Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Un'area dedicata all'esplorazione dell'universo musicale in genere, e degli altri protagonisti del rock progressivo in particolare.

Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Duke59 » 22 Aug 2025, 09:30

In questa rara intervista al membro più quieto dei Queen scopriamo come fosse essere parte di una band che, piaccia o meno, ha caratterizzato alcuni decenni della musica pop-rock diventandone un'icona.

Notoriamente schivo e poco propenso alle interviste qui John Deacon rivela alcune cose interessanti sul mondo dei Queen.

In alcuni momenti descrive dinamiche interne molto simili a quelle che abbiamo sentito raccontare varie volte da Hackett per quanto riguarda i Genesis.

Una personalità che mi è sembrata completamente all'opposto degli altri membri del gruppo tanto che c'è da chiedersi come sia riuscito a sopravvivere così a lungo nella band.

Poi penso a quanto hanno venduto i Queen, ancor oggi il gruppo "old style" più ascoltato in streaming , e mi do la risposta.

Infatti dando un'occhiata al numero di ascolti mensili in streaming su Spotify NELL'AGOSTO 2025 a livello planetario per ciascuno dei seguenti artisti troviamo che tra gli artisti della vecchia guardia i Queen sono al primo posto.

LA SEGUENTE NON E' UNA CLASSIFICA COMPLETA MA HO CONSIDERATO SOLO ALCUNI ARTISTI PER DARE UN'IDEA DI QUANTO SIANO ASCOLTATI I QUEEN RISPETTO AD ALTRI GRUPPI STORICI ED IN CONFRONTO AD ALCUNI ARTISTI ATTUALMENTE AL VERTICE.

Billie Eilish --> 90 milioni di ascolti mensili
Taylor Swift --> 86 milioni di ascolti mensili
Eminem --> 67 milioni di ascolti mensili
Queen --> 50 milioni di ascolti mensili
Elton John --> 46 milioni di ascolti mensili
The Beatles --> 33 milioni di ascolti mensili
The Rolling Stones -->28 milioni di ascolti mensili
Phil Collins --> 26 milioni di ascolti mensili
PInk Floyd --> 25 milioni di ascolti mensili
David Bowie --> 18 milioni di ascolti mensili
Tina Turner --> 11 milioni di ascolti mensili
Laura Pausini --> 11 milioni di ascolti mensili
Eros Ramazzotti --> 8 milioni di ascolti mensili
Genesis --> 8 milioni di ascolti mensili
Peter Gabriel --> 5 milioni di ascolti mensili
Zucchero --> 4 milioni di ascolti mensili
Joe Jackson --> 1 milioni di ascolti mensili
King Crimson --> 865.000 ascolti mensili

Ripeto: questo è il numero degli ascolti mensili sulla piattaforma Spotify a livello planetario relativi all'AGOSTO 2025. Una classifica ovviamente quantitativa e non qualitativa (ci mancherebbe!)
Alcune chicche non vi sfuggiranno, ad esempio Collins supera sia i Genesis che i PInk Floyd.
i Genesis superano Gabriel
I Beatles superano gli Stones
Billie Eilish supera Taylor Swift
Eminem resiste ai vertici
Ramazzotti e Pausini superano Gabriel
Zucchero, che pensavo piò ascoltato all'estero, viene superato sia da Ramazzotti che dalla Pausini

Chiaro che da questa classifica sono esclusi, CD, Vinili e altre piattaforme di streaming (ad esempio quelle dei paesi orientali), però sono cifre indicative.

Difficile quindi per Deacon abbandonare una macchina così ben oliata da mietere così tanto successo per così tanto tempo, giungendo fino ai giorni nostri (l'ultimo album dei Queen risale al 1995, 30 anni fa!).

Per chi non sa l'inglese basta attivare la traduzione automatica dei sottotitoli di youtube che in questo caso risulta decente.

https://youtu.be/F9p81exqOEE?si=QGbdAjKvUF-tgm7f
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 22 Aug 2025, 09:54

Di quella classifica che posti, vedo posizionato MOLTO BENE anche Elton JOHN, un nome che non può prescindere dagli anni 70 in fatto di musica di qualità legato alla quantità incredibile di titoli che egli fu capace di realizzare in quel decennio... evidentemente egli è stimato e seguito ancora oggi. Giustamente secondo me.

Pur riconoscendo nei QUEEN una rock band ICONA a dir poco (degli anni 70 e 80), a me non sono mai piaciuti molto anche se furono dei professionisti impeccabili. Peraltro, la prima volta che aguzzai le mie antenne ricettive su di loro fu proprio grazie ad un pezzo di J.Deacon, quell'incredibile e fantastico GIRO DI BASSO che egli inventò per ANOTHER ONE BITES THE DUST del 1980, che divenne uno dei loro brani più celebri.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 22 Aug 2025, 10:50

Ma non è un po' strana questa classifica? Manca ad esempio Michael Jackson. Zucchero più ascoltato di Michael Jackson a livello internazionale? A me sembra strano... [':-|]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Duke59 » 22 Aug 2025, 11:10

highinfidelity wrote:Ma non è un po' strana questa classifica? Manca ad esempio Michael Jackson. Zucchero più ascoltato di Michael Jackson a livello internazionale? A me sembra strano... [':-|]


No aspetta. Non è una classifica completa

Ho selezionato io solo alcuni artisti, in modo da fare dei confronti.

Se cerco Michael Jackson ovviamente mi trovo un bel 52 milioni di ascolti mensili che lo piazzerebbero sopra i Queen (ma sotto Eminem). Volevo solo fare un paragone tra alcuni artisti della vecchia era e alcuni attualissimi.
Ora modifico in modo da chiarire il punto.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 22 Aug 2025, 13:53

Ah OK... [;)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 22 Aug 2025, 14:15

Phillaccio più ascoltato dei Pink Floyd? Apperò [8D]

Volendo continuare il paragone con altre band "famose" ci sono alcuni gruppi che vanno molto più "forte" di altri che però nell'immaginario collettivo non stanno distantissimi a livello di percezione

The Police 36 milioni
I Metallica 30 milioni
I Led Zeppelin 21 milioni
Scorpions 16,5 milioni
The Doors 10 milioni
Gli Iron Maiden. 9 milioni (così pochi rispetto ai Metallica? Mah)
The Who 8 milioni (come i Genesis, credevo di più)
I Deep Purple 7,5 milioni (pochini, meno dei nostri. Credevo molto di più)
Rush 4 milioni
Yes 4 milioni
Dream Theater 1,6 milioni
Jethro Tull 1,5 milioni
ELP 1,4 milioni
Marillion 1,2 milioni

I nostri tutto sommato non malissimo considerato che non godono certo di un management che li ha saputi e li sa sfruttare bene (fattore da sempre più che determinante), che metà della loro carriera non è certo considerabile musica tipicamente da ascolto streaming (tutto il prog fa numeri molto bassi: i VDGG e affini stanno sulle migliaia, pochissimi superano il milione, quelli citati), che di fatto non sono più in attività, e che poi vanno considerate anche le carriere soliste di Gabriel e Phil (non indifferenti nel giudizio globale). Pure i Mechanics hanno un non banale 3 milioni di ascolti mensili vedo [:)]

Non dimentichiamoci che queste sono classifiche molto più soggette al momento rispetto alle classifiche dei dischi. Non ho dubbi ad esempio che i 30 milioni e più attuali di band come Black Sabbath e Oasis siano gonfiati da fatto esteri come la morte di Ozzy o la riunion dei secondi e sappiamo che i Genesis (e gruppi simili) non godono di grande rilevanza mediatica derivante da eventi esterni.

Non stupisce invece che i Queen siano così ascoltati. I loro pezzi te li ritrovi riproposti ovunque (alla faccia dell'originalità): tra film, serie TV, spot pubblicitari, programmi televisivi ecc. sono la band i cui pezzi vengono citati di più in assoluto. E' soprattutto gente che sente un pezzo in TV, su tik tok ecc e poi se lo va ad ascoltare lì.
Devo dire che da questo punto di vista i pezzi dei nostri (e di Phil e Peter) li vedo molto più presenti nelle serie TV rispetto al passato. Niente di eccezionale ma vengono citati molto più spesso anche in prodotti dal grosso seguito.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Duke59 » 22 Aug 2025, 22:56

Stamattina avevo il sole negli occhi e vedevo tre zeri in più [:D] ... ora ho corretto. Mi sembrava troppo, in effetti.

Interessante anche vedere i Police più ascoltati dei Metallica. Però forse c'è da considerare il fatto che i fan più attempati di gruppi ancora in attività tipo Metallica e Iron Maiden tendono ad acquistare CD e vinili e ascoltano meno tramite lo streaming.

Io ad esempio Joe Jackson e Dream Theater li ascolto esclusivamente tramite cd.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 24 Aug 2025, 07:21

Fascino dei Queen.

Musica pop-rock con voce iconica di Mercury e chitarra hard-melodica di May.

Massimo splendore negli anni '80 con una serie di hits formidabili.

Successo dei 2 Greatest Hits, paragonabili agli album rosso e blu dei Beatles.

Forse la scomparsa prematura di Freddy Mercury ha portato la band nella leggenda del rock. [:-I]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 24 Aug 2025, 08:38

I Queen hanno fatto cose notevoli soprattuto negli anni '70, poi si sono via via fortemente commercializzati negli anni '80 come la quasi totalità di band ed artisti degli anni '70, però siccome "ci sapevano fare" ed avendo un front man di quel calibro comunque hanno prodotto materiale a mio avviso "accettabile" con qualche picco di classe fino alla fine . Come sappiamo, il tour di grande successo di "A kind of magic" fu l'ultimo del gruppo a causa del progressivo peggiorare delle condizioni di Freddie, quindi se aggiungiamo le nuove mode musicali e la totale assenza di promozione live dei due album successivi (il Mediocre "The Miracle" ed il più che discreto "Innuendo") sarebbero probabilmente stati destinati ad un lento offuscamento (resistendo però in Europa) la tragedia poi, come spesso accade, li ha fatti balzare di nuovo al top mondiale conferendogli una sorta di "immortalità musicale" , che , con tutti i limiti , a mio avviso non è così immeritata, non sono tanti i gruppi (anzi, forse si contano sulle dita di un mano) che possono vantare ben 2 greatest hits ... ma veramente di hits! Non ultimo, il fatto di aver sempre cercato di cambiare ed aggiornarsi, un po' per seguire le mode certo, ma un po' anche per volontà di non essere sempre uguali a se stessi (pur mantenendo sempre un loro sound riconoscibilissimo , "marchio di fabbrica") secondo me giocò e gioca a loro favore. La critica musicale li ha sempre detestati, soprattutto nella fase anni '80 (ma già da prima a parte i primissimi album) ma sappiamo bene che la critica musicale va presa un po' così [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 24 Aug 2025, 15:10

I Queen sono un gruppo da belle canzoni e da hits. Non hanno inventato nulla o portato al successo alcun genere, anzi quello che hanno fatto è stato sempre ultra derivativo, che sia l'hard rock degli esordi o il pop degli anni '80'. Sono arrivati pure tardi, se vogliamo, per poter dire qualcosa di nuovo in qualunque ambito si sono cimentati nel corso degli anni.
Non hanno mai avuto neppure questi gran musicisti se pensiamo al panorama degli anni '70 (a parte la voce di Mercury assolutamente unica).

La loro "forza" è stata quella di essere una macchina da hits, di imbroccare una serie di canzoni fortunate e riuscite, anche in album obiettivamente imbarazzanti (Hot Space è forse uno dei pochi album dei gruppi storici che detesto quanto IT. Ha però Under Pressure. Stessa cosa The Works con Radio Gaga e un altro paio di pezzi). Allora ogni album viene ricordato per quella canzone o per quel paio di canzoni, anche se poi magari di fatto contengono 10 minuti o 15 di ottima musica su 40 totali.

Non mi stupisce insomma che abbiano prodotto così tante hits. Non sono mai stati un gruppo da album ma da singole canzoni. Sarebbero stati perfetti per questa epoca, è quindi puramente logico che tra i gruppi storici siano quelli che anche tra i giovani di oggi vadano per la maggiore.
A parte A night at the opera, la loro discografia è fatta di album che contengono massimo 3/4 successi alternati a canzoni tra il mediocre e l'imbarazzante. Pure io tendo a sentire solo i Greatest Hits, album interi loro (e posseggo praticamente tutta la loro discografia) non li ho mai retti. [:D]


E queste sono le motivazioni per le quali la critica lì ha sempre visti con un po' di sospetto mentre il pubblico lì ha premiati, al di là dei loro meriti qualitativi. La morte di Mercury e tutta la narrazione sulla sua figura è stata poi decisiva da questo punto di vista a consacrare il gruppo come "immortale". Un po' come Jim Morrison per i Doors (che però musicalmente hanno scritto cose di grandissimo livello e avevano musicisti decisamente sopra la media della loro epoca)
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 25 Aug 2025, 15:12

...e pensare che io non apprezzo nemmeno poi tanto la celeberrima voce di Mercury, che anche nei momenti in cui dovrebbe "alleggerire" canta sempre caricato a pallettoni. Lo trovo veramente monocorde e affaticante. [O:-)]

Se poi è criticabile Phil che si presentava sul palco in tuta da ginnastica, che dovremmo dire della canottazza da pizzettaro di Freddy? [O:-)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby 11mo Conte di Mar » 27 Aug 2025, 11:13

Concordo su tutto.
Sui meriti del gruppo nulla di dire.
Di Freddie Mercuty ce n'è stato uno, di Brian May pure...
Ma quello che non sopporto dei Queen è il fatto che la morte del leader li ha trasformati in un gruppo da Greatest hits, al pari degli Abba.

E' noto che il gruppo abbia venduto di più dopo il 1991, complice anche il fatto di passare continuamente sui media e programmi tv.
In ogni casa, anche e soprattutto di fruitori di musica occasionali, accanto a Pausini, Mengoni, Ferro e qualche sfigato attuale trovi i cd dei Greatest Hits 1 e 2 (magari pure 3).

