Ricordo anche di aver letto un libro decenni fa, non ricordo se scritto dallo stesso Frank oppure no, che mi aveva abbastanza impressionato per le sue posizioni poco diplomatiche su ogni argomento che trattava. Frank era un iconoclasta intelligente ma spietato che poteva abbattere con due parole sprezzanti qualunque cosa non gli garbasse, non importa quanto sacra potesse essere ritenuta dagli altri. Un personaggio luciferino anche nell'aspetto e nei comportamenti, scomodo e di carattere difficile ma indubbiamente intelligente e geniale.
Insomma il segno lasciato da Frank Zappa nel mondo della musica, sia che lo si ritenga un individuo strambo e supponente sia un genio incompreso dalle masse, non può essere trascurato.
Il mio rapporto con la sua musica è sempre stato ambivalente perché così come ci sono cose da lui scritte e suonate che ammiro profondamente e che trovo geniali (oltre che quasi impossibili da suonare per via delle difficoltà tecniche), ce ne sono altre che trovo inascoltabili o che addirittura riescono a scandalizzarmi per via dei testi misogini, a volte quasi razzisti, impastati occasionalmente con grossolano umorismo sessuale da teenager.
Quindi, con questo atteggiamento ambivalente, quando ho saputo la che la figlia primogenita di Zappa, Moon Unit Zappa, ha pubblicato nel 2025 un'autobiografia in cui racconta la propria vita, mi sono incuriosito. La scorsa settimana ho quindi acquistato il libro con l'intenzione di apprendere qualche retroscena della vita di un artista così singolare, prematuramente scomparso a soli 53 anni, da chi ha vissuto con lui.
Ora che ho terminato il libro devo dire che sono rimasto decisamente sbalordito da quanto la figlia Moon racconta della vita famigliare di Frank Zappa.
Detto in parole brevi la famiglia Zappa si potrebbe descrivere così: un piccolo inferno dominato dalla dispotica moglie di Frank, Gail Zappa.
Frank e Gail ebbero quattro figli
Moon Unit Zappa
Dweezil Ian Donald Calvin Euclid Zappa
Ahmet Emuukha Rodan Zappa
Diva Thin Muffin Pegeen Zappa
e già solo i nomi che decisero di dare alla prole indicano voglia di originalità a tutti i costi.
Frank conduceva una vita di fatto separata da quella della sua famiglia, che però doveva servirlo e riverirlo in quanto rockstar e genio anche a casa sua. Un padre così distante dalla famiglia che sembrava vivere sulla Luna.
Frank aveva il suo studio musicale nel seminterrato dove si rinchiudeva a fare musica per 12-14-16 ore al giorno (se non era in tour, ovviamente) e la famiglia gli passava cibo, vivande e caffè tramite un piccolo montacarichi. Potevano passare anche giorni, addirittura settimane in cui Frank e i suoi figli non si incontravano mai, pur vivendo nella stessa casa.
I figli avevano imparato sin dalla più tenera età a chiamare i genitori con i loro nomi, Gail e Frank, anziché mamma e papà. Il musicista poi non si preoccupava affatto di condividere tempo con la prole e con la moglie si ritrovava solo a letto, nè si interessava delle cose quotidiane (scuola, salute, problemi vari) dei piccoli Zappa, che erano in carico al 100% alla moglie Gail (che doveva pure occuparsi della gestione economica dell'attività di Frank).
Questa cosa rendeva la già fumina e imprevedibile Gail ancor più irascibile e così la donna finiva con lo sfogare sui figli (e in particolare sui due primogeniti Moon e Dweezil) le sue innumerevoli frustrazioni di moglie costantemente tradita con grida, rimproveri furiosi e castighi al limite dell'abuso (tipo sottoporre i bambini completamente vestiti a docce gelate per punizione se le davano troppo fastidio).
Gail aveva anche vietato alle mogli dei fratelli di Frank di frequentare la sua casa. Insomma, un caratterino mi verrebbe da dire.
Frank dal canto suo era del tutto disinteressato a queste cose (al limite dell'anaffettivo) e si occupava essenzialmente di musica e delle sue innumerevoli amanti occasionali.
