Dream Theater - Milano - Unipol Forum 25 Ott 2024
La sera di Venerdì scorso (25 ottobre), insieme ad alcuni amici, ho assistito al concerto dei Dream Theater tenutosi presso l'Unipol Forum di Milano (più comunemente conosciuto come Forum di Assago).
Dopo l'apertura del tour, avvenuta il 20 Ottobre a Londra, il concerto di Milano era il quarto di questa particolarissima serie di show - per ora circa 80 date tra Europa e USA, cui potrebbero aggiungersene altre in futuro - che vede il ritorno di Mike Portnoy- membro fondatore, autore, batterista, seconda voce - nel gruppo, dopo il suo abbandono avvenuto nel 2010.
Prima di entrare nella cronaca della serata vorrei partire da alcune riflessioni più generali su un paio di temi.
LA VOCE DI JAMES LABRIE.
Il buon James Labrie - voce solista del gruppo - viene frequentemente criticato da buona parte dei fans per via dei ricorrenti problemi con la voce durante i concerti. Note raggiunte a fatica o a volte decisamente "svirgolate", linee melodiche modificate per schivare acuti ormai per lui irraggiungibili (ha compiuto da poco 61 anni) o vere e proprie frasi enunciate fuori tonalità sono ormai cose che si verificano con una certa frequenza durante i concerti.
Il problema ha origine da un brutto episodio avvenuto nel Dicembre 1994 quando, a causa di un'intossicazione alimentare, LaBrie ebbe una grave emorragia localizzata nelle corde vocali.
Il consiglio dei medici fu quello di far riposare la voce e di non sforzarla, ma il gruppo aveva già programmato 67 concerti in giro per il mondo a partire dal Gennaio 1995 e Labrie dovette giocoforza salire sul palco nonostante la sua delicata condizione.
Da allora il cantante non si è mai più ripreso al 100% e il passare degli anni non lo ha ovviamente aiutato.
Come se ciò non bastasse abbiamo il fatto che il gruppo NON abbassa di tonalità i brani durante i live. Non avendo l'orecchio assoluto ho confrontato le registrazioni del concerto di Milano con gli originali degli album, e confermo che i brani più vecchi vengono eseguiti nella tonalità originale degli anni '90, rendendo così la vita più complicata al cantante.
Perchè? Mistero. Eppure basterebbe trasporre le note delle tastiere un tono sotto (basta spostare di due tacche un cursore) e usare basso e chitarre accordati un tono sotto, però che a me risulti non lo hanno mai fatto.
Labrie è quindi costretto ad aggiustare le linee melodiche delle canzoni più vecchie evitando le note troppo alte, però, forse anche per motivi di orgoglio personale, ogni tanto prova ancora ad avventurarsi su acuti difficilissimi con risultati altalenanti (a volte ci azzecca, a volte no).
I problemi di Labrie nei live sono cosa ormai famigliare per i fans che tendono a dividersi in due fazioni: da una parte chi vorrebbe addirittura la sua cacciata dal gruppo, dall'altra chi lo difende a spada tratta per motivi affettivi.
Occorre però ricordare che nelle registrazioni in studio - dove Labrie ha la possibilità di dosare lo stress e dove i brani nuovi vengono scritti tenendo conto delle sue attuali possibilità esecutive - la sua voce suona veramente ottima.
Una prova della persistenza del problema alle corde vocali è data dal fatto che frequentamente, anche tra una strofa e l'altra dello stesso brano, Labrie corre a bere da un thermos che tiene sempre a disposizione e che - ha spiegato in un'intervista - contiene acqua tiepida e miele. Questo al fine di alleviare l'irritazione alle corde vocali durante l'esibizione.
Nonostante queste premesse la prestazione di Labrie a Milano è stata migliore di quanto mi aspettassi. Ha preso si qualche occasionale svirgola, ma inaspettatamente è riuscito anche a prendere e mantenere acuti che pensavo fossero ormai fuori dalla sua portata. Tra l'altro ad un certo punto ha fatto segno di avere problemi con l'auricolare, cosa per la quale ha protestato con il tecnico che gestiva il monitoring, ed è possibile che alcuni errori siano stati causati dal fatto che sentiva poco la propria voce.
Comunque sia, la sua voce - meravigliosa in studio, altalenante nei live - è ormai parte integrante del sound dei Dream Theater.
IL DILEMMA PORTNOY/MANGINI
Sebbene la maggioranza dei fans abbia salutato con affetto e manifestazioni di gioia il ritorno di Mike Portnoy nella band ho scoperto che esiste una parte di pubblico (quella più attenta ai dettagli tecnici) che apprezzava moltissimo i virtuosismi tecnici al laser del buon Mike Mangini e che si è mostrata contrariata da quello che sarebbe "un decadimento del livello tecnico complessivo della band" (!).
