by highinfidelity » 20 Feb 2009, 05:56
Chiariamo subito una cosa: a 7000 metri non ci si va in elicottero con barelle, paramedici e compagnia bella. A 7000 metri l'aria e' talmente rarefatta che gli elicotteri NON VOLANO.
Come ci si va dunque a 7000 metri? A piedi.
E come ci si va, a piedi? Non certo in scarponcini come sul Terminillo. Fino alla fine degli anni '70 sulle vette piu' alte ci si andava con spedizioni che duravano mesi e mesi, assoldando centinaia di sherpa per trasportare materiale, preparati con disciplina militare (vedasi spedizione italiana al K2 e vicenda Ardito Desio / Walter Bonatti).
Soprattutto ci si andava con bombole, tute, maschere, stivaloni, guanti e attrezzature che rendevano gli alpinisti una via di mezzo tra i palombari e i cosmonauti.
Il primo a dimostrare che, con adeguata preparazione fisica e con breve permanenza in quota, si poteva salire a quelle quote anche senza bombole d'ossigeno e senza impiegarci mesi e' stato Reinhold Messner a fine anni '70. Ma Messner e' Messner: e' riuscito a sopravvivere in condizioni in cui tutti gli altri compagni di scalata sono morti, suo fratello incluso. Non a caso e' uno dei piu' grandi alpinisti di tutti i tempi, se non il piu' grande in assoluto.
E' bene chiarire che , a quote estreme, se uno qualsiasi di noi si trovasse li' come per magia, a parte la nausa e un mal di testa da spaccarti in due, creperebbe di edema polmonare entro qualche ora, se non per congelamento molto prima.
Chiarito questo, e aggiunto che 7000 metri non sono gli 8800 dell'Everest ma non sono neanche uno scherzo, come si fa il soccorso a quelle quote, di solito? Ci sono delle squadre apposta come quando si va a sciare? No. Di solito il soccorso non si fa per niente, per una ragione semplicissima: perche' non c'e' nessun altro in grado di scalare quella montagna se non gli alpinisti che in quel momento ci sono gia' sopra. Quando va di culo, c'e' magari una spedizione di qualche altra nazione nei paraggi, che rinuncia all'mpresa alpinistica che aveva in programma e, per pura solidarieta', cerca di andare ad aiutare i pericolanti con i pochi mezzi a disposizione (corde, forse cibo, talvolta medicinali).
Perche' se pensate che uno si porti dietro barelle, toboga e verricelli, siete fuori strada. In quelle condizioni ambientali e' gia' tanto se uno riesce a portare su il proprio corpo, ramponi, piccozza, corda e moschettoni. Fine.
Normalmente non si riesce a fare nulla. Chi ce la fa a scendere si salva, gli altri sono spacciati. Vedasi recente caso Confortola. I corpi degli alpinisti deceduti, pur perfettamente individuati, spesso rimangono sul posto per anni, talvolta per sempre. Si rinuncia del tutto al recupero perche' non c'e' alcun modo per andare a prenderli o perche' per recuperarli si metterebbe a serio rischio l'incolumita' di altre persone.
Chiarito questo, nel caso specifico si e' riusciti nel fortunoso tentativo di formare una squadra di soccorso. Gli alpinisiti sono stati tutti individuati e tratti in salvo, tranne uno che non ce l'ha fatta. I soccorritori hanno cercato di aiutarlo in tutti i modi. Hanno tentato persino di trascinarselo dietro di peso in un tentativo disperato che non poteva riuscire perche' superava le forze umane. Il tempo, gia' pessimo, e' ulteriormente peggiorato e sono stati costretti ad abbandonare il povero Federico, pena la morte di tutti quanti. Fine.
Capisco il dolore del padre, ma piu' di cosi' obiettivamente non si poteva fare, e anziche' citare in giudizio i soccorritori bisognerebbe ringraziarli per aver messo a repentaglio la loro stessa vita in questo tentativo. Sono tutte persone con a casa una famiglia che le aspetta, piu' di cosi' non si poteva loro chiedere.
Casomai ci sarebbe da incazzarsi con lo stronzo di turno che ha diffuso questo filmato, che doveva per ovvie ragioni essere visionato solo degli inquirenti.
<< Conoscete voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare il miagolìo di un violino? >>
(Luigi Russolo, Intonarumorista. 1913.)
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