Come esempio della forma mentis del padre Moon racconta questo piccolissimo episodio:
[...] Durante il volo di ritorno per Los Angeles, il nostro aereo viene sballottato da una tempesta di fulmini, e io sperimento per la prima volta una grave turbolenza. Sono terrorizzata. Quando mi giro verso mio padre e gli dico che ho paura, lui risponde: «Non pensarci» e si copre la faccia con una coperta, mettendosi a dormire. In quel momento capisco con chiarezza chi è davvero mio padre: una persona che rivolge l’attenzione all’esterno solo quando non può farne a meno. [...]
Frank e Gail erano figli della controcultura, ma non hippies (Frank detestava gli hippies e chi usasse droghe), e avevano abbracciato uno stile di vita fuori dagli schemi per quanto riguarda famiglia e morale ma al tempo stesso rigidissimo per quanto riguarda il lavoro e gli affari.
Un altro episodio rivelatore della poca attenzione di Frank verso i propri figli è il seguente.
E' il 1985 e Moon ha da poco compiuto 18 anni, il batterista di un “famoso gruppo heavy metal” (da lei non nominato) nonostante sia più vecchio di lei e sposato con figli la invita ad andarlo a trovare in Florida - ovvero dall'altra parte degli States visto che gli Zappa vivono in California.
Racconta Moon:
[...]
«Che cosa direbbe tua moglie?» domando, vagheggiando la prospettiva, ma senza abbandonare la cautela. «Non dovrebbe venire lei a trovarti, quando sei da solo?» aggiungo, incalzandolo.
Sono orgogliosa di questo mio slancio protettivo nei confronti di sua moglie, e anche di me stessa. Mi domando quante delle donne corteggiate da mio padre abbiano avuto il coraggio di essere così esplicite e rispettose nei confronti di mia madre.
«È appena venuta a trovarmi, e comunque è a casa con i ragazzi. Tu e io siamo... amici» sussurra. «Se vuoi puoi venire anche con l’aereo, pago io il biglietto.»
Nessuno mi ha mai pagato un biglietto aereo, a parte i miei genitori. Gli piaccio proprio tanto, evidentemente.
[...]
«Devo prima chiederlo a Gail e a Frank» dico, prendendo tempo. Cioè, non posso non chiedere il permesso. In fondo, abito ancora con loro. «Ora gliene parlo e ti dico cosa ne pensano.» Sento un’altra vampata di orgoglio per le mie precauzioni. «Resta in linea.»
Poso il telefono sul copripiumino a fiori di Laura Ashley, faccio un respiro profondo e mi avvio verso la stanza dei miei. La porta è aperta. Busso ugualmente, forte. «C’è nessuno?» dico ad alta voce. «Posso entrare?» «Vieni pure» risponde mio padre. Passo davanti al loro bagno, che è disseminato di vestiti e asciugamani gettati a caso sul pavimento a piastrelle. Guardo la grande finestra che incornicia il cortiletto. Quando raggiungo Gail e Frank, li trovo seduti insieme sul loro letto californiano king size, entrambi a torso nudo. Il che significa che sono nudi anche sotto. Ansiosa di andarmene, parlo a macchinetta. «Posso raggiungere in tour un batterista heavy metal sposato? Paga lui. E io andrei solo come sua amica.»
Ho un sussulto quando mi rispondono all’unisono: «Vacci! Sarà divertente!».
Mi viene il dubbio di non essermi spiegata bene. Ripeto, questa volta più lentamente, scandendo le parole su cui devono concentrarsi. «Un uomo sposato mi ha proposto di raggiungerlo in tour, anche se siamo solo amici, e vi sto chiedendo: vado?» dico, mimando anche il volo dell’aeroplano.
«Certo! Vacci!» ripetono. La mia postura è un silenzioso grido di incredulità, quasi di sdegno. Io vorrei che dicessero di no, che mi proteggessero, per permettermi di dire di no a mia volta e di attribuire a loro la colpa del mio rifiuto. Così continuerei a piacere al bel batterista sposato, e lui non se la prenderebbe e continuerebbe a essere mio amico. «Dunque, vado?» ridomando con voce tesa, quasi un sussurro. «Paga lui, giusto?» dice mio padre. «Sì» rispondo. Mi fissano.
