Jon Anderson

Un'area dedicata all'esplorazione dell'universo musicale in genere, e degli altri protagonisti del rock progressivo in particolare.

Jon Anderson

Postby TDuke » 23 Mar 2025, 12:05

https://www.youtube.com/watch?v=vQNKdGzuGMI

Ho sempre avuto grossi problemi personali con le voci maschili acute (quindi Geddy Lee, Collins ed appunto Jon Anderson...) ma cmq è veramente incredibile come riesca ancora a cantare ad ottanta anni... anche Peter Hammill ancora è dignitosissimo ma non arriva certo a questi livelli, chapeau davvero. Certo, metti qualche effetto al microfono , metti anche la particolarità della voce, i back vocals e tutto quello che si vuole però trovo davvero pazzesco che riesca ancora ad avere quell'estensione e direi anche precisione [:0]
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 24 Mar 2025, 10:51

Jon Anderson rappresentò effettivamente un caso di "rottura" già ai tempi gloriosi degli anni 70; per la sua caratteristica così particolare, "quella voce" la si potrebbe definire "divisionista" : o la si apprezza o lo si detesta, senza possibili vie di mezzo. Nel mio caso personale non si rivelò mai un problema (come per qualsiasi altra voce maschile pop rock), perchè tendevo a prestare maggiore attenzione alla costruzione e alla base STRUMENTALE dei brani, più che al cantato e ai testi, ancora oggi (infatti da melomane potenziale, la mia "naturale evoluzione" virò nel tempo verso musica strettamente o totalmente STRUMENTALE). E poi, con quel "pò-pò" di roba a livello tecnico che si ritrovavano gli YES (in cui era davvero difficile individuare chi fosse il "più povero" tecnicamente tra HOWE SQUIRE BRUFORD WAKEMAN ai rispettivi strumenti) la voce sinceramente era l'ultimo dei problemi, almeno per me...

Ricordo che in passato ci fù un altro celebre caso simile a quello di Jon Anderson (di voce maschile che virò verso il falsetto, in misura più marcata di quello che aveva presentato fino ad un certo punto di carriera) ovvero Robert Plant dall'album "Houses of the Holy", disco CRITICATISSIMO quando uscì (sia da fans che da riviste e critica specializzata) ed uno dei dettagli che maggiormente venne attaccato fu appunto l'uso particolare di Plant della sua voce in buona parte dell'album (che un mio amico del tempo riteneva inascoltabile proprio per questo dettaglio), da ridere se considero che si tratta del mio album preferito degli ZEPPELIN, in quanto "gli altri TRE" della band fanno a dir poco SCINTILLE in quel disco...

PS : piccola personale eccezione, ho anch'io mal sopportato il 'falsetto' di Phil Collins quando decideva di ricorrervi, specialmente negli anni 'prog' dei Genesis ("More fool me", "Your own special way", perfino in alcune parti fortunatamente brevi di "One for the vine", e in buona parte di ATTWT) più che negli anni pop successivi...
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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 24 Mar 2025, 11:57

Anch'io mai avuto problemi con le voci particolarmente acute, se non nel senso che, in veste di cantante, le trovavo frustranti in quanto certe vette armoniche non tutti sono in grado di raggiungerle, e tantomeno conservarle col trascorrere degli anni.

Jon Anderson in particolare mi è sempre piaciuto moltissimo, da un lato perché il suo timbro sovracuto era particolarmente confacente ad alcuni passaggi "angelici" della musica degli Yes (e non può non venirmi in mente l'aria Soon the light dal secondo movimento di The Gates Of Delirium), dall'altro perchè alla lunghissima estensione vocale ed al timbro particolarmente rarefatto in gamma grave univa una pronuncia dell'inglese un po' irregolare, che rendeva il suo cantato "graffiante" quel tanto che basta a renderlo molto personale e riconoscibile. In questi mesi continuo a tornare, oltre che agli Yes, ai dischi che Anderson incise assieme a Vangelis, e devo dire che anche in quella collaborazione sorprendente si è distinto con grande classe. Ma davvero ha già 80 anni? [':-|]

aorlansky60 wrote:si tratta del mio album preferito degli ZEPPELIN

Urca ma veramente?!? [:0]
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Re: Jon Anderson

Postby rkive » 24 Mar 2025, 13:43

È da capire se è preferibile una voce riconoscibile ma in falsetto, oppure buona ma non facile da identificare.

Ad esempio i nostri Ray Wilson, Howard & Roachford dei Mechanics non so quanti li saprebbero riconoscere. [:-I]
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Re: Jon Anderson

Postby Thomas Eiselberg » 24 Mar 2025, 16:37

TDuke wrote:https://www.youtube.com/watch?v=vQNKdGzuGMI

Ho sempre avuto grossi problemi personali con le voci maschili acute (quindi Geddy Lee, Collins ed appunto Jon Anderson...)


