Ma ecco che in "soli" venti giorni sono riuscito anch'io a risentire il disco e buttare giù due righe...
![Morto dalla noia [:(-(]](./images/smilies/smile_bored.gif)
Che vita...
Come già chiarito da Alain, We Can't Dance in realtà uscì anche in disco 33 giri, ma essendo stato pensato per il CD si porta dietro tutta una serie di difetti tipici di questo formato, prima fra tutti la durata eccessiva: ci troviamo infatti nel periodo in cui ci si sforzava di dimostrare che il CD dovesse per forza essere superiore al LP, e uno dei parametri più facili da battere era la durata. Peccato però che la durata vada riempita "con qualcosa", e che come ho già avuto modo di ribadire più volte sono pochissimi gli artisti in grado di comporre con i ritmi richiesti dall'industria musicale più di 45 minuti di musica decente. Ed ecco così comparire in questo disco una notevole sequenza di
filler abbastanza inutili: non dico proprio metà disco, ma quasi.
L'edizione a 33 giri consiste in una copertina ad anta singola non apribile, di spessore maggiorato per contenere due dischi, sui quattro lati dei quali sono suddivise le tracce. È una soluzione che non mi piace per nulla. Tra l'altro davvero non capisco come mai da Abacab in avanti i Genesis siano diventati allergici alle ante apribili, è veramente un mistero insondabile. Ma se non altro si torna un po' al vecchio stile con la grafica di copertina: un bell'acquerello, come all'acquerello sono le miniature che illustrano ciascun brano, e sempre all'acquerello sono decorate asimmetricamente le etichette dei lati A dei due dischi (i lati B riportano invece i titoli).
Sarebbe del tutto logico pensare che, ormai maggiorenne, mi fossi fiondato ad acquistare il disco, come del resto già ero riuscito a fare per Invisible Touch anni prima. Accadde invece che alla mia festa di compleanno degli amici particolarmente spilorci mi regalarono l'ignobile CD singolo di No Son Of Mine (contenente anche la stupenda Living Forever, ma purtroppo anche una versione live di Invisible Touch), quando con qualche mille lire in più avrebbero potuto regalarmi l'intero disco, e sarebbe stato davvero un bel regalo. Travolto poi dalla vita disgustosa che stavo facendo all'università, finì che acquistai il disco solo alcuni anni dopo, avendolo trovato usato in edizione a 33 giri. In prospettiva sembra quasi surreale, ma così andarono effettivamente le cose.
Nota tecnica: il lavaggio ha dato risultati grandiosi, e ora i dischi suonano magnificamente, con sibilanti assolutamente perfette.
1 - LIVING FOREVERBrano bipartito, con un’introduzione che se vogliamo è solo interlocutoria, e tuttavia notevole per il grandissimo lavoro di Mike alla chitarra elettrica, che mette addirittura Tony in secondo piano. Ma ovviamente il
piece de résistance è la maginfica, grandiosa, sinfonica coda strumentale che si apre su un cupo
pad evolutivo soffiato di Tony. Assolutamente fantastico Phil alla jazzatissima batteria, che credo per la prima, unica e ultima volta impiega anche qualche piatto
splash. Mamma mia come pesta sul
ride nel finale! Fantastica la rapidissima chiusura a vortice. Tra le cose più belle mai fatte dalla formazione a trio.
2 - FADING LIGHTSUn delicato ritmo automatico fa da base ad alcuni magnifici cambi d’accordi degli archi sintetici di Tony. Bello e d’atmosfera il cantato, assolutamente perfetto per chiudere il disco. Ma naturalmente il pezzo forte è il maestoso intermezzo strumentale, aperto da Mike con un notevole lavoro di chitarra distorta ribattuta dal
delay. Presto la scena viene rubata da Tony, con una sequenza impressionante di assoli e obbligati, tutti eseguiti con timbri anch’essi distorti. Il punto focale sono comunque i possenti stacchi di synth in apertura e chiusura dell’intermezzo, sottolineati da Phil con dei
fill micidiali. Congrua l’idea di riprendere il cantato e chiudere il disco in modo sognante su una progressione di accordi d’archi di Tony. Non ci poteva essere un finale migliore. Rock progressivo allo stato puro.
3 - NO SON OF MINEOccorre dire che ci vuole un certo coraggio ad aprire un disco con un brano dal tema così drammatico. Non mi dilungo molto sull’arrangiamento: l’iconico “barrito”, se non ricordo male ottenuto rallentando uno spezzone improvvisato da Mike. Phil pesta di brutto alla batteria, ma purtroppo in alcuni passaggi la sua voce suona già un po’ cantilenante e ingolata, cosa che non accadeva ai tempi d’oro. Gli anni passano per tutti. La canzone comunque, nonostante non abbia nulla di particolarmente progressivo, è molto bella e ha un ottimo bilanciamento tra qualità e vendibilità.