"ma guarda che io ascolto anche i Queen...!" Oppure i Pink Floyd, perchè hanno in casa Dark side e The wall (di cui ascoltano Another brick part 2 e Conf numb... skippando il resto).

Scusate ma su questo argomento rasento lo snobismo.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 27 Aug 2025, 11:48

11mo Conte di Mar wrote:Scusate ma su questo argomento rasento lo snobismo.


Tranquillo: parli al gran visir di tutti gli snob! [:D]

E secondo me, quando il livello si fà veramente basso, è giusto esserlo.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 27 Aug 2025, 14:57

11mo Conte di Mar wrote:In ogni casa, anche e soprattutto di fruitori di musica occasionali, accanto a Pausini, Mengoni, Ferro e qualche sfigato attuale trovi i cd dei Greatest Hits 1 e 2 (magari pure 3).

"ma guarda che io ascolto anche i Queen...!" Oppure i Pink Floyd, perchè hanno in casa Dark side e The wall (di cui ascoltano Another brick part 2 e Conf numb... skippando il resto).

Scusate ma su questo argomento rasento lo snobismo.


Quotissimo. Mi sa che siamo tutti snob allora [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 28 Aug 2025, 16:18

Snob vs Greatest Hits.

Penso che gli estremi sono sempre sbagliati.

Qualsiasi album, anche il più ostico, se lo ascolti più volte diventa tuo.

Con i Greatest Hits questo è ancora più facile. [:-I]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby maomac 2 » 28 Aug 2025, 19:31

Allora il mio pensiero snob è che chi si basa solo sui Greatest hits non conoscerà mai il gruppo in questione.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 28 Aug 2025, 21:29

Beh conoscerà quello che gli basta.

L' importante è che non giudichi quello che non sa. [:-I]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 07:10

"Qualsiasi album, anche il più ostico, se lo ascolti più volte diventa tuo."

[:-I]

uhm... su questo non sono per niente convinto... nella mia vita di estimatore ed ascoltatore di MUSICA mi sono passati sotto le orecchie certi albums che... è meglio lasciar perdere... [:-j]


"Con i Greatest Hits questo è ancora più facile."

I "Greatest Hits" sono nati, nelle intenzioni di chi li ha inventati (case discografiche), per uno scopo primario, ovvero QUELLO DI VENDERE, più che di fornire "un idea di massima" su un determinato nome scegliendone i brani potenzialmente migliori da includere in una antologia, migliori commercialmente il più delle volte, ma non artisticamente.
Parlo per esperienza maturata.
E poi c'è nome e nome.
Se fu facile farlo nel caso dei BEATLES con le celebri antologie BLU e ROSSA entrambe a doppio vinile, che tutto sommato centrano al 90% il bersaglio del "meglio" di questa band, per altri nomi (es. KING CRIMSON) l'impresa di condensare in un doppio album "il meglio" è praticamente impossibile (l'ISLAND ci provò nel 1975 dopo che la band si era sciolta, con il doppio album "A young person guide to King Crimson" ma non andò nemmeno vicina a quello che cercava di ottenere e a quello che prometteva 'quel titolo'...)
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 07:35

11mo Conte di Mar wrote:In ogni casa, anche e soprattutto di fruitori di musica occasionali, accanto a Pausini, Mengoni, Ferro e qualche sfigato attuale trovi i cd dei Greatest Hits 1 e 2 (magari pure 3).



[:-!]

Confermo. Purtroppo.

ma mi salvo prontamente "in corner" [:D]

per quanto riguarda Pausini, Mengoni, Ferro e qualche sfigato anzi diciamo pure MOLTI sfigati [nazionali ed esteri], trattasi di titoli che piacciono a mia moglie. [:D] Al cui accenno di inizio dal riproduttore al piano terra, io fuggo terrorizzato in mansarda dove ho il fortino a baluardo delle mie difese... [:-D]

E confermo che i "Greatest Hits" VOL 1-2-3 dei QUEEN vivacchiano anch'essi a casa mia (tanto per confermare la regola) raccolti in un bel cofanetto, quello fu un mio regalo a lei che li apprezza tantissimo. [8D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 29 Aug 2025, 08:34

Album più ostico.

Ok, dovrei aggiungere un' empatia per il cantante o la band..

Potrei dire tutte le colonne sonore di Peter Gabriel, i Pink Floyd era Barrett o il prog più sperimentale.

Con diversi ascolti memorizzi i vari passaggi, un po' come la musica jazz o sinfonica.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 29 Aug 2025, 09:22

maomac 2 wrote:Allora il mio pensiero snob è che chi si basa solo sui Greatest hits non conoscerà mai il gruppo in questione.

aorlansky60 wrote:I "Greatest Hits" sono nati, nelle intenzioni di chi li ha inventati (case discografiche), per uno scopo primario, ovvero QUELLO DI VENDERE, più che di fornire "un idea di massima" su un determinato nome scegliendone i brani potenzialmente migliori da includere in una antologia, migliori commercialmente il più delle volte, ma non artisticamente.

Verissimo. Un album decente, ben confezionato, ha un suo equilibrio e una sua scaletta ragionata. Facendone uno spezzatino non si fà altro che distruggerne l'atmosfera. Senza considerare che la cifra artistica di un complesso la si misura anche sull'assenza di filler o clamorose cadute di stile sulla durata di 30-60 minuti di musica.

Sono quindi anch'io arciconvinto - da ottimo snob fierissimo d'esserlo - che chi ha ascoltato solo greatest hits, del complesso in questione non sa praticamente nulla.

Se si vuole la prova del nove che le greatest hits non sono che volgari espedienti commerciali, basterà considerare che molto spesso sono infarcite con due-tre (ma spesso addiruttura solo UNO) brani inediti per obligare vigliaccamente anche chi di quel complesso ha già acquistato tutto ad acquistarsi pure l'ignobile greatest hits. Grazie al cielo la tanto da me vituperata musica liquida ha reso superflua questa porcata.

aorlansky60 wrote:"Qualsiasi album, anche il più ostico, se lo ascolti più volte diventa tuo."
[:-I]
uhm... su questo non sono per niente convinto... nella mia vita di estimatore ed ascoltatore di MUSICA mi sono passati sotto le orecchie certi albums che... è meglio lasciar perdere... [:-j]

Verissimo anche questo. Il discorso può valere (anzi: vale, e l'ho scritto su queste pagine innumeri volte) per un disco complesso di rock progressivo, e per un disco di jazz ostico, per musica sinfonica contemporanea e via dicendo: difficile "farli propri" al primo ascolto, mentre col tempo se ne afferra il senso e si riesce ad apprezzarli. [^]

Ma quando si tratta di un volgare disco commerciale di bassa lega, i ripetuti ascolti non fanno che aumentar vieppiù il senso di vomito per gl'ignobili suoni riprodotti dagli altoparlanti. [xx(]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 10:14

rkive wrote:Album più ostico.

Ok, dovrei aggiungere un' empatia per il cantante o la band..
Potrei dire tutte le colonne sonore di Peter Gabriel, i Pink Floyd era Barrett o il prog più sperimentale.

Con diversi ascolti memorizzi i vari passaggi, un po' come la musica jazz o sinfonica.



Nella mia idea di "dischi" VERAMENTE OSTICI, quelli che hai citato non si avvicinano nemmeno DA LONTANO ad alcuni di quelli che ho in mente io... [:-I] [:D] ...le cose "più difficili" proposte da Peter Gabriel o i Pink Floyd diventano "quadretti da musica leggera",
se paragonati al titolo che vado a citare, peraltro da un autore ROCK (molto spesso con varianti FUSION sconfinanti nel JAZZ) da me tra i più amati in assoluto nella mia vita :

FRANK ZAPPA

del quale ho davvero molto apprezzato il 95% di tutto quello che ha prodotto in 3 decenni, e vi assicuro che ha sfornato una quantità davvero IMPRESSIONANTE di ALBUMS (peraltro anche eterogenei come stili proposti) alcune cose delle quali "piuttosto difficili" lo riconosco, ma una su tutte da "mission impossible", letteralmente INASCOLTABILE,
mi riferisco a "THING FISH", originariamente pubblicato su TRIPLO VINILE (1984) incentrato su una sorta di opera teatrale, in molte sue parti "raccontata" più che cantata, e in quel caso lì SE NON CONOSCI BENE LA LINGUA INGLESE SEI SPACCIATO. Ed è quello che è capitato a me con questo titolo. Di ZAPPA andavo in "fiducia cieca" acquistando tutto il "nuovo" che veniva pubblicato in tempo reale, ma con quel titolo devo riconoscere che mi ha "fregato" alla grande! [:-|] UN MATTONE DAVVERO OSTICO.

Quindi per chi stesse cercando di iniziare "un contatto" con questo GRANDISSIMO ARTISTA del 900 (la cui opera omnia personalmente considero importante al pari di pochi altri a cominciare da MILES DAVIS, per il contributo dato allo sviluppo della MUSICA in prospettiva futura) il mio consiglio è : STATE LONTANI da questo titolo! [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 29 Aug 2025, 10:16

Album ostici.

Potete darmi 2 o 3 album ostici e da evitare? [:-I]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 10:24

@Rkive:

rimanendo in campo ROCK,
consiglio personale su "3 albums" ostici (assolutamente da evitare) :

- A PASSION PLAY - JETHRO TULL
un titolo discusso e discutibile da 50anni, che diventa però addirittura "morbido" e più che "accessibile", se confrontato con i due che vado ad esporre :

- THING FISH - FRANZ ZAPPA (di cui ho appena accennato prima)

- METAL MACHINE MUSIC - LOU REED (agli "amici" noto anche come "M3") una tortura mentale all'ascolto (chi ha avuto la sventura di acquistarlo ed ascoltarlo sa cosa intendo...)
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 29 Aug 2025, 11:08

Eh, hai voglia quanti dischi ostici ho ascoltato più e più volte e invece che assimilarli mi fanno ancora più schifo [:D]
Non faccio nomi

Quanto ai Greatest Hits hanno 2 funzioni:

1) Vendere. Mettendo assieme tuti i brani più famosi di un gruppo si cerca di attirare tutti coloro che quel gruppo non lo conoscono e quindi...

2)...chi compra i Greatest Hits e ha apprezzato molto quei pezzi DOVREBBE poi andarsi a recuperare anche i singoli album per capire davvero poi se quel determinato gruppo ha offerto tante canzoni di valore oppure se cercava di attirare il pubblico solo con uno o due pezzi per poi riempire poi il resto degli album con spazzatura o quasi (e non è roba da grandi gruppi).

Io come detto posseggo praticamente tutta la discografia dei Queen eppure a parte un paio di album che tendo a riascoltare quasi per intero anche io di solito mi vado a sentire quasi sempre solo i Greatest Hits. E' un male o un bene? Sono un fan? Apprezzo il gruppo davvero?

Beh, magari dal punto di vista delle vendite per una band come loro può essere un bene (soprattutto al giorno d'oggi dove le persone se ne fregano degli album e ascoltano solo le singole canzoni) essere famosi solo per i singoli pezzi.

La domanda da porsi però è: un gruppo che sforna, in 25 anni di carriera più o meno, una quarantina di pezzi (a voler essere buoni) di valore su 200 pezzi circa (quindi circa il 20%) è da considerarsi uno dei gruppi (compositivamente) più importanti della storia? Per me assolutamente no.

In secundis: se una persona conosce il 20% della discografia di un gruppo (fosse anche la parte migliore) può dire davvero di conoscere quel gruppo? Può davvero definirsi un fan di una band della quale conosce o apprezza solo 1/5 delle canzoni? [:-I]
Perchè il grosso degli ascoltatori dei Queen rientra in quella categoria.

Per me non ha senso. A sto punto io sono fan degli Yes perché mi piace solo Fragile, buona parte di The Yes Album e qualche pezzo sparso. Peccato che poi ci sia tanto altro. [:D]
E' un po' come dire di adorare un regista e poi conosciamo magari solo un suo film su 10, o uno scrittore solo perchè abbiamo letto il suo libro più famoso. Per me questo non è essere fan o conoscere un artista/scrittore, ma significa solo apprezzare qualcosa che ha fatto, la cosa più commerciale e facilmente assimilabile che ha sfornato. [;)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 29 Aug 2025, 11:20

Per esplicitare meglio l'esempio: il mio primo approccio con gli Yes è stato questo "Greatest Hits"
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Highlig ... est_of_Yes

Dopo averlo acquistato, lo ascoltai più volte e lo assimilai quasi subito (tanto che alla fine tutti i pezzi o quasi sono diventati tra i miei preferiti del gruppo).
Cercai quindi di ascoltare e approfondire la loro discografia, fiducioso nel fatto che (anche da fan dei Genesis e di altri gruppi prog) i loro album mi sarebbero piaciuti.
Risultato? Dopo anni e ripetuti ascolti i pezzi degli Yes ormai li conosco bene, così come il grosso della loro discografia. C'è un piccolo problema. Non mi piace quasi nulla, solo qualcosina ina ina in più rispetto a quel "Greatest Hits"

Ora voi direte "ma gli Yes non sono un gruppo da Greatest Hits". E sono d'accordo, tra l'altro quello è una pessima raccolta che non considera un mare di roba. Ma la domanda è: se io per giudicare il gruppo e quanto quel gruppo mi piace mi basassi solo su quel "The very best of" (seeee come no)? Maddai [:-D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 29 Aug 2025, 14:02

aorlansky60 wrote:rimanendo in campo ROCK,
consiglio personale su "3 albums" ostici (assolutamente da evitare) :

- A PASSION PLAY - JETHRO TULL
un titolo discusso e discutibile da 50anni


Secondo me però va distinto ciò che è ostico perché complesso e difficile da assimilare, da ciò che è ostico solo perché brutto e cervellotico, ma riascoltato cento volte continuerà a restare tale. A mio parere A Passion Play ricade in questo secondo gruppo, anzi se devo dire ne rappresenta l'archetipo. È un album veramente brutto e pretenzioso, in cui non si salva quasi nulla. E d'accordo, alla fine risulta anche "ostico", ma non perché il suo messaggio musicale sia particolarmente intricato e raffinato e richieda tempo per essere compreso. Almeno dalla descrizione che ne hai fatto, anche il disco di Zappa sembrerebbe di questo tipo, o almeno il fatto che ci siano degli estenuanti "recitati" me lo fanno pensare.