E' oggettivo che Mangini in fatto di tecnica pura sia di molto superiore a Portnoy, però ciò non significa - a mio parere - che fosse il batterista più adatto per il gruppo.
Basta ad esempio vedere la differenza di interpretazinoe dei due batteristi del finale di "Finally free" con le variazioni di batteria ormai divenute iconiche. Le variazioni di Portnoy sono forse più "semplici" (si fa per dire, eh) ma più calde mentre i poliritmi ipertecnici e precisissimi che ci infila Mangini sono tecnicamente folli ma ... forse più freddi. Ciò detto Mike Mangini è e resta un batterista stellare, in fatto di tecnica uno dei migliori al mondo.
Potete giudicare voi stessi, qui ci sono le due versioni a confronto
https://youtu.be/JC4EZEytgXY?si=REC7GuiDFYZNP5y7
Altro punto fonte di diatribe è "Riuscirà Portnoy a suonare in concerto i brani composti nell'era Mangini, dato che essi contengono parti di batteria al limite dell'impossibile?"- Al momento non lo sappiamo perchè nel'attuale tour Portnoy suona solo due brani del suo ex sostituto: "Barstool warrior" e "This is the life", ovvero due brani dalla parte ritmica relativamente semplice.
Vedremo in futuro cosa deciderà di fare il gruppo: taglieranno dalle scalette dei tour tutti i brani più complessi suonati da Mangini (cito ad esempio "The enemy inside", "The Alien" - vincitore di un grammy - "Pale blue dot" oppure "Fall into the light") oppure Portnoy riadatterà la parte di batteria di quei pezzi suonandoli con il suo stile?
Giudicate voi guardando questo filmato di Mangini che esegue "The enemy inside" e capirete la complessità esecutiva di questo batterista "alieno" (ambidestro al 100%).
https://youtu.be/aDTYWwqchhQ?si=hlTfxB80fEak1vx6
e confrontate il suo stile con quello di Portnoy su "The Count of Tuscany"
https://youtu.be/HCp72HgoMMI?si=pQr52w18x7b7tdLm
tanto l'uno (Mangini) è incredibilmente tecnico, preciso come un laser e complesso, tanto l'altro (Portnoy) è "caldo", meno matematico, più accessibile anche a chi non sia uno studioso di suddivisioni ritmiche.
Da non batterista li trovo comunque entrambi impressionanti e spettacolari.
E' innegabile che con Mangini il gruppo a livello puramente tecnico aveva fatto un passo in avanti da cui ora dovrà giocoforza recedere almeno parzialmente. Anche umanamente Mangini sembrerebbe un tipo più easy rispetto all'occasionalmente bizzoso Portnoy.
Però, senza nulla togliere a Mangini, trovo che Portnoy sia la scelta più adatta, dato che infonde un elemento "umano" in una musica che - pur fortemente melodica - a tratti rischia di sconfinare nella pura tecnica. Inoltre Portnoy è membro fondatore della band, canta e ha giocato un ruolo fondamentale sia nella composizione di testi e musiche sia nelle passate scelte del gruppo.
Tutte cose che hanno un peso notevole.
Nel frattempo, messi da parte i Dream Theater (o messo da parte dai Dream Theater?), Mike Mangini ha pubblicato un album con un suo gruppo e si dedica proficuamente all'insegnamento. In ogni caso il fatto di aver militato per 14 anni in un gruppo così prestigioso sarà per lui una carta importante da spendere e gli auguriamo un futuro professionale di grande successo.
LO SHOW DI MILANO
L'inizio del concerto è fissato per le ore 20:00, dato che si tratta di uno show lungo ("An evening with Dream Theater") della durata di circa tre ore. In realtà già alle 19:55 le luci del Forum si spengono e partono gli effetti sonori di "Metropolis pt 1". Allo stacco delle possenti tre note iniziali del pezzo il gigantesco "sipario" che nascondeva la band al pubblico cade e il Forum strapieno esplode in un boato con Portnoy che saluta da dietro la batteria.
L'esecuzione strumentale è perfetta, ma su questo pezzo dal cantato difficile la voce di Labrie arranca e spesso svirgola. Il cantante spesso modifica la melodia in modo da evitare le note impossibili ma altre volte ci si butta a capofitto senza però riuscire a raggiungerle. Peccato ma su questo primo pezzo Labrie non raggiunge la sufficienza. La domanda che mi faccio è: perchè sapendo dei limiti del loro cantante non hanno aperto con una canzone meno faticosa per le corde vocali? Capisco che "Metropolis pt. 1" sia un brano iconico, un biglietto da visita che hanno reputato necessario esibire, però di brani iconici adatti all'apertura e meno pesanti per la voce ne avrebbero; tanto per citare due brani che secondo me sarebbero fantastici opener penso a "The root of all evil" (che apriva il tour di Octavarium se non erro) o "In the presence of enemies pt 1".
