L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Scrivete qui i messaggi dedicati al simpatico "singing drummer", sempre coinvolto in una miriade di collaborazioni e progetti paralleli.

L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Duke59 » 25 Mar 2026, 10:27

Premetto che questo post non ha lo scopo di “giudicare” Phil, a cui sono emozionalmente legato per tutte le cose belle che ci ha donato.

Però avendo recentmente ri-ascoltato e ri-valutato l'album WCD dei Genesis in modo positivo ho voluto provare a chiarirmi nuovamente il “mistero” del declino di Phil rileggendo alcuni passi della sua autobiografia.

Questo è quanto ne ho ricavato.

Dopo l'uscita di WCD Collins si appresta a raggiungere lo zenit della sua carriera artistica. Reduce da un album solista di enorme successo “But seriously...” (14 milioni di copie) riesce a raggiungere un successo ancor maggiore (15 milioni di copie) con quello che sarà il suo ultimo album con i Genesis .

Ma il destino si prepara a giocare un brutto tiro al nostro amato batterista cantante. Un destino di nome Lavinia.

Racconta Collins: [...] “Il We Can’t Dance Tour debutta nel maggio 1992. I Genesis sono un gruppo di serie A, specie negli Stati Uniti, dove ci esibiamo quasi sempre nei grandi stadi. In giugno abbiamo una data a Vancouver. Arrivato in città, chiamo Andy [NDT: la sua ex moglie]. Siamo in rapporti quasi civili, e poi non ho alternative, perché voglio che Simon e Joely vengano al concerto. Andy mi chiede quali sono le prossime tappe. «Tacoma, poi Los Angeles.» «Ah. Lo sai che a Los Angeles ci abita Lavinia, vero? La vedi ancora?» A un quarto di secolo dagli esaltanti giorni della Barbara Speake, a metà anni Sessanta, Andy sa che non ho dimenticato Lavinia. Solo che non la vedo da oltre vent’anni. Nel frattempo lei è entrata nelle Hot Gossip, il sexy corpo di ballo reso famoso dal «Kenny Everett Video Show», uno spettacolo televisivo comico-anarchico, e ha sposato uno degli americani Hudson Brothers. Insomma, abbiamo voltato pagina. O almeno così pensavo. [...]

A fronte di questa notizia Phil invita la sua vecchissima fiamma Lavinia al concerto di Los Angeles del WCD tour. E lì, a Los Angeles, il 18 Giugno 1992 Phil combina il disastro. Dopo lo show incontra la sua ex fiamma ignorando apertamente la moglie [Jill Tavelman] e la famiglia.

Racconta: [...] “mi sento di di nuovo tradito stavolta però dai sentimenti che ancora nutro per una figura cardine della mia gioventù. La vedo, la abbraccio, la bacio. Il cliché è innegabile: elettricità pura. In un lampo, sono passato da «We Can’t Dance» a «non riesco a respirare». Altro cliché: d’un tratto, in questa ressa festaiola a Los Angeles, non ci siamo che io e la mia fidanzatina di scuola. Porto Lavinia fuori dalla calca, verso la mia roulotte. I Genesis hanno quattro o cinque camerini, ma di solito io ho la mia roulotte per vestirmi e impomatarmi i capelli. Parliamo emozionati, ricordando i vecchi tempi. Stephen Bishop si avvicina. Ha notato l’abbraccio. «Wow» mi sussurra all’orecchio «che passione. Che succede qui?» «Oh, solo una mia ex...» Mi guardo intorno: inutile dire che Jill si è accorta di tutto. Guai in vista. Io e Lavinia continuiamo a parlare. So perfettamente di essere osservato, lei però è sempre stata un tipo molto fisico e affettuoso. Non posso fare a meno di ricambiare, o forse, direbbe Jill, non riesco a levarle le mani di dosso. Fosse per me, potrei anche approfittare della roulotte privata... ma sono in mezzo a una quarantina di persone, si staranno certamente chiedendo cosa succede: impossibile non notare quel magnetismo, quell’aura. Alla fine Lavinia se ne va, due mani che si staccano all’ultimo secondo, stile Romeo e Giulietta. [...] Conclusa la festa, io, Jill, Jane e Lily saliamo sulla limousine. «Quella era Lavinia» dichiara mia moglie. Non l’ha mai vista, ma ha sentito parlare di lei. E ha capito tutto. «Non mi avevi detto che era così bella.» Non lo sapevo neanch’io che era così bella, non la vedo da vent’anni! [...]


