Un falso mito?

L'area principale del Forum, dedicata alla storia e alla musica del famoso complesso di rock progressivo.

Un falso mito?

Postby aorlansky60 » 16 Oct 2009, 06:29

UN FALSO MITO?

ovvero la presunta "bassa qualità" del famoso, famigerato "quarto lato" (visto in ottica LP) di THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY soprattutto se paragonato ai tre che lo hanno preceduto nel corso dell'opera.

E' da un pò di tempo che ho intensificato gli ascolti dell'opera in oggetto, molto più di quanto facevo 20 anni fà o più... non posso ancora dire che nel mio immaginario essa riesca a scalfire NURSERY CRYME e FOXTROT in termine di gotica estasi personale, però col tempo è sicuramente quello che stò maggiormente scrutando a fondo... ed in particolare l'ultima parte, quella più esposta alle critiche per risultare essere quella musicalmente "più debole" secondo la media dei pareri letti in tanti anni, concetto per il quale anch'io concordavo... sarà l'effetto del tempo che passa, ma a me questa appare oggi sotto una luce assai diversa rispetto a quella con la quale la ascoltavo e la valutavo tempo fà...

A parte l'iniziale THE COLONY OF SLIPPERMEN che ne rappresenta la "colonna" vera e propria -meglio sarebbe dire uno dei brani più belli in assoluto dell'intera opera- e sulla quale non serve aggiungere altro, sono proprio quei mini-brani successivi che a prima vista sembrano solo semplici riempitivi ora a convincermi maggiormente:

RAVINE: ora -a differenza di tanto tempo fà- la trovo splendida, un vero e proprio pezzo NEW AGE, al di là del suo contesto nell'opera; il suono delle note medio alte dei synths sembrano folate di vento in una buia notte gelida di una landa semideserta, gli arpeggi di chitarra distanziati tra essi in sincronia temporale sembrano quasi le foglie di un albero solitario sollecitate da quel vento (questa è l'immagine metafisica che mi costruisco all'ascolto di questo brano -notte, oscurità e gelo, quasi assenza di vita in una landa inospitale)...
Se la musica a volte può essere solo "sensazioni" da trasmettere, allora questa è puro impressionismo sonoro. Certo che per un ascoltatore tipicamente rock -quale ero anch'io 30annifà- questo brano dirà assai poco e risulterà alla fine poco più che soporifero, ma visto in ottica più allargata (di fatto questo è uno splendido esempio di NEW AGE od "impressionismo sonoro" come dicevo) esso è davvero quantomeno da rivalutare.

THE LIGHT DIES DOWN ON BROADWAY: a parte che si tratta di un remake armonico di due brani già eseguiti nel contesto dell'opera, musicalmente scorre fluida e gradevole, non riesco a trovare critica di sorta... bello.

RIDING THE SCREE: questo brano è un trionfo di synths oltre che di Banks che qui trova modo di esaltarsi in continue variazioni armoniche... mi piace davvero molto. Spettacolare, molto brioso e vivace.

IN THE RAPIDS: poco più di due minuti per un brano delicato quanto MOLTO intenso grazie soprattutto all'interpretazione vocale del messaggero celeste, oltre che esso fa da perfetta introduzione, con quel "suono-sirena" finale "da apocalisse" agli arpeggi che introducono

IT: da tempo quello che più mi lasciava l'amaro in bocca per quella che avrebbe potuto essere una conclusione grandiosa di un opera GRANDIOSA, però in fondo ci può stare. Spesso ascoltandola tento di mettermi nei panni dei musicisti che composero quest'opera per immaginare come avrebbe potuto essere un finale musicalmente "diverso" da questo ed immancabilmente arrivo alla conclusione che armonicamente essa è la più logica possibile, soprattutto se parto dalle note finali del pezzo che lo precede.

Questo analizzando singolarmente i brani, ma ascoltando di filato la facciata questa mi arriva come una specie di sinfonia compiuta e "filante" nei suoi vari movimenti: la sontuosità di COLONY, il gelo di RAVINE, la rassegnazione di THE LIGHT, il brio di RIDING, la delicatezza di RAPIDS e la brillantezza finale di IT...
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Postby Alius » 16 Oct 2009, 07:36

Caro AOR con me sfondi una porta aperta: sottoscrivo quanto hai scritto.
Pensa che io, delle 4 facciate dell'agnello, ho sempre trovato "peggiore" la seconda
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Postby stevieray » 16 Oct 2009, 07:54

quote:
Originally posted by Alius

Caro AOR con me sfondi una porta aperta: sottoscrivo quanto hai scritto.
Pensa che io, delle 4 facciate dell'agnello, ho sempre trovato "peggiore" la seconda



diciamo che i momenti "deboli" di LAMB sono sicuramente sulla seconda e sulla terza facciata, non certo sulla quarta[8:-x]
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Postby Thomas Eiselberg » 16 Oct 2009, 07:56

Sarà che sono più "giovinetto", ma a me il quarto lato sinceramente non ha mai dato l'impressione di essere un qualcosa di separato, di meno riuscito dal resto: The lamb l'ho visto sempre come un qualcosa di unico, che non può essere giudicato nelle sue singole parti.

