peggio di così....

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peggio di così....

Postby Vally » 29 Apr 2009, 04:58

Da ieri i mezzi di informazione ci stanno terrorizzando con la possibile pandemia di "febbre suina", ma nessuno ci ha mai messo in guardia da una sostanza con cui tutti noi siamo in contatto giornaliero!
leggete e tremate:


La tossicità dell'ossido d'idrogeno liquido
Mettendo ordine tra le mie carte mi sono capitati tra le mani alcuni fogli
fotocopiati. Credo risalgano ad una decina di anni fa e non ricordo chi me li fece
avere. Trattano un problema di inquietante attualità: la tossicità dell'ossido
d'idrogeno liquido. Purtroppo mi manca la prima pagina che sicuramente
conteneva il titolo e l'autore. Ho subito passato allo scanner questo
interessantissimo testo e credo di non far torto a nessuno se lo pubblico qui.
Spero anche che lo sconosciuto autore si faccia vivo consentendoci di
approfondire ulteriormente alcuni aspetti di un problema di importanza
ecologica fondamentale.
Buona lettura (e non perdetevi la bibliografia!)

Sommario
Introduzione
Degradabilità
Tossicità cutanea
Tossicità per inserimento
Trasporto di sostanze tossiche
Conclusioni
Bibliografia essenziale

Introduzione
Una delle caratteristiche salienti della moderna civiltà industriale è
indubbiamente la disponibilità sempre più facile, ampia e diffusa del composto
chimico che porta il nome di ossido d'idrogeno.
Dai tradizionali usi prevalenti nei secoli passati (alimentazione umana,
irrigazione di campi o, in maniera molto più limitata, pulizia del corpo in
miscela con oleato di sodio) si è oggi passati, come ampiamente riportato in
letteratura [1] a impieghi dell'ossido di idrogeno, in notevoli quantità e nei
settori industriali più disparati.
A puro titolo d'esempio, ne indicheremo qui alcuni tra i più importanti. Per
limitarsi alla sola fase liquida, ossido di idrogeno è usato nel lavaggio di tessuti
e pavimenti, come fluido diatermico, come elemento decorativo (fontane), come
solvente chimico, come reagente (reazioni di idratazione), per la generazione di
corrente elettrica (centrali idroelettriche) per l'allevamento animale (trote), e
così via. Tracce di ossido di idrogeno in fase aeriforme sono state perfino
identificate in fumi di combustione notoriamente nocivi come il fumo di
sigarette e gli scarichi di auto.
Dobbiamo purtroppo rimarcare che, a fronte di questa ampia diffusione, gli
studi sulla tossicità di questo composto non abbiano avuto lo sviluppo che
sarebbe stato auspicabile. Basterà, come esempio di questa incomprensibile
situazione, il fatto, da noi personalmente constatato, che nelle maggiori
enciclopedie chimiche la voce "Ossido d'idrogeno" non sia neppure riportata.
Una lodevole eccezione è rappresentata da [2] al quale dobbiamo la nostra
gratitudine per averci svelato, sia pure in modo largamente incompleto,
l'esistenza del problema.
Degradabilità
Anche ad un primo superficiale esame, il dato più allarmante del problema