Comunque la prima nota positiva del rientro di Portnoy è la ricomparsa delle sue seconde voci e dei cori (cui occasionalmente si aggiunge anche Petrucci).
Dopo "Metropolis pt 1" arrivano due pezzi dal classicissimo "Scenes from a memory": "Overture 1928" e "Strange deja vu" il primo è un ottimo brano strumentale che riassume sapientemente le principali melodie che caratterizzano le canzoni dell'album, mentre il secondo apre la narrazione della storia di Nicholas e del riemergere del ricordo sfocato di un omicidio durante una seduta di ipnoterapia. La chitarra di Petrucci è devastante, corposa e insieme al basso di Myung genera un impatto sonoro formidabile. Il pubblico, che conosce i testi a memoria, canta insieme a Labrie lo strano Deja vu di Nicholas
Subconscious strange sensation
Unconscious relaxation
What a pleasant nightmare
And I can't wait to get there again
anche qui la seconda voce di Portnoy sul ritornello abbellisce di molto il pezzo
I just can't help myself
I'm feeling like I'm going out of my head
Tears my soul into two
I'm not the one I thought I've always knew
Ci era mancata.
Subito dopo parte "The mirror" con la ritmica pesantissima della 7 corde di Petrucci e il pubblico che canta la melodia suonata dalle tastiere come si fosse allo stadio . Mai vista una partecipazione simile ad un concerto dei DT, probabilmente il rientro di Portnoy ha richiamato anche i fans della prima era, quelli che "da quando se n'è andato Portnoy non ascolto più i DT" (vi ricorda forse qualcosa di simile relativo ai Genesis?). Brano pazzesco su cui Labrie se la cava un po' meglio, ma sempre con alcune svirgolate quando il cantato punta verso l'alto. "The mirror" mescola alla perfezione metal pesante al progressive; nel finale viene inserito il solo di Petrucci tratto dal brano "Lie" presente sullo stesso album (Awake).
Il riff virtuosistico di Myung al basso ci introduce a "Panick attack", un brano durissimo con un riff di chitarra bestiale di Petrucci e Labrie che canta tutto le strofe accompagnato dalla voce di Portnoy, bellissimo lo stop con i cori tipo mellotron dall'effetto altamente drammatico. Qui anche Petrucci contribuisce alle armonie vocali nel ritornello.
Bellissimo pezzo dal forte impatto.
E' il momento del primo dei due brani dell'era Mangini "Barstool warrior" la storia di un uomo vinto dalla vita che si è dato al bere e che non riesce a far altro che imprecare contro la sfortuna "Just a prisoner of the monster on his back". Il pezzo si apre con un bel fraseggio dispari (mi pare un 7/8) per poi aprirsi su una melodia larga e un po' triste in tempo ternario. Il brano non presenta particolari virtuosismi di batteria ma più che altro piccole raffinatezze. Qui l'interpretaznoe di Portnoy è assai diversa da quella di Mangini e qualcuno ha già fatto un video comparandole. Io mi sento di dire che le trovo entrambe piacevoli, quella di Mangini è più tecnica ma in questo caso non la trovo "fredda". Molto bella la seconda parte del pezzo con il breve, malinconico assolo di Petrucci.
Per chi volesse vedere il video di Portnoy vs Mangini (due minuti) relativo a questa canzone è questo
https://youtu.be/hXnC8DSu26k?si=grXwZsMHKNj56Ncg
Indubbiamente Mangini la suona in modo tecnicamente più complesso e con maggiori sottigliezze tecniche, ma lo stile più semplice e "in your face" di Portnoy in un contesto live potrebbe risultare più efficace. A voi la scelta.
Arriva poi il primo brano lento della scaletta: "Hollow years". Il pezzo è introdotto da una lunga parte di chitarra sognante su un tappeto di archi. Il brano del 1997, molto melodico e con ritornello acchiappante, potenzialmente radiofonico, non mi sembra abbia mai avuto il successo che poteva meritare. Misteri. Finale con assolo virtuosistico di piano del buon Jordan Rudess.
E' il momento di "Constant motion" brano durissimo con un riff dispari assai intrecciato con strofe cantate in stile James Hetfield dei Metallica con alternanza di voce Labrie/Portnoy nel ritornello. Nella parte strumentale Petrucci e Rudess si scambiano assoli alla velocità della luce per poi tornare al chorus.
