Tra questi c'è il Mellotron Micro, versione elettronica e miniaturizzata del mitico (e in questo caso è proprio il caso di dirlo!) strumento elettromeccanico che tanta parte ha avuto nel definire il suono del rock progressivo. Si tratta di uno strumento di dimensioni piccole ma non piccolissime, con una tastiera di due ottave, più ingombrante e anche molto ma molto più costoso dei mini-strumenti Roland Boutique già protagonisti di un mio scritto precedente.
In effetti è facile argomentare che si otterrebbe lo stesso risultato suonando dei campioni su un computer qualsiasi, a un costo che sarebbe una frazione minima del prezzo del Mellotron Micro. Quindi si tratta di un acquisto sensato solo per chi ha in mente un uso specifico di questo strumento, oppure per chi è un fanatico.
Io ovviamente afferisco alla seconda categoria; inoltre lavorando praticamente tutto il giorno attaccato a un computer, provo ribrezzo al solo pensiero di impiegare un computer nel mio tempo libero: mai e poi mai mi metterei a caricare campioni, aggiornamenti, connettere una tastiera via MIDI e relativa interfaccia, altoparlanti cavi eccetera. Viceversa, almeno occasionalmente trovo sempre un attimo di tempo per suonare due note su una tastiera "hardware" pronta all'uso, che basti accendere e via.Il Mellotron Micro è il più piccolo di una serie di tre strumenti (oltre a due rack/expander) che si propongono di rinverdire digitalmente i fasti di un organo molto pesante e delicato, che già da nuovo era noto per dare un sacco di problemi. L'idea è sicuramente buona e realizzata in modo accattivante, però nonostante il prezzo esorbitante (circa 1000 €) ci sono anche alcuni aspetti negativi, che tenderei a separare per non dare l'impressione di una recensione eccessivamente critica, ma nemmeno di ignorare aspetti problematici che in uno strumento venduto a questo prezzo non dovrebbero esserci.
COSA MI PIACE
L'ESTETICA: nonostante le dimensioni ridottissime (rispetto al Mellotron originale, che era un organo da pavimento) il Mellotron Micro prova a rievocare nelle forme, nei colori, nelle scritte e nei comandi l'iconicità dello strumento elettromeccanico di cui è la versione elettronica. Adoro come il lato anteriore sia inclinato in diagonale, così come il modello M400 aveva un andamento fortemente diagonale. Il corpo è in solidissimo metallo verniciato in una bella sfumatura di bianco. La scritta Mellotron si legge da lontano un kilometro, e c'è anche una M retroilluminata di cui si può variare il colore sfiorandola con la mano. Anche le manopole, di taglio molto "vintage" (addirittura simili a quelle una volta impiegate sui ricetrasmettitori radio amatoriali) sono personalizzate con la M stilizzata di Mellotron.
LA TASTIERA: nonostante sia corta (solo 2 ottave) si tratta di una delle migliori tastiere su cui abbia mai messo le mani: semipesata, con un tocco veramente "duro", in materiale plastico lucido e di altissima qualità, con una bellissima sfumatura di bianco, sensibile alla velocità e all'aftertouch. Oggettivamente stupenda: vorrei che tutte le mie altre tastiere fossero come questa!
I CONTROLLI: praticamente tutte le regolazioni che servono sono disponibili mediante manopole e interruttori hardware sul pannello principale, senza necessità di andare attraverso stupidi e noiosi menù digitali. Utilissima, considerata la tastiera corta, la levetta per spostare al volo l'ottava (ma per altri versi questo stesso aspetto ricomparirà anche nelle voci negative).
I TIMBRI: naturalmente per valutare la qualità dei suoni emessi dalla tastiera occorrerebbe paragonarli all'organo elettromeccanico reale, cosa che naturalmente non sono in grado di fare (ma qualcuno l'ha fatto, e cercherò di postare un link). Presi comunque come timbri a sé stanti, e paragonati anche a quanto è dato ascoltare nei dischi di rock progressivo dell'epoca classica, i timbri del Mellotron Micro sono per la maggior parte una goduria pura.
Non ci si stancherebbe mai di ascoltarli e di passarli in rassegna, e il loro effetto evocativo dei suoni d'un tempo è fenomenale.COSA NON MI PIACE
IL PREZZO: è veramente molto caro per essere, alla fin fine, solo un lettore di campioni digitali. Il prezzo esagerato ha peraltro l'effetto di sottoporlo a critiche più severe, perché molti degli aspetti negativi che sarebbero facilmente tollerati in uno strumento a buon mercato, non lo sono in questa fascia di prezzo, dove sarebbe d'obbligo la perfezione assoluta.
IL SISTEMA CHIUSO: a differenza dei modelli superiori della serie, nel modello Micro è stata tolta la porta di espansione (e anche qualunque altro modo di comunicare col mondo esterno) per cui non è possibile espandere la tavolozza di campioni: ci sono cento timbri precaricati, e fine. La cosa non apparirebbe grave se lo strumento costasse, per dire, cento euro. Ma a questi livelli di prezzo appare invece inaccattabile, tanto più che il pannello di controllo sembra assolutamente identico in tutti i modelli, il che lascia l'impressione che la porta di espansione sia stata inibita o rimossa ad arte. Sono anche state rimosse dal menù alcune opzioni minori, come quella che introduce alcune irregolarità nella simulazione della rotazione del motore - e queste sono sicuro al 100% che in realtà ci siano a livello software e siano solo state disabilitate tanto per dare fastidio e giustificare la differenza di prezzo dei modelli "maggiori".
DIFETTI NEI CAMPIONI: alcuni campioni presentano degli artefatti su alcune note, come per esempio l'attacco mancante. Particolarmente noioso trovo il fatto che proprio il 4 MALE CHOIR, uno dei timbri resi più iconici dal rock progressivo, presenti sul do centrale (e solo lì) una specie di sovrarmonica acuta che guasta completamente il suono sovrastandolo. Si dirà: magari erano difetti presenti anche nei nastri originali campionati. E va bene: ma per 1000 euro a strumento, ci si aspetta che questi difetti vengano sistemati in un modo o un'altro.
OTTAVE CORTE: trasponenndo le ottave in basso (o in alto), gli ultimi tasti dell'ottava bassa (o alta) non sono suonabili e rimangono muti. Questo probabilmente ricalca il numero di ottave e note disponibili sullo strumento reale. Tuttavia, siccome stiamo parlando di uno strumento digitale, avrei ritenuto molto opportuno rendere suonabili (magari come opzione selezionabile) anche queste note fuori range: sarebbe bastata una lettura a velocità differente dei campioni più prossimi. Eseguire una scala o una sequenza di accordi e trovarsi di colpo in mezzo a note mute è una sensazione fastidiosissima.
Prima di caricare qualche immagine, inserisco un paio di link: una recensione di un musicista (che come vedrete, pur essendo una persona completamente diversa da me, ha trovato praticamente gli stessi punti di forza e di debolezza che ho evidenziato, segno che non sono "fisse" mie ma si tratta di cose oggettive) e un confronto del leggendario timbro 3 VIOLINS con quello di una macchina reale:
https://www.youtube.com/watch?v=YPm0ex63SlQ
https://www.youtube.com/watch?v=qMA-HfPMJSo