Ascolto spesso solo singoli brani dell'album, ma in generale cerco di vedere sempre il tutto come un qualcosa di compatto, cercando di vedere il brano nell'ottica della storia.

THE COLONY OF SLIPPERMEN: è un grande brano, non credo che possa essere giudicato un punto debole, anzi è una delle cose migliori di The Lamb

RAVINE: non è un brano che ascolterei tutti i giorni o in macchina, ma io lo trovo un intermezzo riuscito, con un effetto vento caratteristico e piacevole. Concordo con quanto dici, e lo trovo uno strumentale molto evocativo, quasi cinematografico (ecco se dovessi trovare una parola per molti pezzi di The lamb userei questa parola: il disco spesso mi evoca immagini cinematografiche).

THE LIGHT DIES DOWN ON BROADWAY: grande brano, molto meglio la strofa del ritornello, anche il finale è davvero piacevole.

RIDING THE SCREE: Tony al suo meglio

IN THE RAPIDS: uno dei brani dove Gabriel riesce a giganteggiare sul resto, e dura solo 2 minuti, commovente.

IT: non un grande pezzo, ma contestualizzato fa sicuramente una buona figura, il testo è la cosa migliore secondo me.

Insomma per me The Lamb è un capolavoro visto nella sua totalità, estrapolarne delle parti leggeremnte meno riuscite secondo me è sbagliato.
Come ho già detto in altre occasioni, sarebbe come togliere a 2001 Odissea nello spazio l'inizio (la parte muta con le scimmie), o il finale perchè troppo metaforico.

Un opera di tale portata va giudicata nella sua totalità, e non nelle sue singole parti secondo me, proprio perchè in quanto album "cinematografico" va goduto nella sua interezza, anche se alcune parti magari ci sembrano strane o meno orecchiabili.

Per me rimane sempre un gradino sotto Selling, ma assieme a Foxtrot forma la triade imprescindibile dei nostri.[:)]
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Postby aorlansky60 » 16 Oct 2009, 08:43

quote:
Originally posted by Thomas Eiselberg


Un opera di tale portata va giudicata nella sua totalità, e non nelle sue singole parti secondo me, proprio perchè in quanto album "cinematografico" va goduto nella sua interezza, anche se alcune parti magari ci sembrano strane o meno orecchiabili.




Prima che arrivi Francesco "Fr" a bacchettarmi, [:D] certamente anch'io concordo sul fatto che più di ogni altra opera dei Genesis da cui si può più facilmente estrapolare un singolo brano, questa va vista e giudicata in un ottica più ristretta, concependola quasi come un "tutt'uno" continuo, anche se gli stessi Genesis almeno per voce di Peter e Anthony BANKS(di cui ricordo in particolare l'affermazione :"se prendi THE LAMB e lo analizzi in ogni suo singolo brano, vedrai che essi funzionano anche da soli...") non concordano affatto su questo concetto...
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Postby genesisforever » 16 Oct 2009, 08:46

Come dice Thomas è difficile dividere questo concept in sezioni, andrebbe ascoltato dall'inizio alla fine....
A mio avviso the lamb è un ottimo e coraggioso album, ma non omogeneo come livello qualitativo.
Per quanto rigiarda il lato 4, mi piacciono molto colony e la funanbolica riding the scree. Il resto non è male, ma non lo inserirei certo in un best of della band. Ho sempre trovato IT un finale un pò sottotono e anomalo, ma forse in un lavoro così particolare e sperimentale ha un suo senso.
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Postby Rosario » 16 Oct 2009, 16:06

riding the scree mi fa morire...mi ricorda molto l'apocalisse..
..He turns his head so slowly round...I cry out help before he can be gone...And he looks at me without a sound...
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Postby Supper s Ready » 16 Oct 2009, 16:59

L'ho sempre detto che le ultime 4 di The Lamb sono splendide. La tranquillità di The LIght, il virtuosismo di Riding the Scree, la rivelazione di In The Rapids e il finale (seppur non il migliore di sempre) di IT [:)]
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Postby Betelgeuse » 16 Oct 2009, 18:14

Ultimamente sto rivalutando alla grande The Lamb, che ha scalzato Selling England, e nettamente, al 4° posto nelle mie preferenze. In effetti è un'opera monumentale. Molta di questa rivalutazione è determinata dal meraviglioso lato A del 2° disco, in pratica la terza parte ( Waiting Room, Supernatural, Lamia... ). Ma anche questo quarto lato non scherza. E' tosto, si fa, se posso usare un termine strano, " attenzionare ", in ogni caso è molto originale.
A molti probabilmente risulterà disomogeneo, se non raffazzonato, ma conserva una sua stramba peculiarità che ne è un pò il marchio di fabbrica. E' probabilmente il massimo dei Genesis in fatto di avanguardia, di anticipazione sui tempi. Poi il fatto che le canzoni presenti non possano definirsi, secondo una concezione lapalissiana del termine, " belle ", beh...questo è un'altro paio di maniche.