dello smaltimento dell'ossido di idrogeno è la sua unanimemente riconosciuta
bassissima degradabilità.
Questa resistenza alla degradazione spiega probabilmente la sua ampia
diffusione in natura: ossido di idrogeno è stato individuato perfino nei pressi del Polo Nord come presente in quantità anche maggiore di un altro composto
chimico la cui difficile degradabilità è già considerata con preoccupazione, il
dicloro-difenil-tricloroetano (DDT). La decomposizione termica dell'ossido di
idrogeno nei suoi componenti (H2 ed O2) avviene in maniera significativa solo
al di sopra dei 5'000 °C, una temperatura evidentemente non raggiungibile dagli inceneritori urbani: come paragone, ricordiamo che un altro composto assai stabile, la 2-3-7-8-tetraclorodiossina ha una temperatura di decomposizione termica che non supera 1'400 °C.
Di conseguenza, non meraviglia che, almeno secondo alcuni ricercatori,
l'ossido di idrogeno sia generato, analogamente alla diossina, da precursori
durante processo di combustione nell'inceneritore stesso!
La decomposizione dell'idrossido di idrogeno è invece possibile con il
metodo elettrolitico, oggi peraltro quasi universalmente in disuso dato il
dispendio energetico che questo metodo comporta.
Un terzo metodo, la lenta decomposizione dell'ossido di idrogeno a bassa
temperatura ad opera della luce solare (su particolari catalizzatori a base di
complessi di rodio) è stato descritto in letteratura ed è attivamente studiato
attualmente anche nel nostro Paese: non risulta però che essa abbia finora avuto applicazioni industriali. E' comunque opportuno sottolineare che entrambi i prodotti di decomposizione dell'ossido di idrogeno sono potenzialmente pericolosi: l'H2 perché facilmente infiammabile, l'O2 perché in grado di incrementare pericolosamente la velocità di combustione di sostanze
infiammabili.
Tossicità cutanea
Nella maggior parte del mondo (ad eccezione di alcune regioni interne dei
Sahara) è uso comune di una notevole percentuale della popolazione di
immergersi completamente in ossido di idrogeno liquido: il fenomeno è più
evidente nella stagione estiva [3]. Questa pericolosa e discutibile abitudine può essere, come è stato fatto notare, causa di sintomi spiacevoli, quali brividi, mutismo ostinato ("ossido d'idrogeno in bocca") e, soprattutto, uno sgradevole senso di soffocamento. Tale patologia, nei casi estremi e in soggetti particolarmente predisposti può, in taluni casi, portare perfino al decesso [4].
Per quantificare il fenomeno, Dipper e Drowner hanno sperimentato [5] la
tossicità cutanea del composto in esame.
Alcuni animali sono stati fatti cadere, da un altezza standard (20 cm)
all'interno di un recipiente contenente ossido d'idrogeno in quantità crescente. In tabella 1 è stato riportato il livello di ossido di idrogeno che si è rilevato letale per il 50% dei soggetti (LD50).
Tabella 1
Tutti gli animali sono stati fatti cadere da un'altezza standard di 20 cm in
livelli crescenti di ossido di idrogeno liquido.
Animale LD50 (altezza in cm)