Però ormai la frittata e fatta e anche il secondo matrimonio di Phil inizia a barcollare.

Finito il WCD tour e messi di nuovo i Genesis in naftalina arriviamo a fine 1992 e Phil riprecipita in una nuova crisi.

[...] Mi sono scusato mille volte con Jill, spiegandole che Lavinia era un lampo del passato che tornava, e le ho promesso di diventare un marito migliore e fedele. Nel mio studio in cima alla casa, mentre lavoro ai brani che potrebbero comporre il mio prossimo album solista, nutro pensieri diversi, più cupi. Se si trattasse di qualcun altro riuscirei a togliermela dalla testa, a voltare pagina e seppellire il dolore. Ma parliamo di Lavinia, una persona unica. L’amara verità? Sono profondamente confuso. Il primo amore della mia vita può ancora diventare l’ultimo?[...] Per essere più precisi, in «Both Sides» la rabbia e il risentimento di «Face Value» lasciano il posto a rimpianto, dolore e nostalgia. Emozioni che credo di aver espresso alla perfezione. Amo la semplicità e la purezza di quelle canzoni.[...] Mentre scrivo l’album, prendo una decisione. Queste canzoni sono troppo intime per non suonarle e registrarle da solo, troppo personali per non fare in modo che lo rimangano il più a lungo possibile. Naturalmente c’è un paradosso: se ho fatto bene il mio lavoro, se ho scritto canzoni toccanti e sincere, ho paura che il mio matrimonio sia destinato a implodere non appena Jill sentirà «Both Sides».[...]

[...] Evitando di coinvolgere altre persone nella creazione e nella registrazione di questi brani, probabilmente sto solo cercando di rinviare quel momento finché posso. Suono tutti gli strumenti, registro le voci e metto a punto i demo fino a renderli quasi pubblicabili, poi li porto alla Farm per aggiungere la batteria. Continuerò a proteggerli producendo l’album per conto mio, e senza andare per il sottile. Musicalmente potrà sembrare un lavoro amatoriale, o meglio spontaneo, ma è la soluzione giusta per «Both Sides», è parte del suo fascino. Se da un lato sono consapevole che l’album avrà un impatto devastante sulla mia vita privata, dall’altro non ho il minimo sospetto che il modo in cui l’ho registrato sconvolgerà anche la mia vita professionale.[...]

[...]Prima di dare «Both Sides» in pasto al pubblico, ho un attimo di respiro. All’inizio del 1993 ricevo un’allettante proposta telefonica: il giovane regista australiano Stephan Elliott, che mi ha visto in «Miami Vice», vuole offrirmi il ruolo principale in una black comedy intitolata Scherzi maligni, storia di un abietto investigatore assicurativo che perseguita una coppia sospettata di truffa. Tra la fine delle registrazioni di «Both Sides» e l’uscita dell’album volo a Sydney per le riprese. Mi diverto un mondo, è un diversivo quanto mai gradito dal We Can’t Dance Tour, appena concluso, e dalla situazione a casa.[...]

E “Scherzi maligni” è un film davvero unico, dove Phil interpreta in modo brillante un ruolo da “psicopatico maligno” non privo di fascino e con elementi umoristici. Un'ottima black comedy che consiglio di vedere a chi se la fosse persa.

https://it.wikipedia.org/wiki/Scherzi_maligni

Poi nell'Ottobre 1993 esce “Both sides” un album molto personale in cui Collins suona tutti gli strumenti … quasi una specie di “Face value 2”. Dall'album vennero tratti tre singoli “Both sides of story”, “We wait and wonder” e “Everyday” che però non ripetono il successo delle sue canzoni precedenti. Il che è un paradosso perché in questo album Collins probabilmente raggiunge un livello di maturità compositiva molto elevata, con testi tutt'altro che banali e arrangiamenti di alto livello.

Racconta Phil: [...] Nell’ottobre del 1993 esce Both Sides of the Story, il primo singolo di «Both Sides». È lungo, quasi sette minuti sull’album e cinque e mezzo nella versione tagliata per la radio. Gli americani volevano pubblicare “Everyday” perché «somiglia più a quello che fa Phil Collins», ma io punto i piedi: me ne frego se l’album venderà meno dei quattro precedenti, non è questo il suo scopo. È un disco provocatoriamente e orgogliosamente personale, costruito a modo mio e secondo le mie regole. Sono io con il cuore in mano, per quanto inevitabilmente orribile e sporco sia.[...]