The colony Of Slippermen vede una grande prestazione di Banks alle tastiere in un lavoro instancabile quanto preciso come un'orologio svizzero. Bellissimo un suo assolo nella seconda parte del brano. Ma entusiasmante è anche la prestazione di Peter, che interpreta i vari " personaggi " , con voci curiose e stravolte...Insomma, un grande brano dominato da una grande coppia.

Ravine non è potabilissimo se ascoltato al di fuori del contesto globale, ma ci sono delle buone invenzioni, dato che ha la capacita di provocare immagini e sensazioni nella mente dell'ascoltatore. Forse aveva il compito di attenuare il pathos, dopo Slippermen: il risultato, invece, sembra addirittura l'opposto.

The Light Dies Down On Broadway è una specie di cover a distanza ravvicinatissima ( nello stesso disco! ) di due altri brani, The Lamia e The Lamb Lies Down On Broadway. Molto evocativo, ha uno splendido finale strumentale che introduce il pezzo successivo.

Riding The Scree ha una delle prove più complesse di Banks in quanto a fantasia, velocità e dimestichezza. Mi piace anche la parte ritmica, che risalta meglio nelle performances dal vivo.

In The Rapids vede una prova particolarmente intensa di Gabriel, nel contesto di una canzone caratterizzata da una breve durata e da un'arrangiamento scarno.

It è il clamoroso finale, una canzone molto complessa, la cui esecuzione mise non poco in difficoltà Phil Collins nei concerti del Trick Tour. E' il trionfo, una sorta di purificazione del personaggio Rael: qualcuno si aspettava di più dal finale di una monumentale opera come The Lamb, ma effettivamente una sorta di The Knife o di Supper's Ready parte seconda avrebbero un pò dato l'impressione di megalomania. Peter, soprattutto, ha invece brillato, con questa scelta, di estremo buon gusto e di equilibrio.
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Postby fr.arcuri » 16 Oct 2009, 18:23

contrariamente all'impressione che do quando parlo e mi infervoro per the lamb, devo ammettere che non è stato amore al primo ascolto.

troppo lontano dalla perfezione formale di selling e foxtrot per entusiasmarmi.
non riuscivo a sintonizzarmi sulla lunghezza d'onda del disco anche se già impazzivo per peter e quindi una chiave di lettura valida l'avevo.
ma nisba.
i pezzi dell'agnellino che ascoltavo erano quelli di seconds out e in the cage da 3SL.

credo che fosse immaturità.

ascoltando tanti dischi rock, scoprendo nuovi artisti e fondamentalente crescendo ed affinando i miei gusti musicali ecco che l'opera è cresciuta al mio interno mostrandosi in tutta la sua universalità.

alcuni dischi secondo me sono stati propedeutici all'ascolto ed all'accettazione da parte mia di the lamb: in questo devo ringraziare anche invisible touch che mi ha totalmente allontanato dai genesis constringendomi quasi a rivolgere lo sguardo al passato nella convinzione che comunque c'era ancora un disco che mi era oscuro.

ma il disco veramente propedeutico, quello che mi ha aperto le porte è stato unforgettable fire degli u2: 4th of july per la precisione mi ha aperto un mondo nuovo. ma tutto il disco mi ha spinto a ricercare il bello di un disco non solo nelle melodie esplicite e nelle prestazioni sonore.
il bello è anche rarefazione, atmosfera, compattezza.

estasiato da questa nuova consapevolezza ho subito ancor di più apprezzato PG4 che ora mi appariva non più insieme di belle canzoni ma sangue che usciva dalla stessa ferita, magma che usciva dalla stessa frattura nella roccia.
peter ci ha messo del suo con la pubblicazione di birdy una summa delle suggestioni che lui è in grado di offrie spoglia di qualsiasi orpello.
un disco che secondo me ha tracciato un solco profondissimo fra il mio modo di intendere la musica.

era un francesco formato e pronto quello che un pomeriggio piovoso mise dopo tanto tempo la testina su quel vinile e un'ora e mezzo dopo usciva da un'esperienza indimenticabile.

thomas dice giustamente che the lamb è un film e mai definizione è più giusta: è un film che ti gira nella testa quando lo ascolti.

non ha molto senso disquisirne dal punto di vista musicale senza tenerne in considerazione la storia.

musicalmente the light dies down on broadway è l'unione della strofa di the lamia e del ritornello della title track.
in effetti è il pieno rispetto del canone del concept album che prevede la ripresa di una canzone verso la fine.

se ascolti tutto l'album però trovi la genialità.
a rael è successo di tutto in quell'abisso: lo hanno chiuso in gabbia ( in the cage), è stato in punto di morte (anyway), gli hanno persino tagliato il pisello.
la cosa migliore che gli è successa è stato proprio l'incontro con le lamia ed ecco che quella melodia resa con un ritmo semplice senza atmosfere tese e minacciose dà un senso di conforto che rasserena l'ascoltatore.
e nella storia a questo punto rael vede una via d'uscita e la musica lo sottolinea riportandoci alla canzone iniziale.
solo se hai ascoltato e partecipato al tutto può provare conforto e poi gioia nel vedere la luce fuori dall'abisso.
il processo di immedesimazione con rael è totale.

the light non è assolutamente un riempitivo: è un modo geniale per sottolineare la storia. è il modo perfetto di suscitare nell'ascoltatore le stesse emozioni che rael prova.