* Topo 6
* Porcellino d'India 10
* Gatto 38,6
* Gatto (in sacco con mattone) 16,5
* Giraffa 402,2
* Pesce (Carassius auratus) Nessun effetto osservato
* Passero La rilevazione non è stata possibile

Nota: per estrapolazione, 1'LD50 per la specie umana risulta essere di 1,687
m; poiché la prudenza in questi casi consiglia di moltiplicare il valore per
1'000, il livello massimo ammesso per l'uomo dovrebbe essere di 1,7 mm. Oltre
questo limite dovrebbe essere vietata l'immersione in ossido d'idrogeno.
Dall'esame della tabella è interessante notare che, stranamente, proprio la
specie ittica che parecchie leggi antinquinamento (in particolare in Italia la
650/1979, la cosiddetta legge Merli) impongono come quella da usare per la
determinazione dei LD50 e cioè il Carassius auratus, si è rilevata particolarmente resistente all'ossido di idrogeno. In un caso (passero) non è stato possibile rilevare alcun dato.
Gli stessi autori hanno avanzato l'ipotesi che la letalità nei soggetti non sopravvissuti sia strettamente legata a difficoltà di respirazione. Si è anche
potuto stabilire [6] che gli animali sopravvissuti all'esperimento avevano
probabilmente acquistato la capacità di mantenersi alla superficie del liquido
con oportuni movimenti.
Anche specie batteriche hanno dimostrato una notevole mancanza di
resistenza all'ossido di idrogeno purché molto puro e concentrato; la presenza di sostanze organiche modifica però completamente questa caratteristica del
composto. Al contrario, infatti, l'ossido d'idrogeno liquido impuro sembra essere
un elemento indispensabile alla riproduzione di molte specie batteriche
altamente patogene [7]. Si ritiene che la diffusione di epidemie di gravi malattie, come il colera, sia facilitata dalla presenza di ossido d'idrogeno impuro nelle zone colpite.
È infine da rilevare come la presenza di ossido d'idrogeno sia stata
dimostrata [8] perfino all'interno di cellule cancerose.
Tutto quanto sopra detto renderebbe invece, secondo noi, altamente
auspicabile per lo meno una ricerca finalizzata sullo stato di salute di alcune
categorie di lavoratori potenzialmente soggetti per ragioni professionali a
prolungata esposizione ad ossido d'idrogeno (bagnini, pompieri, lavandaie,
pescatori, idraulici ecc.).
A questo proposito è già stato notato che abitanti di Regioni Italiane ad
elevata concentrazione di ossido d'idrogeno nell'aria (es. Lombardia) presentano
un incidenza di raffreddori e altri malanni alle vie respiratorie superiore alla
media nazionale. Un fatto che dà da pensare.
Tossicità per ingerimento
L'ossido di idrogeno è elencato tra le sostanze alimentari GRAS (Generally
Regarded As Safe). Ciò nonostante, è stata fatta notare da molti Autori la
tendenza del composto all'accumulo nei tessuti adiposi. Alcuni autori
sostengono che questo possa, nel lungo periodo, causare danni anche gravi
all'organismo, quale aumento di peso e, perdurando questo, affaticamento del
muscolo cardiaco. Il pericolo è accentuato dalla mancanza di sapore ed odore
che ne rende difficile la percezione durante l'ingerimento.
La pericolosità è avvalorata da [9]. Cavie nella cui dieta era stata inserita
una quantità di ossido d'idrogeno pari al 10% del peso corporeo hanno
dimostrato, oltre ai disturbi predetti, anche l'accentuarsi di una anomala diuresi; tale effetto è stato d'altronde confermato anche su soggetti umani da rilevazioni effettuate nei comuni di Fiuggi (Fr), Bormio (So) e Boario (Bs).
Polmoni, cuore e reni non sono però i soli organi colpiti: l'ingerimento di
ossido d'idrogeno a temperature inferiori a 10°C può provocare anche disturbi
digestivi, specie su soggetti accaldati. Occorre aggiungere che pretese virtù
terapeutiche di un particolare tipo di ossido di idrogeno presente nel Sud della
Francia (Lourdes) non sono mai state scientificamente dimostrate. Al contrario, l'impossibilità di formare nel composto fori permanenti (i cosiddetti "buchi nell'ossido di idrogeno") è causa di gravi frustrazioni in soggetti dal carattere depresso. Alcuni individui particolarmente emotivi si perdono addirittura in quantità ridotte, non superiori ad un bicchiere.
Trasporto di sostanze tossiche
Molte accuse di pericolosità sono state avanzate in merito alla capacità di
trasporto di materiale sedimentario da parte di ossido di idrogeno liquido [10]
[11]. Inoltre, è nota la grande capacità solvente dell'ossido di idrogeno liquefatto verso una gran parte delle sostanze chimiche conosciute. Sono in particolare riconosciuti come solubili in ossido d'idrogeno alcuni composti di pericolosità ben nota: cianuro di potassio, anidride arseniosa e molti altri. Perfino un potente cariogeno, come il saccarosio, e un elevatore della pressione arteriosa, come il cloruro di sodio, sono facilmente solubilizzati dall'ossido di idrogeno già a temperatura ambiente. La potenziale pericolosità legata a questo grande potere solvente è stata d'altronde implicitamente confermata dalla già citata legge 650/1979 che nella sua "Tabella A" considera addirittura l'ossido di idrogeno come naturale solvente di tutti gli inquinanti elencati.
Conclusioni
Queste nostre note vogliono essere solo uno studio preliminare alla
pericolosità dell'ossido di idrogeno, particolarmente in fase liquida. Contiamo
che altri ricercatori ci seguano nella via da noi tracciata, e proseguano nello
studio degli effetti tossicologici causati dall'esposizione prolungata al composto anche in fase solida e in fase vapore.