Idem. Ed è uno dei motivi per i quali non mi sono mai andati molto a genio gli Yes: a parte sprazzi, tipo la sezione Soon citata da High, o Alcune cose di Fragile, la voce di Anderson mi è un po' indigesta. Stessa cosa, in tono un po' minore Geddy Lee, che però dagli anni '80 ha modificato il suo modo di cantare.
Collins no, non mi sembra che canti in quel modo. Almeno a me non dà la stessa impressione.
Plant invece ad esempio lo apprezzo perché ha un'asprezza e un modo di cantare molto più ruvido che stempera molto il suo cantare sempre su registri acuti

aorlansky60 wrote:Jon Anderson rappresentò effettivamente un caso di "rottura" già ai tempi gloriosi degli anni 70; per la sua caratteristica così particolare, "quella voce" la si potrebbe definire "divisionista" : o la si apprezza o lo si detesta, senza possibili vie di mezzo.


Ecco, appunto, come sopra.

Mi piacciono molto di più le voci teatrali, cantanti magari tecnicamente meno dotati ma molto più caratteristici, capaci di cambiare registro all'interno di uno stesso brano e dargli un umore diverso. Gabriel, Hammill, Fish, ma pure lo stesso Anderson. Ian però, non Jon [:D]
Questi cantanti qui insomma per restare all'interno del prog.
Jon Anderson ritengo che canti un po' sempre allo stesso modo in tutti i brani, da quelli in cui dovrebbe suonare più aggressivo, a quelli in cui dovrebbe essere più delicato, ad altri nei quali deve suscitare emozione ecc. lui li canta tutti allo stesso modo. Che per chi apprezza la sua voce è una manna, chi invece mal la sopporta è una situazione senza via d'uscita [:D]
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Re: Jon Anderson

Postby TDuke » 24 Mar 2025, 23:56

Col tempo, anche perchè gli Yes mi piacciono molto, almeno fino a Relayer, ho imparato a "sopportare" Anderson e come ha scritto Highinfidelity la sua peculiarissima voce effetivamente ben si presta ad alcuni pezzi degli Yes, ma sono d'accordo anche con Thomas sul fatto che lo stile vocale sembra davvero sempre uguale.

Per Phil purtroppo almeno fino a Duke (poi il timbro è sensibilmente maturato e cambiato) per me è un no quasi totale, non solo gli odiosi falsetti come già scritto da Aorlansky60 ma anche quella voce vellutata e femminile che mi rendono pezzi obiettivamente molto belli come Ripples ed Entangled veramente troppo melensi, vi lascio immaginare poi quando si tratta di pezzi come Your own special way o Follow you follow me... [:-j]

Per Plant no, vuoi anche per la grinta e la voce graffiante ma non ho mai avuto nessun problema anzi, gran voce!
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Re: Jon Anderson

Postby vise60 » 25 Mar 2025, 10:40

Se presa a piccole dosi la voce di Anderson non mi dispiace ed intervallata da passaggi strumentali in molti brani degli YES questo avviene , quando cio' non avviene ,tipo la parte finale di Going for the One, mi picchia un po' troppo in testa
del tipo Bee Gees ,ma gli si deve un meritatissimo plauso visto che ha saputo gestirla bene ,non e' da tutti arrivare a quell'eta' con un tale vigore e dopo aver passato momenti difficili

Strano perche' sentendolo parlare normalmente non si direbbe che cantando la sua voce assuma tale tonalita' , forse e' da preferire come compositore che come cantante ma la sua voce caratteristica e' certo un marchio di fabbrica degli Yes riconoscibile all'istante tanto che gli Yes targati Howe hanno cercato il clone ,Jon Davison , che lo ricorda quasi per tutto
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 25 Mar 2025, 11:14

highinfidelity wrote:
aorlansky60 wrote:
[HOUSES OF THE HOLY] si tratta del mio album preferito degli ZEPPELIN




Urca ma veramente?!? [:0]



qui è necessario descrivere un antefatto :

conobbi la musica degli ZEPPELIN molto in ritardo, in quanto dai 15 ai 18anni nutrii le mie orecchie al 95% di solo PROG. Di conseguenza mi ero alienato anche generi musicali quali l'hard rock che allora guardavo con sospetto (lo trovavo esagerato nell'uso dei WATTS, privo dei ceselli e delle variazioni armoniche tipiche del progressive che avevo iniziato ad apprezzare grazie soprattutto ai GENESIS), in particolare DEEP PURPLE e BLACK SABBATH che al tempo andavano per la maggiore, insieme naturalmente a LED ZEPPELIN, dei quali ricordo bene leggendo CIAO2001 nel 1974, le lamentele dei fans per quanto riguarda "Houses of the holy" a loro giudizio un disco fallimentare decisamente al di sotto dei precedenti albums.

Non ricordo cosa mi spinse ad acquistare LED ZEPPELIN III, l'album che mi fece conoscere gli ZEPPELIN, nel quale trovai "un mondo" di sorprese: non solo hard rock, ma rock blues dei più ispirati ("Since I've been loving you" contenente uno degli assoli più memorabili di PAGE) e perfino brani rock DI GRAN CLASSE ("Tangerine" su tutti) e "traditionals" folk riletti in chiave rock ("Gallows pole"). Fu da lì che acquistai tutti gli altri albums della band (in particolare LED ZEPPELIN IV mi suggerì che mi ero perso davvero tanto), tenendomi però sempre ben lontano dalla "pecora nera" HOUSES OF THE HOLY memore di quelle recensioni negative.

