sintetizzatore che potesse emulare in modo decente un pianoforte acustico, strumento fondamentale in musica per ragioni che è persino inutile spiegare, ma che era di fatto intrasportabile e del quale quindi non si disponeva mai, salvo le rarissime occasioni in cui lo studio o il locale dove si suonava per caso non ne avesse uno residente. Quello che non potevo immaginare è che si trattasse invece degli anni in cui l'uso creativo dei sintetizzatori sarebbe tramontato, in attesa di un risorgimento che pare non sopraggiunga mai.
Diciamo che suoni decenti di pianoforte sono arrivati in tempi successivi con il perfezionamento della tecnica del campionamento e la costruzione di master keyboard pesate che riproducono alla perfezione la dinamica dei tasti di un pianoforte. In quegli anni invece se non ti potevi permettere uno Yamaha CP 70 (oppure 80) i suoni di pianoforte acustico erano piuttosto approssimativi. Da questo punto di vista il DX7 con i suoi pianoforti scampanellanti divenne un comodo sostituto tanto da essere usato ovunque finendo così con l'aggiungere un nuovo standard ai suoni di piano.
highinfidelity wrote:Come si colloca Tony in questo contesto?
Innanzi tutto, dal lato dei synth analogici classici a sintesi sottrattiva, manda già in pensione l'interessante ARP Quadra,
Se non sbaglio l'ARP Quadra è quello del solista abrasivo di Abacab nonché responsabile di alcuni dei suoni di Dodo/Lurker, corretto?
highinfidelity wrote:mentre mantiene il Prophet 10 per tutti i pad di sottofondo e i classici suoni di lead analogici. Acquista inoltre il Roland Super Jupiter in rack, altro synth a sintesi sottrattiva, non lontanissimo dal Prophet 10 come impostazione timbrica a dire il vero, ma evidentemente Tony aveva ascoltato qualcosa che l’aveva particolarmente convinto da altri musicisti in voga nel periodo (vogliamo per esempio dire Nick Rhodes dei Duran Duran?).
Riguardo invece le novità, entra in scena il Synclavier II. Si tratta di un sintetizzatore diabolico, costoso come un alloggio (di lusso), in grado di fare praticamente qualunque cosa, ma sostanzialmente ingestibile e con un manuale d'uso dello spessore di un'enciclopedia. Giova ricordare che i Kraftwerk - non certo degli sprovveduti, nemmeno dal lato tecnico - entrarono in crisi nera perché si fissarono a voler esplorare a fondo le possibilità timbriche del Synclavier e, sostanzialmente, non ne vennero più fuori. [...]
Con il Synclavier Frank Zappa realizzò un intero album nel 1984 intitolato “Francesco Zappa” in cui aveva programmato il Synclavier per eseguire le partiture di un suo omonimo musicista classico italiano, tal Francesco Zappa: violoncellista e compositore vissuto tra l'Italia e l'Olanda dal 1717 al 1803. Si trattava di partiture prive di diritto d'autore e Zappa le acquistò da una biblioteca in cui le aveva trovate per poi farle “suonare” dal Synclavier.
Qui uno dei brani a titolo di esempio
Opus I - 2nd Movement Allegro (1984)
https://youtu.be/TbMGzcivZjU?si=aJhpPWSUf3UyLxS4Un interessante gioco che finanziariamente svincolò Zappa dalla necessità di ingaggiare musicisti per eseguire le partiture, consentendogli anche di sperimentare con le sonorità del Synclavier.
Zappa produrrà poi un altro album “Jazz from hell” con sue composizioni originali nel 1986 in cui il Synclavier viene usato massicciamente anche in unione a campionamenti di strumenti rock presi da esibizioni live.
Qui un breve filmato di 9 minuti dove si vede Zappa al lavoro con il Synclavier e dove si analizza tecnicamente il suo stile musicale e la tecnica di composizione del brano.
https://youtu.be/Q7ehOzed3Bo?si=nd_bxwkYWdF4YgoROvviamente l'approccio di Banks alle nuove tecnologie fu completamente diverso e meno cervellotico di quello dell'ossessivo-compulsivo Zappa che dovette inserire A MANO UNA PER UNA tutte quelle note che si vedono scorrere usando quegli scomodissimi monitor monocromatici. Va riconosciuta a Zappa una grande capacità di immaginare linee melodiche ed armoniche pur senza saperle eseguire materialmente. Un approccio da compositore nel senso ampio del termine.
L'approccio di Banks invece fu quello più “normale” da tastierista di una rock band alla ricerca di suoni originali e che potessero anche emulare i timbri richiesti per i brani più vecchi in cui aveva usato altri strumenti.
highinfidelity wrote:Nel frattempo era arrivato sul mercato anche il ben più economico campionatore EMU Emulator II, che Tony adotterà immediatamente e utilizzerà molto nelle canzoni di Invisible Touch, in particolare in The Brazilian (e vedremo come).