[...] Both Sides of the Story diventa una hit, più o meno. È il primo e ultimo singolo dell’album. Quest’ultimo arriva sì al numero uno in Inghilterra, ma nel complesso le riflessioni e i sentimenti di un uomo tormentato dai rimorsi non fanno breccia nel pubblico, quanto meno rispetto alle vendite astronomiche alle quali sono abituato. Ma a me non importa: il mio obiettivo era un altro, e l’ho raggiunto.[...] In ogni caso, ho questioni più urgenti a cui pensare. A essere dolorosamente onesti, mi sono reso conto che con Jill è finita. Ho rovinato tutto e non vedo possibilità di recupero. Mi piange il cuore per Lily, che si sforza di dare un senso al casino che suo padre ha combinato. Mi sentirò in colpa per il resto della mia vita. [...] Il Both Sides of the World Tour comincia nel 1994, il 1° aprile. Con il senno di poi, davvero un bel giorno per la prima delle centosessantanove date distribuite in tredici mesi tumultuosi.[..]

Con le sue 169 date il “Both sides tour” è il più lungo mai intrapreso da Phil sia come solista che con i Genesis, battuto solo dalle 212 date del Nursery Crime tour. Questa volta in tour con Phil non c'è Chester Thompson e come batterista viene scelto Rocky Lawson.

Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, durante una data svizzera di quel tour, il destino fa incrociare il percorso di Phil con quello di Orianne Cevey e il nostro perde nuovamente la testa. [:(]

[...]In tutta franchezza, non riesco a pensare ad altro. Uno psicanalista potrebbe ipotizzare che alla luce dello scompiglio emotivo che sto sperimentando (del quale naturalmente sono l’unico responsabile) al momento sono predisposto a reazioni del genere, ma io lo manderei a quel paese. Questa donna è speciale, come i miei sentimenti per lei. È un miracolo se riesco a disfare la valigia e ricordarmi che stasera ho un concerto. All’ora prestabilita scendiamo nella hall e troviamo Orianne ad aspettarci, aria professionale ma accompagnata da un dolce sorriso.[...]

E da lì in avanti per Phil inizierà una china discendente, con album sempre meno riusciti (Dance into the light, Testify, Going back), critiche pesanti dalla stampa per le sue vicende personali, gossip fortemente negativo, fino a problemi psicologici e fisici che gli impediranno di suonare la batteria.

Alla luce di tutto ciò possiamo facilmente posizionare lo zenit del Phil batterista nel periodo a metà/fine anni '70 quando suonò con i Brand X e su Lamb-Trick-Wind con i Genesis; mentre lo zenit del Phil solista-autore-cantante si posiziona nel periodo in cui pubblicò “But seriously” (e anche “WCD” con i Genesis).

Seguiranno ancora due tour con i Genesis: il primo nel 2007 dove un Collins recalcitrante viene convinto a rimettersi in piedi per una reunion che si dimostra di gran successo. Purtroppo a quel tour seguiranno altre disavventure sempre più serie che porteranno Phil a ricoveri urgenti per problemi fisici e gravissima dipendenza dall'alcool. Nonostante tutto il nostro riuscirà ancora a rimettersi in pista per l'ultimo tour dei Genesis, lasciando le bacchette al figlio Nic e cantando seduto con una voce fortemente compromessa dai continui problemi fisici.

Quello che era stato un simpatico e talentuoso musicista, cantante, autore e attore non era riuscito a sfuggire ai propri demoni, e si era infilato ripetutamente in situazioni tali da portarlo ad una costante perdita di autostima con pesantissime conseguenze (alcoolismo, pensieri suicidi, ripetuti incidenti fisici).

Dopo un periodo nerissimo ora sembra che Collins stia recuperando almeno in parte la sua salute.

Noi, vecchi fans e amanti della buona musica, non possiamo che augurargli di vincere le sue battaglie.



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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Thomas Eiselberg » 25 Mar 2026, 11:15

Lettura molto interessante, ci conferma il fatto che Phil quando si lasciava trascinare dalla passione finiva inevitabilmente per commettere errori che gli costavano molto caro.

Duke59 wrote:
[...] “. I Genesis hanno quattro o cinque camerini, ma di solito io ho la mia roulotte per vestirmi e impomatarmi i capelli.


Si, i capelli [:-j]

Duke59 wrote:
Musicalmente potrà sembrare un lavoro amatoriale, o meglio spontaneo, ma è la soluzione giusta per «Both Sides», è parte del suo fascino. Se da un lato sono consapevole che l’album avrà un impatto devastante sulla mia vita privata, dall’altro non ho il minimo sospetto che il modo in cui l’ho registrato sconvolgerà anche la mia vita professionale.[...]