Li fisso a mia volta. Mio padre prende una Winston da un pacchetto aperto e se l’accende.
[...]
SPOILER: con il batterista sposato non finirà bene e poco dopo il ritorno da quel viaggio Moon dovrà abortire, ma lei non racconterà nulla ai suoi genitori di quanto accadde.
Nonostante questo rapporto freddo e disinteressato con la propria famiglia Frank era comunque molto ammirato dai figli per la sua fama di genio e per il rispetto incondizionato che riceveva dagli altri.
Frank non ebbe mai un vero successo commerciale, visto il tipo di musica “strana” che faceva, ma ci furono un paio di eccezioni.
Una di queste fu la canzone “Valley girl” che divenne una hit negli USA e che vide coinvolta e in parte artefice proprio Moon Zappa.
Qui un riassunto di come nacque la canzone, che vinse addirittura un Grammy (!):
[...]
Siamo nel 1981, e io sono felice perché Frank è a casa, anche se questo significa che dobbiamo rientrare tutti con precisione militare nella nostra routine familiare, cioè quella piramide gerarchica in cui mio padre è il faraone al vertice. Io non metto apertamente in discussione questo stile di vita; mi limito ad accettare lo status quo. Persino Diva, che ha solo due anni, capisce che dobbiamo stare tutto il giorno in silenzio per permettere a Frank di dormire fino alle cinque del pomeriggio, dopodiché ci è concesso di vederlo mentre consuma a letto la colazione che ho contribuito a preparare: di solito, uova strapazzate coperte di pepe di Cayenna, pane tostato e imburrato, qualche pancake con vero sciroppo d’acero, spremuta d’arance fresca e un espresso. Una volta finita la colazione, si alza e va a lavorare nel seminterrato, dove rimane per tutta la notte,
[...]
Lui vive per lavorare. E così... mi viene un’idea.
Prendo una biro blu e scrivo il seguente messaggio su un foglio bianco a righe, strappato da un mio quaderno:
Caro Papà, ciao, ho tredici anni. Mi chiamo Moon. Finora ho cercato di non intromettermi nelle tue registrazioni, ma sono arrivata alla conclusione che mi piacerebbe molto cantare in un tuo album, se tu fossi disposto a sopportarmi. Ho una voce abbastanza bella. Per ulteriori informazioni, puoi contattare la mia agente, Gail Zappa, al 6504947. Sono disponibile giorno e notte, in generale. Mi piacerebbe fare il mio “accento di Encino” o la mia parlata da surfista per te. A presto, paaa’!!! Love, Moon, xxxooo.
Scendo di corsa le scale, infilo il foglio sotto la porta del suo studio e torno a razzo nella mia stanza a fare i compiti o ad aiutare Gail con mille cose.
[...]
«Moon» dice mio padre, svegliandomi bruscamente nel cuore di una notte infrasettimanale. D’istinto mi domando cos’altro può essere successo, ma poi noto che è di buon umore. «Vieni giù» dice. «Registriamo una canzone.» Ancora intontita, senza neanche lavarmi i denti, seguo mio padre nel suo studio e nella cabina acustica insonorizzata. Mi metto le cuffie, e lui sistema il microfono alla mia altezza. Piano piano comincio a capire: ha letto il mio messaggio, la mia idea gli è piaciuta, lo stiamo facendo davvero. «Tu devi solo parlare e improvvisare con quella voce buffa» mi dice. «Okay» rispondo, come se lo facessimo tutti i giorni. Quindi esce dalla cabina e raggiunge la sua postazione mixer all’avanguardia. Da lì si assicura che io lo senta da entrambe le orecchie, che io senta la mia voce e la traccia audio, che i livelli siano quelli giusti e che io riesca a vederlo dalla mia postazione quando mi fa dei segni con le mani. «Ascolta un po’, prima di tutto, per capire dove devi attaccare tu, tra un coro e l’altro.» A quel punto, i miei timpani vengono investiti da una linea di basso super coinvolgente. Sento e “vedo” la mia parte parlata come uno spazio tra parentesi entro cui rimanere, prima e dopo i ritornelli cantati dalla band: «Valley girl, she’s a Valley girl...». Sorrido e sento montare dentro di me un’ondata di energia e felicità. Mi ha davvero dato ascolto.