Poi ci fu "il momento chiave" : acquistai, tra gli altri, una pubblicazione del giornalista specializzato Pier TACCHINI intitolata "I Grandi della musica POP" (Longanesi 1978) una specie di enciclopedia rock formato tascabile, nel quale l'autore prendeva in considerazione scheda per scheda, "i grandi del rock" fino a quel momento storico, naturalmente aggiungendovi note personali SOGGETTIVE; sui LED ZEPPELIN ci trovai per la prima volta una rilettura completamente ribaltata di "Houses of the Holy", a detta di TACCHINI un album straordinario (a suo dire colpevolmente sottovalutato dalla maggioranza della critica britannica) per la presenza di almeno 4 brani: la 'title track', THE RAIN SONG, OVER THE HILLS AND FAR AWAY ma soprattutto NO QUARTER un brano nella migliore tradizione progressive contenente addirittura echi jazzati nella parte strumentale centrale! Acquistai l'album e mi ritrovai totalmente d'accordo con i giudizi letti, al punto che da allora quell'album è il mio preferito della band : per tutta la durata del disco PROGRESSIVE ROCK in POTENZA (a parte la presenza di un intermezzo quasi reggae insignificante) nella migliore tradizione ZEPPELIN, con tre STRUMENTISTI straordinari, dei quali vorrei ricordare J.P.JONES dalla caratura troppo spesso sottovalutata, bassista della band ma anche finissimo orchestratore, all'occorrenza suonava anche pianoforte organo ed altri tipi di tastiere, in una band in cui J.PAGE era il più celebrato, giustamente peraltro considerate le sue indiscutibili virtù tecnico/compositive.

Fu da li che decisi di dare retta più alle mie orecchie, rispetto a quanto leggevo a livello di recensioni cartacee. [:D]
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Re: Jon Anderson

Postby rkive » 25 Mar 2025, 13:16

Se un fan degli Yes non gli piacesse la voce di Anderson rimarrei senza parole. [:0]

È come dire mi piacciono i Genesis ma senza la voce di Peter Gabriel o Phil Collins. [:(]
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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 25 Mar 2025, 15:04

aorlansky60 wrote:da allora quell'album è il mio preferito della band : per tutta la durata del disco PROGRESSIVE ROCK in POTENZA


Bon dai, mi hai convinto: annotato tra i prossimi acquisti! [:D] Mi manca ancora perché i Led Zeppelin non sono un complesso del quale a priori m'ero fissato di avere la discografia completa.
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 25 Mar 2025, 18:49

highinfidelity wrote:
aorlansky60 wrote:da allora quell'album è il mio preferito della band : per tutta la durata del disco PROGRESSIVE ROCK in POTENZA


Bon dai, mi hai convinto: annotato tra i prossimi acquisti! [:D] Mi manca ancora perché i Led Zeppelin non sono un complesso del quale a priori m'ero fissato di avere la discografia completa.



siamo decisamente OT in un thread dedicato a Jon Anderson (e di riflesso agli YES) ma,

cioè, fammi capire : non conosci "Houses of the Holy" ?!? [:0]

Urca! (a mia volta) [:-D]

caro Marco devi assolutamente rimediare, sono seriamente convinto che quello è un album che NON può mancare nella collezione di un serio estimatore Rock. Una volta in tuo possesso, attenzione soprattutto a THE RAIN SONG e a NO QUARTER che secondo me da sole valgono il costo dell' intero album, anche se ci aggiungo senza dubbi anche THE SONG REMAINS THE SAME (che avevo precedentemente indicato quale la "TITLE TRACK" dell'album erroneamente, dato che una canzone con quel titolo comparirà nel successivo album della band) e OVER THE HILLS AND FAR AWAY, ma anche gli altri brani sono di tutto rispetto (al netto di "D'yer Mak'er" un specie di reggae che a me non piace per niente, peraltro unico episodio sottotono di un disco dal contenuto notevole) .

Con quest'album i LED ZEPPELIN allargarono ulteriormente i loro orizzonti espressivi e potendo confrontarlo con gli albums precedenti non faticai a capire perchè deluse i fans della prima ora della band che "impazzivano" per hard rock (o al limite rock&blues) dei primi due albums soprattutto; quando si ritrovarono al cospetto di un brano raffinatissimo (sia musicalmente che come testo) quale NO QUARTER, si trovarono improvvisamente "fuori gioco" perchè quello proposto con questo brano era un genere forse troppo complesso e complicato per loro, più attinente ad altri ascoltatori che si erano già fatti l'orecchio con il progressive...
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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 26 Mar 2025, 12:08

aorlansky60 wrote:cioè, fammi capire : non conosci "Houses of the Holy" ?!? [:0]


