DEFECTOR - 1980

The steppes - Time to get out - Slogans - Leaving - Two vamps as guests - Jacuzzi - Hammer in the sand - The toast - The show - Sentimental institution


   L'eredita' di un album come Spectral Mornings puo' essere difficile da gestire,  e non a caso Steve Hackett apre gli anni '80 con il primo di una serie di album piatti,  contenenti musica di qualita' ma senza alcuna perla che rimanga impressa in mente al termine dell'ascolto,  offuscando cosi' gradualmente la sua fama e riducendo progressivamente il suo seguito,  che diverra' pressoche' nullo nel corso degli anni '90.
   L'incipit dell'album contiene armonizzazioni che ricordano un po' troppo da vicino il Bolero di Ravel per risultare veramente piacevoli.   Seguono una serie di coretti in stile "West Coast" inframmezzati da complicati passaggi strumentali e parti per chitarra classica,  che tuttavia non riescono a rinverdire i fasti di Lost Time in Cordoba.   Jacuzzi sembra essere uno dei brani preferiti dai fan di Hackett,  e francamente non se ne vede il motivo.   Il finale,  poi,  e' tutto in calando:   The Show e' - quale orrore - una canzoncina di disco music (con buona pace di quanti affermano che questo sia l'album piu' "duro" di Hackett),  ed e' seguita dal non meno tragico episodio di Sentimental Institution,  un brano di Jazz in stile anni '20.   Secondo la critica,  la dimostrazione che Hackett e' in grado di gestire qualunque genere musicale.   Secondo chi scrive,  un tappabuchi pietoso,  per di piu' condito dal trucco piu' vecchio e trito del mondo:   il suono gracchiante in stile "vecchio grammofono".
   Non vi e' nulla di veramente sbagliato in quest'album,  ma non vi e' nemmeno nulla di veramente nuovo,  nulla di veramente interessante,  nulla in grado di accattivarsi il pubblico piu' smaliziato.   Defector semplicemente "scivola via" mentro lo si ascolta.