[...]
Per quanto riguarda invece la sintesi in modulazione di frequenza, Tony acquisterà il sintetizzatore Yamaha DX7, tastiera assolutamente imprescindibile per chiunque nel periodo storico in esame. Ricordo anzi che in quegli anni avevo in camera un poster di Tony che ne suonava
due contemporaneamente!
Potrei sbagliare ma il solista campanelloso sul crescendo finale di “Second home by the sea” sembra un tipico preset di un DX7.
highinfidelity wrote:Occorre dire che la sintesi in modulazione di frequenza non era veramente una novità: difatti persino i primi synth modulari, se cablati in modo opportuno, la consentivano; e anche il Synclavier II la offriva. Ma la DX7 portò questa tecnica di sintesi a un altro livello di utilizzabilità e di economicità, con risultati timbrici di un’efficacia pazzesca e un successo commerciale meritatissimo. Ciò che ci si proponeva di fare con questa tecnica era di superare i limiti tipici della sintesi sottrattiva, particolarmente per quanto riguardava i transienti di carattere metallico o vetroso tipici di molti attacchi degli strumenti reali. Il risultato sono suoni di piano elettrico molto convincenti, synth lead molto aggressivi e graffianti, oltre a tutta una serie di campanellini e percussioni varie, tradizionalmente molto difficili da implementare in modo efficace con le altre tenciche di sintesi.
[...]
Tony era sempre stato uno sperimentatore, ma più che altro la sua arte consisteva nel saper abbinare e sovrapporre suoni in modi originali, non era veramente un programmatore in senso stretto. E di fronte alla DX7 dovette in ogni caso deporre le armi.
Concordo. Tony non si imbarcò mai sulla strada dei Brian Eno o di Tomita o di Walter/Wendy Carlos o di J.M. Jarre.
Personalmente ho sempre preferito il suono “grasso” dei vecchi synth analogici ai suoni più “freddi” del digitale e trovo che il timbro di un buon pianoforte acustico od elettrico possa essere superiore al più indovinato dei suoni sintetici di nuova generazione, anche se inizialmente, ascoltando ad esempio l'uso del Fairlight fatto da Peter sul suo album IV, avevo pensato che si sarebbe aperta un'era di sperimentazione elettronico-artistica di altissimo livello.
Purtroppo, tranne rare eccezioni, ho l'impressione che il campionamento sia poi stato sfruttato più per riprodurre in economia suoni già esistenti (vedi le gigantesche librerie di suoni orchestrali campionati o di campionamenti di Synth iconici presenti oggi sul mercato) che per ampliare la tavolozza dei colori dei musicisti. Probabilmente l'uso più esteso ed “innovativo” dei campionamenti oggi avviene nel campo degli effetti sonori per cinema e tv.
Tanto per dare un'idea di quanto fu veloce l'evoluzione tecnologica dei campionamenti posso raccontare come a partire da strumenti dal costo impossibile come il Fairlight CMI che vedeva la luce nel 1979, l'Emulator che nasceva nel 1984 più o meno insieme al Synclavier in grado di campionare suoni, da lì a poco, nei primissimi anni '90, io potei acquistare per un prezzo ridicolo (mi sembra una cosa tipo 40.000 lire) una microtastierina CASIO (circa 40 x 15 cm) alimentata a batterie e dotata di un mini campionatore incorporato!!!!
Bastava attivare la modalità di campionamento e qualunque suono captato dal microfono della tastierina veniva immagazzinato e poi era possibile suonarlo sull'estensione di un paio di ottave anche in polifonia.
Una cosa che fino a pochissimi anni prima sarebbe sembrata fantascienza.
Con alcuni amici musicisti facemmo anche alcune cose ignobili usando quella tastierina, tipo campionare suoni di colpi di tosse o schiarimenti di gola o parole per poi usarli per creare dei pattern ritmico-armonici. In quel momento sembrava che il campionamento dovesse dare il via ad una rivoluzione artistica ma in effetti così non fu. L'uso dei campionamenti è diventato la fonte principale per suoni strani (e spesso fastidiosi) inseriti nel rap nella trap e simili.
All'epoca acquistai anche un Roland D50, un synth polifonico che mescolava la classica sintesi analogica (sottrattiva) con i campionamenti usati principalmente per riprodurre l'attacco dei vari suoni. Un ottimo synth che usai forse all 1% delle sue possibilità
![Triste [:(]](./images/smilies/smile_sad.gif)
e che poi vendetti quando cessai di fare attivamente musica nel 1993.
Invece non ero mai stato particolarmente attratto dai suoni percussivi generati con la Modulazione di Frequenza del DX7, che provai ma che non mi piacque (ero molto attratto dai suoni sinfonici e il DX7, come da te ricordato, non era certo adatto a quel tipo di sonorità). Quei pianoforti campanellosi che si portavano appresso un alone di nebbia ronzante con leggeri battimenti sullo sfondo non mi avevano mai attratto particolarmente, anche se poi sono diventati iconici.