Segue "As I am", ormai uno dei classici del gruppo e forse uno dei brani più ispirati ai Metallica della loro produzione (dopo un breve inizio lento che pare invece ispirato ai Black Sabbath). Preziosa la voce di Portnoy che armonizza in alcune parti chiave del pezzo. Finito il pezzo termina anche il primo tempo dello show e Labrie ci dà appuntamento da lì 15-20 minuti.
Il secondo set parte con il singolo "Night terror" già uscito e anticipazione del nuovo album "Parasomnia" in uscita a Febbraio 2025.
Potrei definire Night terror come un brano "sicuro" per i Dream Theater, in quanto ricalca una serie di stilemi familiari al loro pubblico. Il brano è gradevole e tra l'altro anche il sonoro dell'amplificazione sembra migliorato rispetto alla prima parte con un Labrie meno "svarionato". Forse gli hanno sostituito gli ears monitor e riesce a sentirsi meglio?
Divertente il solo di Petrucci che dopo scale ed arpeggi fulminanti ad un certo punto apre in modo lirico con note lunghe.
il brano successivo è il brano lento "This is the life". Anche questo è un brano dell'era Mangini, ma qui la batteria non è il fulcro della composizione, per cui la comparazione Portnoy/Mangini non avrebbe senso. Brano intenso con dei begli arpeggi di chitarra. Sull'assolo a metà brano Petrucci - forse distratto dalla sua lunga barba - commette qualche lieve imperfezione (ah ma allora suona davvero dal vivo, è così perfetto che a volte ti viene il dubbio che sia una registrazione) e anche Labrie canta una parte in modo sensibilmente calante.
Si passa all'energetica "Under a glass moon" dove il cantato picchia su note altissime che fortunatamente Labrie evita di tentare, in ogni caso la sua voce entra ed esce dalla tonalità. Credo che questo sia uno dei brano dei DT più impegnativi per la voce ma anche qui lo hanno eseguito in tonalità originale, senza abbassarlo nemmeno di un microtono.
Comunque a parte la voce in costante difficoltà (ma per fortuna senza stonature raccapriccianti) il brano si sviluppa in tutta la sua magnificienza. Non va dimenticato che questo brano stava su "Images and word" ovvero l'album che nel 1992 segnò la nascita di un nuovo genere musicale: Il progressive-metal.
Altro intermezzo soft con il brano "Vacant". Una canzone che descrive il fatto di assistere una persona cara finita in stato di incoscienza, esperienza che toccò alla figlia di Labrie all'età di sette anni. Assente, appunto. Nell'originale ci sono solo piano, chitarra acustica, basso e un violoncello, che qui è stato sostituito dalle note basse della chitarra di Petrucci molto effettata.
Speravo di godermi questa piccola chicca ma essendo ad un concerto è usuale che ci siano persone, tipo quelle che erano dietro di me, che nei momenti più tranquilli ne approfittano per scambiarsi con tono infervorato le loro impressioni. Ho aspettato una trentina di secondi per vedere se si zittivano ma visto che ciò non succedeva mi sono girato e ho fatto loro segno con la mano di abbassare il volume e fortunatamente si sono ammutoliti. Nel frattempo il brano essendo corto, era già arrivato praticamente a metà.
E' poi il momento di "Stream of consciousness" uno strumentale assai incisivo che parte in dispari ma poi ad un certo punto svolta verso uno strano incrocio latin-metal. Non è tra i miei brani preferiti dei DT perchè lo trovo un po' ripetitivo
e poco cinematico, ma il riff iniziale (che è anche il finale) è fantastico.
Poi senza pause parte subito "Octavarium".
Su "Octavarium" potrei scrivere un trattato per cui mi limiterò a dire che - secondo me - è la quasi "Supper's ready/Close to the edge" dei Dream Theater, superata forse solo da "A change of Seasons" .
La suite è divisa in 5 parti
I - Someone like him
II - Medicate (awakening)
III - Full circle
IV - Intervals
V - Razor's edge
Inutile dire che, a parte l'occasionale tendenza di Labrie ad arrivare un filo calante sulle note più acute , è stata eseguita alla perfezione ed stato per me uno dei momenti migliori della serata. E sulla parte gridata in cui la voce ripete "Trapped inside this Octavarium" seguita da un urlo LaBrie è stato perfetto.
Sull'acuto finale lunghissimo della chitarra di Petrucci (che a onor del vero prende una minuscola scivolata sulla penultima nota, tanto a Milano quanto a Roma) si chiude Octavarium e con lui anche il secondo set finisce.
Qui gli ultimi due minuti di Octavarium (Razor's edge) ripresi dal concerto di Sabato 26 a Roma che mostrano il coinvolgimento del pubblico che canta la melodia conclusiva suonata da Rudess prima del solo finale di Petrucci. Il video è mosso ma l'audio è ottimo.