IT presa da sola è effettivamente banalotta e probabilmente inadatta.
rael incontra dio. una band normale avrebbe sfoderato i mellotron multilpli infarcendo il tutto di cori angelici ed ancestrali.
ci sarebbero stati bene: ovvio.
come il rumore del muro che crolla in the wall dei pink floyd.

ma i ragazzi hanno voluto esagerare: presentano dio con una canzone quasi da carnevale di rio quasi che dio fosse divertimento sfrenato.
e citano i rolling stones cioè satana fatto musica.
ma allora dio è buono o cattivo?
rael dopo una vita da disadattato verrà premiato o continuerà a soffrire nell'eternità?
ognuno si costruisce il finale che vuole.
dall'ultima nota di IT loro si fermano e tu cominci a pensare.
ecco la grandezza di questo disco.
nelle parti dove meno appare l' eleganza e la perfezione formale dei genesis di foxtrot e selling è in realtà celata la grandezza di questo disco.

ogni minuto, ogni passaggio è assolutamente funzionale alla storia. nulla è banale.

ma rispetto a quello fatto prima ed a quello fatto dopo c'è una variabile impazzita che ha impedito il miracolo della misura così riuscito in foxtrot ma anche in ATOTT: è rock, rock puro capace di scuotere e far pensare.

se non si ascolta tutto, se non si segue la storia, se non si ha l'animo preposto ad accogliere una esperienza che va oltre l'ascolto di un LP, allora si possono scoprire tesori inenarrabili.

se si ascolta solo per ascoltare delle belle canzoni allora davvero si può andare incontro a delle delusioni.

alain sono contento per te, e per la tua nuova consapevolezza [:)]
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Postby genesisforever » 16 Oct 2009, 18:49

tempo fa avevo postato un video con un tastierista che suonava le parti di tony in slippermen: un lavoro immenso, con punte di virtuosismo raramente toccate dallo stesso banks.
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Postby Phoberomys » 16 Oct 2009, 19:10

Fr, ma che c'entra dio in It? [:-I]

Secondo me la quarta facciata di The Lamb (ora il mio disco preferito al posto di Selling) non è più debole delle altre: come le altre contiene qualche riempitivo (Ravine) e qualche brano più debole degli altri (Rapids, uno dei pochi brani in cui la voce di Pìter non mi dice niente [:0]).

Slippermen, Light e Scree reggono il tutto, epperò il lato (e di conseguenza The Lamb, e di conseguenza i Genesis [:D]) finisce davvero male: It è una canzone irrisolta, confusa e tirata via, indegna conclusione di un disco meraviglioso.
E di nuovo cantata così così - che volessero preparare il terreno ai dischi post-75? [:p]
"Che cosa accomuna i Genesis ai Black Sabbath? Il fatto che per un certo periodo entrambi i gruppi, come cantante, hanno avuto Dio" - Langres Livarot.
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Postby fr.arcuri » 17 Oct 2009, 04:30

ne ho lette di interpretazioni sull'agnello e già proprio l'uso di questo animale suggerisce questa conclusione: come se rael fosse una vittima sacrificale.

ho trovato di tutto: ad esempio che tutto l'incubo di rael sarebbe la sua agonia dovuta ad un colpo di coltello o di pistola.

non ho conservato i link ma una pagina abbastanza corposa si poteva raggiungere da qui

http://www.lodz.pdi.net/~eristic/yes/tr_77.html

ma stamane non si apre e spero sia un malfunzionamento temporaneo del server: non ricordo se questo fosse il sito dove ho letto di questa cosa.

quello che ricordo bene è che peter non voleva intrusioni nella stesura dei testi per paura di deviazioni dalla sua idea originale che peraltro non ha mai spiegato.

magari non se lo ricorda e fra i motivi della mancata reunion c'è il fatto che in conferenza stampa avrebbe dovuto darle certe spiegazioni.

tu a cosa assimili la nebbia purpurea che tutto permea e in cui i fratelli si dissolvono?

qualìè per te la fine dell'opera?
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Postby Phoberomys » 17 Oct 2009, 06:26

"Purple Haze" è solo una delle cose a cui i G paragonano 'It', ed è ovviamente una citazione del noto brano di Jimi Hendrix.

L'intero Lamb pullula di citazioni di canzoni famose: lo stesso 'It' diventa anche "knock and knowall, but I like It", parodia di un pezzo dei Rolling Stones.

Forse per mia deformazione ateistica, non vedrei in The Lamb uno specifico indirizzo religioso - a parte l'uso ormai consolidato di temi cristiani (l'ovvio agnello sacrificale), secondo me utilizzati più per la loro indubbia potenza e per la facilità di identificazione che suscitano nel pubblico occidentale, allevato sin dall'infanzia a forza di scombiccherate mitologie giudaico-cristiane [;)].