Ebbene NO caro Alain! [O:-)] Di musica veramente valida da ascoltare grazie al cielo ce n'è veramente tanta, per cui in ogni caso occorre operare delle scelte. Poi, per quanto riguarda me in particolare, sono ormai tantissimi anni (18 per l'esattezza) che sostanzialmente non ho più la possibilità d'ascoltare musica in sottofondo mentre lavoro; inoltre sempre per ragioni di lavoro ho un rifiuto direi totale verso l'ascoltare musica tramite computer o comunque roba scaricata. Quindi, come certamente già ricordi, nel mio caso quando scrivo "ho ascoltato il disco XY" intendo dire che ho acquistato un 33 giri e l'ho ascoltato in Hi-Fi in condizioni psicoacustiche di contorno "adeguate". Conseguenza di ciò è che occorre considerare tre fattori: i soldi necessari all'acquisto (e qui, alla mia non più verde età, se non altro potrei permettermi tranquillamente di spingere di più sull'acceleratore), lo spazio per conservarli (e qui ahi ahi ho già raggiunto e anzi superato certi limiti che, sebbene non del tutto invalicabili, suggeriscono di non lasciarsi troppo andare ad acquisti superflui, pena il rischio di trasformare una casa tutto sommato elegante in un magazzino) e per finire il tempo da dedicare agli ascolti; ed è soprattutto quest'ultima voce a darmi sempre più difficoltà, perché comunque mi rifiuto di acquistare roba a vanvera che poi sta solo lì a prender polvere.

Fatta questa lunga premessa, e non me ne vorranno i loro fan più sfegatati, io sempre a titolo del tutto personale classifico i Led Zeppelin tra i complessi che devono necessariamente essere conosciuti, che sicuramente ancora oggi dicono molto con la loro musica nonostante lo scorrere dei decenni, ma dei quali però non tutto è oro e non tutto è veramente indispensabile avere. Anzi, se devo dirla veramente tutta, trovo che molti loro dischi contengano una percentuale non trascurabile di canzoni che oggi non dicono più nulla, e che anche restringendo il discorso alle loro canzoni più immortali, molte di esse siano guastate da trovate infelici e da intermezzi strumentali francamente orrendi. Di solito a queste constatazioni mi si risponde che "erano sperimentali, quelli erano passaggi in cui sperimentavano, ecc", che va benissimo, è un fatto storicamente rilevante, ma resta materiale non piacevole da ascoltare. (Questa è la ragione per cui, in modo provocatorio se si considera la diversa collocazione temporale dei due complessi, più comprensibilmente se si riesce a confrontarli simulando che abbiano giocato ad armi pari, ho scritto altrove che a mio parere i Greta Van Fleet sono più bravi di loro).

Quindi tirando le somme: avevo stabilito a priori di fermarmi a IV, che ritenevo essere l'ultimo loro disco "imprescindibile". In realtà poi per combinazione avevo trovato In Through The Out Door ancora incartato nella famosa carta da pacchi avana sigillata intonsa mai toccata da mano umana [:D] ed ergo apribile rispettando miei rigidissimi criteri di conservazione archeologici dell'opera [:D] , ed avevo quindi già contravvenuto a quanto stabilito. Se ora mi dici che Houses Of The Holy è una bomba, stai pur tranquillo che me lo porterò in casa alla prima occasione! [;)] Ma alla fine è vero che canta malamente in falsetto?
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 26 Mar 2025, 18:35

"Ma alla fine è vero che canta malamente in falsetto?"

per fortuna no, solo in alcune parti ma non totalmente a coprire tutto il suo cantato nell'album;

per es: in THE SONG REMAINS THE SAME (brano di apertura) canta effettivamente in falsetto, ma è comunque talmente PRODIGIOSA la performance strumentale degli altri tre, ognuno a rincorrersi a tutto gas in un brano che è a dir poco "da scintille", che a me importa solo relativamente... [:D]
ATTENZIONE: si tratta di un brano davvero tiratissimo, ma non costruito secondo i crismi dell'hard rock più banale e scontato; i momenti di cantato sono minori rispetto ad escursioni strumentali più lunghe, attraverso le quali quei "TRE" (al netto di Plant) si producono in una performance notevole, in cui spicca naturalmente PAGE con le sue chitarre (deve averle registrate in più sedute) ma in cui emerge anche un lavoro eccellente di supporto al basso, eseguito ad arte da Jones (fatto risaltare anche da un attento lavoro di mixaggio; a proposito, è un disco registrato veramente BENE) con Bonzo Bonham a fornire il solito lavoro impeccabile, sia in potenza che in raffinatezza quando occorre. Ti ho qui descritto uno dei 4 brani migliori del disco, ma fai particolare attenzione a THE RAIN SONG e soprattutto a NO QUARTER che potrebbero riservarti sorprese, di quelle gradite. [;)]


"Se ora mi dici che Houses Of The Holy è una bomba..."

è solo la mia valutazione personale; [:D] ma modestamente, con tutta l'esperienza di ascolti in 50anni e relativo materiale accumulato tra LP e CD, ritengo di poter dire "la mia". [8D]

Se possiedi, da quel che mi è parso di capire, i primi 4 albums dei LED ZEPPELIN, saprai già la base originaria della loro proposta (Hard Rock, Rock Blues, con qualche concessione, molto bella peraltro, a FOLK e "traditionals" riletti secondo la loro chiave, specialmente in "Led Zeppelin III"); quando avrai modo di ascoltare "Houses of the Holy" ti renderai conto che, come ho già scritto, i LED ZEPPELIN vollero allargare il loro panorama espressivo. E' infatti "diverso" dagli albums che lo precedono, con diversi tentativi di accostarsi al progressive, forse è per questo che mi è piaciuto così tanto fin dal primo ascolto. [:)]