Il coinvolgimento del pubblico è stato parimenti notevole anche a Milano.
https://youtu.be/cPOEKEImqaQ?si=SvsuhocbJPyrsSEs&t=1175
(continua)
Dopo l'apertura del tour, avvenuta il 20 Ottobre a Londra, il concerto di Milano era il quarto di questa particolarissima serie di show - per ora circa 80 date tra Europa e USA, cui potrebbero aggiungersene altre in futuro - che vede il ritorno di Mike Portnoy- membro fondatore, autore, batterista, seconda voce - nel gruppo, dopo il suo abbandono avvenuto nel 2010.
Prima di entrare nella cronaca della serata vorrei partire da alcune riflessioni più generali su un paio di temi.
LA VOCE DI JAMES LABRIE.
Il buon James Labrie - voce solista del gruppo - viene frequentemente criticato da buona parte dei fans per via dei ricorrenti problemi con la voce durante i concerti. Note raggiunte a fatica o a volte decisamente "svirgolate", linee melodiche modificate per schivare acuti ormai per lui irraggiungibili (ha compiuto da poco 61 anni) o vere e proprie frasi enunciate fuori tonalità sono ormai cose che si verificano con una certa frequenza durante i concerti.
Il problema ha origine da un brutto episodio avvenuto nel Dicembre 1994 quando, a causa di un'intossicazione alimentare, LaBrie ebbe una grave emorragia localizzata nelle corde vocali.
Il consiglio dei medici fu quello di far riposare la voce e di non sforzarla, ma il gruppo aveva già programmato 67 concerti in giro per il mondo a partire dal Gennaio 1995 e Labrie dovette giocoforza salire sul palco nonostante la sua delicata condizione.
Da allora il cantante non si è mai più ripreso al 100% e il passare degli anni non lo ha ovviamente aiutato.
Come se ciò non bastasse abbiamo il fatto che il gruppo NON abbassa di tonalità i brani durante i live. Non avendo l'orecchio assoluto ho confrontato le registrazioni del concerto di Milano con gli originali degli album, e confermo che i brani più vecchi vengono eseguiti nella tonalità originale degli anni '90, rendendo così la vita più complicata al cantante.
Perchè? Mistero. Eppure basterebbe trasporre le note delle tastiere un tono sotto (basta spostare di due tacche un cursore) e usare basso e chitarre accordati un tono sotto, però che a me risulti non lo hanno mai fatto.
Labrie è quindi costretto ad aggiustare le linee melodiche delle canzoni più vecchie evitando le note troppo alte, però, forse anche per motivi di orgoglio personale, ogni tanto prova ancora ad avventurarsi su acuti difficilissimi con risultati altalenanti (a volte ci azzecca, a volte no).
I problemi di Labrie nei live sono cosa ormai famigliare per i fans che tendono a dividersi in due fazioni: da una parte chi vorrebbe addirittura la sua cacciata dal gruppo, dall'altra chi lo difende a spada tratta per motivi affettivi.
Occorre però ricordare che nelle registrazioni in studio - dove Labrie ha la possibilità di dosare lo stress e dove i brani nuovi vengono scritti tenendo conto delle sue attuali possibilità esecutive - la sua voce suona veramente ottima.
Una prova della persistenza del problema alle corde vocali è data dal fatto che frequentamente, anche tra una strofa e l'altra dello stesso brano, Labrie corre a bere da un thermos che tiene sempre a disposizione e che - ha spiegato in un'intervista - contiene acqua tiepida e miele. Questo al fine di alleviare l'irritazione alle corde vocali durante l'esibizione.
Nonostante queste premesse la prestazione di Labrie a Milano è stata migliore di quanto mi aspettassi. Ha preso si qualche occasionale svirgola, ma inaspettatamente è riuscito anche a prendere e mantenere acuti che pensavo fossero ormai fuori dalla sua portata. Tra l'altro ad un certo punto ha fatto segno di avere problemi con l'auricolare, cosa per la quale ha protestato con il tecnico che gestiva il monitoring, ed è possibile che alcuni errori siano stati causati dal fatto che sentiva poco la propria voce.
Comunque sia, la sua voce - meravigliosa in studio, altalenante nei live - è ormai parte integrante del sound dei Dream Theater.
IL DILEMMA PORTNOY/MANGINI
Sebbene la maggioranza dei fans abbia salutato con affetto e manifestazioni di gioia il ritorno di Mike Portnoy nella band ho scoperto che esiste una parte di pubblico (quella più attenta ai dettagli tecnici) che apprezzava moltissimo i virtuosismi tecnici al laser del buon Mike Mangini e che si è mostrata contrariata da quello che sarebbe "un decadimento del livello tecnico complessivo della band" (!).