Nell'attesa, riteniamo che non sarebbe ingiustificata una sospensione
cautelativa, da parte delle Autorità, della commercializzazione e dell'uso di
ossido d'idrogeno. Questo, in attesa di nuovi e più sicuri dati tossicologici, e
della messa a punto di un composto alternativo dalle caratteristiche ecologiche
più rassicuranti.
Bibliografia
(1) Risible, AH AH: "A new Toxicologic Manace: Hydrogen Oxide",
Pseudoscience Review 38, 212-221, 1979.
(2) Household and Personal Products - June 1982 - vedi anche Chem tech -
July 1983 pag. OBC.
(3) Pastori, E. "La stagione balneare avanza" II gommone - Giugno 1985,
pag. 2020Edizioni Stammer, Segrate (MI).
(4) Swimmer, BS. Drown CLP "Instances of Death due to Intake of liquid
Hydrogen Oxide into the Lungs - A Statistical Evaluation". Bulletin for
Statistica/ Obfuscation. 1979,7, 206194.
(5) Dipper, A., Drowner B. "A Study on Various Matters" - Internationel
Journal of Trivial Research 86, 206-215, 1978.
(6) Pinne, 0. "Imparare a nuotare in 10 facili lezioni" Ediz. Pesci - Genova
1983.
(7) Funny, 0., Sex, S, "The Exciting Sexual Behavior ot Bacteria" - Olympia
Press - New York, 1981.
8. Joker, J. "Speakind of This and That" - Annals of Irrilevant Researches -
263, 19061918, 1973.
(9) Whatmeworry, K. "Toxicology of 2000 of Innocous Substances" Cap.
XIII - Ediz. Heavens, New York 1980.
(10) Smith, B. "Back o'water Blues" Ediz. Ricordi
(11) Noè, Bibbia, Cap. I (Genesi)
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Postby prophet » 29 Apr 2009, 10:35

Voglio credere, che siamo tutti coscienti del fatto che non sara' la febbre suina a seppellirci, ma tante, tante altre cose successe in questi anni.

AMIANTO
RIFIUTI TOSSICI
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
INQUINAMENTO ACUSTICO
BUCO NELL'OZONO
MUCCA PAZZA
AVIARIA
CIBI CONTRAFFATTI E SOFISTICATI
NUOVE DROGHE
STRESS
URANIO IMPOVERITO
CHERNOBYL
AIDS
MATERIE TOSSICHE CONTENUTE NELLE MERCI CINESI
MICRODELINQUENZA
MALASANITA'
ECC,ECC......

Che sara' mai un po' d'idrogeno liquido.[:D]
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Postby Phoberomys » 29 Apr 2009, 10:38

Perché senza tutto ciò saremmo eterni?
A seppellirci sarà la vita.

PS: io quella roba che dice Vally la conosco bene, so quant'è pericolosa e ne sto ben lontano - sia per usi interni che per usi esterni. [:D]
"Che cosa accomuna i Genesis ai Black Sabbath? Il fatto che per un certo periodo entrambi i gruppi, come cantante, hanno avuto Dio" - Langres Livarot.
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Postby Vally » 29 Apr 2009, 11:19

la tieni lontana anche da usi esterni?stragulp![:0][:D][:-D]
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Postby aorlansky60 » 30 Apr 2009, 05:24

Al di là di tutte le cause già citate da Prophet, è certo che a mettere in potenziale pericolo una specie
dominante quale la è l'Uomo sul pianeta in questo momento storico può esserlo solo una minaccia batterica
e/o virale per la quale non si conosca cura opportuna.
La "Spagnola" fece più morti della Grande Guerra appena conclusa, "l'Asiatica" decenni dopo ne provocò molti
di meno anche se ancora nell'ordine di "milioni", ed il tutto in un periodo di tempo MOLTO LIMITATO (il
tempo, appunto, affinchè l'uomo riuscisse a trovare un antidoto efficace per combattere le pandemie)...

I fattori indicati da Prophet sono indubbiamente fonte più che preoccupante, ma non dimentichiamoci che,
nonostante tutto, l'età media di vita dell'Uomo si è alzata(di parecchio) nell'ultimo secolo di storia.

Un altra fonte di forte preoccupazione alla quale stiamo andando incontro -imho- sono i cambiamenti climatici
del pianeta ed i disordini socio-politici che questi saranno in grado di provocare, al di là del fatto che tali
variazioni climatiche siano da imputare all'operato dell'Uomo o meno.
...AMA TUTTI, CREDI A POCHI, NON FAR MALE A NESSUNO...
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