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Altro quesito di logica, il "paradosso dell'avvoca

PostPosted: 01 Jun 2007, 06:43
by unifaun
Vi sottopongo questo quesito (è un po' lungo...)
Protagora, noto filosofo presocratico ed avvocato, avviò agli studi legali il giovane Evatlo, vedendo in lui delle grandi capacità. Evatlo tuttavia, non aveva denaro per pagare le lezioni al suo maestro, ma Protagora, confidando nelle capacità del giovane, gli propose di seguire gratuitamente i suoi insegnamenti, e di pagargli il dovuto nonappena Evatlo avrebbe guadagnato qualcosa, ossia quando avrebbe vinto la sua prima causa.

Divenuto avvocato, Evatlo però decise di intraprendere la carriera politica e di NON fare l'avvocato. Protagora quindi, dopo avergli inutilmente chiesto il denaro a lui dovuto, fu costretto a fare causa a Evatlo per ottenere il pagamento delle lezioni.

Protagora era tranquillo sull'esito della causa:
- se avesse vinto, il giudice avrebbe conrdannato Evatlo a pagare, ed egli avrebbe ottenuto i suoi soldi.
- se avesse perso, evatlo avrebbe vinto la sua prima causa, e perciò avrebbe dovuto pagare Protagora.

Anche Evatlo era tranquillo sull'esito della causa:
- se avesse vinto, nulla avrebbe dovuto a Protagora in forza della sentenza del giudice.
- se avesse perso, non avrebbe vinto la sua prima causa, e in base agli accordi nulla sarebbe stato dovuto a Protagora.

...e quindi?!? [:-I]

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PostPosted: 01 Jun 2007, 06:47
by zio peter
Evatlo si era fatto difendere da un altro avvocato?....forse l'avvocato Taorminatlo?[:D]

Altro quesito di logica, il "paradosso dell'avvoca

PostPosted: 01 Jun 2007, 06:48
by Lennu
quote:


Protagora era tranquillo sull'esito della causa:
- se avesse vinto, il giudice avrebbe conrdannato Evatlo a pagare, ed egli avrebbe ottenuto i suoi soldi.
- se avesse perso, evatlo avrebbe vinto la sua prima causa, e perciò avrebbe dovuto pagare Protagora.

Anche Evatlo era tranquillo sull'esito della causa:
- se avesse vinto, nulla avrebbe dovuto a Protagora in forza della sentenza del giudice.
- se avesse perso, non avrebbe vinto la sua prima causa, e in base agli accordi nulla sarebbe stato dovuto a Protagora.

...e quindi?!? [:-I]



Evatlo in questa circostanza non è l'avvocato nel processo ma una delle parti in causa, quindi se vince la causa non la vince come avvocato....

quindi se protagora vince Evatlo deve cacciare i soldi

se Protagora perde invece fa come il dottor Randazzo, cioè s'attacca...

Altro quesito di logica, il "paradosso dell'avvoca

PostPosted: 01 Jun 2007, 06:50
by unifaun
Evatlo si difendeva da solo!
Se no era trooooppo facile [:D][:D][:D]

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PostPosted: 01 Jun 2007, 06:51
by unifaun
Taorminatlo aveva rimesso il mandato dopo essere stato da Bruno vespa [:-D]

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PostPosted: 01 Jun 2007, 07:15
by Lennu
Una domanda: ma Protagora deve assoldare un avvocato per la causa? E la parcella dell'avvocato è comunque dello stesso importo della somma che deve ricevere da Evatlo? E allora non gli conviene, perde tempo e basta.

Altro quesito di logica, il "paradosso dell'avvoca

PostPosted: 01 Jun 2007, 07:53
by unifaun
Si difendono entrambi da soli!

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PostPosted: 01 Jun 2007, 08:13
by Lennu
quote:
Originally posted by unifaun

Si difendono entrambi da soli!



Se Evatio vince e Protagora perde:

Secondo Evatio il giudice da' ragione a lui e quindi non deve pagare
Secondo Protagora Evatio deve pagare in quanto ha vito la sua prima causa. Protagora tuttavia è in errore. L'accordo è che Evatio doveva GUADAGNARE DENARO VINCENDO LA SUA PRIMA CAUSA. In questo caso Evatio non guadagna perché virtualmente si paga la parcella da solo

In ultima analisi in questo caso Evatio non paga

Se Evatio perde e protagora vince:

La cosa diventa incasinata quindi il giudice dovrebbe astenersi dal pronunciare tale sentenza.

Kemmedici?

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PostPosted: 01 Jun 2007, 08:48
by zio peter
essendo un paradosso,dal greco para=oltre e Doxa=opinione,è un qualcosa che sfida l'opinione comune...il quesito è questo:o evatlo si fece difendere dalla famosa avvocatessa Anna Doxa[:D]...oppure è un gran Para....c..lo![:D][:D]

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PostPosted: 01 Jun 2007, 09:20
by Lennu
quote:
Originally posted by zio peter

essendo un paradosso,dal greco para=oltre e Doxa=opinione,è un qualcosa che sfida l'opinione comune...il quesito è questo:o evatlo si fece difendere dalla famosa avvocatessa Anna Doxa[:D]...oppure è un gran Para....c..lo![:D][:D]



Evatlo può anche chedere via fax per un inchiesta doxa a Craxi se la Oxa in taxi è sexy

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PostPosted: 01 Jun 2007, 09:39
by zio peter
W la Oxa sexi sul taxi e abbasso Mexes!![:D]

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PostPosted: 02 Jun 2007, 09:59
by Zeppelin
Facciamo finta che Evatlo vince la causa:
1)il giudice non lo condanna a pagare, quindi Evatlo non paga;
2)Evatlo paga Protagora perchè il patto avvenuto fra i due lo costringe a sganciare i soldi;

Ora: Evatlo ha due possibilità...mantenere la promessa a Protagora o seguire quello che il giudice (quindi la legge) ha deciso in merito. Qui tutto dipende da Evatlo in quanto è lui che ha la possibilità di agire mente Protagora rimane passivo di fronte al corso degli eventi. Essendo Evatlo un uomo politico ha a che fare con lo Stato e di conseguenza con le leggi. Evatlo seguirà quindi la seconda opzione, seguirà quello che la legge ha deciso...non pagherà Protagora...