E' oggettivo che Mangini in fatto di tecnica pura sia di molto superiore a Portnoy, però ciò non significa - a mio parere - che fosse il batterista più adatto per il gruppo.
Basta ad esempio vedere la differenza di interpretazinoe dei due batteristi del finale di "Finally free" con le variazioni di batteria ormai divenute iconiche. Le variazioni di Portnoy sono forse più "semplici" (si fa per dire, eh) ma più calde mentre i poliritmi ipertecnici e precisissimi che ci infila Mangini sono tecnicamente folli ma ... forse più freddi. Ciò detto Mike Mangini è e resta un batterista stellare, in fatto di tecnica uno dei migliori al mondo.
Potete giudicare voi stessi, qui ci sono le due versioni a confronto
https://youtu.be/JC4EZEytgXY?si=REC7GuiDFYZNP5y7
Altro punto fonte di diatribe è "Riuscirà Portnoy a suonare in concerto i brani composti nell'era Mangini, dato che essi contengono parti di batteria al limite dell'impossibile?"- Al momento non lo sappiamo perchè nel'attuale tour Portnoy suona solo due brani del suo ex sostituto: "Barstool warrior" e "This is the life", ovvero due brani dalla parte ritmica relativamente semplice.
Vedremo in futuro cosa deciderà di fare il gruppo: taglieranno dalle scalette dei tour tutti i brani più complessi suonati da Mangini (cito ad esempio "The enemy inside", "The Alien" - vincitore di un grammy - "Pale blue dot" oppure "Fall into the light") oppure Portnoy riadatterà la parte di batteria di quei pezzi suonandoli con il suo stile?
Giudicate voi guardando questo filmato di Mangini che esegue "The enemy inside" e capirete la complessità esecutiva di questo batterista "alieno" (ambidestro al 100%).
https://youtu.be/aDTYWwqchhQ?si=hlTfxB80fEak1vx6
e confrontate il suo stile con quello di Portnoy su "The Count of Tuscany"
https://youtu.be/HCp72HgoMMI?si=pQr52w18x7b7tdLm
tanto l'uno (Mangini) è incredibilmente tecnico, preciso come un laser e complesso, tanto l'altro (Portnoy) è "caldo", meno matematico, più accessibile anche a chi non sia uno studioso di suddivisioni ritmiche.
Da non batterista li trovo comunque entrambi impressionanti e spettacolari.
E' innegabile che con Mangini il gruppo a livello puramente tecnico aveva fatto un passo in avanti da cui ora dovrà giocoforza recedere almeno parzialmente. Anche umanamente Mangini sembrerebbe un tipo più easy rispetto all'occasionalmente bizzoso Portnoy.
Però, senza nulla togliere a Mangini, trovo che Portnoy sia la scelta più adatta, dato che infonde un elemento "umano" in una musica che - pur fortemente melodica - a tratti rischia di sconfinare nella pura tecnica. Inoltre Portnoy è membro fondatore della band, canta e ha giocato un ruolo fondamentale sia nella composizione di testi e musiche sia nelle passate scelte del gruppo.
Tutte cose che hanno un peso notevole.
Nel frattempo, messi da parte i Dream Theater (o messo da parte dai Dream Theater?), Mike Mangini ha pubblicato un album con un suo gruppo e si dedica proficuamente all'insegnamento. In ogni caso il fatto di aver militato per 14 anni in un gruppo così prestigioso sarà per lui una carta importante da spendere e gli auguriamo un futuro professionale di grande successo.
LO SHOW DI MILANO
L'inizio del concerto è fissato per le ore 20:00, dato che si tratta di uno show lungo ("An evening with Dream Theater") della durata di circa tre ore. In realtà già alle 19:55 le luci del Forum si spengono e partono gli effetti sonori di "Metropolis pt 1". Allo stacco delle possenti tre note iniziali del pezzo il gigantesco "sipario" che nascondeva la band al pubblico cade e il Forum strapieno esplode in un boato con Portnoy che saluta da dietro la batteria.
L'esecuzione strumentale è perfetta, ma su questo pezzo dal cantato difficile la voce di Labrie arranca e spesso svirgola. Il cantante spesso modifica la melodia in modo da evitare le note impossibili ma altre volte ci si butta a capofitto senza però riuscire a raggiungerle. Peccato ma su questo primo pezzo Labrie non raggiunge la sufficienza. La domanda che mi faccio è: perchè sapendo dei limiti del loro cantante non hanno aperto con una canzone meno faticosa per le corde vocali? Capisco che "Metropolis pt. 1" sia un brano iconico, un biglietto da visita che hanno reputato necessario esibire, però di brani iconici adatti all'apertura e meno pesanti per la voce ne avrebbero; tanto per citare due brani che secondo me sarebbero fantastici opener penso a "The root of all evil" (che apriva il tour di Octavarium se non erro) o "In the presence of enemies pt 1".
