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Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 09:34
by Duke59
Apro questo thread per spostare sotto un titolo più adatto alcune scambi di messaggi che si erano infilati come Off Topic all'interno della disussione sull'album CAS, dirottandola verso un soggetto non inerente.


Però al momento sono impegnatissimo con i miei esercizi di pianoforte del quale sto riprendendo lo studio (con i “simpatici” esercizi per principianti [:D] di Czerny, allievo di Beethoven e maestro di Lizst [8D] ) che mi stanno distruggendo dita e coordinamento psicomotorio tra mano destra e sinistra [:D] .

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 09:51
by Duke59
Duke59 wrote:Però al momento sono impegnatissimo con i miei esercizi di pianoforte del quale sto riprendendo lo studio (con i “simpatici” esercizi per principianti [:D] di Czerny, allievo di Beethoven e maestro di Lizst [8D] ) che mi stanno distruggendo dita e coordinamento psicomotorio tra mano destra e sinistra [:D] .


HIGHINFIDELITY:

Già sapevo che tecnicamente mi maciullavi, ora vedo che stai salendo a livelli spaziali... Mi vergogno di me stesso! [O:-)]

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 09:54
by Duke59
Duke59 wrote:Però al momento sono impegnatissimo con i miei esercizi di pianoforte del quale sto riprendendo lo studio (con i “simpatici” esercizi per principianti [:D] di Czerny, allievo di Beethoven e maestro di Lizst [8D] ) che mi stanno distruggendo dita e coordinamento psicomotorio tra mano destra e sinistra [:D] .


THOMAS EISELBERG

Eh la madonna (cit.) [:D]

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 09:56
by Duke59
Highinfidelity wrote:Già sapevo che tecnicamente mi maciullavi, ora vedo che stai salendo a livelli spaziali... Mi vergogno di me stesso! [O:-)]


No no non fraintendere, sono esercizi per principianti, roba come questa, suonata anche più lenta per non impappinarmi [:D]

https://youtu.be/5p9ypV5GYU8?si=63Mmo_DG9f7Hb4a1

PS: Czerny fu un grande compositore ma è passato alla storia più come didatta che come autore e infatti ha scritto centinaia di metodi per pianoforte in uso ancor oggi in tutto il mondo.

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 09:58
by Duke59
Thomas Eiselberg wrote:
Duke59 wrote:Però al momento sono impegnatissimo con i miei esercizi di pianoforte del quale sto riprendendo lo studio (con i “simpatici” esercizi per principianti [:D] di Czerny, allievo di Beethoven e maestro di Lizst [8D] ) che mi stanno distruggendo dita e coordinamento psicomotorio tra mano destra e sinistra [:D] .



Eh la madonna (cit.) [:D]


AORLANSKI ha scritto:

maestro di Lizst???

Eh la madonna (cit. x 2) [:D]

A proposito di pianoforte, ho trascorso il pomeriggio ascoltando tra gli altri Arthur Rubinstein alle prese con i notturni di Chopin integrali... ecco: saper suonare e dominare "il mostro" (come ho letto descritto il Grand Piano) come ho sentito da quella registrazione deve essere una cosa impagabile...

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 10:04
by Duke59
Suonare il pianoforte in modo accettabile (non dico “bene” ma “in modo accettabile”) è un traguardo difficile la cui complessità può essere compresa solo dedicandosi allo strumento per almeno un anno o due.

Se poi parliamo di vette stratosferiche come Arthur Rubinstein (o in altro ambito un Chick Corea) credo che quelli siano traguardi preclusi al 99,9% degli esseri umani.


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Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 13:57
by highinfidelity
Fai bene a studiare musica ora che hai più tempo per farlo. Mi lascia un po' perplesso il ripescare lo Czerny, anche se certamente l'idea ha di per sé un suo indiscutibile fascino: io prediligerei qualcosa di più moderno. Come volevo fare, in sostanza, da ragazzo: non il conservatorio, il cui nome già dice tutto (ma veramente, se mi fosse stato proposto seriamente di farlo, avrei fatto anche quello), ma una bella scuola di Jazz, come quella che all'epoca a Torino si trovava in via Pomba e che forse avrai sentito nominare. Adesso sarei esattamente uguale a me stesso, non avrei avuto né successo né nulla, però sarei molto più felice. Ma naturalmente mi è stato negato.