PS per la piega che ha preso il thread, spero che non occorra rinominarlo... [:-D] siamo partiti da Jon ANDERSON e siamo approdati ai LED ZEPPELIN, in questo devo fare il classico "mea culpa" perchè sono quello che li ha tirati in ballo... [:D] Naturalmente, dopo tutte queste analisi, aspetto un tuo commento al disco caro Marco, appena sarai riuscito ad ascoltarlo con calma. [:)]
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Re: Jon Anderson

Postby Duke59 » 27 Mar 2025, 09:33

Provo a dire la mia in questo thread ormai divenuto bivalente (anzi trivalente)

@Jon Anderson
La sua voce "angelica" non mi dispiace, però alla lunga tende ad essere monocorde.

E probabilmente la poca incisività del timbro vocale di Anderson è il motivo per cui il 90% delle parti cantate degli Yes erano armonizzate dal compianto Chris Squire in primis e a volte triplicate con l'aggiunta della voce di Steve Howe.

Lessi tempo fa che Chris Squire da ragazzo aveva cantato in un coro e si era interessato di musica corale religiosa; ciò probabilmente spiega la complessità "barocca" delle armonizzazioni vocali che caratterizzano gran parte delle canzoni degli Yes. Questo - secondo me - è uno dei motivi per cui un ascolto prolungato degli Yes risulta piuttosto faticoso: troppe argigogolature sia strumentali che vocali, rendono il tutto pesantuccio, nonostante alcune loro composizioni siano davvero straordinarie.

Non ho mai ascoltato la produzione solistica di Anderson per cui non so se le costanti armonizzazioni vocali caratterizzino anche quelle canzoni, certo è che la sua voce è una di quelle più caratteristiche di sempre.

Inoltre suona benino diversi strumenti, cosa per niente scontata quando si parla di cantanti "rock".

Qualche settimana fa, in occasione del mio compleanno, mi è stato regalato il DVD dello show di Jon Anderson e della sua Band of Geeks - che altro non è che un clone degli Yes, nato in occasione della divisione poco amichevole tra Anderson e i rimanenti ex compagni, in particolare Howe, se ho ben capito. La cosa sorprendente è che, nonostante l'età (lo show è dell'anno scorso, quindi registrato quando Anderson aveva già 80 anni) la sua voce è rimasta assolutamente identica a quella degli anni d'oro.

@Led Zeppelin
Il mio rapporto con gli Zeppelin non è mai stato assiduo. Quando avevo circa 13 anni mi vennero prestati un paio di loro album, uno che non ricordo quale fosse mentre l'altro era il mitico Led Zeppelin IV. Mi innamorai al primo ascolto di Led Zeppelin IV, ma ciò nonostante non mi avventurai nella scoperta negli altri.

Probabilmente la mia scarsa passione per il blues e per le voci strillate contribuirono a tenermi lontano dagli Zeppelin (con l'eccezione di IV).

Andai però al cinema a vedere "The song remains the same" che apprezzai solo in parte, notando come nei concerti Jimmy Page fosse davvero molto approssimativo e "sporco" nel modo di suonare. Però nel film scoprìi un altro brano degli Zep che mi folgorò, il mitico "No Quarter" (e qui concordo in pieno con AOR). Brano che, nella sua costruzione quasi progressive con l'uso di alcuni accordi inusuali, a mio modesto avviso è persino superiore alla ormai super-inflazionata "Stairway to Heaven".

L'ultimo mio capitolo Zep fu l'acquisto - alcuni anni dopo - di "Presence" causato, lo ammetto, in parte anche dall'enigmatica copertina che mi aveva enormemente incuriosito e che, chissà perché, mi aveva fatto pensare ad un concept.

"Presence" è un album strano. Lessi poi che l'album era stato inciso e manipolato pesantemente in studio da Jimmy Page, che ne era il produttore. Page aveva accelerato e rallentato i nastri delle chitarre, le aveva sovrapposte con decine e decine di tracce (ma con un risultato assai diverso da quello ottenuto dalle armonizzazioni alla Brian May) e aveva annegato il tutto in pesanti effetti elettronici.

Al primo ascolto non mi piacque, ma poi imparai ad amarlo ed oggi lo considero uno dei migliori album che abbia mai ascoltato. Tracce quali "Achilles last stand" (una galoppata fantastica di ben 10 minuti, tirata all'inverosimile da un Bonham massiccio e roccioso con alcune brillanti invenzioni chitarristiche super effettate), "For your life" (divisa in due parti, una più blues, lenta e l'altra più Hard rock e frizzante che si alternano formando un combo affascinante), "Royal Orleans" (veloce, breve ma piena di invenzioni), sono ormai entrate a far parte del mio DNA. E anche le restantio tracce sono veramente piacevoli, persino la criticata e lunga "Tea for one" (un blues che noostante sia un blues ha qualcosa di diveso e mi ha sempre affascinato).