Un metodo riuscito per vellicare l'inconscio collettivo, come il frequente ricorso agli analoghi miti greci - o vogliamo dire che i G sono anche convinti pagani?
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Postby Thomas Eiselberg » 17 Oct 2009, 07:33

Ognuno ci vede quello che vuole nel significato: non a caso ancora oggi dopo tanti anni nessuno è riuscito a spiegarci cosa effettivamente la storia significhi (neanche Peter ci è riuscito[:D]).

Io mi sono fatto una mia idea, in sintonia con il mio modo di pensare e con le mie convinzioni, altri ci vedono magari anche l'opposto, è il bello di un'opera come The lamb (un po' come Arancia meccanica, ci si può vedere tutto e il contrario di tutto).

Le metafore e le allusioni religiose ci sono, inutile negarlo, e anche il finale secondo me è rivolto in quella direzione, insomma Rael si sacrifica alla fine della storia, poi questo sacrificio lo possiamo interpretare come meglio ci pare[;)]
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Postby fr.arcuri » 17 Oct 2009, 08:58

quote:
Originally posted by Phoberomys

...- o vogliamo dire che i G sono anche convinti pagani?





a giudicare dalla mia firma non sono dei cristiani convinti [;)]
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Postby aorlansky60 » 20 Oct 2009, 10:32

Francesco ha scritto:

alain sono contento per te, e per la tua nuova consapevolezza

il fatto è che conobbi THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY in tempo reale; ciò significa che ne appoggiai il vinile 1 sul giradischi una sera di novembre del 1974, potendo contare solo con il "bagaglio culturale" in fatto di approccio musicale che i miei piccoli-timidi 14 anni mi permetterono allora, cioè ben poca cosa rispetto a quanto richiedeva a livello di preparazione un opera monumentale come questa per essere realmente compresa nelle sue intenzioni. Ed in effetti non la compresi. Ci vollero anni ed anni affinchè riuscissi a capirne ancora solo in parte la portata prima ancora della musica che conteneva. Perchè di certo essa rappresenta il più grande ed ambizioso progetto in fatto di soli intenti iniziali portati a termine dalla band. In quel 1974 l'ascolto di essa mi suscitò parecchie perplessità, ancora non mi rendevo conto che questo era un grande ultimo "affresco" prima di molti anni di aridità e deserto... Allora, vivendo quegli anni, si dava troppo per scontato la grandezza di certa musica -sia per qualità che per quantità- che ci veniva proposta, e non si era in grado di immaginare la miseria che ci avrebbe accompagnato per decenni in fatto di musica rock, che qui credo raggiunsero davvero il massimo dello splendore anche e soprattutto attraverso opere come questa.

D'accordo, in seguito ci furono TRICK OF THE TAIL e WIND & WUTHERING, però quando Steve Hackett afferma che "probabilmente si tratta del miglior disco mai fatto da TONY" riferito a THE LAMB, riesco a percepire il peso di queste parole.

Come ha già fatto notare più di un intervento con cui concordo, in esso sono racchiusi un crogiolo di differenti stili musicali che quasi non hanno eguale nello sviluppo di 4 facciate LP. Dall'Hard Rock quasi presagio di punk alla New Age in anticipo sui tempi. Forse solo il WHITE ALBUM dei Beatles in quanto a varietà di stili è paragonabile. Ma i sei anni che li separano si sentono tutti.

TONY BANKS ha dichiarato che "se le canzoni sono prese singolarmente funzionano bene anche così"; secondo me non è la chiave di lettura esatta seppure espressa dall'autorevole parere di uno dei suoi autori. Il fatto è che THE LAMB più di ogni altra opera anche al di fuori dei Genesis stessi va soppesata nell'interezza della sua forma, quasi fosse una moderna sinfonia... proprio perchè a differenza delle opere che lo hanno preceduto nell'ambito del gruppo, essa si basa su una sceneggiatura letteraria. Forse per evitare eccessive ambiguità comprensive, i Genesis avrebbero potuto titolare l'opera come fecero per "Supper's Ready", indicando nel caso di THE LAMB quattro principali movimenti per ogni facciata (che al tempo non dimentichiamolo era un vincolo con il quale si doveva misurare un qualsiasi artista pop a livello musicale) ed indicando con enfasi minore ogni singolo pezzo... credo avrebbe contribuito a dare giustizia e lustro all'opera nella sua forma ed integrità più di quanto non lo sia già.


Francesco afferma: "se si ascolta solo per ascoltare delle belle canzoni allora davvero si può andare incontro a delle delusioni."

Se procedo ad una valutazione impropria, dalla mia resto in una posizione intermedia tra quelle espresse qui da Francesco e quella storica di A.BANKS:

se ascolti estrapolandola dal contesto generale una canzone come THE LAMIA, se possiedi un minimo di sensibilità non puoi non venirne coinvolto e commosso, essa è pura magia sonora.

se ascolto invece THE WAITING ROOM nella sua parte iniziale estrapolandola dal resto, non posso che venirne sconcertato.