Per tutto il resto della vita ho quindi cercato d'imparare da solo, basandomi su null'altro che la predisposizione innata. Attorno ai 25 anni credo di aver raggiunto il picco, con risultati che almeno a livello locale mi avevano reso un musicista ricercato e, in qualche occasione, persino riconosciuto per strada. Dopodiché ho abbandonato tutto per arruolarmi prima e per chiudere con l'università poi.

Ho dei buchi teorici pazzeschi: non sono assolutamente in grado di ragionare per chiavi, e anche quando ero al massimo sostanzialmente imparavo tutto a memoria, affrontando ogni nota come se dopo di essa potesse venire una qualsiasi delle 11 altre, senza alcuna logica. È poi ben nota la mia idiosincrasia verso il pentagramma, che ritengo lo strumento più cretino possibile e concepibile per annotare i suoni, fatto che certamente non mi aiuta dal lato della teoria.

Ho un po' ripreso a suonare per conto mio subito prima della pandemia, dopo essermi reso conto che in casa avevo un armadio pieno di strumenti, in larga parte di bassissima qualità, che non toccavo mai. Ho stabilito che, se dovevo sacrificare tutto quello spazio, doveva essere per strumenti per i quali valesse la pena. Si ha un bel dire che se hai voglia di suonare basta un secchio e un manico di scopa (alla Gigi Proietti): la verità è che se hai degli strumenti veramente belli, sei sempre lì che vuoi prenderli in mano.

Per inciso, dopo i tuoi discorsi sulla rimpianta Roland D-50, mi sono deciso e ho acquistato la Roland Boutique D-05. Ne dobbiamo poi parlare di fronte a birra e patatine. [;)]

Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 22:13
by Duke59
highinfidelity wrote:Fai bene a studiare musica ora che hai più tempo per farlo. Mi lascia un po' perplesso il ripescare lo Czerny, anche se certamente l'idea ha di per sé un suo indiscutibile fascino: io prediligerei qualcosa di più moderno. Come volevo fare, in sostanza, da ragazzo: non il conservatorio, il cui nome già dice tutto (ma veramente, se mi fosse stato proposto seriamente di farlo, avrei fatto anche quello), ma una bella scuola di Jazz, come quella che all'epoca a Torino si trovava in via Pomba e che forse avrai sentito nominare. Adesso sarei esattamente uguale a me stesso, non avrei avuto né successo né nulla, però sarei molto più felice. Ma naturalmente mi è stato negato.


Diciamo che il mio progetto sarebbe quello di studiare classica per almeno 2/3 anni per rimettermi un po' in forma e poi integrare con qualche incursione nel Jazz.

Devo dire che del Jazz mi piacciono solo alcuni aspetti nel senso che, frequentando da alcuni anni concertini Jazz in cui suonano anche musicisti prestigiosi, ho notato che anche il Jazz ha una sua forma piuttosto ripetitiva e schematica. Certo che ci sono le improvvisazioni dove i musicisti bravi escono e rientrano nella tonalità inanellando frasi cromatiche a velocità supersonica, ma a volte gli sbrodolamenti eccessivamente prolissi che girano in tondo stancano.

Inoltre alla lunga lo schemino

tema - improvvisa il piano - applauso - improvvisa il sax - applauso - improvvisa il basso - applauso - improvvisa la batteria - applauso - ripetizione tema e finale

risulta talmente prevedibile che a volte sembra che il pubblico applauda in automatico, come se fosse un rituale.

Anche alcuni modi di utilizzare la complicate armonie Jazz non è che mi facciano impazzire. Il jazzista è un “matematico” che si diverte a sostituire gli accordi secondo alcune regole ben precise (ma moolto complicate).