Poi nell'Ottobre 1993 esce “Both sides” un album molto personale in cui Collins suona tutti gli strumenti … quasi una specie di “Face value 2”. Dall'album vennero tratti tre singoli “Both sides of story”, “We wait and wonder” e “Everyday” che però non ripetono il successo delle sue canzoni precedenti. Il che è un paradosso perché in questo album Collins probabilmente raggiunge un livello di maturità compositiva molto elevata, con testi tutt'altro che banali e arrangiamenti di alto livello.

Racconta Phil: [...] Nell’ottobre del 1993 esce Both Sides of the Story, il primo singolo di «Both Sides». È lungo, quasi sette minuti sull’album e cinque e mezzo nella versione tagliata per la radio. Gli americani volevano pubblicare “Everyday” perché «somiglia più a quello che fa Phil Collins», ma io punto i piedi: me ne frego se l’album venderà meno dei quattro precedenti, non è questo il suo scopo. È un disco provocatoriamente e orgogliosamente personale, costruito a modo mio e secondo le mie regole. Sono io con il cuore in mano, per quanto inevitabilmente orribile e sporco sia.[...]

[[i]...] Both Sides of the Story diventa una hit, più o meno. È il primo e ultimo singolo dell’album. Quest’ultimo arriva sì al numero uno in Inghilterra, ma nel complesso le riflessioni e i sentimenti di un uomo tormentato dai rimorsi non fanno breccia nel pubblico, quanto meno rispetto alle vendite astronomiche alle quali sono abituato. Ma a me non importa: il mio obiettivo era un altro, e l’ho raggiunto.[...] In ogni caso, ho questioni più urgenti a cui pensare.


Fino al 1992 Collins era una macchina sforna successi, dovunque mettesse il suo zampino. Il crollo cominciò con Both Sides, del 1993, album a cui tra l'altro sono molto legato anche perchè fu il primo album di Phil che ascoltai. Se in precedenza le sue relazioni erano state il motore per la sua musica: le sue disavventure nella vita privata si trasformavano in successi quando le spiattellava al mondo intero, dal 1993 in poi qualcosa cambiò. L'album (ribadisco per me per nulla disprezzabile considerando che suona tutti gli strumenti lui, anzi a tratti è perfino più maturo di altri) non fu un grande successo. Non voleva esserlo, anche a leggere quello che dice Phil, nasceva più da una "necessità". Ma sappiamo che Phil è fatto per il successo, non è un artista che sforna album per se stesso ma per il pubblico.

E da lì non riuscì più a ritrovare la verve di un tempo a livello musicale, continuando però puntualmente a sbagliare dal punto di vista delle relazioni. Se prima la musica era stata la sua "ancora di salvezza", senza più quella (senza più il successo che aveva prima) scivolerà nella spirale che ben conosciamo. [:-|]

Mi suguro che (come sembra) stia meglio.
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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby highinfidelity » 25 Mar 2026, 12:41

Grazie per il rinfrescamento di memoria. Come già scritto tante volte, Phil è tra i nostri colui che percepisco come "quello che ho seguito di più". Magari in stretti termini temporali non è vero, però è quello che ho seguito da quando ero più piccolo, quello che era il mio preferito, quello di cui ho comprato tutti i dischi nessuno escluso, eccetera. Per cui è anche quello che, irrazionalmente, ritengo di conoscere meglio (e difatti qui no, non è vero: conosco sicuramente meglio Steve, con cui ho parlato tante volte di persona, in alcune occasioni anche molto a lungo). Comunque sia, avete capito cosa intendo dire.

Proprio per questo, conoscendo la sua figura di anti-divo ed anti-star (anche nell'abbigliamento, sempre semplice quando non trasandato), la sua totale dedizione alla musica (persino ai matrimoni doveva sempre scattare una jam session) e via discorrendo, non riesco veramente a credere che si sia potuto rovinare così tanto, e per motivi tutto sommato futili, e sempre immancabilmente con le sue stesse mani. E che nonostante abbia sicuramente moltissimi amici sinceri, sia nel mondo musicale che al di fuori di esso, nonché numerosi figli (ma si può sapere dove caz. erano???), nessuno sia mai riscito a tirarlo fuori da questi baratri. Sento, magari sbagliando, che se solo fossimo stati in contatto persino io avrei potuto fare qualcosa per lui.

