




quote:Allora ziopeter, scrivi qui una cosa, me ne basta UNA, che secondo te a livello costituzionale/politico distingue una dittatura da una democrazia compiuta e che berlusconi non abbia ancora messa in atto.
Originally posted by zio peter
...mamma mia ...mi sembra di stare da Santoro......







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Originally posted by zio peter
...e se ritieni opportuno,ammoniscimi o bannami.....pensavo che il nome "genesis Forum Italia" trattasse esclusivamente dei musica e temi"leggeri"...
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Originally posted by zio peter
forse in questo momento di sfacelo del nostro paese di merda,io ho bisogno di queste cose....sarò stupido o superficiale,ma questo è ciò che mi serve ora


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Originally posted by Thomas Eiselberg
Il 25 aprile dovrebbe essere una festa, ma siccome siamo in Italia è un giorno per rinfacciare colpe e per mettere in bella mostra tanto opportunismo. La ribattezzerei "Festa dell'opportunismo".




quote:Eh beh, si. Credo capirai che non l'hanno liberata i repubblichini di salo', e neanche i nazisti in fuga. Anche il contributo dei franchisti credo possa dirsi modesto.
Originally posted by Phoberomys
Certo, come no: l'Italia l'hanno liberata loro.
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La Resistenza non ha colore
di GIORGIO BOCCA
Silvio Berlusconi, accogliendo l'invito del segretario pd Franceschini, parteciperà per la prima volta al 25 aprile. È una decisione che va giudicata positivamente perché in essa oltre che a un diritto si riconosce il dovere del presidente del Consiglio di celebrare assieme a tutti gli italiani la festa della Liberazione e i valori della Resistenza, dell'antifascismo e della Costituzione. Ma quando aggiunge che lo farà perché di questa festa non se ne appropri soltanto la sinistra il premier rivela di essere ancora lontano da una autentica maturità democratica e storica. Più fallace di lui si dimostra il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
La Russa, uno dei neofascisti sdoganati da Berlusconi, dichiara che "i partigiani rossi meritano rispetto ma non possono essere celebrati come portatori di libertà", cioè fra i fondatori della democrazia italiana. È difficile capire su cosa si basi l'affermazione di La Russa dato che il Partito comunista italiano che organizzò e diresse i partigiani rossi, meglio noti come garibaldini, fece parte e parte decisiva dell'Assemblea costituente da cui è nata la Repubblica democratica.
Che i comunisti italiani abbiano scelto la democrazia invece che la dittatura potrà sembrare ai loro avversari una scelta opportunistica, obbligata dai rapporti di forza in Europa e nel mondo ma si prenda atto anche da chi avrebbe preferito un esito diverso che essa ci fu e fu per i comunisti italiani vincolante. Gli storici non hanno ancora fornito la prova di chi fu la responsabilità di questa scelta: se fu decisa da Stalin o dalla Internazionale comunista di cui l'italiano Palmiro Togliatti era un autorevole dirigente, ma l'accettazione da parte comunista della divisione del mondo in due sfere di influenza fu un dato di fatto accettato sin dagli anni della guerra di Spagna, riconfermato nell'incontro fra i vincitori della guerra contro la Germania nazista e rispettato anche dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria.
Fosse interprete del pensiero politico di Stalin o convinto della necessità di convivere con le grandi democrazie occidentali Togliatti, arrivato in Spagna durante la guerra civile, dettò i tredici punti di una costituzione che sarebbe entrata in vigore a guerra finita di chiara impostazione democratica: autonomie regionali, rispetto della proprietà e della iniziativa privata e dei diritti civili, libertà di coscienza e di fede religiosa, assistenza alla piccola proprietà, riforma agraria per la creazione di una democrazia rurale, rispetto delle proprietà straniere non compromesse con il nazismo, ingresso della Spagna nella Società delle nazioni. Naturalmente già allora gli avversari dei comunisti dissero che era una scelta tattica in attesa della rivoluzione, ma una scelta vincolante come si dimostrò in Grecia quando i partigiani rossi di Markos e il loro tentativo di impadronirsi del potere furono abbandonati alla più dura sconfitta. Che la scelta democratica fosse valida nella Repubblica fu chiaro quando tutte le fiammate rivoluzionarie della base comunista, dall'occupazione della prefettura di Milano a quella del monte Amiata dopo l'attentato a Togliatti, furono spente dalla polizia diretta da Scelba senza reazione del partito.
Possiamo dire che le affermazioni di La Russa sull'inaffidabilità democratica dei partigiani rossi sono un processo alle intenzioni smentito dal rispetto alla Costituzione dei comunisti italiani, che al contrario dei neofascisti alla Borghese o delle trame nere, non hanno mai progettato colpi di Stato e si sono schierati con decisione contro il terrorismo delle Br. Ma c'è un'altra ragione, anche essa storica, per dissentire dalla dichiarazione di La Russa ed è quella di considerare il movimento partigiano garibaldino come un tutt'uno con il partito comunista e il partito comunista come la stessa cosa di una dittatura stalinista. Procedere per generalizzazioni arbitrarie è un cattivo modo di fare la storia e anche la politica.
Chi ha conosciuto il movimento partigiano nella sua improvvisazione e varietà estrema sa bene che diventare un partigiano rosso non era sempre una scelta politica, ideologica, che si andava nelle brigate Garibaldi per molte ragioni non politiche, perché erano fra le prime formatesi o le più vicine, le prime che si incontravano fuggendo dalle città occupate dai nazifascisti magari per raggiungere dei conoscenti, degli amici. Si pensi solo al comando garibaldino piemontese, che si forma in valle Po con gli ufficiali di cavalleria della scuola di Pinerolo che seguono Napoleone Colajanni, nome partigiano Barbato, perché loro amico non perché comunista, o gli altri che in Val Sesia vanno con Cino Moscatelli perché è uno della valle come loro non perché è comunista.
Così come noi delle bande di Giustizia e Libertà nel Cuneese che non avevamo mai sentito parlare del partito di azione e del suo riformismo liberal-socialista, ma che eravamo compagni di alpinismo di Duccio Galimberti o Detto Dalmastro. Nella guerra partigiana prima veniva la sopravvivenza, la ricerca delle armi e del cibo, poi sul finire arrivò anche la politica, ma le ragioni di lealtà e di amicizia restarono dominanti per cui egregio ministro La Russa mi creda ma per uno che è stato partigiano le differenze di cui parla non ci sono state. Per venti mesi, per tutti, la ragione di combattere era la libertà.
(22 aprile 2009)