Questo video di mezz'oretta spiega come ragiona un jazzista quando riarmonizza un brano. E' interessantissimo ma questa ossessione nel cambiare le armonizzazioni al fine di renderle forzosamente complesse mi sembra che a volte porti fuori dall'idea originale senza però costruirne una altrettanto valida.

https://youtu.be/bLO9hlIRrYI?si=Z5GkgA2vyfV_9U2y

E' un soggetto affascinante ma molto complesso, che un domani forse tenterò di approcciare, ma la mia predilezione sarebbe più per il jazz-rock che per il jazz puro che paradossalmente a volte trovo un po' troppo “imbalsamato” (sebbene pieno di iperfinezze tecniche a volte non percepibili al primo ascolto).

highinfidelity wrote:
Per tutto il resto della vita ho quindi cercato d'imparare da solo, basandomi su null'altro che la predisposizione innata. Attorno ai 25 anni credo di aver raggiunto il picco, con risultati che almeno a livello locale mi avevano reso un musicista ricercato e, in qualche occasione, persino riconosciuto per strada. Dopodiché ho abbandonato tutto per arruolarmi prima e per chiudere con l'università poi.


Eh, ahimè, la vita è piena di tornanti non segnalati.

Anche io alla fine ho fatto da me, con risultati altalenanti e certamente non ho mai raggiunto alti livelli. Il massimo della forma lo raggiunsi nel 1990 ma poi iniziai lentamente a mollare per via di altri impegni. Però me la cavavo e qualche improvvisazione di synth anche velocina riuscivo a farla, ma sono state cose sporadiche.

highinfidelity wrote:
Ho dei buchi teorici pazzeschi: non sono assolutamente in grado di ragionare per chiavi, e anche quando ero al massimo sostanzialmente imparavo tutto a memoria, affrontando ogni nota come se dopo di essa potesse venire una qualsiasi delle 11 altre, senza alcuna logica. È poi ben nota la mia idiosincrasia verso il pentagramma, che ritengo lo strumento più cretino possibile e concepibile per annotare i suoni, fatto che certamente non mi aiuta dal lato della teoria.


Io da qualche mese ho ripreso ad esercitarmi nella lettura dei pentagrammi in chiave di violino e di basso e, sebbene a volte debba letteralmente decifrare quallo che c'è scritto quasi fossi un archeologo [:D] , pian piano la cosa mi sta diventanto più facile.

highinfidelity wrote:
Ho un po' ripreso a suonare per conto mio subito prima della pandemia, dopo essermi reso conto che in casa avevo un armadio pieno di strumenti, in larga parte di bassissima qualità, che non toccavo mai. Ho stabilito che, se dovevo sacrificare tutto quello spazio, doveva essere per strumenti per i quali valesse la pena. Si ha un bel dire che se hai voglia di suonare basta un secchio e un manico di scopa (alla Gigi Proietti): la verità è che se hai degli strumenti veramente belli, sei sempre lì che vuoi prenderli in mano.

Per inciso, dopo i tuoi discorsi sulla rimpianta Roland D-50, mi sono deciso e ho acquistato la Roland Boutique D-05. Ne dobbiamo poi parlare di fronte a birra e patatine. [;)]


Se trovo una registrazione ascoltabile di qualche nostro pezzo in cui l'ho usato nel 1990-1991 provo a caricarla su Yutube. Però visto che registravamo in sala prove mettendo un microfono al centro della stanza e poi via senza controllare nulla (con batteria e chitarra che tendevano a coprire il resto) dubito che la qualità possa essere accettabile. [:(]


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Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 15 Apr 2026, 22:38
by Duke59
highinfidelity wrote:Per inciso, dopo i tuoi discorsi sulla rimpianta Roland D-50, mi sono deciso e ho acquistato la Roland Boutique D-05. Ne dobbiamo poi parlare di fronte a birra e patatine. [;)]


Sta venendo anche a me la voglia di procurarmente una.

Ci medito.