Le tastiere su cui ebbi modo di mettere la mani di cui più ho apprezzato il suono furono un piano elettrico Wurlitzer e un synth polifonico di cui non ricordo la marca che aveva degli accettabili cori e strings e che presi a noleggio.
<piccolo OT ma non troppo>Un caso particolare invece furono un ARP Odissey e pianoforte acustico verticale che erano di proprietà del celebre quanto effimero gruppo astigiano “la Locanda delle fate”. Questi strumenti infatti si trovavano nella cantinaccia di Asti trasformata in pseudo sala prove dove suonicchiavo con i miei amici e dove aveva provato la Locanda quando pochi anni prima era uscito “Forse le lucciole non si amano più”.
In precedenza avevo visto la Locanda suonare delle cover da The Lamb e quindi quando scoprìi che era proprio in quella cantinaccia che era nato “Forse le lucciole non si amano più” per me fu un po' come se fossi andato a fare una schitarrata con amici agli studi The Farm dei Genesis!
Mi ricordo che con quell'ARP Odyssey feci un sacco di esperimenti tirando fuori dei suoni assurdi e andando avanti ad improvvisare per ore e ore “musica elettronica” stile Kraftwerk insieme al mio amico chitarrista
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
. Noi ci divertivamo ma se qualcuno ci avesse ascoltati dopo 10 minuti sarebbe svenuto. Altro che “ The waiting room”
Purtroppo non ho mai avuto modo di incontrare i musicisti della Locanda di persona, anche se la cantinaccia era di proprietà di uno di loro, perchè quando iniziai a suonare con i miei amici a fine 1981 la Locanda si era già sciolta nel 1980. Però tempo dopo conobbi superficialmente il bravissimo tastierista barbuto Oscar Mazzoglio che per un certo tempo, dopo la fine del gruppo, fu costretto a lavorare prima come commesso in un negozio di strumenti musicali e poi come spazzino (lo si vedeva in giro per le strade della città con la divisa della nettezza urbana a raccogliere i rifiuti e questo fa capire quanto possa essere difficile la vita del musicista). Poi in anni successivi Mazzoglio mise ovviamente a frutto le sue capacità e divenne fonico per grandi produzioni teatrali di livello nazionale. Conobbi superficialmente anche il batterista della Locanda Giorgio Gardino che nella vita faceva il metalmeccanico e che, chiusa la Locanda, prese a suonare disco music nelle discoteche con un mio amico chitarrista.
Questa è la vita del 95% dei musicisti.
<fine OT>Tornando a Tony, il cambio delle sonorità delle sue tastiere da Duke (1980) ad Abacab (1981) fu percepibile, ma rimase in ambiti accettabili. Impressionante fu invece (in senso negativo) il salto delle sonorità delle tastiere da Abacab (1981) a Genesis (1983) e poi a IT (1986). Nel mezzo va ricordato pure l'album solista di Tony “The fugitive” (1983) sul quale il cambio delle sonorità del suo parco tastiere suona piuttosto evidente. Devo dire che sul momento l'uso di questi suoni “innovativi” non mi diede particolarmente fastidio perché inserito nel contesto di quegli anni sembrava coerente. Oggi però quelle scelte mostrano molti limiti.
Ricordo anche che - pochi anni dopo - all'uscita del concerto di Nizza del tour di “We can dance” nel 1992 discutevo con i miei amici dell'insoddisfazione per le sonorità “fredde” delle tastiere che avevo sentito nel concerto.
Ma ora penso di poter dire che su “We can dance” il suono di Tony fosse comunque migliorato rispetto a Genesis e IT (vedremo tra breve che effetto mi farà l'ascolto dell'album).
Paradossalmente furono gruppi più marcatamente pop a fare un uso più incisivo delle nuove tecnologie di quegli anni rispetto a band più pop-gressive e neo-progressive.
Un esempio notevole di ciò lo abbiamo in casa con un gruppo secondo me ingiustamente sottovalutato come i Matia Bazar che in quegli anni sfruttò le innovazioni tecnologiche per fare un balzo qualitativo incredibile verso sonorità più elettroniche che ancor oggi destano interesse.
Un paio di esempi notevoli
Elettroshock (1983)
(NOTA: si sente il DX7 che suona la melodia strumentale scampanellata principale che nel finale viene ripetuta molte volte.)
https://youtu.be/npUlAHv98s0?si=do1c69Q9ETSDGbxbAngelina (1985)
(NOTA: anche qua un DX7 scampanella sin dall'inizio)
https://youtu.be/LYp5AKnBftQ?si=5-R1vXCULY62C4Nlper non dire del grande Thomas Dolby, per me un vero genio
Dissidents
https://youtu.be/YMq5QNAl2nE?si=1jAgSg85JOJq9CNI.