Invece come afferenti alla prima categoria potrei ad esempio menzionare i dischi degli Henry Cow, che sono veramente difficili da assimilare, ma lo si capisce che è progressive di qualità. In casa nostra sicuramente gli Area, che han fatto dischi veramente da mal di testa, ma con una bravura tecnica percepibile e secondo me inarrivabile anche a livello internazionale (a mio parere, e non solo mio, possono tener loro testa solo la band del già citato Frank Zappa e i Weather Report). Oppure i Cervello di Melos, con liriche in greco classico (!!!) che certemente tramortirebbero anche il più pretenzioso dei fan dei Queen [:D] eppure lo si intuisce da subito che è un disco colto, che c'è un anelito a spingersi "oltre"...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 29 Aug 2025, 14:04

Album ostici Zappa, Lou Reed e Jethro Tull.

Non so, se già vengo avvertito dalle recensioni, perché dovrei perdere il mio tempo per ascoltarli? [:-I]

Preferitei spendere il mio tempo per Endless River o la parte sperimentale di Unmagamma.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 29 Aug 2025, 14:52

Per qualcuno A passion Play è addirittura il capolavoro dei JT [:D]

Per me invece è l'unico album davvero inascoltabile del gruppo (assieme a, per motivi diversi, Under Wraps). Tutti gli altri album, anche i meno riusciti contengono sempre qualche bel pezzo, in questo caso il pezzo è solo uno ed è tanto inascoltabile quanto era bello Thick as a brick.
Che poi qualcosina ina ina si salverebbe pure, il problema è che ovviamente non è estrapolabile dal contesto.
A volte è molto meglio scegliere un approccio alla The Lamb (tanti pezzi legati tra loro) che fare album con pochissime canzoni chilometriche che non vanno da nessuna parte.
Thick as a Brick da questo punto di vista è una mosca bianca per me visto che non apprezzo gli album fatti solo di una/due/tre canzoni alla Close to the Edge e simili.

L'album di Lou Reed invece era una presa in giro alla casa discografica, basta vedere anche gli assurdi credits del disco.
Un album fatto appositamente per irritare che però paradossalmente sará di ispirazione per tutti quei gruppi noise rock che sfrutteranno molte le distorsioni.
Insomma più importante che bello. Anzi solo importante e senza volerlo [:D]

Passion di Peter invece di ostico non ha nulla, zero. Anzi è un album di pura atmosfera, che può piacere (a me si) o no, ma da assimilare è tutt'altro che difficile. E' semplicemente una questione di gusti, come per certi album di Ant. Se si apprezza certo minimalismo e in questo caso certe sonorità World allora piace, altrimenti no. Tutto qua.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 17:09

rkive wrote:Album ostici Zappa, Lou Reed e Jethro Tull.

Non so, se già vengo avvertito dalle recensioni, perché dovrei perdere il mio tempo per ascoltarli? [:-I]




ma veramente, eri stato chiaro nella tua richiesta :

avevi scritto "Potete darmi 2 o 3 album ostici e da evitare? "

avevi detto "da evitare", non "da ascoltare"...
e io te gli ho dati... con il suggerimento di evitarli assolutamente, se ci tieni al tuo bene... [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 29 Aug 2025, 17:26

Thomas Eiselberg wrote:
A volte è molto meglio scegliere un approccio alla The Lamb (tanti pezzi legati tra loro) che fare album con pochissime canzoni chilometriche che non vanno da nessuna parte.
Thick as a Brick da questo punto di vista è una mosca bianca per me visto che non apprezzo gli album fatti solo di una/due/tre canzoni alla Close to the Edge e simili.


qui non ti seguo, ritengo infatti CLOSE TO THE EDGE il loro CAPOLAVORO, perfetto dal 1mo all'ultimo secondo, pur con soli TRE PEZZI, ispiratissimi peraltro. Aggiungo anche che, per me, l'antologia ideale degli YES esiste e corrisponde al titolo di YESSONGS, il celebre triplo album dal vivo che di fatto riprende integralmente THE YES ALBUM, FRAGILE e CLOSE TO THE EDGE ovvero il loro trittico migliore in assoluto, per quanto mi riguarda.


Thomas Eiselberg wrote:L'album di Lou Reed invece era una presa in giro alla casa discografica, basta vedere anche gli assurdi credits del disco.
Un album fatto appositamente per irritare che però paradossalmente sará di ispirazione per tutti quei gruppi noise rock che sfrutteranno molte le distorsioni.
Insomma più importante che bello. Anzi solo importante e senza volerlo [:D]


SI quella vicenda è nota. Reed entrato in polemica con la casa discografica che al tempo l'aveva sotto contratto, registrò quel doppio album esclusivamente per ripicca. UN DOPPIO ALBUM costituito solo da feedback e distorsioni di elettrica. La cosa più sorprendente (e inspiegabile, perchè con quel tipo di "roba" che conteneva era chiaramente destinato al fallimento commerciale) è che la casa discografica decise comunque di pubblicarlo... [:-I] un vero mistero... infatti è noto che molti fans di REED (soprattutto in USA) ritornarono al negozio dove l'avevano acquistato, chiedendo di farselo sostituire...

Thomas Eiselberg wrote:Passion di Peter invece di ostico non ha nulla, zero. Anzi è un album di pura atmosfera, che può piacere (a me si) o no, ma da assimilare è tutt'altro che difficile...


SI, anche a me quel titolo di Peter piace decisamente. Chiaro che in questo caso si tratta non di un disco da "hits" da classifica, o di pop rock convenzionale, ma di musica del tutto particolare. E qui entrano in scena "i gusti personali" di ognuno di noi, se promuoverlo o bocciarlo...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 29 Aug 2025, 18:00

aorlansky60 wrote:qui non ti seguo, ritengo infatti CLOSE TO THE EDGE il loro CAPOLAVORO, perfetto dal 1mo all'ultimo secondo, pur con soli TRE PEZZI, ispiratissimi peraltro. Aggiungo anche che, per me, l'antologia ideale degli YES esiste e corrisponde al titolo di YESSONGS, il celebre triplo album dal vivo che di fatto riprende integralmente THE YES ALBUM, FRAGILE e CLOSE TO THE EDGE ovvero il loro trittico migliore in assoluto, per quanto mi riguarda.


Si, so che è un album che piace molto ai proggaroli e l'ho citato per fare capire cosa intendo quando dico che non apprezzo gli album con una/due o massimo tre canzoni lunghissime. Le uniche eccezioni che mi vengono in mente sono Thick as a Brick e Pawn Hearts. Close to the Edge non lo inserirei nella lista degli album "ostici" o inascoltabili. Non lo è oggettivamente. Ma per me è effettivamente abbastanza inascoltabile per i motivi che ho spiegato più volte su questo forum. Sintetizzando, gli Yes da quell'album in poi hanno evidenziato due difetti giganteschi che me li fanno detestare.

1) La voce di Anderson, soprattutto sulle note alte proprio non la sopporto. Tipo che quando arriva la parte "i get uuuuuuup" con l'organo da chiesa mi dà proprio fastidio. Non ci posso fare nulla. La sua voce mi va bene su pezzi dove non esagera, quando invece prende la scena e va avanti a lungo non ce la faccio. Sorry

2) I loro testi tra il mistico, il religioso il nonsense li ho sempre trovati stucchevoli. Non mi dicono nulla. Si prendono troppo sul serio e non sono neanche profondi come vorrebbero essere. Se penso ai testi che Anderson sta cantando spesso mi chiedo "ma che cavolo sta dicendo?".
Preferisco l'ironia e i giochi di parole dei nostri o il pessimismo filosofico dei VDGG o il sarcasmo dei Jethro Tull.

3) gli Yes da un certo punto in poi (proprio da Close to the Edge) cominciano a sbrodolare ogni canzone. Tipo che se una cosa può durare 2 minuti loro te la fanno durare almeno 8.
Non mi piacciono i pezzi prog lunghi dove di fatto ci sono solo 2/3 sezioni che però ritornano 4/5/6 volte cambiando solo di velocità o di tono. Apprezzo i pezzi lunghi, anche molto lunghi, se però cambiano molto, se contengono tantissime parti diverse o se tendono a non ripetersi troppo (è una cosa che va bene in un pezzo di 4/5 minuti, massimo 10. 20 minuti di questo tipo di struttura mi annoia a morte). E' questo che mi piace del prog. Magari un bel crescendo in un pezzo che dura 10 minuti mi può piacere molto. Ma un pezzo di 20 minuti con 2/3 parti che ritornano ancora, ancora e ancora non è il tipo di prog che mi fa impazzire. Mi suona come mancanza di idee mascherata. Come detto è una questione di gusti miei, magari per altri è il contrario.

Non è un caso se per me le due suites per antonomasia sono Supper e Plague dei VDGG. Entrambe posseggono la stessa struttura: sono tante piccole canzoni unite tra loro e anche se ci sono delle parti che si ripetono lo fanno per poco tempo e lo fanno al momento giusto. Su Close to the Edge è come se una singola idea venisse ripetuta e allungata solo per fare durare di più il pezzo. Accade su tutti e tre i pezzi. Se Close to the Edge almeno però ha un inizio da urlo, prima che tutto si faccia ripetitivo, gli altri due pezzi fanno solo quello.
Siberian Khatru ad esempio ha un riff davvero efficace e rockeggiante, ma ripetuto per 9 minuti? Anche no

E' un po' l'esatto opposto di quello che facevano i Genesis: o si attenevano alla forma canzone (certo, con parti strumentali consistenti ma mai ripetitive e sbrodolate) oppure se facevano un pezzo un po' più lungo (ma di suite ne hanno fatta solo una) ne facevano uno che cambiava tantissimo.

Un altro esempio è Thick as a brick. Cambia di continuo, anche se in effetti qui di ripetizioni ce ne sono eccome ma le singole sezioni sono tante e non durano tantissimo. Forse la seconda parte risente un po' di una certa pesantezza ma alla fine il risultato lo porta a casa egregiamente.

Se dovessi invece citare pezzi che adoro ma con una struttura del primo tipo (lunghissimi ma con solo 2/3 sezioni ripetute all'infinito) citerei Echoes dei PF, più altri loro pezzi. Ma in quel caso sono fatti per suonare proprio così, come tutti i brani psichedelici hanno un lento fluire e devi solo lasciarti trasportare dall'atmosfera. Pezzi prog con quella struttura invece non mi vanno molto a genio. Gusti.
.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 29 Aug 2025, 19:22

@aorlansky60

*** ma veramente, eri stato chiaro nella tua richiesta :
avevi scritto "Potete darmi 2 o 3 album ostici e da evitare? "
avevi detto "da evitare", non "da ascoltare"...
e io te gli ho dati... con il suggerimento di evitarli assolutamente, se ci tieni al tuo bene... [:D] ****

Ok, ho sbagliato. [I8)]

Davo per scontato che nessuno ascolta degli album "provocatori".

Ad esempio Long Walk Home di PG è ostico ma non provocatorio.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby maomac 2 » 29 Aug 2025, 19:43

Ritornando all'argomento Greatest Hits dischi che trovo inutili per chi vuole conoscere il gruppo in questione (tipico esempio è il Greatest dei King Crimson), perche non rivolgersi su un bel live dove si conosce il gruppo in un altro contesto le canzoni sono più durette come dico io. Visto che si parlava di Queen se proprio voglio una raccolta ecco servita Queen Live Killer, dove troviamo le migliori versioni rockeggianti dei primi Queen. Che dire poi di Live At Pompei dei Pink Floyd certo è un live atipico senza pubblico ma che goduria. Idem per Yessong e che dire di tutti i live dei Genesis centomila volte meglio di tutte le raccolte pubblicate. che dire poi di Live After Death dei Maiden e poi tanti altri. Insomma se non si è capito sono un estimatore dei dischi live.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 29 Aug 2025, 20:07

Dischi Live.

Sono d'accordo.

Ad esempio ascolto ancora When in Europe, Delicate Sound of Thunder, Peter Gabriel Plays Live.

Mi sono piaciuti molto anche Genesis Live e PC Serious Hits e Steve Hackett Access All Areas. [:)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 29 Aug 2025, 21:23

rkive wrote:Ad esempio Long Walk Home di PG è ostico ma non provocatorio.


Ma va ma che ostico! Intanto 3-4 parti sono già conosciute perché poi sono finite quasi uguali in Up (che sicuramente avrai). Le rimanenti sono canzoncine dello zecchino d'oro rispetto al contenuto dei dischi che ti abbiamo menzionato, credimi! [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 29 Aug 2025, 22:51

highinfidelity wrote:...e pensare che io non apprezzo nemmeno poi tanto la celeberrima voce di Mercury, che anche nei momenti in cui dovrebbe "alleggerire" canta sempre caricato a pallettoni. Lo trovo veramente monocorde e affaticante. [O:-)]

Se poi è criticabile Phil che si presentava sul palco in tuta da ginnastica, che dovremmo dire della canottazza da pizzettaro di Freddy? [O:-)]


Freddie con la voce (che ovviamente può anche non piacere) però poteva fare tutto con un range vocale impressionante capace di spaziare dal falsetto fino a toni baritonali. Da un punto di vista della clownery vestiaria certamente batteva il nostro Phil la cui La "tuta da ginnastica" personalmente non mi ha mai infastidito , le movenze, le scimmiottate di quello che faceva Peter (con ben altra credibilità), le pagliacciate con i tamburelli, quell'enfasi nei pezzi lenti stile cantante neomelodico , ecco quello si che mi han sempre infastidito di Phil (per non parlare del livello qualitativo dei suoi album solisti, ma quello è un altro discorso) [:D] Poi diciamolo, Freddie Mercury era anche un grandissimo trascinatore, uno nato per stare sul palco.
Last edited by TDuke on 30 Aug 2025, 09:59, edited 2 times in total.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 30 Aug 2025, 06:50

TDuke wrote:
Poi diciamolo, Freddy Mercury era anche un grandissimo trascinatore, uno nato per stare sul palco.