Pur riconoscendo che non è assolutamente la sua chiave di lettura ideale. Molti potrebbero pensare ad un senso di autoindulgenza tipica da "fan" per salvarla se presa singolarmente, ma il fatto è che non va dimenticato lo spirito sul quale si basa tutto l'album, una storia letteraria sulla quale è stata pensata e costruita la musica. Ora(beh, a dire il vero da un pò di tempo, da molto tempo...) ne sono più che consapevole. Vista sotto questa luce, il passo per comprendere musicalmente THE LAMB è logico ed intuitivo. Allora anche il caos musicale rappresentato da THE WAITING ROOM assume perfetta connotazione.

Ho aperto questo topic memore di molti giudizi critici su quest'opera letti da me su varie riviste musicali in un arco di tempo piuttosto esteso, molti dei quali riferiti proprio alla presunta scarsità qualitativa dell'ultimo lato, cosa che denota un errata lettura ed un approccio inadatto verso questa complessa opera.

Molto spesso in campo pop rock quello che ti viene da dire alla fine è "Take it easy, it'only rock'n'roll" che è quanto di più distante si possa citare riferito a THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY.

L'approccio verso essa è e deve essere differente da tutte le altre. Poi uno può anche ascoltare distrattamente un pezzo qua e là, però è una specie di torto commesso sia verso se stessi che verso THE LAMB.

Con questo topic, intendevo sondare pareri oltre quelli maturati e letti di primo acchito poco dopo dalla pubblicazione dell'album ancora nella mia memoria dopo tanto tempo; leggendo certe vostre risposte ne ho ricavato più di una conferma e convinzione. [;)]
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Postby intermediario » 20 Oct 2009, 14:31

Per me uno dei principali significati si trova già nel titolo: si parla della sostituzione dei simboli e delle immagini religiose con quelli dello show business. Rispetto alle generazioni precedenti, oggi c’è meno gente che si appende in camera la foto di Padre Pio e più gente che appende la foto di Peter Gabriel (lo dico per esperienza personale…[;)]). La passione per i miti dello spettacolo sostituisce quella per i santi.

La copertina è fatta a fotogrammi, come la locandina di un film, ma ricorda anche le stazioni del Calvario; sembra che le tre sezioni rappresentino la Trinità (quello in mezzo è seduto, quello a sinistra ha le braccia allargate come un crocefisso, quello a destra è in mezzo all’acqua che in qualche modo può rappresentare lo Spirito Santo, il battesimo, ecc.).

Non so se It rappresenti Dio, ma è un finale che mi affascina molto; al primo ascolto mi sono detto “Beh, finisce così? Senza cori, colpi di gong, esplosioni, niente?”. Ma poi l’ho molto rivalutata: quel riff continuo mi dà l’idea della vita frenetica che scorre nelle strade, e l’identità di Rael che si dissolve nel vortice e si allontana…
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Postby Phoberomys » 20 Oct 2009, 14:44

quote:
Originally posted by intermediario

oggi c’è meno gente che si appende in camera la foto di Padre Pio e più gente che appende la foto di Peter Gabriel

E ancun d'assae!

Sarebbe a dire: meno male! [:-I]
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Postby marcoleodori » 20 Oct 2009, 14:56

Bella la tua interpretazione intermediario... non ci avevo mai pensato... decisamente affascinante come punto di vista...
E sarà la prima che incontri per strada,
che tu coprirai d'oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo...
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Postby intermediario » 20 Oct 2009, 15:07

Senz'altro ci sono anche molte altre chiavi di lettura, ma questa la vedo plausibile.
Non mi risulta che nè Peter nè gli altri siano particolarmente religiosi, per esempio citano molto anche i miti greci come diceva Phob...sono tutte culture di cui sono curiosi anche se non necessariamente fedeli.
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Postby Thomas Eiselberg » 20 Oct 2009, 16:33

quote:
Originally posted by intermediario


Non so se It rappresenti Dio, ma è un finale che mi affascina molto; al primo ascolto mi sono detto “Beh, finisce così? Senza cori, colpi di gong, esplosioni, niente?”.



Peter ne era consapevole infatti lo scrive chiaramente alla fine della storiella: "All this takes place without a single sunset, without a single bell ringing and without a single blossom falling from the sky. Yet it fills everything with its mysterious intoxicating presence. It's over to you"

Insomma era così avanti che aveva già previsto la reazione dei fan che avrebbero ascoltato quel brano, o letto quella storia.[:D]

Bella la tua interpretazione comunque, ci sono così tante allusioni e così tanti rimandi che ci si possono vedere tanti significati.