Mi dispiace tantissimo perché sono sicuro che, nella sua maturità, avesse ancora tantissime frecce al suo arco, ma lo stato in cui si è ridotto gli ha impedito in larghissima parte di esprimersi. E mi spiace anche perché, nonostante nella sua autobiografia sia stato molto severo con sé stesso, continuo ad essere arciconvinto che sia "un bravissimo ragazzo".

Forza Phil! [:)]
<< Conoscete voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare il miagolìo di un violino? >>
(Luigi Russolo, Intonarumorista. 1913.)
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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby rkive » 25 Mar 2026, 15:35

Se per arco discendente parliamo di successo commerciale allora è vero anche se The Hits ha venduto più di 3 milioni di copie negli Stati Uniti.

Poi a livello artistico Phil per la sua immediatezza non è mai stato apprezzato dalla critica.

Penso che Both Side e Dance Into the Lights siano artisticamente più interessanti di No Jacket Required che ha venduto negli Stati Uniti più di 12 milioni di copie.
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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Thomas Eiselberg » 25 Mar 2026, 20:20

rkive wrote:Penso che Both Side e Dance Into the Lights siano artisticamente più interessanti di No Jacket Required che ha venduto negli Stati Uniti più di 12 milioni di copie.


Concordo. La penso pure io così (ma credo non siamo in molti) [;)]
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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Duke59 » 25 Mar 2026, 20:52

Thomas Eiselberg wrote:
rkive wrote:Penso che Both Side e Dance Into the Lights siano artisticamente più interessanti di No Jacket Required che ha venduto negli Stati Uniti più di 12 milioni di copie.


Concordo. La penso pure io così (ma credo non siamo in molti) [;)]


Su both sides concordo, invece DITL non mi ha mai preso, anche se ricordo di aver visto il video del relativo concerto con un Phil apparentemente in gran forma.


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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Thomas Eiselberg » 25 Mar 2026, 21:31

Duke59 wrote:
Su both sides concordo, invece DITL non mi ha mai preso, anche se ricordo di aver visto il video del relativo concerto con un Phil apparentemente in gran forma.




Si, anche io mi riferivo soprattutto a Both Sides.
Dance into the light non è tra i miei preferiti di Phil (meglio i primi 2, oltre a Both Sides e But Seriously) ma lo preferisco di gran lunga a No Jacket required, che personalmente non ho mai sopportato. Per me è un po' l'Invincible Turks di Phil [:D]
Le uniche che salvo sono Don't lose my Number e Long long way to go. [:-I]
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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Duke59 » 26 Mar 2026, 09:06

A questo punto, una volta terminata la ri-valutazione degli album targati Genesis, una disamina track-by-track degli album riferibili alla famiglia (Phillips, Hackett, Gabriel, Collins, Banks, Rutherford) potrebbe essere un'idea?

Sussudio come si piazzerà? [:D]
“Sentimental institution” se la caverà meglio o peggio di “The ballad of the decomposing man”)? [:D]
E come dimenticarci dell'immortale “Maxine”? [:D] [:D]


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Re: L'arco discendente di Phil dopo We can't dance

Postby Thomas Eiselberg » 26 Mar 2026, 10:03

Duke59 wrote:A questo punto, una volta terminata la ri-valutazione degli album targati Genesis, una disamina track-by-track degli album riferibili alla famiglia (Phillips, Hackett, Gabriel, Collins, Banks, Rutherford) potrebbe essere un'idea?


Ne avevamo discusso nell'altro topic. A me piacerebbe tantissimo, ma non so quanto sia fattibile, credo siano pochissimi a conoscere tutta la discografia dei nostri.
Quindi o la facciamo per tutti gli album e ne discutiamo tra 3/4 utenti (ma magari gli altri si possono ascoltare le canzoni su YouTube se vogliono [:D] ), oppure possiamo fare una disamina riferita solo agli album più famosi del discografie soliste. [;)]

Credo comunque che l'intera discografia solista di Phillips non la possegga nessuno al mondo tra l'altro [:D]

Ci sono comunque ancora le b-sides e le outtakes genesisiane da analizzare. [:)]

Duke59 wrote:Sussudio come si piazzerà? [:D]


Malissimo. Spero e credo [:D]

Duke59 wrote:“Sentimental institution” se la caverà meglio o peggio di “The ballad of the decomposing man”)? [:D]


Entrambe niente di che ma simpatiche.

Duke59 wrote:E come dimenticarci dell'immortale “Maxine”? [:D] [:D]


Eh, sarebbe bello dimenticarla [xx(] [:D]
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