[...]
Il sabato seguente [...] Gail e io stiamo litigando perché secondo lei faccio “troppa vita sociale”, ragion per cui temporeggia prima di accompagnarmi a Encino, a trentacinque minuti d’auto, e mi fa arrivare in ritardo al pigiama party con la mia nuova amica Karen, alias Monkey. Innervosita dall’attesa, passo dallo studio per salutare Frank, che sta posando per un servizio fotografico. «Vieni anche tu, Moon» mi dice. Io non vorrei, perché ho una pelle orrenda, ma è mio padre a chiedermelo, e io non faccio una foto con lui da quando avevo nove anni. Gli metto le braccia intorno al collo. Qualche rapido scatto, con me che ho al polso un braccialetto di plastica e tengo in mano il mio portafogli magenta con chiusura Velcro, e poi via, fuori dallo studio. Non posso sapere che, di lì a un anno, quella foto diventerà famosa come copertina di un disco.
[...]
E infatti quella foto “rubata” diverrà poi la copertina del singolo “Valley girl” come potete qui vedere. Moon ha 13 anni.

Quasi un anno dopo Moon scoprirà dalla radio che la canzone incisa quella notte con il padre ha avuto successo.
[...]
«E questa era Moon Unit Zappa, con Valley Girl, accompagnata dal padre Frank Zappa.» Il mio conduttore radiofonico preferito, Jed the Fish, su KROQ, ha appena pronunciato il mio nome, e all’improvviso, nella corsia preferenziale, tutto sembra muoversi al rallentatore: riesco a vedere altri ragazzi, sulle auto dei loro genitori, che lo sentono. Alcuni di loro, che mi conoscono, si voltano a guardarmi e mi sorridono o mi fanno il segno con pollice e mignolo tesi o le “corna” da metallari.
[...]
Di lì a pochi giorni, Gail mi spiega che Valley Girl ha avuto una grande diffusione in radio, del tutto inaspettata, e quindi io e mio padre dobbiamo dividerci gli impegni promozionali. Dato che Frank è in tournée all’estero, la maggior parte delle interviste con la stampa americana ricadrà sulle mie spalle. Sento montare il panico. Io sono un’adolescente timida con un terribile problema di acne, ma ora dovrò parlare con degli adulti e farmi anche filmare. Sono raggelata dal terrore.
[...]
Percepisco davvero la stranezza di tutta questa storia quando mio padre torna a casa per poi volare con me a New York, perché siamo stati invitati al programma Late Night with David Letterman. Non ho mai sentito parlare di lui, e non so niente della sua fama di provocatore che mette a disagio gli ospiti sciocchi con battute taglienti, quindi non sono per nulla in soggezione. David Letterman, sotto lo sguardo di mio padre, spara le sue domande cercando di portarmi su un terreno in cui potrei espormi al ridicolo, e io rispondo senza sottrarmi, senza accorgermi che in quel momento sono come una scimmietta, ora precoce, ora ingenua, ora capace di dare spettacolo.
[...]
Qui Moon Zappa in un'esibizione TV in cui “mima” il pezzo. Aveva solo 14 anni.
https://youtu.be/Qb21lsCQ3EM?si=KldW26Kvd7chJ1DI
Va detto che il pezzo risulta divertente solo per un'americano o per chi sia di madre lingua inglese, in grado di apprezzare le storpiature dello slang da “ragazza che se la tira ma dice ca@@ate” improvvisate da Moon sulla base incisa dal padre, oltre al ridicolo accento.
In tutta la sconfinata produzione zappiana questo sarà tra i due o tre pezzi che gli faranno guadagnare parecchio denaro perché spopolerà in tutti i paesi anglofoni del pianeta.
La parte di basso comunque è strepitosa.
Moon ha poi tentato diverse strade, ha recitato in qualche particina in film e telefilm, ha fatto la conduttrice radiofonica insieme al fratello Dweezil, si è occupata di arte e varie cose ed ora fa la scrittrice. Dei quattro figli quello che più ha avuto successo è stato Dweezil come musicista, Ahmet è cantante e produttore televisvo, Diva attrice.