Ultima cosa sugli Zep, e questa è negativa, ancor oggi Jimmy Page afferma che la colpa del disastro della loro esibizione al Live Aid nel 1985 fu di Phil Collins. Sentendo tutte le campane e vedendo il filmato del disastro (mai incluso nel video ufficiale del Live Aid su richiesta degli Zeppelin) io direi che la pessima esibizione fu figlia di diverse decisioni sbagliate: in origine doveva essere un'esibizione del solo Plant con Phil Collins, ma poi la cosa si trasformò in una riunione degli Zep. Qui la decisione di Collins di suonare sia a Londra che negli USA creò un problema, perché non avrebbero avuto il tempo di provare. Si arrivò quindi alla soluzione (nefasta) di suonare con due batteristi: Tony Thompson e Phil Collins SENZA NEMMENO FARE UNA PROVA. Gli Zep avrebbero provato con Tony Thompson i pezzi e poi, allo show, Collins - appena arrivato da Londra tramite volo sul Concorde - si sarebbe unito a loro (senza aver provato). Se a questa premessa disastrosa uniamo un Page in stato visibilmente alterato (alcool?droghe? entrambe?)e un Plant totalmente fuori forma la performance penosa non sorprende. Con il senno di poi Collins avrebbe dovuto rifiutarsi di suonare senza aver provato, e questa è la sua parte di responsabilità. Ma gli altri non fecero nulla per cercare di rendere le cose più fluide. All'epoca Plant era molto amico di Collins e fu lui ad insistere per averlo sul palco, mentre Page era meno entusiasta e si dimostrò ostile sin dal primo momento. Collins ancor oggi dice che Plant in presenza di Page assumena un'altra personalità e "diventava un altro". Poi sul palco l'unico a suonare bene fu John Paul Jones mentre Page e Plant fecero pena e il combo batteristico Thompson-Collins non ingranò. L'esibizione è rimasta nella storia come uno dei peggiori flop di sempre.

@Geddy Lee
Il primissimo Geddy Lee non lo sopporto. Ad esempio il primo live dei Rush "All the world is a stage" proiprio non riesco ad ascoltarlo. Però a partire da "Hemispheres" in poi la sua voce diventa gradevole, smettendo di essere la brutta imitazione di Plant.
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 27 Mar 2025, 10:33

DUKE ha scritto :

"Lessi tempo fa che Chris Squire da ragazzo aveva cantato in un coro e si era interessato di musica corale religiosa; ciò probabilmente spiega la complessità "barocca" delle armonizzazioni vocali che caratterizzano gran parte delle canzoni degli Yes. "

Non c'è da stupirsi che Chris SQUIRE fornisse a supporto la sua voce nelle armonizzazioni vocali degli YES, dato che ha (aveva, purtroppo) decisamente una BELLA VOCE, lo testimonia il suo bellissimo album solo "Fish out of water" nel quale canta tutte le parti in modalità LEAD VOCAL. Ascoltare per credere (detto a tutti coloro che NON conoscono quell'album...)



"nel film scoprìi un altro brano degli Zep che mi folgorò, il mitico "No Quarter" (e qui concordo in pieno con AOR). Brano che, nella sua costruzione quasi progressive con l'uso di alcuni accordi inusuali, a mio modesto avviso è persino superiore alla ormai super-inflazionata "Stairway to Heaven"."

Su "NO QUARTER" caro DUKE con me sfondi "una porta aperta", infatti personalmente lo ritengo "uno dei brani migliori" mai composti dalla band e forse addirittura quello che a me piace maggiormente (anche più dell'altrettanto mitica "Stairway to Heaven" che colloco in 2nda posizione). So bene che su questa mia particolare preferenza prevale il mio gusto attinente al progressive che molti altri aficionados degli ZEPPELIN non potranno condividere, ma si tratta proprio del fatto che QUESTO BRANO è DIVERSO dalla loro normale, precedente produzione. UN PEZZO DI MUSICA MODERNA DAVVERO STRAORDINARIO, contenente delle armonizzazioni strumentali raffinatissime (grazie, caro J.P.JONES) specie alle TASTIERE nel bellissimo medley centrale, che di fatto lo allontanano dal semplice "Hard Rock" per fargli assumere una vocazione progressive con addirittura sentori jazzati. CAPOLAVORO!


"[PRESENCE] Al primo ascolto non mi piacque, ma poi imparai ad amarlo ed oggi lo considero uno dei migliori album che abbia mai ascoltato. Tracce quali "Achilles last stand" (una galoppata fantastica di ben 10 minuti, tirata all'inverosimile da un Bonham massiccio e roccioso con alcune brillanti invenzioni chitarristiche super effettate), "For your life" (divisa in due parti, una più blues, lenta e l'altra più Hard rock e frizzante che si alternano formando un combo affascinante), "Royal Orleans" (veloce, breve ma piena di invenzioni), sono ormai entrate a far parte del mio DNA. E anche le restantio tracce sono veramente piacevoli, persino la criticata e lunga "Tea for one" (un blues che noostante sia un blues ha qualcosa di diveso e mi ha sempre affascinato)."