4 - DRIVING THE LAST SPIKEBrano lungo e complesso, composto da numerosi movimenti diversi, di chiara ispirazione neo-progressiva. Notevoli le liriche, di nuovo a tema sociale-politico; mi chiedo come ci siano arrivati, vale a dire mi chiedo se in Inghilterra ci sia la percezione diffusa che le ferrovie siano state costruite sfruttando pesantemente la manodopera operaia: immagino che anche i nostri lavoratori che scavarono il tunnel del Frejus non si giovassero di condizioni migliori, tuttavia non mi risulta che sia mai stata dedicata loro una canzone, né che il cittadino medio li ricordi con dolore e gratitudine. Mike presentissimo lungo tutto il brano, sia con delicate pennate, sia con pregevoli botta-e-risposta con Tony, per non parlare poi di quando spacca tutto nel ponte strumentale.
5 - I CAN’T DANCEChiaramente il brano più vendibile, anche perché accompagnato da un videoclip "balneare" molto divertente. Tuttavia, pur non avendo grandi pretese, mi è sempre piaciuto molto, forse anche per il cattivissimo riff di Mike quasi degno degli AC/DC (piccola nota: contrariamente a quanto scritto da qualcuno, questo tipo di suono si ottiene in realtà impiegando pochissima distorsione). La versione in studio è giustamente sobria e bilanciata, mentre purtroppo dal vivo sarà sbrodolata a dismisura con urletti e ripetizioni infinite. Bello il finale in cui Tony si aggiunge con un ottimo piano elettrico jazzato.
6 - DREAMING WHILE YOU SLEEPBrano intrecciato su un complesso ritmo di xilofoni e marimbe, con un pregevole bilanciamento tra il contributo di Tony e di Mike. Sembra quasi di ascoltare qualcosa dal terzo o quarto disco di Peter. Notevolissime le liriche (non mi dilungo perché sono già state ampiamente dibattute). Bellissimi gli inserti del tema “All my life”.
7 - JESUS HE KNOWS MECurioso come i Genesis, che avevano sempre a malapena sfiorato temi politici o religiosi (se non in senso mistico) se ne siano usciti con un brano al vetriolo come questo. Ritmo con un BPM pazzesco e Mike che ci dà dentro di brutto. Nonostante alcune stranezze (come gli inserti di cineserie di Tony) il brano piacque a sufficienza al pubblico generalista, e grazie ad un video altrettanto corrosivo si gudagnò moltissimi passaggi sui canali musicali dell’epoca.
8 - NEVER A TIMECanzone che su di me ha fatto talmente poca presa (forse anche perché non è presente, almeno a mia memoria, nei vari
live) che è come se la sentissi per la prima volta. Non troppo male comunque, e molto ben cantata da Phil. La bollerei come una canzone afferente al suo repertorio se non fosse per il pregevole lavorìo continuo di Mike alla chitarra, addirittura su più piani. Durata contenuta in tempi molto razionali.
9 - WAY OF THE WORLDAltra canzone che è come se sentissi per la prima volta. Liriche assolutamente ignobili, sulle quali non mi dilungo in quanto già ampiamente dissezionate. Apprezzabile invece in apertura di brano (e delle strofe successive) il lavorìo, credo di Tony, che conferisce un tocco New Wave all’atmosfera della canzone – sembra un timbro classico di Mick MacNeal (Simple Minds). Il tutto viene però demolito nei ritornelli, in particolare con quegli uuuh uuuh che non c’entrano veramente nulla e rendono ridicolo un passaggio che vorrebbe essere "drammatico" (calvinista-liberista?).
10 - SINCE I LOST YOUAltro
filler assolutamente non-genesisiano, che è come se non avessi mai ascoltato prima. Ci sono pure i cimbalini natalizi.
![Morto dalla noia [:(-(]](./images/smilies/smile_bored.gif)
Il cantato è notevole, con alcuni passaggi (cos my-y-y-y heart) veramente molto belli. Belli i due mini-assoli di Mike, mentre Tony sembra addirittura del tutto assente.
![Sorpreso [:0]](./images/smilies/smile_shock.gif)
Canzone che sarebbe stata magnifica su un disco solista di Phil, ma che in questo contesto c’entra pochissimo.
11 - TELL ME WHYAltro brano che tendo a non ricordare, dal dondolante andamento molto beatlesiano. Anche qui grandissima presenza di Mike, con una chitarra dal timbro molto
sixty.
12 - HOLD ON MY HEARTA differenza di altri “filler”, a mio parere persino più riusciti, questo brano diventerà uno stancante classicone dei live del periodo. Mah. Diciamo non il tipo di canzoni che voglio ascoltare dai Genesis. Apprezzabile comunque il passaggio “I will be there”, con ancora una volta Mike che scavalca Tony e sfoggia persino qualche passaggio alla Santana.