Io continuo a credere che sia la storia di un portoricano dedito alle droghe, che non è amato da nessuno, e che non ama nessuno, che vive nei bassifondi, che respira ogni giorno il degrado...
Anche la vita di una persona come lui però può cambiare da un momento all'altro, la realtà può cambiare, affronterà in un inferno dantesco le sue paure e si sacrificherà per dare un senso alla sua vita (alla fine nel testo di The light lies down on Broadway egli può scegliere se salvare il fratello, o se tornare alla vecchia vita di tutti i giorni, e sceglie la prima possibilità, perchè quel viaggio lo ha cambiato).

Insomma è la storia di un cambiamento e di un sacrificio, molti (i credenti) ci possono vedere una metafora della redenzione, coloro che non credono ci possono vedere la storia di un uomo qualunque un emarginato, che un giorno ha modo di riscattarsi e di rendere la sua vita degna dopo una serie di vicissitudini.

Ma come ho detto ci sono una miriade di interpretazioni, un film secondo me aiuterebbe a mettere in chiaro alcune cose e a trasferire in immagini alcune sensazioni (è ovvio che serva un regista bravo, che non abbia paura di osare e che soprattutto mantenga intatto lo spirito metaforico dell'opera).

Secondo me si potrebbe parlare per pagine intere del significato che noi gli attribuiamo, ed ogni nostro parere potrebbe essere coerente con la storia, anche il significato di una frase come "Keep your fingers out of my eye" secondo me richiederebbe pagine e pagine di discussione.

E' qui che sta le genialità di Peter e dell'opera The Lamb in generale: non va giudicato come un normale concept o un normale album, ma va visto come un'opera complessa e che richiede tempo per essere apprezzata e che non ci rivelerà mai del tutto la sua essenza.
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Postby fr.arcuri » 20 Oct 2009, 17:34

quote:
Originally posted by Thomas Eiselberg

...alla fine nel testo di The light lies down on Broadway egli può scegliere se salvare il fratello, o se tornare alla vecchia vita di tutti i giorni, e sceglie la prima possibilità, perchè quel viaggio lo ha cambiato.




decide di salvare il fratello ma quando lo raggiunge si accorge che non è il fratello ma è lui.
io ci vedo in questo non una redenzione, ma un beffardo scherzo di una sorte già scritta.
fin dall'inizio rael non ha mai avuto la minima possibilità di farcela.

splendida poi la interpretazione di intermediario della copertina: magari inconsapevolmente un senso religioso al disco lo dà pure la copertina.

per me l'uomo senza bocca è una metafora eccezionale dell'isolamento, della solitudine di rael nell'affrontare l'abisso.

per essere un'opera raffazzonata, realizzata contro lo scadere del tempo e con la band minata da tensioni interne insopportabili mi sembra addirittura troppo perfetta.

è un disco che occupa una categoria a parte.
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Postby Thomas Eiselberg » 20 Oct 2009, 17:52

Io interpreto il fatto che salvi il fratello e che diventi lui stesso il fratello, come una realizzazione di questo cambiamento, come il compimento del suo atto di sacrificio: egli sceglie di annullarsi e diventa un tutt'uno col fratello.
In realtà il fratello credo che non sia un essere "reale", ma è come un'incarnazione del suo desiderio di essere amato, di avere qualcuno che gli è vicino, di fare qualcosa di importante nella vita.
Rael non ha mai avuto un fratello, non si nota mai il fatto che possa avere un parente così prossimo, anzi sembra isolato dal mondo, contro tutto e contro tutti: il fratello se ci fai caso compare solo in momenti topici della storia e le sue "apparizioni" lo spingono a riflettere sulla sua solitudine e sul suo desiderio di essere compreso ed amato (perfino soltanto in maniera fisica: Counting out time).

Nel momento in cui si sacrifica e compie questo atto, l'incarnazione del fratello cessa di esistere, non ha più senso perchè egli si è sacrificato per qualcun altro, ed ha raggiunto la fine del suo viaggio (si dissolve).

Poi come ho detto ognuno ne dà un'interpretazione soggettiva ed è giusto che sia così, anche la tua interpretazione è plausibile, come quella di intermediario, e credo che ogni fan abbia una propria interpretazione personale dell'opera in questione, ecco perchè l'ultima frase che dici è mai come in questo caso ultracondivisibile.
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Postby intermediario » 21 Oct 2009, 07:13

Storm Thorgerson la vede più semplice, è solo Rael che esce dal film per rivedere la propria vita:

http://www.hypergallery.com/prints/the- ... y-164.html

O almeno questa era la "trama" di base su cui hanno innestato gli altri simbolismi.