Anche qui sono d'accordo su tutto quello che hai scritto in proposito; ma a questo punto (da leggersi come: CONSIGLI PER GLI ACQUISTI per MARCO) [;)] non si può non citare "PHYSICAL GRAFFITI", doppio album del 75 che in verità prestò il fianco a qualche critica (perchè secondo costoro [:-j] non tutto l'album era secondo gli standard noti agli ZEPPELIN, come se fosse facile produrre UN DOPPIO ALBUM che mantiene alto il livello qualitativo dall'inizio alla fine...) ma contiene indiscutibilmente dei pezzi veramente straordinari.
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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 27 Mar 2025, 14:58

Riprendo anch'io qualche spunto di questo thread ormai "uno & trino". [;)]

Riguardo Chris Squire, la so un po' diversamente, ossia ricordo d'aver letto che il suo ruolo di orchestratore ma anche di autore di linee vocali fosse stato parecchio sottovalutato ai tempi. Pare difatti che fosse veramente bravo nell'individuare melodie e scrivere linee vocali, tanto che gran parte dello Yes sound può essere considerato suo, e che nella prospettiva della resa finale il suo ruolo non dico fosse quasi alla pari con quello di Anderson, ma che poco ci mancasse. Come giustamente dice Alain, lo si vede benissimo nel suo album solo Fish Out Of Water, veramente stupendo. Non ricordo esattamente dove ho letto queste cose, credo comunque risalissero alle interviste e ai commenti uscite ai tempi della collaborazione Squackett col nostro Steve (ricordo difatti di averle lette in età più che adulta), anzi ripensandoci bene forse è stato proprio Steve in persona a spiegarle.

Anch'io ho visto il film The Songs Remains The Same al cinema, ma non secoli fa, anzi di recente, quando è stato ripresentato restaurato nelle sale in occasione di qualche anniversario. Rispondo così indirettamente anche ad Alain che mi chiedeva se non avessi mai ascoltato la canzone The Song Remains The Same, che ovviamente è protagonista centrale di quel lungometraggio. Concordo con Duke che il film è una miscela alquanto incoerente di situazioni campestri, spezzoni indiavolati dal vivo, sequenze oniriche, tra cui alcune trashate micidiali [:D] (sulle quali gli stessi Zeppelin recitarono qualche anno dopo un mea culpa). Nel complesso comunque è un film che và visto: in ogni caso è lo spaccato di un'epoca, e poi le riprese dal vivo sono veramente belle.

Riguardo l'episodio degli Zeppelin al Live Aid, occorre ricordare che Collins è stato produttore di alcuni dischi solisti di Plant, ed è quindi evidente che i due erano in ottimi rapporti. Non deve quindi stupire se fu proprio Plant a insistere per volerlo sul palco. Non mi stupisce nemmeno più di tanto il commento di Collins riguardo alla doppia personalità di Plant (con Page / senza Page), perché in effetti Page è un po' ingombrante come figura.

Credo sia del tutto logico che la copertina di Presence possa richiamare un concept album in quanto, con la sua singolare commistione d'atmosfera familiare e surreale ineffabilmente inquietante, è chiara opera del gruppo Hipgnosis, che per essa se non ricordo male fu anche nominata ad un grammy. Constato a questo punto che, con l'ulteriore menzione di Physical Graffiti da parte di Alain, ormai i "consigli per gli acquisti" praticamente si estendono all'opera omnia degli Zeppelin: mi pare difatti resti fuori solo Coda. [:D] Considerando che per altre ragioni già avevo in elenco persino Coverdale-Page, credo sia meglio procedere a far spazio in discoteca... [:D]
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 27 Mar 2025, 18:53

@HIGH

"con l'ulteriore menzione di Physical Graffiti da parte di Alain, ormai i "consigli per gli acquisti" praticamente si estendono all'opera omnia degli Zeppelin: mi pare difatti resti fuori solo Coda."

caro Marco,
puoi lasciar perdere tranquillamente quest'ultimo, da considerare più che altro una operazione commerciale per cercare di mantenere vivo l'interesse dei fans dopo la prematura scomparsa di J.Bonham.
Ma sono abbastanza sicuro che per quanto riguarda gli altri tre ("Houses of the Holy", "Physical Graffiti" e "Presence") conoscendo anche minimamente i tuoi gusti, saranno soldi ben spesi. [:)]
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Re: Jon Anderson

Postby Thomas Eiselberg » 28 Mar 2025, 16:36

Entro anche io nell'OT [:D]

Con Coda ci ho provato varie volte e non mi ha mai detto nulla. In through the out Door vale solo per In the Evening e All my Love. Idem Presence (Achilles last stand e Nobody's fault but mine).
Physical Graffiti è una via di mezzo (diviso a metá tra pezzi ottimi eh altri mah)
Houses of the holy invece molto bello, l'ultimo di quelli veramente imprescindibili per me: almeno 6 pezzi su 8 sono degni di nota.

Diciamo che i Led Zeppelin rientrano nel contenitore che comprende quei gruppi che io definisco "da greatest hits": in ogni loro album (o quasi) ci sono almeno un paio di pezzi che mi piacciono tantissimo, però non c'è nessun album che mi piace dall'inizio alla fine. Ma IV ci va vicinissimo e personalmente lo giudico un capolavoro e la loro vetta massima.
Nello stesso raggruppamento ci metto i Pink Floyd o gli U2 fino agli anni 2000 [:D]
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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 28 Mar 2025, 18:53

Thomas Eiselberg wrote:Diciamo che i Led Zeppelin rientrano nel contenitore che comprende quei gruppi che io definisco "da greatest hits": in ogni loro album (o quasi) ci sono almeno un paio di pezzi che mi piacciono tantissimo, però non c'è nessun album che mi piace dall'inizio alla fine.


