highinfidelity wrote:Fai bene a studiare musica ora che hai più tempo per farlo. Mi lascia un po' perplesso il ripescare lo Czerny, anche se certamente l'idea ha di per sé un suo indiscutibile fascino: io prediligerei qualcosa di più moderno. Come volevo fare, in sostanza, da ragazzo: non il conservatorio, il cui nome già dice tutto (ma veramente, se mi fosse stato proposto seriamente di farlo, avrei fatto anche quello), ma una bella scuola di Jazz, come quella che all'epoca a Torino si trovava in via Pomba e che forse avrai sentito nominare. Adesso sarei esattamente uguale a me stesso, non avrei avuto né successo né nulla, però sarei molto più felice. Ma naturalmente mi è stato negato.
Diciamo che il mio progetto sarebbe quello di studiare classica per almeno 2/3 anni per rimettermi un po' in forma e poi integrare con qualche incursione nel Jazz.
Devo dire che del Jazz mi piacciono solo alcuni aspetti nel senso che, frequentando da alcuni anni concertini Jazz in cui suonano anche musicisti prestigiosi, ho notato che anche il Jazz ha una sua forma piuttosto ripetitiva e schematica. Certo che ci sono le improvvisazioni dove i musicisti bravi escono e rientrano nella tonalità inanellando frasi cromatiche a velocità supersonica, ma a volte gli sbrodolamenti eccessivamente prolissi che girano in tondo stancano.
Inoltre alla lunga lo schemino
tema - improvvisa il piano - applauso - improvvisa il sax - applauso - improvvisa il basso - applauso - improvvisa la batteria - applauso - ripetizione tema e finale
risulta talmente prevedibile che a volte sembra che il pubblico applauda in automatico, come se fosse un rituale.
Anche alcuni modi di utilizzare la complicate armonie Jazz non è che mi facciano impazzire. Il jazzista è un “matematico” che si diverte a sostituire gli accordi secondo alcune regole ben precise (ma moolto complicate).
Questo video di mezz'oretta spiega come ragiona un jazzista quando riarmonizza un brano. E' interessantissimo ma questa ossessione nel cambiare le armonizzazioni al fine di renderle forzosamente complesse mi sembra che a volte porti fuori dall'idea originale senza però costruirne una altrettanto valida.
https://youtu.be/bLO9hlIRrYI?si=Z5GkgA2vyfV_9U2yE' un soggetto affascinante ma molto complesso, che un domani forse tenterò di approcciare, ma la mia predilezione sarebbe più per il jazz-rock che per il jazz puro che paradossalmente a volte trovo un po' troppo “imbalsamato” (sebbene pieno di iperfinezze tecniche a volte non percepibili al primo ascolto).
highinfidelity wrote:
Per tutto il resto della vita ho quindi cercato d'imparare da solo, basandomi su null'altro che la predisposizione innata. Attorno ai 25 anni credo di aver raggiunto il picco, con risultati che almeno a livello locale mi avevano reso un musicista ricercato e, in qualche occasione, persino riconosciuto per strada. Dopodiché ho abbandonato tutto per arruolarmi prima e per chiudere con l'università poi.
Eh, ahimè, la vita è piena di tornanti non segnalati.
Anche io alla fine ho fatto da me, con risultati altalenanti e certamente non ho mai raggiunto alti livelli. Il massimo della forma lo raggiunsi nel 1990 ma poi iniziai lentamente a mollare per via di altri impegni. Però me la cavavo e qualche improvvisazione di synth anche velocina riuscivo a farla, ma sono state cose sporadiche.
highinfidelity wrote:
Ho dei buchi teorici pazzeschi: non sono assolutamente in grado di ragionare per chiavi, e anche quando ero al massimo sostanzialmente imparavo tutto a memoria, affrontando ogni nota come se dopo di essa potesse venire una qualsiasi delle 11 altre, senza alcuna logica. È poi ben nota la mia idiosincrasia verso il pentagramma, che ritengo lo strumento più cretino possibile e concepibile per annotare i suoni, fatto che certamente non mi aiuta dal lato della teoria.
Io da qualche mese ho ripreso ad esercitarmi nella lettura dei pentagrammi in chiave di violino e di basso e, sebbene a volte debba letteralmente decifrare quallo che c'è scritto quasi fossi un archeologo
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
, pian piano la cosa mi sta diventanto più facile.
highinfidelity wrote: Ho un po' ripreso a suonare per conto mio subito prima della pandemia, dopo essermi reso conto che in casa avevo un armadio pieno di strumenti, in larga parte di bassissima qualità, che non toccavo mai. Ho stabilito che, se dovevo sacrificare tutto quello spazio, doveva essere per strumenti per i quali valesse la pena. Si ha un bel dire che se hai voglia di suonare basta un secchio e un manico di scopa (alla Gigi Proietti): la verità è che se hai degli strumenti veramente belli, sei sempre lì che vuoi prenderli in mano.
Per inciso, dopo i tuoi discorsi sulla rimpianta Roland D-50, mi sono deciso e ho acquistato la Roland Boutique D-05. Ne dobbiamo poi parlare di fronte a birra e patatine.
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)
Se trovo una registrazione ascoltabile di qualche nostro pezzo in cui l'ho usato nel 1990-1991 provo a caricarla su Yutube. Però visto che registravamo in sala prove mettendo un microfono al centro della stanza e poi via senza controllare nulla (con batteria e chitarra che tendevano a coprire il resto) dubito che la qualità possa essere accettabile.
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