Questo è certo.
Pochi front man come lui erano in grado di intrattenere una platea di 100.000 spettatori, anche quando voleva uscire dagli schemi per "giocarci" insieme, mi riferisco ai gorgheggi vocali coi quali invitava il pubblico a seguirlo...
Me lo ricordo ancora al "Live Aid" del 1985, grazie soprattutto a lui i QUEEN furono la band più applaudita dell'evento, a parte che i QUEEN erano amatissimi in patria (a differenza di molte altre rock band, a cominciare dai Genesis).
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 30 Aug 2025, 06:59

maomac 2 wrote:
Che dire poi di Live At Pompei dei Pink Floyd certo è un live atipico senza pubblico ma che goduria.


Concordo; per me quel film rappresenta LA SUBLIMAZIONE ideale dell'arte dei Pink Floyd ovvero l'aspetto visivo che si aggiunge a quello sonoro (che era già notevole).
E per l'occasione molti dei pezzi scelti (in particolare CAREFULL WITH THAT AXE EUGENE e SAUCERFUL OF SECRET e SET THE CONTROL FOR THE EARTH OF THE SUN) si immedesimano al meglio con lo sfondo del scenario antico dei resti di Pompei... personalmente ho sempre individuato mentre li ascolto il richiamo a qualcosa di profondamente ANCESTRALE in quei tre pezzi che ho citato e la qui unione con Pompei per me è fantastica.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 30 Aug 2025, 07:20

@THOMAS

dopo aver letto il tuo ultimo post, direi che hai spiegato chiaramente "il tuo punto di vista" sugli YES. Ci sono parti che non condivido ed altre che condivido, una di quelle è certamente questa :

"gli Yes da un certo punto in poi (proprio da Close to the Edge) cominciano a sbrodolare ogni canzone. Tipo che se una cosa può durare 2 minuti loro te la fanno durare almeno 8."

Tenendo fuori da questo concetto CLOSE TO THE EDGE che, anche se la suite del lato 1 indiscutibilmente lo richiama ma è talmente bella all'ascolto, fatta e scritta BENE (eseguita perfettamente poi non ne parliamo) che si riesce a sorvolare, ma già ad iniziare dal successivo TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS inizia questa [pericolosa] loro propensione a "dilatare" all'infinito o quasi, un tema o una progressione armonica di pochi accordi base. Che poi non era solo una loro prerogativa ma quella di molte altre rock bands storiche, alcune delle quali ci fecero una carriera o quasi (uscendo dal progressive, i primi GRATEFUL DEAD erano soliti riprendere 'on stage' brani originali di pochi minuti registrati in studio, dilatandoli dal vivo oltre misura per decine di minuti continui, con la cosa che mandava in estasi gli spettatori presenti...)

Quello di "dilatare" (specie dal vivo) pezzi originariamente molto più brevi era di fatto "una comodità" che molte rock band anni 60/70 soprattutto riuscirono a sfruttare ad arte...
Perchè in questo modo si riesce meglio a "mascherare" un brano compositivamente debole, facendolo apparire come qualcosa di 'grandioso' più di quello che è... certo, poi servono anche doti tecniche individuali per riuscire a fare questo: quando ti ritrovi "dal vivo" a farli, non hai alle spalle il supporto dello studio di registrazione a proteggerti... e dal vivo se possiedi particolari doti tecniche puoi anche improvvisare uscendo magari dai binari sui quali il pezzo era stato costruito...

Paradossalmente, era/è molto più difficile riuscire a scrivere UN PEZZO POP o ROCK di durata limitata (4 min. o anche meno) nel quale tutti gli elementi (a partire dalla composizione base, il suo giro di accordi, il testo, la parte cantata, l'arrangiamento strumentale e tutte le altre scelte di produzione) siano incastrati così bene, in modo tale da renderlo perfetto e memorabile. Credo che in questa particolare tipo di ARTE i BEATLES (e LENNON McCARTNEY in particolare) furono MAESTRI.

E riesco anche bene a comprendere perchè SUPPER's READY è una delle tue suite preferite in assoluto, perchè a differenza di CLOSE TO THE EDGE che è costruita su un tema base principale, la cui progressione armonica tende a ripetersi (la parte finale che riprende quella iniziale, separate da una parte centrale armonicamente differente), quella dei Genesis è costituita da brevi canzoni singole assai diverse tra loro, che poi furono unite per realizzarla.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 30 Aug 2025, 10:44

"Close to the edge" è generalmente considerato il miglior disco progressive di sempre, certamente queste "classifiche" vanno sempre prese con le pinze, ma quando è la quasi totalità di "esperti", riviste e youtuber vari a piazzartelo in testa vuol dire che siamo di fronte effettivamente ad un capolavoro, anche sull'enciclopedico Progarchive.com l'album risulta essere in assoluto quello con il punteggio di recensioni maggiori, seguito (di poco cmq) da Selling England by the pound e In the Court of the Crimson King. [;)]

Discorso personale: gli Yes fino a Relayer mi sono sempre piaciuti molto, ma mai avrei messo un loro album al top della mia lista, soprattutto prima dei "miei" Genesis (parlo del "trio delle meraviglie" Foxtrot/Selling/ The Lamb) a distanza di millemila ascolti e tanti anni devo dire che, quasi a malincuore, "ho ceduto" anche io e credo davvero che Close to the edge possa effettivamente essere considerato l'opera più "perfetta" e forse anche più rappresentativa dell'epoca aurea dei progressive-rock.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 30 Aug 2025, 11:18

TDuke wrote:a distanza di millemila ascolti e tanti anni devo dire che, quasi a malincuore, "ho ceduto" anche io e credo davvero che Close to the edge possa effettivamente essere considerato l'opera più "perfetta" e forse anche più rappresentativa dell'epoca aurea dei progressive-rock.


Ok musicalmente, posso capirlo (non condivido ma lo capisco, i testi invece no, sono oggettivamente insulsi). Ma uno che odia il cantato in falsetto e la voce di Phil, perchè troppo in falsetto, mette al primo posto assoluto un album dove il re del cantato in falsetto distrugge ogni parte musicale con la sua voce cantilenante e monotona? "I gedaaaaaa uauauaaaaap". Opera perfetta? [:D]
Meglio di Selling dove Peter offre una prestazione che definire mostruosa è poco? Mah

Ok, scusate, mi taccio, è un problema mio, sono allergico, non ci posso fare nulla. [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 30 Aug 2025, 13:16

Thomas Eiselberg wrote:
TDuke wrote:a distanza di millemila ascolti e tanti anni devo dire che, quasi a malincuore, "ho ceduto" anche io e credo davvero che Close to the edge possa effettivamente essere considerato l'opera più "perfetta" e forse anche più rappresentativa dell'epoca aurea dei progressive-rock.


Ok musicalmente, posso capirlo (non condivido ma lo capisco, i testi invece no, sono oggettivamente insulsi). Ma uno che odia il cantato in falsetto e la voce di Phil, perchè troppo in falsetto, mette al primo posto assoluto un album dove il re del cantato in falsetto distrugge ogni parte musicale con la sua voce cantilenante e monotona? "I gedaaaaaa uauauaaaaap". Opera perfetta? [:D]
Meglio di Selling dove Peter offre una prestazione che definire mostruosa è poco? Mah

Ok, scusate, mi taccio, è un problema mio, sono allergico, non ci posso fare nulla. [:D]



Non sono assolutamente d'accordo sui testi dell'album che trovo complessivamente ricercati e "metafisici", ma ovviamente con un approccio più razionale si potrebbero magari definire "paccottiglia new-age" (anche se all'epoca manco esisteva il termine) è certamente una questione di gusti, io , ateo e molto razionale, li trovo comunque interessanti, ma del resto sono uno che nella vita ha fatto con piacere yoga (la mia compagna è buddista) senza però credere all'impalcatura esoterica che ci sta dietro... contraddizione? Beh può darsi [:p] Da qua mi collego all'altra mia "contraddizione" che giustamente mi fai notare: Ma come uno come te che non sopporta la voce di Phil poi apprezza gli Yes? Credo infatti in un thread precedente di aver scritto di avere forti problemi con quelle voci particolarmente acute e la cosa vale ovviamente anche per Anderson, solo che quando parliamo di pezzi di grandissimo livello ci posso passare sopra, come del resto faccio anche sui molti pezzi dei Genesis cantati da Phil, il mio problema però con Phil è "peggiore" in quanto oltre che la voce (non le capacità vocali e l'intonazione che, anzi ,considero sostanzialmente superiori anche a quelle di Peter) non ne ho mai digerito lo stile vocale e l'atteggiamento sul palco, però appunto, se una canzone è bella , è bella anche a prescindere dalla voce a meno che non sia proprio cantata male, ma non è certo il caso né di Phil né tantomeno di Jon Anderson, che oltretutto ha anche di recente dimostrato delle capacità quasi "assurde" per l'età... [:0]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby 11mo Conte di Mar » 30 Aug 2025, 16:13

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Tre corpose collections di tre gruppi importanti.
Dei Queen ho 5 o 6 album a studio e i primi 2 famigerati the best. Al di là del mio giudizio sulla qualità sulla "distanza" di un intero LP...
credo che mentre le prime due raccolte postate non siano per nulla indicative della cifra del gruppo autore, nel caso di Mercury e soci assolutamente sì.
Un po' come gli ABBA.
Non paragono artisticamente gli svedesi a Queen, chiarisco, ma parimenti erano macchine da singoli.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby rkive » 30 Aug 2025, 19:57

Echoes: The Best of Pink Floyd.

Sarebbe interessante capire il criterio delle track list.

Si inizia con il periodo Barrett, poi The Wall e il resto misto anche con il periodo Gilmour. [:-I]

Almeno i Genesis hanno il criterio cronologico. [:|]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 31 Aug 2025, 08:59

TDuke wrote:"Close to the edge" è generalmente considerato il miglior disco progressive di sempre, certamente queste "classifiche" vanno sempre prese con le pinze, ma quando è la quasi totalità di "esperti", riviste e youtuber vari a piazzartelo in testa vuol dire che siamo di fronte effettivamente ad un capolavoro, anche sull'enciclopedico Progarchive.com l'album risulta essere in assoluto quello con il punteggio di recensioni maggiori, seguito (di poco cmq) da Selling England by the pound e In the Court of the Crimson King. [;)]



SI, anch'io sono di quell'idea; a parte la suite che da il titolo all'album, il lato 2 propone due brani davvero GRANDIOSI (tra l'altro anche dissimili, più cerebrale il 1mo dove la parte del leone la fa Wakeman con le sue tastiere, decisamente più "rock" il secondo dominato da un riff strepitoso di Howe con il solito contributo eccelso della ritmica fornita da Squire&Bruford), di fatto l'album propone una qualità altissima che non scende mai dall'inizio alla fine; giudizio personale ovviamente.
Per quanto riguarda LA SUITE anch'io l'ho sempre considerata una delle migliori di tutto il prog, personalmente è in gara con TARKUS per la mia preferita (senza dimenticare Genesis e VDGG), anche se il lato 2 di quell'album per me non regge la consistenza e la qualità di quella degli YES con quell album...


TDuke wrote:Discorso personale: gli Yes fino a Relayer mi sono sempre piaciuti molto, ma mai avrei messo un loro album al top della mia lista, soprattutto prima dei "miei" Genesis (parlo del "trio delle meraviglie" Foxtrot/Selling/ The Lamb) a distanza di millemila ascolti e tanti anni devo dire che, quasi a malincuore, "ho ceduto" anche io e credo davvero che Close to the edge possa effettivamente essere considerato l'opera più "perfetta" e forse anche più rappresentativa dell'epoca aurea dei progressive-rock.


Rimanendo in campo strettamente "progressive", personalmente ho sempre considerato (tanto che spesso la definisco la loro TRILOGIA AUREA) il trittico THE YES ALBUM - FRAGILE - CLOSE TO THE EDGE qualcosa di assai difficilmente eguagliabile da altri per qualità creativa unita a tecnica di esecuzione (salvo i GENESIS che con la quadriglia NURSERY CRYME - FOXTROT - SELLING ENGLAND - THE LAMB di fatto "scrivono" il progressive a caratteri CUBITALI incidendone "il verbo" definitivamente per i posteri) ...
In questa mia preferenza ci andarono vicini anche i VDGG con il trittico THE LEAST WE CAN DO - H TO HE - PAWN HEARTS,
i KING CRIMSON di ISLANDS - LARKS TONGUES IN ASPIC - STARLESS - RED, questi i più metafisici di tutti (se posso usare un linguaggio pittorico)
e i GENTLE GIANT di AQUIRING THE TASTE - THREE FRIENDS - IN A GLASS HOUSE anche se bisogna riconoscere che quest'ultimi erano davvero TROPPO RAFFINATI e TROPPO AVANTI sia creativamente che tecnicamente, forse ancora adesso, per essere meglio assimilati e preferibili in assoluto ai nomi citati prima.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 31 Aug 2025, 09:12

Thomas Eiselberg wrote:Ok musicalmente, posso capirlo (non condivido ma lo capisco, i testi invece no, sono oggettivamente insulsi). Ma uno che odia il cantato in falsetto e la voce di Phil, perchè troppo in falsetto, mette al primo posto assoluto un album dove il re del cantato in falsetto distrugge ogni parte musicale con la sua voce cantilenante e monotona? "I gedaaaaaa uauauaaaaap".


Qua forse occorre fare un chiarimento: non è che Jon Anderson si spingesse a "fare uso" del "falsetto" per cantare, per andare sui registri alti quando la partitura lo richiedeva, NO,
è proprio LA SUA VOCE NATURALE che è così, prendere o lasciare, lo si capisce benissimo quando egli parla mentre è intervistato.
Capisco benissimo che "una voce come quella" possa anche irritare all'ascolto, o colpire positivamente. La cosa come al solito è soggettiva. A me "quella sua voce" non ha mai dato troppa noia e vado a spiegare il perchè: nella musica POP ROCK ho sempre dato maggiore importanza più che ai testi e al cantato, A QUELLO CHE C'E' DIETRO A REGGERE IL TUTTO ovvero PROGRESSIONE ARMONICA e ARRANGIAMENTO&ACCOMPAGNAMENTO STRUMENTALE.