Precisamente questa è la ragione per cui avevo stabilito di non fissarmi sull'acquistare la loro intera discografia. [;)]

E torno al discorso Greta Van Fleet: è ovvio che se non ci fossero stati i Led Zeppelin i Greta Van Fleet non esisterebbero nemmeno: come formazione sono praticamente un hommage. Siedono sulle spalle dei giganti, come si usa dire. Però i dischi dei Greta Van Fleet sono veramente belli, praticamente esenti da filler. Non altrettanto, almeno secondo i miei gusti, posso affermare per i Led Zeppelin.
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Re: Jon Anderson

Postby maomac 2 » 30 Mar 2025, 19:54

Dopo che se ne parlato così tanto oggi mi sono riascoltato Houses of the Holy e devo essere sincero ancora una volta non mi ha convinto, concordo che The Rain Song e No Quarter sono delle belle canzoni, ma secondo i miei gusti non riescono a farmi piacere l'intero album che per anni è rimasto nello scaffale, in compenso Presence mi piace di riascoltarlo con piacere però si sa la musica è questioni di gusti.
A proposito di voci in the song remains the same sembra che Plant canta come un gatto a cui hanno schiacciato la coda.
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 31 Mar 2025, 10:36

maomac 2 wrote: A proposito di voci in the song remains the same sembra che Plant canta come un gatto a cui hanno schiacciato la coda.



[:D]

ecco... il paragone che leggo sopra è davvero... calzante... [:-D]

per tutti coloro che prestavano particolare attenzione ALLA VOCE e AL CANTO di PLANT (con riferimento tutti gli albums precedenti), "il miagolio" sopra descritto non era/è per niente digeribile... [:-D]
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Re: Jon Anderson

Postby Thomas Eiselberg » 31 Mar 2025, 13:44

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Re: Jon Anderson

Postby highinfidelity » 31 Mar 2025, 14:04

Qualche spiegazione del perché in effetti viene data; comunque sì, sembra un po' strampalata come scelta.
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Re: Jon Anderson

Postby aorlansky60 » 01 Apr 2025, 10:36

Penso che sia un tantino "esagerata" la 1ma posizione concessa da "rolling stone" a PHYSICAL GRAFFITI, ciononostante dovrebbe far riflettere chi legge, perchè dopo tutto si tratta di un album da non sottovalutare; è pur vero che contiene brani ai limiti del criticabile (in parte scusabile col fatto che si trattava di un DOPPIO LP) ma è pur vero che ne contiene anche altri decisamente all'altezza del NOME che si porta dietro. Tra questi, per me "Ten Years Gone" (anche più della super celebrata "Kashmir", giustamente peraltro) che mi incantò fin dal primo ascolto, un brano che non potrei definire meno che ELEGANTE (anche e soprattutto da parte di PAGE e delle sue chitarre, che nel bridge centrale si produce in un assolo tipici dei suoi, in questo caso molto ELEGANTE, appunto, per raffinatezza della progressione), strano a dirsi per una Rock band coniata come "Hard Rock", ma il fatto è che i LED ZEPPELIN non furono "solo" Hard Rock, etichettarli solo così è assai riduttivo nei loro confronti...
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Re: Jon Anderson

Postby TDuke » 14 Apr 2025, 14:10

Tornando invece , dopo varie e tortuose divagazioni, ad Anderson, devo dire che l'ultimo album con i The Band Geeks, "True" , non è affatto male, anzi l'ascolto è veramente piacevole pur mantenendo un forte effetto nostalgia dei tempi d'oro, ma merita senz'altro l'ascolto a mio avviso.

https://www.youtube.com/watch?v=-yNutgZ ... 9s&index=3
https://www.youtube.com/watch?v=LAqkvUh ... 9s&index=8
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Re: Jon Anderson

Postby rkive » 30 Apr 2025, 13:33

Come la musica di Steve Hackett questi brani sono gradevoli e facili d'ascoltare.

Forse perché è un prog melidico-romantico senza metal, jazz o sperimentale? [:-I]
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Re: Jon Anderson

Postby Dalex_61 » 13 May 2025, 06:39

Ora è stato pubblicato il live "Perpetual Change", sempre con la "combinata" Jon Andersom + The Band Geeks. Il disco conferma quello che avete scritto sopra: la tenuta della voce è sorprendente e la band non sfigura affatto. Il repertorio è quello degli Yes anni d'oro. Ecco la scaletta:

1. Yours is No Disgrace
2. Perpetual Change
3. Close to the Edge
4. Heart of the Sunrise
5. Starship Trooper
6. Awaken
7. And You and I
8. Your Move/ I’ve Seen All Good People
9. Gates of Delirium
10. Roundabout

...e se volete controllare, ecco:
https://www.youtube.com/watch?v=vQNKdGzuGMI
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Re: Jon Anderson

Postby rkive » 13 May 2025, 16:24

Finalmente la setlist degli Yes che cercavo! [8D]
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