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Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 16 Apr 2026, 12:37
by highinfidelity
Duke59 wrote:Devo dire che del Jazz mi piacciono solo alcuni aspetti nel senso che, frequentando da alcuni anni concertini Jazz in cui suonano anche musicisti prestigiosi, ho notato che anche il Jazz ha una sua forma piuttosto ripetitiva e schematica. Certo che ci sono le improvvisazioni dove i musicisti bravi escono e rientrano nella tonalità inanellando frasi cromatiche a velocità supersonica, ma a volte gli sbrodolamenti eccessivamente prolissi che girano in tondo stancano.

Inoltre alla lunga lo schemino

tema - improvvisa il piano - applauso - improvvisa il sax - applauso - improvvisa il basso - applauso - improvvisa la batteria - applauso - ripetizione tema e finale

risulta talmente prevedibile che a volte sembra che il pubblico applauda in automatico, come se fosse un rituale.

In generale questa cosa è abbastanza vera, anche se non sempre: alcuni brani sono veramente fuori dagli schemi e, talvolta, spettacolari. Come sai a Torino c'è (o forse c'era... attualmente c'è un periodo di sospensione a causa di questioni legali anche piuttosto gravi) un bel giro di clubbini jazz, e anche un importante festival (che tra parentesi dovrebbe svolgersi a breve). Certamente il jazz è troppo vasto per anche solo pensare di rifarmici una cultura e acquistare centinaia di dischi come ho fatto col rock progressivo, ma ogni volta che posso seguo questi eventi, e un'idea me la sono fatta. In fondo per la tipologia dei posti in cui si suona, molta gente e lì per essere intrattenuta mentre mangia e beve, per cui uno spettacolo per molti versi schematico e ripetitivo se lo attende, lo percepisce come familiare e non richiedente eccessiva attenzione. Anch'io mi diverto: in un certo senso completa la scala d'austerità che parte dalla musica sinfonica (in cui non si applaude mai se non alla fine) passa attraverso la lirica (in cui si applaude a fine di ogni atto, e in casi di prestazioni eccezionali anche alla fine delle singole arie) per giungere al jazz, in cui si applaude ad ogni minima sciocchezzuola. [:D]

Duke59 wrote:
highinfidelity wrote:Per inciso, dopo i tuoi discorsi sulla rimpianta Roland D-50, mi sono deciso e ho acquistato la Roland Boutique D-05. Ne dobbiamo poi parlare di fronte a birra e patatine. [;)]


Sta venendo anche a me la voglia di procurarmente una.

Ci medito..

Se posso dirti: il mio consiglio è di riprenderti una D-50, considerato che la rimpiangi molto. La D-05 è veramente una figatina (e tra parentesi, ma poi ne parliamo magari meglio in un thread a parte, per un dettaglio tecnico su cui non mi dilungo, per la prima volta ho l'impressione che non sia basata su un engine sonoro ma che contenga veramente i circuiti integrati della D-50) però per qualche ragione che non so - produzione scarsa rispetto alla domanda, poca pubblicità col risultato che molti interessati non sapevano della sua esistenza, o altro - ha raggiunto prezzi esorbitanti, di molto superiori al nuovo e privi di senso. Io ho spuntato un prezzo decente contrattando un po' con un signore di Genova che credo fosse anche interessato a venderla a una persona decente, non solo "a venderla" e basta. Con pochissimo di più ti riprendi la tua D-50 tutta intera, tastiera e tut cos. Capisco fin troppo bene la questione di spazio limitato, ma visto quanto la rimpiangi secondo me lo spazio glielo trovi. [;)]

Re: Studiare il pianoforte - Roland D50

PostPosted: 21 Apr 2026, 23:01
by Duke59
Ho recuperato infine una testimonianza storica e molto “vintage” di quando usavo il Roland D50 nel gruppo in cui suonavo.

Non ricordo i dettagli di come ci registrammo in quell'occasione ...

EDIT: SCUSATE MA ESSENDO PASSATI 37 ANNI QUALCHE RICORDO SBALLATO CI PUO' STARE.