E questo è il motivo per cui ho eletto (fin dai tempi della mia gioventù) il PROGRESSIVE quale mio genere prediletto. Ed è "il perchè" non sono mai riuscito ad apprezzare DYLAN come merita -salvo poche eccezioni di canzoni- perchè nel suo caso, se uno NON SA L'INGLESE è tagliato fuori dalla proposta di questo grandissimo che ha fatto la storia del Rock, dato che nella sua arte i TESTI costituiscono l'elemento principale. Col tempo ho eletto la FUSION (o JAZZ ROCK) quale altro mio genere prediletto: in questo caso c'è la sublimazione del concetto a me preferito, NIENTE PIU TESTI NE VOCE CANTATA, solo MUSICA STRUMENTALE eseguita tecnicamente ALLO STATO DELL'ARTE guardando al virtuosismo tecnico di certi MOSTRI DI BRAVURA che ho conosciuto a partire dagli anni 80 in poi...

Ritornando al principale tema di discussione in corso di svolgimento :
Per me, negli YES ci poteva cantare anche Cristina Davena o Pupo che per me ERA LO STESSO, perchè con quella FAVOLOSA MACCHINA DELLE MERAVIGLIE costituita da
HOWE-SQUIRE-BRUFORD-WAKEMAN (parlo della formazione dei TEMPI d'ORO) alla fine per me "testi e canto" diventano danni collaterali e/o semplici accessori secondari...

più o meno come dichiarò orgogliosamente GINGER BAKER parlando dei CREAM :
"i testi delle nostre canzoni avrebbero potuto trattare di Topolino e di Nonna Papera che era lo stesso, tecnicamente sapevamo di essere I MIGLIORI del nostro tempo..."
Aggiungo di mio che nel breve arco di tempo in cui furono insieme come rock band (66-68), do ragione a quello che disse il batterista.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 31 Aug 2025, 13:18

Si, lo so che parlare di falsetto non è tecnicamente corretto per quanto riguarda Anderson. Era per fare capire il concetto. E' proprio la sua voce così ed è proprio quello il punto: in tutte le canzoni, che siano più rock o più delicate, che si debba urlare o risultare più suadenti lui canta tutto allo stesso modo. Ed è per quello che non lo sopporto.
Altra cosa invece chi canta in falsetto ma poi cambia registro per altre canzoni che vanno cantate in altro modo (ad esempio Phil)

Per me invece la voce (così come i testi) è fondamentale. Se una voce non mi piace mi rovina tutto il gruppo, anche se poi magari musicalmente suonano benissimo. Poi ovvio la voce da sola non basta (mi piace ad esempio il cantato di Lake ma gli ELP musicalmente mi sono indigesti, molto più degli Yes. La voce quindi non fa molta differenza, anche perchè nei pezzi degli ELP non è che ci siano tantissime parti vocali).
Prediligo (ed è questo che adoro del prog) chi riesce a variare ed interpretare ogni brano in modo diverso, a cambiare registro anche all'interno di uno stesso brano: voci capaci di risultare all'occorrenza delicate, minacciose, istrioniche, anche folli se il pezzo lo richiede. In poche parole teatrali. Esempi? Peter, ma anche Peter Hammill, Bruce Dickinson o Anderson (Ian in questo caso. [:D] ).

Gli Yes non erano un gruppo pop stile Collage, i loro pezzi presentavano parti che suonavano in maniera diversa, alcune ad esempio volevano essere dure e minacciose. Ditemi quando Anderson suona duro e minaccioso? In ogni pezzo degli Yes, dal più delicato al più cacofonico arriva lui con i suoi coretti e i suoi "la la la". Che c'azzecca? Magari voglio fare un pezzo che parli di guerra, di un apocalisse, dovrei risultare solenne e impetuoso e lui "la la la". Boh [:D]
Varietà zero. E la voce in questo caso non è roba secondaria ma impatta su tutto il brano perchè cambia totalmente il Mood anche se la musica vuole andare da un'altra parte. Non so se riesco a spiegarmi [;)]
Per restare ai Queen Mercury da questo punto di vista non è la mia voce preferita in assoluto ma passa dal pop all'hard rock con credibilità, assecondando il Mood del pezzo.

Da qui i testi. Se già una voce non mi piace e trovo i testi stupidi, banali, nonsense, messi lì "tanto perchè suonano bene assieme alla musica"e allora no. Mi ritrovo a cantare certa roba e penso: "ma che cavolo sto cantando?".

In sintesi mi piace il prog perchè un pezzo prog fatto bene è capace di unire abilmente capacità e istrionismo vocale, bravura tecnica strumentale (non deve essere però fine a se stessa ma sempre funzionale al brano) e testi ricercati che fanno riflettere o poetici o magari sarcastici o ironici. Testi insomma che se li ascolti o ci ripensi ti dici "cavolo, guarda che si sono inventati questi?".

Sono importanti tutte le componenti insomma, nessuna sopra l'altra, se possibile (poi certo brani solo strumentali belli ce ne sono, ovvio, è un discorso generale). E' l'equilibrio di tutte queste componenti che per me rende un pezzo prog immortale. Ed è per questo motivo che non apprezzo particolarmente il cantautorato: i testi sono importanti ma non devono essere il 90% del brano, se la musica è poverissima o essenziale il pezzo non mi fa impazzire comunque. [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 01 Sep 2025, 07:31

Thomas Eiselberg wrote:Prediligo (ed è questo che adoro del prog) chi riesce a variare ed interpretare ogni brano in modo diverso, a cambiare registro anche all'interno di uno stesso brano: voci capaci di risultare all'occorrenza delicate, minacciose, istrioniche, anche folli se il pezzo lo richiede. In poche parole teatrali. Esempi? Peter, ma anche Peter Hammill, Bruce Dickinson o Anderson (Ian in questo caso. [:D] ).


qui non ho alcuna difficoltà a seguirti, ho sempre considerato "i due Peter del progressive" (Gabriel e Hammill a scelta nell'ordine, io tra i due una leggera preferenza al secondo) le voci più prodigiose del progressive rock ed anche uscendo da quell'ambito, due tra le più belle ed efficaci voci di tutta la storia del Rock.


Thomas Eiselberg wrote:In sintesi mi piace il prog perchè un pezzo prog fatto bene è capace di unire abilmente capacità e istrionismo vocale, bravura tecnica strumentale (non deve essere però fine a se stessa ma sempre funzionale al brano) e testi ricercati che fanno riflettere o poetici o magari sarcastici o ironici.



Dopo aver avuto modo di conoscere praticamente TUTTI i gruppi dichiaratamente progressive dell'epoca storica del genere, ho maturato da tempo la convinzione che i più "equilibrati" nel riuscire a coniugare idealmente PERIZIA TECNICA d'ESECUZIONE a FORMA CREATIVA d'ESPRESSIONE siano stati proprio i GENESIS. Chiariamo: quelli da TRESPASS fino [e non oltre] WIND & WUTHERING, anche se quest'ultimo contiene già "concessioni" verso un altro genere che non è quasi più etichettabile come PROG (sempre per via della "famigerata" 3za canzone [:-j] del Lato1 dell'album... ma anche della conclusiva al Lato2 del disco, di cui non si è mai parlato, che a me ha sempre trasmesso sentori di "edulcorato" all'ascolto, anche se meno della prima citata...).
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Ender » 01 Sep 2025, 08:07

Certo che ne avete messa di carne al fuoco! [:-D]
Per quanto mi riguarda, i Queen li conosco per qualcosa tipo tormentone (Another one bites the dust; Flash) e per Queen live killers, non di più.
Confesso che all'inizio li ho anche apprezzati, ma alla fine per me erano solo canzonette, piacevoli, ottima base ritmica ma poco di più; Freddie Mercury un buono e onesto urlatore, che ha sempre dato il massimo, ma niente che mi prendesse sul serio.
Purtroppo per voi [:D] le mie preferenze vocali vanno a Greg Lake e Jon Anderson (levate di scudi!). Gabriel terzo posto e Collins...un po' più giù. Certo il tiro vocale di quest'ultimo è stato qualcosa di grandioso, e l'ha dimostrato ampiamente, ma secondo me ha dato il meglio fino a W&W, dal punto di vista dell'espressività (con qualche eccezione tipo Please don't ask o Heathaze).
Ho visto che è stato affrontato anche il discorso "testi": per quanto mi riguarda sono fondamentalmente d'accordo con chi pensa alla voce come a un altro tipo di strumento musicale e quello che più conta per me è la melodia: i testi o sono fatti maledettamente bene o me li filo solo di striscio.
Un esempio in questo senso - sempre mia opinione - sono i testi di Suzanne Vega, che letteralmente mi sbregano (in italiano sarebbe 'ti lacerano, ti strappano, ti fanno a pezzi'). Almeno per quel che riguarda i testi che conosco.
Di conseguenza mi curo poco del significato dei testi di Close to the Edge o Siberian khatru, cosa che non mi sorprende vista l'enorme quantità di musica strumentale che ascolto. Tra l'altro le armonie vocali degli Yes sono un marchio di fabbrica che ho sempre apprezzato, proprio per questa mia concezione della voce.

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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 01 Sep 2025, 08:20

Ender wrote:Purtroppo per voi [:D] le mie preferenze vocali vanno a Greg Lake e Jon Anderson (levate di scudi!).


Ma no figurati! Greg Lake scelta particolare ma rispettabilissima, anche a me è sempre piaciuto molto.

Jon Anderson forse non risulta chiaro da questo thread ma piace praticamente a tutti tranne che a Thomas [:D] io per lui stravedo, sarà vero che forse non gli verrebbe bene cantare un brano da "arrabbiato" ma d'altra parte non ci prova nemmeno: lui racconta di poetici popoli di altri pianeti, di sensazioni metafisiche dovute a pratiche filosofico-religiose o a quanto ci si senta in pace con il mondo mangiando l'erbetta fresca e altre cose così. [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 01 Sep 2025, 09:24

Va bene che i gusti sono gusti ma sembrerebbe molto strano anche a me trovare qualcuno che non apprezzi la calda ed espressiva voce di Greg Lake che oltretutto, voce a parte, credo vada di diritto inserito tra i grandi del Prog. [:)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 01 Sep 2025, 09:40

aorlansky60 wrote:
Dopo aver avuto modo di conoscere praticamente TUTTI i gruppi dichiaratamente progressive dell'epoca storica del genere, ho maturato da tempo la convinzione che i più "equilibrati" nel riuscire a coniugare idealmente PERIZIA TECNICA d'ESECUZIONE a FORMA CREATIVA d'ESPRESSIONE siano stati proprio i GENESIS. Chiariamo: quelli da TRESPASS fino [e non oltre] WIND & WUTHERING, anche se quest'ultimo contiene già "concessioni" verso un altro genere che non è quasi più etichettabile come PROG (sempre per via della "famigerata" 3za canzone [:-j] del Lato1 dell'album... ma anche della conclusiva al Lato2 del disco, di cui non si è mai parlato, che a me ha sempre trasmesso sentori di "edulcorato" all'ascolto, anche se meno della prima citata...).


Concordo totalmente. Ed è questo il motivo per il quale i Genesis sono il mio gruppo preferito del progressive rock e in assoluto: sono stati i più equilibrati in tutti i settori: musicalmente, vocalmente e a livello di testi per me non ci sono stati altri gruppi che hanno saputo trovare l'eccellenza in tutti questi ambiti. Magari alcuni gruppi erano più bravi tecnicamente o musicalmente erano più vari ma poi gli mancava qualcosa dal lato vocale/testi. Se ascolto un brano dei Genesis classici trovo quasi sempre tutto quello che a me piace nel prog. Se ascolto altri gruppi (a parte singoli album tipo Pawn Hearts o in The Court of Crimson King ecc ) trovo che magari sono strepitosi in una determinata caratteristica ma poi in un'altra sono un po' carenti.

I Genesis sono indubbiamente il gruppo più equilibrato del prog ed è il motivo per il quale li consiglierei come prima scelta a chi voglia approcciarsi al genere [;)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 01 Sep 2025, 09:48

Ender wrote:Certo che ne avete messa di carne al fuoco! [:-D]


SI infatti, [:D]
è incredibile notare dove siamo arrivati a dibattere, partendo da J.Deacon e i QUEEN...

Ender wrote:Ho visto che è stato affrontato anche il discorso "testi": per quanto mi riguarda sono fondamentalmente d'accordo con chi pensa alla voce come a un altro tipo di strumento musicale e quello che più conta per me è la melodia: i testi o sono fatti maledettamente bene o me li filo solo di striscio.


Per quanto riguarda la bellezza e la profondità di certi testi, per me DYLAN è una spanna su tutti seguito a ruota da J.LENNON, ma anche un certo Gordon Sumner in arte "sting" ha scritto (sia per i POLICE che per se stesso successivamente) testi davvero pregevoli, e la cosa non stupisce se si pensa che Sting frequentò (senza però laurearsi) il corso di Letteratura Inglese presso l'università di Coventry e per qualche tempo (prima di mettersi in testa di fare la rock star) aveva anche insegnato la materia in un college inglese come docente secondario...

Ender wrote:Un esempio in questo senso - sempre mia opinione - sono i testi di Suzanne Vega, che letteralmente mi sbregano (in italiano sarebbe 'ti lacerano, ti strappano, ti fanno a pezzi'). Almeno per quel che riguarda i testi che conosco.