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Originally posted by Phoberomys
Certo, come no: l'Italia l'hanno liberata loro.
Solo loro.
Gli altri partigiani (e gli Americani) facevano da spettatori.
PS: Silviuccio nostro, nel giorno della liberazione, andrà a rendere omaggio a chi (assieme agli altri) ci ha liberato.
Dov'è lo scandalo?

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Originally posted by Phoberomys
Già: basta vedere come il PCI-PDS-DS-PD si è appropriato della ricorrenza in questi 64 anni.



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Originally posted by ciciuisss
Tutto ciò ci differenzia per esempio dal popolo francese, dove la Rivoluzione se la sono fatta in casa propria, spodestando il tiranno e conquistandosi repubblica, democrazia e libertà.
Questo ha fatto di loro un Popolo, una Nazione, e tutti i francesi si identificano in questo e ne sono orgogliosi.
Noi invece abbiamo avuto bisogno degli americani per spodestare un dittatore sanguinario e odioso e per tentare di diventare una repubblica democratica.
Proprio come l'Iraq.


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Originally posted by The Serpent
Tutto il resto è storia di più di mezzo secolo fa, non bisogna dimenticarla, ma non può essere l'attualità.

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Originally posted by ciciuisss
Tutto ciò ci differenzia per esempio dal popolo francese, dove la Rivoluzione se la sono fatta in casa propria, spodestando il tiranno e conquistandosi repubblica, democrazia e libertà.
Questo ha fatto di loro un Popolo, una Nazione, e tutti i francesi si identificano in questo e ne sono orgogliosi.
Noi invece abbiamo avuto bisogno degli americani per spodestare un dittatore sanguinario e odioso e per tentare di diventare una repubblica democratica.
Proprio come l'Iraq.

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Originally posted by intermediario
la democrazia non è mai entrata completamente nel nostro DNA.

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Originally posted by smiroldoquote:
Originally posted by The Serpent
Tutto il resto è storia di più di mezzo secolo fa, non bisogna dimenticarla, ma non può essere l'attualità.
dipende. cosa intendi per "attualità"? non pensi che la storia (in assoluto, non la "nostra" storia) possa ripetersi?
in generale, non pensi che conoscere la storia può essre un modo per ridurre il rischio che certi errori possano ripetersi? [:-I]



quote:E figuriamoci, quando mai! silvio a braccetto con uno sporco democristian... ah scusate, sporco comunista!!! Volevo dire SPORCO COMUNISTA!!!
Originally posted by The Serpent
Direi che la notizia bomba è quella dell'invito a B del segretario del PD a celebrare insieme il 25 aprile.
Ed è un peccato che alla fine probabilmente lo festeggeranno separati.



quote:lo avremmo potuto affossare nelle due legislature in cui abbiamo vinto le elezioni . non è stato fatto , ci sarà un perchè !
Originally posted by highinfidelity
Si, siamo sicuramente un paese del cazzo, ma soprattutto siamo un paese sotto dittatura, con buona pace degli amici di destra con le manine davanti agli occhietti, davanti al nasino e davanti alle orecchiucce.
Un capo del consiglio piduista, che ha riscritto mezza costituzione, che si e' cambiato la legge elettorale un mese prima del voto, che procede per decreti legge non urgenti nel 99% dei casi, che ha dichiarato che il parlamento e' una stronzata e che dovrebbero votare solo i capigruppo, che punta alla presidenza della repubblica per firmarsi da solo le sue stesse leggi.


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Originally posted by Phoberomys
Palmeno abbiamo la possibilità (limitata, monca, persino illusoria ma tant'è) di sceglierci da noi i nostri tiranni

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Originally posted by Phoberomys
noi di fatto avalliamo, col nostro voto, un'oligarchia elettiva completamente avulsa dalla realtà sociale quotidiana

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