Ho contattato Gabriele, il chitarrista di allora, e sembra, se non ricorda male anche lui, che questa versione in realtà sia un copia lofi di una registrazione stereo su un otto tracce. [:0] Sapevo della registrazione sull'otto tracce ovviamente ma a causa di disaccordi alla fine non pagammo il titolare dello studio che ovviamente si tenne il nastro. Diverso tempo dopo il mio abbandono Gabriele era comunque riuscito a recuperare una copia di quelle registrazioni semiprofessionali. E io questo non lo sapevo. Questa quindi dovrebbe essere una copia lofi di quelle registrazioni che poi io ho erroneamente trasferito su una traccia mono, peggiorandone ulteriormente la qualità. Se riesco a recuperare l'originale di miglior qualità sostituisco questa lofi con l'altra.

Ho quindi preso questa registrazione del 1989, che il mio amico Gabriele aveva digitalizzato dal nastro qualche anno fa, e ho separato la voce dagli strumenti usando Spectralayer (un programma allegato a Cubase). Ho poi aggiustato il bilanciamento tra voce e strumenti aggiungendo un tocco di riverbero sulla voce. Infine ho usato un filo di equalizzazione e di compressione sull'uscita generale.

Visto che mi ero messo al lavoro e che per caricare su youtube serviva comunque creare un audiovideo ho messo i sottotitoli del testo - molto strano, scritto dal cantante Dino, che parla di un manager che finisce depresso e sconfitto per colpa di un computer di cui s'innamora.

Erano decenni che non ascoltavo con attenzione questo brano (che è diviso in tre parti molto diverse tra loro) e, al di là del giudizio sulla composizione che è ovviamente una cosa personale e che va contestualizzata a fine anni '80, due cose mi hanno colpito parecchio:

1 - il lavoro del basso che, in particolare nella terza è ultima parte del brano più dinamica- è MOSTRUOSO.
Purtroppo con quel bassista ho suonato solo per poco più di un anno. Ricordo che era più vecchio di noi, si chiamava Franco e lavorava come operaio in ferrovia facendo spesso i turni di notte. Suonava in un altro gruppo che faceva Fusion e questo si sente tantissimo. La sua parte di basso è fantastica. Chissà se alla fine sarà poi riuscito a suonare con gente al suo livello.

2 - i suoni del D50 sono pazzeschi, anche se nella registrazione purtroppo sono un po' annegati nel tutto però i timbri che tirava fuori quella tastiera (ad esempio i brass che ricordano quelli usati da Banks nelle sue colonne sonore e nei BanksStament) erano bellissimi (al di là che possa piacere o meno l'arrangiamento).

E parlando di D-50 segnalo che a 1:42 - che è il primo dei tre ritornelli della parte 1 - lo usavo con la tastiera splittata con alla parte sx accordi tipo polysynth mentre nella parte dx della tastiera era mappato un timbro solista

A 3:43 si switcha sugli archi

Nella sezione 2, quella acustica, invece ho usato il bellissimo flauto del D-50. Meraviglioso.

Nella sezione 3 parte la galoppata di basso a 5:30 e poi dopo una breve parte di piano a 5:47 entra uno dei classici timbri del D50 che ripete un paio di volte una frasetta fatta di bicordi leggermente dissonanti.

Da lì in avanti gran galoppata ritmica di batteria-basso-chitarra-pianoforte su cui - a mio parere -la voce si esprime in modo notevole

A 6:30 arrivano i primi stacchi dei Brass del D-50

A 7:30 entra uno dei timbri di synth per un mio raro assolo che poi lascia nuovamente lo spazio ai brass del finale molto marcato e (nelle intenzioni) drammatico ma pure ironico.

Link sostituito con la versione STEREO di qualità migliore

https://youtu.be/6Z7uXBnS4pE


Sono andato a vedermi qualche video sul D50 e mi sono ricordato di quanto fosse anche bellissimo esteticamente e robusto.

Mi piacerebbe riaverne uno ma devo valutare attentamente le finanze.

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Re: Studiare il pianoforte

PostPosted: 24 Apr 2026, 13:56
by Duke59
Link sostituito con la versione STEREO di qualità migliore

https://youtu.be/6Z7uXBnS4pE


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