Non so quanti lo sappiano ma poco prima di scoprire di essere malato in modo terminale Frank si stava preparando ad entrare in politica e a candidarsi come Presidente USA. Leggendo il libro mi è venuto in mente che lessi la notizia all'inizio degli anni '90.
Nel libro Moon racconta cose molto drammatiche, prima fra tutte la morte del padre avvenuta con un lento spegnimento durato alcuni anni e il suo decadimento fisico inarrestabile, cose terribili che toccano tanto alle celebrità quanto agli sconosciuti; pensao che la scrittura di questo libro sia parte di un percorso terapeutico per tentare di confrontarsi con una vita caratterizzata dal rapporto tossico con la madre e dall'assenza quasi totale del padre.
Leggere il libro ha corretto alcune idee che mi ero fatto: ad esempio siccome Dweezil è un fantastico chitarrista io mi ero convinto per anni che fosse stato il padre a seguirlo nel suo apprendimento musicale. Invece, siccome dal libro si capisce che Frank dedicava zero tempo ai figli, ho fatto una ricerca e ho scoperto che i suoi maestri furono Steve Vai e Eddie Van Halen! Steve Vai addirittura scrisse un libro di esercizi apposta per il giovane Dweezil! (che se non fosse stato figlio di Zappa non avrebbe certamente avuto questo vantaggio).
Gail e Frank Zappa

Diva, Ahmet, Moon e Dweezil Zappa

Ahmet, Gail e Dweezil Zappa

Gail mise i propri figli uno contro l'altro (nello specifico Moon e Dweezil contro Ahmed e Diva) tanto che sino all'anno scorso Ahmet e Diva erano ancora in causa contro Moon e Dweezil per la divisione dello Zappa Estate che Gail aveva gestito in modo quanto meno discutibile. Inoltre a Dweezil venne impedito di suonare le musiche del padre (!) in quanto Gail aveva ereditato i diritti e non voleva concederglieli. (!) Questo è un fatto acclarato perché ne parlarono alcuni siti musicali. Fu solo grazie all'intervento di Steve Vai che venne trovato un accordo con Gail e i suoi avvocati così che i tour di “Zappa plays Zappa” potessero aver luogo. A un certo punto Dweezil indispettivo dai divieti materni aveva cambiato il titolo del tour in “Dweezil Zappa plays whatever he fuc@#ing wants”.
Ovviamente nel libro è Moon che racconta la sua versione e, come dice giustamente Phil bisognerebbe ascoltare “Both sides of the story” prima di dare giudizi definitivi, però una madre che mette nel proprio testamento (Gail è morta nel 2015) ciò che è riportato nel paragrafo qui sotto mi lascia interdetto.
[...]
... metto a fuoco un’ulteriore clausola particolarmente odiosa, che il mio avvocato sostiene di non aver mai visto in tutta la sua carriera, e che sembra pensata apposta per danneggiare me:
chi professa una qualsiasi fede verrà automaticamente escluso dal testamento.
Chi non antepone Gail a Dio è eliminato. Proprio lei, la pseudozen, che si era sempre spacciata per sensitiva, che si vantava di aver ricevuto in dono uno scialle dal Dalai Lama, la meditatrice trascendentale con i suoi mantra ripetuti all’infinito, la strega che faceva il malocchio! Non riesco davvero a crederci. Anche dalla fossa, Gail continua con i suoi giochi di potere. È la mossa finale perfetta. Io e Dweezil non siamo esattamente diseredati, ragion per cui, in teoria, lei può essere considerata al riparo da ogni critica, persino generosa. Applausi.
[...]
Che dire? Sono rimasto senza parole.
Il libro ovviamente è focalizzato sulle vicende private di Moon, a tratti psicologicamente drammatiche, che occupano circa il 60% del contenuto, ma l'ho trovato interessante per la possibilità di intravvedere qualcosa del misterioso universo zappiano, che a dire il vero si è rivelato diverso da quel che mi ero immaginato.
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