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PostPosted: 03 Jun 2007, 10:11
by Lennu
Oh, Unifaun, ci arrendiamo!! Dicci la soluzione di questo rompicapo.
Io una soluzione l'ho data, non so se è giusta. Altri ci hanno provato.

Comunque se fossi il giudice condannerei Evatlo per avere un nome indecente

Altro quesito di logica, il "paradosso dell'avvoca

PostPosted: 03 Jun 2007, 10:43
by Rael
quote:
Originally posted by Lennu


Comunque se fossi il giudice condannerei Evatlo per avere un nome indecente


Pelchè ? E' così calino.....
[:-D]
Comunque:
Il paradosso dell'avvocato (anche detto paradosso di Protagora) è un paradosso citato da Aulo Gellio e secondo la tradizione riferito ad elaborazioni della scuola stoica.
Dunque.....
secondo Protagora:
se Evatlo avesse vinto, avrebbe dovuto pagarlo in base all'accordo, perché avrebbe vinto la sua prima causa;
se Evatlo avesse perso, avrebbe dovuto pagarlo comunque per effetto della sentenza.
secondo Evatlo:
se Evatlo avesse vinto, non avrebbe dovuto pagare Protagora per effetto della sentenza;
se Evatlo avesse perso, non avrebbe dovuto pagare Protagora perché in base all'accordo non aveva vinto la sua prima causa.

Il paradosso è spesso citato a fini umoristici per segnalare la "gara di speciosità" sempre corrente fra le categorie forensi e quelle della politica.

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PostPosted: 03 Jun 2007, 17:26
by Zeppelin
No no...io non mi arrendo...[!:-!][!:-!]

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PostPosted: 04 Jun 2007, 12:31
by unifaun
Premetto che una soluzione non c'è, giacchè le intenzioni di chi ha "architettato" il paradosso sono di dimostrare che la categoria degli avvocati, come quella dei politici, è tutta dedita ai "sofismi" e perfino agli "illusionismi", e per amore di cassa si prodiga in artifici formali che portano distante dalla "sostanza", ossia i veri valori fondanti la repubblica e il vivere sociale (come ha fatto notare Rael, mi avvedo solo ora[8D]).

(Ma è solo un punto di vista)

Detto questo io mi sono lanciato in una soluzione "giuridica" (del tutto estranea a ciò che il paradosso vuole comunicare), che sottopongo a chi vorrà leggerla, scorrendo in basso la pagina (e delle cui conclusioni non sono ovviamente sicuro al 100%, ma mi sembrano verosimili...)
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L'accordo stretto tra Protagora e Evatlo ai giorni nostri si definirebbe contratto condizionale (art. 1353 c.c.), perchè l'esigibilità della prestazione da parte di Protagora (la somma dovuta dal suo allievo per le lezioni), sarebbe subordinata al verificarsi della condizione secondo cui Evatlo intraprenda o meno la carriera forense, e vinca la sua prima causa. Non è pertanto in discussione il "se" Evatlo debba dei soldi a Protagora, o il "quanto" denaro gli debba, bensì unicamente il "quando" glieli darà.

Tale condizione oggi si defiinrebbe "meramente potestativa", giacchè il suo verificarsi dipenderebbe unicamente dalla volontà di Evatlo. La situazione, infatti, gli consentirebbe di fa si che la condizione non si verifichi mai, per esempio scegliendo un'altra professione, il che lo lascierebbe pertanto libero da obblighi verso il suo maestro.

Ad evitare tale pericolo, il nostro codice civile (art. 1355 c.c.) sanziona con la nullità tale tipo di condizione, che si considera pertanto come non apposta, il che consentirebbe a Protagora di esigere immediatamente la prestazione dal suo allievo. Evatlo pertanto perderebbe la causa. Apparentemente, la sentenza non porrebbe la parola fine circa l'interpretazione dell'accordo, ma andrebbe a costituire un elemento del medesimo, perchè statuirebbe che la condizione non si è verificata (Evatlo non ha vinto). Riempirebbe cioè di significato (negativo) la domanda, contenuta nel contratto, "si è verificato l'avvenimento previsto dalle parti?". Avremmo cioè una sentenza che dice una cosa, e un contratto che dice il contrario proprio a seguito di quella sentenza.

Allorchè in forza della sentenza Protagora richieda la prestazione a Evatlo, egli tuttavia non potrebbe opporre l'eccezione relativa al mancato verificarsi della condizione "ho vinto la mia prima causa" contenuta nel contratto, proprio perchè tale condizione è nulla per i motivi già visti. La sentenza agirebbe cioè "a monte" del verificarsi della condizione, rendendola nulla, e Protagora avrebbe via libera al soddisfacimento del proprio credito, indipendentemente dal fatto se Evatlo abbia vinto o meno la sua prima causa... :)