Comunque stiamo andando un pò OT, magari ci vorrebbe un topic apposta sulla copertina...
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Postby duskband » 21 Oct 2009, 08:10

Causa preparazione concerto, in questo ultimo periodo ho avuto modo di studiare il lato quattro di The lamb che, dal punto di vista dell'esecuzione, è quello che contiene i brani più impegnativi, almeno a livello tastieristico.
Ovviamente ciò vale per un incapace e per degli incoscenti che affrontano un concerto del genere con alle spalle una sola prova fatta tutti assieme.
Il lato quattro è anche quello in cui si presenta uno dei misteriosi alternate tunings di Rutherford (forse, partendo dai cantini, mi si mi si sol la mi) che permette di suonare Rapids con posizioni agevoli, che invece rimangono ancora misteriose per quanto riguarda It (ci siamo vicinissimi ma non siamo alla perfezione).
Riding the scree è complicato anche per il fraseggio delle tastiere che, nella parte "lenta", non si muove sempre in maniera sincrona coi beat del ritmo.
Bella la sequenza di accordi che accompagna la parte degli arpeggi, apprezzata soprattutto quando non si deve farli tutti e giusti.
Un vero incubo il cantato, con la "sequenza" di chitarra che va per conto suo.
The Light Dies Down è un riempitivo vero e proprio, un pò buttato là (rispetto allo standard genesisiano).
It dona un senso di "apertura" (un pò come la parte finale di Waiting room) per il finale. Gli accordi sono tutt'altro che banali ed è pregevole l'incastro solo synth/lead guitar.
Difficile pensare ad un finalone appropriato ed infatti anche loro, dal vivo, ne avavano piazzato uno di "spiazzante", che ti lascia un pò lì a dire "embè....finisce così?".
Furboni, sapevano già che la prima voglia che viene è ricominciare daccapo.
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Postby fr.arcuri » 21 Oct 2009, 10:27

quote:
Originally posted by intermediario

Storm Thorgerson la vede più semplice, è solo Rael che esce dal film per rivedere la propria vita:

http://www.hypergallery.com/prints/the- ... y-164.html

O almeno questa era la "trama" di base su cui hanno innestato gli altri simbolismi.

Comunque stiamo andando un pò OT, magari ci vorrebbe un topic apposta sulla copertina...




rael che rivede la sua vita.

un'interpretazione che rafforza in me l'idea che la storia di real è la storia della sua esperienza di premorte.
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Postby Ender » 01 Feb 2010, 07:28

quote:
Originally posted by duskband

Causa preparazione concerto, in questo ultimo periodo ho avuto modo di studiare il lato quattro di The lamb che, dal punto di vista dell'esecuzione, è quello che contiene i brani più impegnativi, almeno a livello tastieristico.



Se sei fra quelli che (Dusk e-band, appunto) hanno presentato "The Lamb..." a Creazzo (VI) il 16 gennaio scorso, sappi che...

lo spettacolo è stato ASSOLUTAMENTE MAGNIFICO! E poi...ho sempre sognato di sentire l'intero The Lamb dal vivo!
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Postby pino lettieri » 01 Feb 2010, 11:07

Ben tornato, Fr.[:)]

p.
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Postby Hairless Heart » 01 Feb 2010, 17:29

Ehm...Pino...guarda che è un post del 21 ottobre...[:-I]
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Postby Duke of Mar » 01 Feb 2010, 17:38

[:-D]
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Postby pino lettieri » 02 Feb 2010, 08:07

ops...

[I8)]
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Postby MadManMoon » 02 Feb 2010, 13:02

quote:
Originally posted by duskband

Difficile pensare ad un finalone appropriato ed infatti anche loro, dal vivo, ne avavano piazzato uno di "spiazzante", che ti lascia un pò lì a dire "embè....finisce così?".
Furboni, sapevano già che la prima voglia che viene è ricominciare daccapo.



...è proprio ciò che provo ogni volta che lo sento...


PS. E' che a Pino mancano talmente tanto le discussioni con Fr.Arcuri che lo vede dappertutto!
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Postby pino lettieri » 03 Feb 2010, 06:56

[:D][:D] verissimo, Mad!
Fr, è una richezza per questo Forum. Le sue disamine chiare e nette ricchissime di angolazzioni ed interpretazioni così come quelle del mitico Alain, autore di qst Topic (e di VOI TUTTI), insinuano dubbi e riflessioni che mi inducono a mettere in discussione tutto il mio sapere sui G. E' sempre un piacere incontrarvi.


P.S.
Fr, lo sento, lo sento, lo sento; lo leggo, lo leggo, lo leggo eccome...........[;)][;)][;)]
p.
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Postby galadriel » 04 Feb 2010, 15:11

decide di salvare il fratello ma quando lo raggiunge si accorge che non è il fratello ma è lui.
io ci vedo in questo non una redenzione, ma un beffardo scherzo di una sorte già scritta.

Ho sempre pensato che l'identificazione fosse qualcosa di simile all'esperienza esistenziale in cui "l'altro " viene riconosciuto come se' stesso, che poi sarebbe il concetto base di molte religioni,di certo non solo di quella cristiana. E poi "it" mi dava l'idea di una consapevolezza quasi buddista dell'uno nel tutto e del tutto nell'uno[:-I], di certo è vero che ognuno in quest'opera maestosa (io l'adoro tutta, con picchi di vera e propria estasi) ognuno può trovare tante cose, è in effetti come tutti i veri classici[8:-x]
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Postby Phoberomys » 04 Feb 2010, 16:03

Iiii, cercare di trovare un senso nella storia di The Lamb....
Impresa ardua, ma soprattutto futile: non sapete che in realtà l'ha scritta Hypgnosis?

[:D]
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