Comunque la prima nota positiva del rientro di Portnoy è la ricomparsa delle sue seconde voci e dei cori (cui occasionalmente si aggiunge anche Petrucci).
Dopo "Metropolis pt 1" arrivano due pezzi dal classicissimo "Scenes from a memory": "Overture 1928" e "Strange deja vu" il primo è un ottimo brano strumentale che riassume sapientemente le principali melodie che caratterizzano le canzoni dell'album, mentre il secondo apre la narrazione della storia di Nicholas e del riemergere del ricordo sfocato di un omicidio durante una seduta di ipnoterapia. La chitarra di Petrucci è devastante, corposa e insieme al basso di Myung genera un impatto sonoro formidabile. Il pubblico, che conosce i testi a memoria, canta insieme a Labrie lo strano Deja vu di Nicholas
Subconscious strange sensation
Unconscious relaxation
What a pleasant nightmare
And I can't wait to get there again
anche qui la seconda voce di Portnoy sul ritornello abbellisce di molto il pezzo
I just can't help myself
I'm feeling like I'm going out of my head
Tears my soul into two
I'm not the one I thought I've always knew
Ci era mancata.
Subito dopo parte "The mirror" con la ritmica pesantissima della 7 corde di Petrucci e il pubblico che canta la melodia suonata dalle tastiere come si fosse allo stadio . Mai vista una partecipazione simile ad un concerto dei DT, probabilmente il rientro di Portnoy ha richiamato anche i fans della prima era, quelli che "da quando se n'è andato Portnoy non ascolto più i DT" (vi ricorda forse qualcosa di simile relativo ai Genesis?). Brano pazzesco su cui Labrie se la cava un po' meglio, ma sempre con alcune svirgolate quando il cantato punta verso l'alto. "The mirror" mescola alla perfezione metal pesante al progressive; nel finale viene inserito il solo di Petrucci tratto dal brano "Lie" presente sullo stesso album (Awake).
Il riff virtuosistico di Myung al basso ci introduce a "Panick attack", un brano durissimo con un riff di chitarra bestiale di Petrucci e Labrie che canta tutto le strofe accompagnato dalla voce di Portnoy, bellissimo lo stop con i cori tipo mellotron dall'effetto altamente drammatico. Qui anche Petrucci contribuisce alle armonie vocali nel ritornello.
Bellissimo pezzo dal forte impatto.
E' il momento del primo dei due brani dell'era Mangini "Barstool warrior" la storia di un uomo vinto dalla vita che si è dato al bere e che non riesce a far altro che imprecare contro la sfortuna "Just a prisoner of the monster on his back". Il pezzo si apre con un bel fraseggio dispari (mi pare un 7/8) per poi aprirsi su una melodia larga e un po' triste in tempo ternario. Il brano non presenta particolari virtuosismi di batteria ma più che altro piccole raffinatezze. Qui l'interpretaznoe di Portnoy è assai diversa da quella di Mangini e qualcuno ha già fatto un video comparandole. Io mi sento di dire che le trovo entrambe piacevoli, quella di Mangini è più tecnica ma in questo caso non la trovo "fredda". Molto bella la seconda parte del pezzo con il breve, malinconico assolo di Petrucci.
Per chi volesse vedere il video di Portnoy vs Mangini (due minuti) relativo a questa canzone è questo
https://youtu.be/hXnC8DSu26k?si=grXwZsMHKNj56Ncg
Indubbiamente Mangini la suona in modo tecnicamente più complesso e con maggiori sottigliezze tecniche, ma lo stile più semplice e "in your face" di Portnoy in un contesto live potrebbe risultare più efficace. A voi la scelta.
Arriva poi il primo brano lento della scaletta: "Hollow years". Il pezzo è introdotto da una lunga parte di chitarra sognante su un tappeto di archi. Il brano del 1997, molto melodico e con ritornello acchiappante, potenzialmente radiofonico, non mi sembra abbia mai avuto il successo che poteva meritare. Misteri. Finale con assolo virtuosistico di piano del buon Jordan Rudess.
E' il momento di "Constant motion" brano durissimo con un riff dispari assai intrecciato con strofe cantate in stile James Hetfield dei Metallica con alternanza di voce Labrie/Portnoy nel ritornello. Nella parte strumentale Petrucci e Rudess si scambiano assoli alla velocità della luce per poi tornare al chorus.