Altro nome che mi piace e non solo per i testi. Il suo primo album del 1985 (prima di quello successivo del 1987 che le diede successo e notorietà internazionale) è molto molto bello e intenso anche musicalmente, con arrangiamenti strumentali davvero molto raffinati.
Last edited by aorlansky60 on 01 Sep 2025, 10:03, edited 2 times in total.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 01 Sep 2025, 09:49

TDuke wrote:Va bene che i gusti sono gusti ma sembrerebbe molto strano anche a me trovare qualcuno che non apprezzi la calda ed espressiva voce di Greg Lake che oltretutto, voce a parte, credo vada di diritto inserito tra i grandi del Prog. [:)]


Infatti in questo topic l'unico che lo ha citato sono stato io e l'ho fatto per dire che apprezzo molto la sua voce [:D]

highinfidelity wrote:lui racconta di poetici popoli di altri pianeti, di sensazioni metafisiche dovute a pratiche filosofico-religiose o a quanto ci si senta in pace con il mondo mangiando l'erbetta fresca e altre cose così. [:D]


Ecco. Appunto. [&:-S]

Normale che se per qualcuno i testi sono irrilevanti (ma nel prog sono comunque una componente importante, per i Genesis un fattore fondamentale) allora non si ci fa caso, se uno però comincia a chiedersi "ma questi di cosa stanno parlando?". Eh beh, meglio soprassedere. [:D]
Quando il prog viene deriso perchè "i testi parlano di folletti, fate, strani popoli di fantasia è anche a queste cose che ci si riferisce e si tende ad associarci pure i Genesis, che in realtá, pur con le loro metafore, giochi di parole, scrivevano tutt'altra roba e quando parlavano di tematiche fantasy (molto meno di quanto alcuni raccontano) lo facevano con ben altra perizia [:)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 01 Sep 2025, 10:10

TDuke wrote:Va bene che i gusti sono gusti ma sembrerebbe molto strano anche a me trovare qualcuno che non apprezzi la calda ed espressiva voce di Greg Lake che oltretutto, voce a parte, credo vada di diritto inserito tra i grandi del Prog. [:)]


SI certamente, e non solo "per le sue qualità vocali", secondo me:
ottimo bassista e anche chitarrista all'occorrenza (nell'economia di EL&P prima che con i King Crimson) oltre che raffinato compositore (per es. la "sua" FROM THE BEGINNING resta un esempio memorabile di quelle sue capacità)
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 01 Sep 2025, 10:20

Thomas Eiselberg wrote:
TDuke wrote:Quando il prog viene deriso perchè "i testi parlano di folletti, fate, stani popoli di fantasia è anche a queste cose che ci si riferisce e si tende ad associarci pure i Genesis, che in realtá, pur con le loro metafore giochi di parole, scrivevano tutt'altra roba e quando parlavano di tematiche fantasy (molto meno di quanto alcuni raccontano) lo facevano con ben altra perizia [:)]


La verità è anche che soprattutto le prose di Peter Gabriel scritte per i Genesis erano spesso così forbite e colte a livello letterario (si pensi a DANCING WITH THE MOONLIT KNIGHT a I KNOW WHAT I LIKE e a THE BATTLE OF EPPING FOREST) annessi anche metafore parallele e doppi sensi, che rischiavano di passare inosservate e/o perfino troppo incomprensibili alla maggioranza di fruitori rock del tempo, il cui pubblico GIOVANE non è che fosse così "preparato" intellettualmente come lo poteva essere Peter anche considerata la sua preparazione scolastica ricevuta precedentemente in quell esclusivo college inglese, dove tutti i vari futuri Genesis (Banks Phillips Rutherford e lo stesso Gabriel) si incontrarono negli anni 60...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 01 Sep 2025, 10:35

aorlansky60 wrote:

La verità è anche che soprattutto le prose di Peter Gabriel scritte per i Genesis erano spesso così forbite e colte a livello letterario (si pensi a DANCING WITH THE MOONLIT KNIGHT a I KNOW WHAT I LIKE e a THE BATTLE OF EPPING FOREST) annessi anche metafore parallele e doppi sensi, che rischiavano di passare inosservate e/o perfino troppo incomprensibili alla maggioranza di fruitori rock del tempo, il cui pubblico GIOVANE non è che fosse così "preparato" intellettualmente come lo poteva essere Peter anche considerata la sua preparazione scolastica ricevuta precedentemente in quell esclusivo college inglese, dove tutti i vari futuri Genesis (Banks Phillips Rutherford e lo stesso Gabriel) si incontrarono negli anni 60...


Esattamente. Non è tanto il significato della singola canzone in sé, ma proprio il significato della singola frase o parola, che molto spesso era molto di più rispetto a quello che appariva.
Basta leggersi la sezione dedicata ai testi dei nostri. Molto spesso (quasi sempre) le note sono molto più lunghe del testo stesso e rendere in italiano certe cose tipicamente inglesi, certi doppi sensi, è quasi impossibile.
Ad esempio per Supper's Ready ci vorrebbe quasi un libro intero per spiegare tutto quello che ci sta dentro e ve lo dico con cognizione di causa (si fa una faticaccia immane per tentare anche solo di rendere comprensibili certe cose) [:D]

Per questo dico che i testi sono una componente molto rilevante per quanto riguarda i Genesis, non si possono liquidare a semplice aggiunta alla musicalità del cantato. Anzi i nostri spesso litigavano perchè Peter perdeva un sacco di tempo per scrivere i testi, che (nelle sue intenzioni) dovevano essere il più citazionistici possibile. [:D]
In altri gruppi i testi hanno una rilevanza molto minore e va bene, ma quando si parla di una canzone a tutto tondo e ci si infilano dentro i Genesis bisogna dare un peso diverso a quella caratteristica.

Per questo sono uno che ai testi da molta importanza (tanto quanto alla musica): i nostri mi hanno abituato troppo bene (purtroppo direi, perchè è difficile se non impossibile trovare altri gruppi che avessero la stessa cura per le liriche che avevano loro) [:)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 01 Sep 2025, 10:59

Thomas Eiselberg wrote:Normale che se per qualcuno i testi sono irrilevanti (ma nel prog sono comunque una componente importante, per i Genesis un fattore fondamentale) allora non si ci fa caso, se uno però comincia a chiedersi "ma questi di cosa stanno parlando?". Eh beh, meglio soprassedere. [:D]
Quando il prog viene deriso perchè "i testi parlano di folletti, fate, strani popoli di fantasia è anche a queste cose che ci si riferisce e si tende ad associarci pure i Genesis, che in realtá, pur con le loro metafore, giochi di parole, scrivevano tutt'altra roba e quando parlavano di tematiche fantasy (molto meno di quanto alcuni raccontano) lo facevano con ben altra perizia [:)]


Mah, io non ho difficoltà ad apprezzare anche musica con liriche astratte o nonsense, se il tutto è confezionato bene e con intelligenza. Faccio il primo esempio che mi viene in mente: Tori Amos, sul significato delle liriche della quale si sono sprecati ettolitri d'inchiostro e miliardi di digitazioni, venendo a capo di ben poco. A volte la parole danno solo un'immagine, una visione, altre volte addirittura solo una bella metrica o il piacere della pura sequenza di bei suoni. E va bene così, se quello è lo stile dell'artista e l'artista è bravo.

Certo, se poi le liriche raccontano qualcosa d'interessante, o addirittura qualcosa che mi spinge a conoscere argomenti nuovi o approfondirli, c'è un qualcosa in più, e si è più coinvolti. Non per nulla anche per me sono i Genesis il complesso preferito del rock progressivo, e non altri. Ma non per questo non riesco ad apprezzare gli Yes solo perché sono più filosofici quando non metafisici. Quando Jon Anderson mi intona "sharp... distance..." mi manda in estasi. [^]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 01 Sep 2025, 12:03

highinfidelity wrote:
Mah, io non ho difficoltà ad apprezzare anche musica con liriche astratte o nonsense, se il tutto è confezionato bene e con intelligenza. Faccio il primo esempio che mi viene in mente: Tori Amos, sul significato delle liriche della quale si sono sprecati ettolitri d'inchiostro e miliardi di digitazioni, venendo a capo di ben poco. A volte la parole danno solo un'immagine, una visione, altre volte addirittura solo una bella metrica o il piacere della pura sequenza di bei suoni. E va bene così, se quello è lo stile dell'artista e l'artista è bravo.



Infatti, come ho scritto, quella è una delle caratteristiche degli Yes che non mi piacciono (le altre le ho già elencate). Non l'unica. Non a caso ho parlato di equilibrio. Se contassero solo i testi dovremmo buttare il 90% del repertorio hard rock e ascoltare quasi solo cantautorato o artisti alla Bob Dylan. [;)]

Comunque come ho già spiegato so di essere in minoranza (per non dire l'unico). Ogni volta che dico a qualcuno o scrivo sul web che amo il prog e i Genesis ma non gli Yes (in generale, qualche loro cosa mi piace eh, mica mi fa schifo tutto) mi guardano storto. Quindi ci sono abituato. [:D]
Non mi va di fare il cattivo della situazione quindi la chiudo qui, ognuno è libero di adorare quello che vuole, figuriamoci, il 90% delle persone manco sa di cosa parliamo e ci prenderebbe per pazzi nel leggere discussioni infinite su queste cose [:D]

Tra l'altro incredibile come il topic in teoria era su qualcosa di totalmente diverso, abbiamo fatto un giro clamoroso, si forse un po' pazzi lo siamo [:D]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Duke59 » 02 Sep 2025, 14:17

Si, il thread era partito con John Deacon e il successo ancora attuale dei Queen e poi è virato verso un'interessante disquisizione sulla rapprentatività dei Greatest hits e su pregi e difetti di alcuni gruppi progressive, Yes su tutti, per quanto riguarda voci soliste, liriche "vuote o piene" e presunta od oggettiva pesantezza dei loro album.

Esiste comunque un legame tra Yes e Queen se si considera la partecipazione di Steve Howe alla chitarra flamenco nel brano "Innuendo" dell'album omonimo dei Queen - detto per inciso un album che trovo ottimo dato che contiene pochi filler e testi non banali.

Personalmente trovo Brian May un ottimo chitarrista, che ha saputo sviluppare un suo stile riconoscibile; basti considerare che Eric Clapton disse di invidiarne le capacità tecniche e affermò "Vorrei saper suonare come lui". Inoltre come ciliegina sulla torta va ricordato che è pure un astrofisico riconosciuto a livello accademico, non il solito rockettaro insomma.

Con i Queen ho avuto un rapporto sporadico ma devo dire che trovo geniali gli arrangiamenti barocchi e complessi di alcune loro canzoni, con l'uso di progressioni armoniche che escono dai triti standard del rock'roll e del blues azzardando dissonanze vocali non usuali nel pop-rock.

Poi hanno composto anche molte canzoni decisamente brutte e come diceva Thomas prima il rapporto canzoni valide/filler nella loro lunga carriera è piuttosto basso.

Ma il successo ancora attuale dimostra che i loro hit singles sono diventati iconici.

Argomento Yes: sebbene siamo tra i gruppi che, semplificando, apprezzo molto non ho mai avuto un rapporto assiduo con la loro musica. Di fatto degli Yes conosco molto molto bene solo "Close to the edge" e "90125" [:0] mentre di "Going for the one" ho sentito solo i brani che mi hanno preso di più (Awaken, Wonderous stories) skippando il resto. Degli altri loro album ho una conoscenza molto superficiale, ma non mi hanno mai veramente "acchiappato".

Tra parentesi trovo che la loro "deriva" anni '80 con "90125" - dove inizialmente il gruppo in quella nuova incarnazione avrebbe dovuto chiamarsi Cinema e non Yes, cosa che poi venne risolta ingaggiando l'originario tastierista Tony Kaye in modo da poter utilizzare legalmente il brand commerciale Yes - sia di qualità superiore alla deriva dei Genesis che nello stesso anno (1983) uscirono con un album che contiene solo due brani da salvare (Mama e Home by the sea) mentre su 90125 io ci trovo 5 brani che potrei dire memorabili (sempre in ambito pop-prog-rock).

Vidi gli Yes live un'unica volta (purtroppo) nel loro Symphonic tour con l'orchestra (credo fosse il 2001) e lo spettacolo mi piacque moltissimo (peccato per l'assenza di Wakeman alle tastiere). Li ebbi modo di scoprire che Jon Anderson oltre a cantare suona in modo più che decente anche chitarra, tastiere e percussioni anche su brani dove non avrei sospettato la sua presenza come strumentista.

Nell'ultimo anno sono andato a sentire per ben 3 volte un bravissimo gruppo che suona cover di progressive rock (i Prog legends, se vi capitano a tiro ve li consiglio, bravissimi) e ho avuto modo di ascoltare "Heart of the Sunrise" un paio di volte. Il brano mi ha incuriosito e così sono andato ad ascoltarmi l'originale. Il lavoro strumentale e vocale su questo pezzo è fantastico ma il riff iniziale che poi ricorre in altri momenti del pezzo non riesce ad esaltarmi perchè sembra l'abbozzo di un riff metal ma senza la corrispondente "grinta" della chitarra. Qui bisognerebbe parlare della scelta dei timbri chitarristici da parte di Howe che spesso non mi piacciono in quanto troppo secchi e puntuti, privi di sustain e di corpo, l'esatto opposto di Hackett che ama i suoni lunghi e morbidi.

La voce di Anderson è particolare ma capisco possa non piacere perché è SEMPRE eterea. Ma io la tollero bene.

Per parlare di mie sensazioni simili ricordo invece l'impatto traumatico e sgradevole che ebbi con la voce del primo Geddy Lee ascoltando il live "All the world is a stage" dei Rush. Mi sembrò un'imitazione sgraziata ed irritante di Robert Plant e lo considerai inascoltabile. Per fortuna da "A farewell to kings" in poi Geddy Lee (prodigioso bassista, pari se non superiore a Chris Squire nell'ambito del progressive) smorzò il suo timbro vocale, usando un range meno stridente e imparai ad amare la sua voce. Però ancor oggi i primissimi album dei Rush ("Rush", "Fly by night", "Caress fo steel" e "2112") non rientrano tra quelli che ascolto volentieri proprio a causa della sua voce stridula.

Quanto ai Greatest hits non ne sono un fan; credo di possedere una raccolta dei Queen e spinto non so da quale demone realizzai pure l'incauto acquisto di un greatest hits di Gabriel (!) preso per farlo conoscere ad un mio amico. Alla fine però preferìi far ascoltare all'amico gli album originali e restai così in possesso di quell'inutile CD.

Personalmente dò una certa importanza ai testi, anche se cerco di contestualizzare facendo un bilancio testi/musiche. Laddove le musiche siano splendide o virtuosistiche allora tollero anche testi banalotti o che parlano dell'iperuranio psicologico, considerandoli solo pretesti per consentire allo strumento "voce" di eseguire note coerenti per melodia e ritmo con il contesto. Chiaramente se invece la musica è più semplice allora pretendo dei testi più importanti o per lo meno evocativi, non la solita trita storia del "quanto mi manchi", "non so stare senza te", ecc... Poi potrei citare moltissimi pezzi cantati in inglese che apprezzo molto ma di cui non mi sono mai preso la briga di capire il significato, al di là delle due frasette che capisco al volo. Quando l'ho fatto a volte ho avuto delle sorprese, scoprendo che la canzone parlava di cose diverse da quelle che mi ero immaginato.

Parlando di testi non posso non nominare Franco Battiato, artista particolare i cui testi trovo siano molto evocativi anche se spesso non consentono un'interpretazione univoca. Confesso di non conoscere il periodo sperimentale del Battiato degli inizi, che mi immagino un po' troppo cervellotico e indeterminato, ma vidi Battiato live nel periodo del suo massimo successo (credo fosse il 1982 dopo l'uscita di "La voce del padrone") e rimasi stupito dalla grinta che si sprigionò dal palco. Non l'avrei mai immaginato.

Tornando al progressive e ai testi non posso non citare il progressive italiano dove probabilmente la palma dei testi migliori, più poetici ed evocativi credo spetti alle liriche di Francesco di Giacomo del BMS. DI Giacomo è stato capace di scrivere testi passando dall'epica, all'evoluzione, alla critica sociale. all'introspezione psicologica con una maestria avente pochi eguali; purtroppo temo di essermi sintonizzato solo in ritardo con la sua vena poetica, che all'epoca sottovalutai.

Ad esempio credo di aver compreso a fondo solo recentemente il testo della canzone "Slogan" del BMS (dall'album "Come in un ultima cena" del 1976). Il tema è simile a quello di The knife - leader della contestazione/rivoluzione cui interessa solo spingere i seguaci all'azione - ma viene affrontato in modo molto più poetico e da un punto di vista psicologico. Letto con il senno di poi e ricordando tutte le attività politiche cui partecipai i tempi del Liceo in preda ad un ingenuo idealismo, mi ha colpito come una fucilata.

La parte dove l'attivista politico protagonista del testo dice

"Io ho usato anche mio padre
le sue mani troppo antiche
calpestando così il mio dolore
ho trovato in me più convinzione.

Come un albatro impazzito
cerchi spazio solo al tuo volo
io invece ho strappato le mie ali
per respirare la terra
insieme agli altri.

Io non posso accettare i tuoi problemi,
pensieri piccoli e solo tuoi!"

la trovo di una profondità incredibile.

E parlando dei testi dei Genesis devo dire che li ho trovati sempre sufficienti e dignitosi, che mi intrattengono e a volte stupiscono ma che personalmente non mi hanno mai toccato nel profondo. Da quel punto di vista i testi dei Pink Floyd li trovo più dirompenti.

Volendo desfrivere in una parola lo stile dei testi di alcuni gruppi progressive, ovviamente dal mio personalissimo punto di vista, potrei riassumere in questo modo (perdendo tutte le sfumature, ovviamente, che pure esistono)

Yes--> testi evocativi
Genesis --> testi narrativi
Pink Floyd --> testi psicanalitici
EL&P --> testi fantascientifici e romantici
Rush --> testi filosofici
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 02 Sep 2025, 14:59

Duke59 wrote:Personalmente trovo Brian May un ottimo chitarrista, che ha saputo sviluppare un suo stile riconoscibile; basti considerare che Eric Clapton disse di invidiarne le capacità tecniche e affermò "Vorrei saper suonare come lui".

Ne ha parlato molto bene anche Steve Hackett. Nella più volte menzionata intervista per Radio Lombardia ripercorrevamo gli anni poi raccolti in Feedback '86, dove collaborò proprio con May purtroppo senza grandi esiti discografici, e lo ricordava come un musicista molto intelligente, che sapeva perfettamente quel che voleva e sapeva anche come ottenerlo dal lato tecnico, e che in studio lavorava con una velocità impressionante.

Argomento Yes: sebbene siamo tra i gruppi che, semplificando, apprezzo molto non ho mai avuto un rapporto assiduo con la loro musica. Di fatto degli Yes conosco molto molto bene solo "Close to the edge" e "90125" [:0]

Sono stupitissimo che un cultore della tua levatura non conosca a menadito almeno anche Fragile, e ti consiglio di cuore di rimediare alla prima occasione, perché se ti piace Close To The Edge a mio parere non può non piacerti Fragile. Non a caso la canzone che citi più avanti (Heart Of The Sunrise) viene proprio da lì, e sempre non a caso è la medesima dalla quale, in un messaggio precedente, avevo estrapolato quel climax "sharp... distance..." cantato in modo sublime da Anderson.

Confesso di non conoscere il periodo sperimentale del Battiato degli inizi, che mi immagino un po' troppo cervellotico e indeterminato

Non sei molto lontano dal vero. In quel periodo andava seguito dal vivo, per divertirsi a vederlo "spippolare" di persona sul VCS e vedere cosa riusciva a combinare. Ma ormai, naturalmente, è troppo tardi. Comunque, sopravvolando sul suo periodo più progressivo (però un poco incongruo anche secondo me) trovo anch'io che la manciata di album da L'Era del Cinghiale Bianco a Mondi Lontanissimi, pur strizzado l'occhio al pop da classifica, sia assolutamente geniale.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 02 Sep 2025, 15:24

Duke59 wrote:

Per parlare di mie sensazioni simili ricordo invece l'impatto traumatico e sgradevole che ebbi con la voce del primo Geddy Lee ascoltando il live "All the world is a stage" dei Rush. Mi sembrò un'imitazione sgraziata ed irritante di Robert Plant e lo considerai inascoltabile. Per fortuna da "A farewell to kings" in poi Geddy Lee (prodigioso bassista, pari se non superiore a Chris Squire nell'ambito del progressive) smorzò il suo timbro vocale, usando un range meno stridente e imparai ad amare la sua voce. Però ancor oggi i primissimi album dei Rush ("Rush", "Fly by night", "Caress fo steel" e "2112") non rientrano tra quelli che ascolto volentieri proprio a causa della sua voce stridula.


Per me è la stessa identica cosa. Ed è uno dei motivi per i quali i primi Rush non mi fanno impazzire (i testi tutto sommato li trovo sufficienti anche se troppo sbilanciati su tematiche astruso/fantascientifiche, e musicalmente i primi album li trovo poco "centrati", un hard rock banalotto venato di prog. Non brutti ma nemmeno mi dicono più di tanto. Un po' noiosi, ecco)
Eppure Plant mi piace molto, ma Geddy Lee in quegli album sembra una sua versione stridula e irritante, non avendo quella durezza e asprezza blues che rende Plant molto più graffiante.
Per fortuna (mia [:D] ) nel suo caso, a differenza di Anderson, ad un certo punto Geddy Lee comincia a cambiare modo di cantare, assecondando i pezzi anziché sempre e costantenente urlare istericamente, cercando di utilizzare la sua voce in maniera molto più duttile.
E infatti gli album che preferisco dei Rush (pur non disdegnando Hemispheres) vanno da Permanent Waves a Grace Under Pressure, anche musicalmente. Quando insomma giá cominciavano a suonare più diretti e meno prog paradossalmente. GUP per me è un gioiellino (anche se probabilmente i fan del gruppo non saranno d'accordo).

Per me i Rush migliori sono questi insomma
https://youtu.be/yYCOTJUwzr8?si=aaZEqv-mlhLbc7qt
https://youtu.be/NhF1Z40Ua20?si=KLjxLPmji-QoQhS_
https://youtu.be/mejBHBexVH4?si=mkqAnu6d4e8PQ3yM
https://youtu.be/ze_dP7KeQUw?si=W36l2JBxJHVEyNGP
https://youtu.be/h5a4EuYIFbA?si=JudrjP7-xlH9cAUG
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 02 Sep 2025, 17:32

highinfidelity wrote:
Duke59 wrote:
Argomento Yes: sebbene siamo tra i gruppi che, semplificando, apprezzo molto non ho mai avuto un rapporto assiduo con la loro musica. Di fatto degli Yes conosco molto molto bene solo "Close to the edge" e "90125" [:0]

Sono stupitissimo che un cultore della tua levatura non conosca a menadito almeno anche Fragile, e ti consiglio di cuore di rimediare alla prima occasione, perché se ti piace Close To The Edge a mio parere non può non piacerti Fragile. Non a caso la canzone che citi più avanti (Heart Of The Sunrise) viene proprio da lì, e sempre non a caso è la medesima dalla quale, in un messaggio precedente, avevo estrapolato quel climax "sharp... distance..." cantato in modo sublime da Anderson.



PIUTTOSTO SORPRENDENTE in effetti leggere QUESTO, da uno come DUKE; quell'album (FRAGILE) oltre al già menzionato "Heart Of The Sunrise" contiene altri due autentici "classici" della band, i due lunghi brani del Lato 1 "Roundabout" e (soprattutto, per me) "South side of the sky" che ho sempre considerato una delle composizioni più raffinate degli YES (anche grazie all'interludio centrale che "spezza" quello che poteva ritenersi un normalissimo brano rock, parte centrale in cui il grand piano di Wakeman unito ai cori a più voci è per me assolutamente fantastico).
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Duke59 » 03 Sep 2025, 08:32

Si, mi rendo conto che la mia scarsa frequentazione degli Yes possa apparire strana.

Ma vi posso dire che diversi miei amici, tutti super Genesis fan, neanche loro ascoltano gli Yes perchè ritengono il loro suono troppo "gonfio", eccessivamente "pieno" (in particolare il cantato molto spesso eseguito come minimo a due voci).

In realtà negli anni '70 ebbi modo di ascoltare i loro album tramite un amico che li acquistava man mano che uscivano, però per qualche strano motivo nè lui nè io all'epoca fummo particolarmente impressionati da quanto ascoltammo. Ricordo che in particolare quel mio amico (che in seguito divenne il cantante del gruppo in cui suonavo e che purtroppo è poi scomparso prematuramente) mi parlò assai male di Relayer in quanto album freddo e poco "amichevole". Quindi dopo avergli dato un veloce ascolto convenni con lui su quel giudizio e lo archiviai permanentemente.

Fragile certamente lo ascoltai perchè il mio amico me lo prestò (all'epoca funzionava così io prestavo a lui e lui prestava a me) e probabilmente mi piacque abbastanza ma non cosìt tanto da convincermi ad acquistarlo.

Andando sull'onda dei ricordi mi vengono in mente gli ascolti del primo album dei Toto, che ci lasciò piuttosto freddini (suoni perfetti, musicisti eccezionali ma ... le canzoni non ci piacquero, troppo radio friendly e "americane" per i nostri gusti) .

Quindi tornando agli Yes probabilmente per una serie di circostanze gli album del loro periodo d'oro mi passarono accanto senza che io sentissi l'esigenza di ascoltarli.

Diversamente avvenne per Rick Wakeman del quale, a seguito dell'ascolto del suo "Journey to the center of the earth" divenni istantaneo ammiratore con conseguente ascolto di "Six wives ..." "The myths and legends ..." e del resto.

Credo che provando ad esaminare il motivo per cui mi tenni relativamente lontano dagli Yes questo sia da individuare nel mio scarso apprezzamento per lo stile chitarristico di Howe (stile, non tecnica che ovviamente possiede in quantità eccelsa). Quel suono di chitarra molto percussivo, con tanto attacco e poco sustain; un suono angolato, spigoloso e poco lirico (tranne quando passa alla slide e allora lì cambia tutto) non mi piacque. Anche quando li vidi live nel Symphonic tour il suono della sua chitarra mi fece la stessa impressione. Per fare un esempio che vale quel che vale, Petrucci o Frank Gambale o Steve Vai, che pur suonano molto più veloci e tecnici di Howe, riescono ad avere un suono di chitarra "caldo" anche nei passaggi iperveloci e stoppati mentre Howe suona "secco" anche sulle parti lente (a meno che non passi alla slide).

Questione di gusto, di dita, di scelte artistiche, non ne discuto, dico solo che non è lo stile di chitarra che mi piace.

Adesso farò Inca@@are gli Yes fan più incalliti, ma io preferisco il suono e lo stile chitarristico di Trevor Rabin a quello di Howe [:0] ecco l'ho detto [:D]

Però questo non mi impedisce di apprezzare Close to the edge o Awaken ... comunque proverò a riascoltare oggi quello su cui all'epoca sorvolai forse troppo frettolosamente, potrebbe essere interessante scoprire cose meritevoli che per vari motivi mi ero perso.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 03 Sep 2025, 10:31

Duke59 wrote:Credo che provando ad esaminare il motivo per cui mi tenni relativamente lontano dagli Yes questo sia da individuare nel mio scarso apprezzamento per lo stile chitarristico di Howe (stile, non tecnica che ovviamente possiede in quantità eccelsa). Quel suono di chitarra molto percussivo, con tanto attacco e poco sustain; un suono angolato, spigoloso e poco lirico (tranne quando passa alla slide e allora lì cambia tutto) non mi piacque.



E' proprio quello che apprezzo maggiormente di HOWE, la sua capacità tecnica di "arzigogolare" lunghi fraseggi entusiasmanti da sentire (per me) fornendo così (insieme al BASSO onnipresente di SQUIRE) l'intelaiatura principale di molti brani "YES" del periodo aureo, uno di questi esempi maggiormente compiuti si sente in "YOURS IS NO DISGRACE" (THE YES ALBUM) per me assolutamente entusiasmante.

Comunque capisco la tua "avversione" per la tecnica esecutiva di HOWE... nella lista di chitarristi virtuosi da te citati aggiungo JOE SATRIANI, uno che riesce in modo disarmante a fare sembrare "facile" un fraseggio di elettrica e relativa linea guida, che la maggioranza dei chitarristi (passati e presenti della scena rock internazionale) manco si immagina di potere lontanamente "imitare"...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Thomas Eiselberg » 03 Sep 2025, 10:41

Duke59 wrote:Si, mi rendo conto che la mia scarsa frequentazione degli Yes possa apparire strana.

Ma vi posso dire che diversi miei amici, tutti super Genesis fan, neanche loro ascoltano gli Yes perchè ritengono il loro suono troppo "gonfio", eccessivamente "pieno" (in particolare il cantato molto spesso eseguito come minimo a due voci).


Ah, meno male, allora non sono il solo. [:D]

Duke59 wrote:

Credo che provando ad esaminare il motivo per cui mi tenni relativamente lontano dagli Yes questo sia da individuare nel mio scarso apprezzamento per lo stile chitarristico di Howe (stile, non tecnica che ovviamente possiede in quantità eccelsa). Quel suono di chitarra molto percussivo, con tanto attacco e poco sustain; un suono angolato, spigoloso e poco lirico (tranne quando passa alla slide e allora lì cambia tutto) non mi piacque. Anche quando li vidi live nel Symphonic tour il suono della sua chitarra mi fece la stessa impressione. Per fare un esempio che vale quel che vale, Petrucci o Frank Gambale o Steve Vai, che pur suonano molto più veloci e tecnici di Howe, riescono ad avere un suono di chitarra "caldo" anche nei passaggi iperveloci e stoppati mentre Howe suona "secco" anche sulle parti lente (a meno che non passi alla slide).

Questione di gusto, di dita, di scelte artistiche, non ne discuto, dico solo che non è lo stile di chitarra che mi piace.



Ci sta.

Per non parlare sempre di cose negative e di ciò che non mi piace degli Yes, una cosa che invece apprezzo tantissimo (e per la quale per me gli Yes vanno ascoltati) è il basso, che molto spesso fa le veci della chitarra (nel senso che è decisamente in primo piano) e che dà il meglio nelle parti più rockeggianti (tipo Roundabout). Squire aveva uno stile riconoscibilissimo e iconico.

Quindi almeno una caratteristica sonora, per quanto riguarda gli Yes, non mi dispiace, a differenza ad esempio (per tornare in topic) dei Queen che non mi dicono molto a livello strumentale, nel senso che non sono un gruppo da ascoltare per una particolare caratteristica sonora (batteria, basso, chitarra sono "ordinari". May sará bravissimo, per carità, ma in nessun pezzo dei Queen ti viene da dire "senti che assolo, impossibile replicarlo a comando"). Erano bravi nel comporre pezzi "acchiappanti", questo si.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby highinfidelity » 03 Sep 2025, 10:54

@Duke: No, per carità, mi ritrovo in quasi tutto quel che scrivi. Fragile lo acquistai da giovanissimo, e anche a me, che all'epoca ero presissimo dai Genesis, sul momento non colpì molto perché vi cercavo quella pastoralità che gli Yes possiedono in misura minore dei Genesis. Ma poi negli anni successivi, quando mi resi conto che la pastoralità non era tutto e che apprezzavo molto anche altre cose, lo rivalutai alla grande, e di recente in particolare lo annovero tranquillamente tra i più grandi capolavori del progressive.

Come già in parte anticipato da Alain, contiene tre brani lunghi corali, tutti e tre assolutamente stupendi, più dei contributi individuali che - come accadeva anche con Emerson Lake e Palmer - non raggiungono nemmeno lontanamente la qualità dei brani corali, ma hanno il pregio almeno in questo caso di essere molto brevi, quasi solo degli interludi tra i brani lunghi. Wakeman con non molta fantasia ripesca Bach, Bruford propone una ritmica strana piuttosto ostica all'ascolto, Anderson un coretto gradevole (perché mantenuto in opportuni limiti di brevità), Howe il suo "solito" assolo di chitarra tanto magistrale quanto poco attraente almeno per i miei gusti, Squire invece tanto per cambiare si distingue in positivo con un pezzo interessante e che meglio si amalgama allo stile complessivo del disco. Più passa il tempo più apprezzo Squire, anzi ormai ritengo che la vera anima degli Yes fosse lui.

Comunque, come detto, quello su cui ci si deve concentrare sono i tre fantastici brani lunghi. E qui devo dire che nella favorita di Alain, South Side Of The Sky, la chitarra "puntuta" di Howe è assolutamente perfetta e centratissima con le sue continue variazioni e incursioni. Una caratteristica notevole di questo brano è che, pur presentando tempi dispari e sincopi a raffica che tramortirebbero coloro i quali si beano di poter apprezzare Money dei Pink Foyd [:D] , risulta comunque quasi per miracolo essere un brano "filante" e dal bel piglio rock. Stupendo, come già diceva Alain, l'intermezzo espressionista pianistico rachmaninoviano (ed ergo per molti versi banksiano) di Wakeman.

Sul timbro di Howe ci sarebbe molto da dire, la discussione meriterebbe probabilmente un thread apposito. Sicuramente negli anni dei quali stiamo parlando non era facile mettere a punto un bel suon distorto, anzi era molto molto difficile: nei negozi si trovava pochissimo, spesso solo prodotti locali, l'effettistica era pressoché zero, e anche fior fior di professionisti dovevano arrangiarsi come meglio potevano con quel che trovavano. Oggi c'è di tutto e persino uno sprovveduto come me è in grado di mettere a punto un bel suono di chitarra elettrica, ma all'epoca era difficilissimo. I due Steve (Howe e Hackett), in questa difficile ricerca, hanno seguito vie quasi complementari: chitarre piene e la ricerca del sostegno infinito per Hackett, chitarre semiacustiche e suoni molto dinamici e graffianti per Howe. Entrambi i tipi di suono stanno bene solo in alcuni brani, e sono poco adatti ad altri. Ognuno avrà ovviamente la sua preferenza, ma occorre riconoscere anche ad Howe di aver fatto un lavoro grandioso in questo senso.

Comunque proprio Relayer, album forse non tra i migliori in assoluto degli Yes anche per l'assenza di Wakeman sostituito da Patrick Moraz, ma che comunque io trovo un bellissimo album, contiene un lunghissimo, meraviglioso assolo di slide guitar di Howe con suoni che sembrano non finire mai: si trova proprio prima della centinaia di volte citata aria "soon the light", e da solo meriterebbe l'acquisto del disco.
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(Luigi Russolo, Intonarumorista. 1913.)
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby Ender » 03 Sep 2025, 12:01

Vi confesso che apprezzo molto anche Trevor Rabin: certo ha semplificato un po' le cose e ha reso maggiormente accessibili gli Yes a molte persone che altrimenti roba come Awaken o And you and I non se la sarebbero manco filata. Brani come Miracle of life, Shoot high aim low e altri mi piacciono parecchio.
Certo, è uno stile diverso e non so nemmeno se potrebbe rivaleggiare con Howe (probabilmente sì se ci provasse). Adoro gli assoli in sottofondo, come accade in South side of the sky, nella parte cantata. Ma anche le note lunghissime di Hackett o Rothery.
Insomma, stili diversi che apprezzo molto, ognuno con le sue particolarità.
In quanto alla terza parte della battaglia descritta in Gates of delirium, quella con la slide guitar...per me numero uno! [:-D]

p.s.: l'assolo di Howe nella prima parte di Awaken è roba da brivido!
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 03 Sep 2025, 16:16

Ender wrote:Certo, è uno stile diverso e non so nemmeno se potrebbe rivaleggiare con Howe (probabilmente sì se ci provasse).


Mhhh [:-I] Sia armonicamente che, soprattutto, tecnicamente Howe è a mio avviso su un altro livello [:)]
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 04 Sep 2025, 09:41

Thomas Eiselberg wrote:
Per non parlare sempre di cose negative e di ciò che non mi piace degli Yes, una cosa che invece apprezzo tantissimo (e per la quale per me gli Yes vanno ascoltati) è il basso, che molto spesso fa le veci della chitarra (nel senso che è decisamente in primo piano) e che dà il meglio nelle parti più rockeggianti (tipo Roundabout). Squire aveva uno stile riconoscibilissimo e iconico.


Guarda, per quello che osservi di SQUIRE con me sfondi una porta aperta. [/:-|]
Alcuni osservatori obiettavano che "voleva mettersi troppo in mostra", ma avercene di BASSISTI dallo stile e dalla tecnica COSI' INVENTIVA, non solo oggi ma anche nel passato!
La verità è che possedeva UNA TECNICA e UN GUSTO ESECUTIVO davvero notevoli, tanto che poteva sostituirsi tranquillamente alla elettrica facendo assumere al proprio BASSO l'architrave principale per sostenere un brano, sentire per questo "LONG DISTANCE RUNAROUND" che qui conoscerete certamente tutti...
Per me Chris rimane senza dubbio uno dei bassisti più creativi ed inventivi della storia del Rock di tutti i tempi.
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 04 Sep 2025, 09:55

highinfidelity wrote:Fragile lo acquistai da giovanissimo, e anche a me, che all'epoca ero presissimo dai Genesis, sul momento non colpì molto perché vi cercavo quella pastoralità che gli Yes possiedono in misura minore dei Genesis. Ma poi negli anni successivi, quando mi resi conto che la pastoralità non era tutto e che apprezzavo molto anche altre cose, lo rivalutai alla grande, e di recente in particolare lo annovero tranquillamente tra i più grandi capolavori del progressive.


[/:-|] Ovviamente non posso che essere d'accordissimo su quanto leggo qui. [^]


highinfidelity wrote:Comunque, come detto, quello su cui ci si deve concentrare sono i tre fantastici brani lunghi. E qui devo dire che nella favorita di Alain, South Side Of The Sky, la chitarra "puntuta" di Howe è assolutamente perfetta e centratissima con le sue continue variazioni e incursioni. Una caratteristica notevole di questo brano è che, pur presentando tempi dispari e sincopi a raffica che tramortirebbero coloro i quali si beano di poter apprezzare Money dei Pink Foyd [:D] , risulta comunque quasi per miracolo essere un brano "filante" e dal bel piglio rock. Stupendo, come già diceva Alain, l'intermezzo espressionista pianistico rachmaninoviano (ed ergo per molti versi banksiano) di Wakeman.


[/:-|] d'accordissimo anche qui ovviamente; già è entusiasmante l'esecuzione al piano forte di Wakeman, così FLUIDA ed ELEGANTE, perfettamente integrata nell'atmosfera che quell' interludio intende ricreare, ma c'è un elemento ulteriore che 'eleva' quel bridge:
quel CORO a più voci che ne trasforma il brano, prima molto Rock nella partitura iniziale (che poi viene ripresa alla fine), in un qualcosa di assai "pastorale" e/o perfino celestiale, con dietro sempre la precisa impeccabile ritmica della premiata ditta "Bruford&Squire"...


highinfidelity wrote:Sul timbro di Howe ci sarebbe molto da dire, la discussione meriterebbe probabilmente un thread apposito.


Per come è "virata" la discussione, direi che ci sono quasi gli estremi per rinonimare il thread. [:D] [:-D] Con le mie scuse agli estimatori dei QUEEN...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 04 Sep 2025, 10:09

Ender wrote:Vi confesso che apprezzo molto anche Trevor Rabin: certo ha semplificato un po' le cose e ha reso maggiormente accessibili gli Yes a molte persone che altrimenti roba come Awaken o And you and I non se la sarebbero manco filata. Brani come Miracle of life, Shoot high aim low e altri mi piacciono parecchio.


Personalmente non trovo nulla da eccepire su Trevor Rabin, un chitarrista sicuramente all'altezza della situazione, soprattutto nell'economia della band contestualizzata AL PRECISO MOMENTO STORICO in cui egli entra in scena negli YES; probabilmente anzi sicuramente era proprio IL CHITARRISTA di cui avevano bisogno gli YES negli anni 80, quando si ritrovarono (come tutte le progressive band anni 70) a dover rimettere in discussione il loro stile e sound per "adattarlo" alle nuove esigenze di quel nuovo decennio...
Per me ovviamente "gli anni 80" degli YES non possono reggere il paragone con gli anni 70, tuttavia ci sono diversi brani "del nuovo corso" che riesco ad apprezzare, anche di parecchio, brani in cui proprio l'elettrica di Rabin aggiunge "quel tocco in più"...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby TDuke » 04 Sep 2025, 12:01

Sono d'accordo, infatti Trevor Rabin è un grande chitarrista ed ha fatto molto bene agli Yes, ma mai riuscirei a metterlo allo stesso livello di Howe, tenendo conto la grandissima varietà e maestria tecnica dimostrata da Howe negli anni, spaziando dal finger picking bluegrass con l'acustica, lo stile barocco e flamenco con la classica (si pensi al ben noto fraseggio di "Innuendo", visto poi che abbiam parlato dei Queen), il virtuosismo e l'originalità con la chitarra elettrica...
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Re: Rara intervista a John Deacon 1986 - classifiche attuali

Postby aorlansky60 » 04 Sep 2025, 17:18

TDuke wrote:il livello di Howe, tenendo conto la grandissima varietà e maestria tecnica dimostrata da Howe negli anni, spaziando dal finger picking bluegrass con l'acustica, lo stile barocco e flamenco con la classica (si pensi al ben noto fraseggio di "Innuendo", visto poi che abbiam parlato dei Queen), il virtuosismo e l'originalità con la chitarra elettrica...


eh beh, impossibile (direi) mettere in discussione Steve HOWE; al limite si può disquisire del suo tocco e del suo "groove" (come intelligentemente ha fatto DUKE, senza metterne minimamente in discussione la completezza come musicista) che può piacere o meno...

A proposito, ma vogliamo parlare di quella straordinaria "macchina da musica" che furono gli YES?

Di HOWE si è detto; SQUIRE e BRUFORD come "motore ritmico" sarebbero stati invidiati da chiunque, entrambi prodigiosi al loro strumento; WAKEMAN poi non ne parliamo: secondo solo a EMERSON sotto il profilo squisitamente tecnico (ma molti li considerano praticamente dello tesso livello), insomma con UNA MACCHINA DEL GENERE a disposizione, Jon ANDERSON come "pilota" aveva la strada "in discesa" si può ben dire... [8D]
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