Segue "As I am", ormai uno dei classici del gruppo e forse uno dei brani più ispirati ai Metallica della loro produzione (dopo un breve inizio lento che pare invece ispirato ai Black Sabbath). Preziosa la voce di Portnoy che armonizza in alcune parti chiave del pezzo. Finito il pezzo termina anche il primo tempo dello show e Labrie ci dà appuntamento da lì 15-20 minuti.
Il secondo set parte con il singolo "Night terror" già uscito e anticipazione del nuovo album "Parasomnia" in uscita a Febbraio 2025.
Potrei definire Night terror come un brano "sicuro" per i Dream Theater, in quanto ricalca una serie di stilemi familiari al loro pubblico. Il brano è gradevole e tra l'altro anche il sonoro dell'amplificazione sembra migliorato rispetto alla prima parte con un Labrie meno "svarionato". Forse gli hanno sostituito gli ears monitor e riesce a sentirsi meglio?
Divertente il solo di Petrucci che dopo scale ed arpeggi fulminanti ad un certo punto apre in modo lirico con note lunghe.
il brano successivo è il brano lento "This is the life". Anche questo è un brano dell'era Mangini, ma qui la batteria non è il fulcro della composizione, per cui la comparazione Portnoy/Mangini non avrebbe senso. Brano intenso con dei begli arpeggi di chitarra. Sull'assolo a metà brano Petrucci - forse distratto dalla sua lunga barba - commette qualche lieve imperfezione (ah ma allora suona davvero dal vivo, è così perfetto che a volte ti viene il dubbio che sia una registrazione) e anche Labrie canta una parte in modo sensibilmente calante.
Si passa all'energetica "Under a glass moon" dove il cantato picchia su note altissime che fortunatamente Labrie evita di tentare, in ogni caso la sua voce entra ed esce dalla tonalità. Credo che questo sia uno dei brano dei DT più impegnativi per la voce ma anche qui lo hanno eseguito in tonalità originale, senza abbassarlo nemmeno di un microtono.
Comunque a parte la voce in costante difficoltà (ma per fortuna senza stonature raccapriccianti) il brano si sviluppa in tutta la sua magnificienza. Non va dimenticato che questo brano stava su "Images and word" ovvero l'album che nel 1992 segnò la nascita di un nuovo genere musicale: Il progressive-metal.
Altro intermezzo soft con il brano "Vacant". Una canzone che descrive il fatto di assistere una persona cara finita in stato di incoscienza, esperienza che toccò alla figlia di Labrie all'età di sette anni. Assente, appunto. Nell'originale ci sono solo piano, chitarra acustica, basso e un violoncello, che qui è stato sostituito dalle note basse della chitarra di Petrucci molto effettata.
Speravo di godermi questa piccola chicca ma essendo ad un concerto è usuale che ci siano persone, tipo quelle che erano dietro di me, che nei momenti più tranquilli ne approfittano per scambiarsi con tono infervorato le loro impressioni. Ho aspettato una trentina di secondi per vedere se si zittivano ma visto che ciò non succedeva mi sono girato e ho fatto loro segno con la mano di abbassare il volume e fortunatamente si sono ammutoliti. Nel frattempo il brano essendo corto, era già arrivato praticamente a metà.
E' poi il momento di "Stream of consciousness" uno strumentale assai incisivo che parte in dispari ma poi ad un certo punto svolta verso uno strano incrocio latin-metal. Non è tra i miei brani preferiti dei DT perchè lo trovo un po' ripetitivo
e poco cinematico, ma il riff iniziale (che è anche il finale) è fantastico.
Poi senza pause parte subito "Octavarium".
Su "Octavarium" potrei scrivere un trattato per cui mi limiterò a dire che - secondo me - è la quasi "Supper's ready/Close to the edge" dei Dream Theater, superata forse solo da "A change of Seasons" .
La suite è divisa in 5 parti
I - Someone like him
II - Medicate (awakening)
III - Full circle
IV - Intervals
V - Razor's edge
Inutile dire che, a parte l'occasionale tendenza di Labrie ad arrivare un filo calante sulle note più acute , è stata eseguita alla perfezione ed stato per me uno dei momenti migliori della serata. E sulla parte gridata in cui la voce ripete "Trapped inside this Octavarium" seguita da un urlo LaBrie è stato perfetto.
Sull'acuto finale lunghissimo della chitarra di Petrucci (che a onor del vero prende una minuscola scivolata sulla penultima nota, tanto a Milano quanto a Roma) si chiude Octavarium e con lui anche il secondo set finisce.
Qui gli ultimi due minuti di Octavarium (Razor's edge) ripresi dal concerto di Sabato 26 a Roma che mostrano il coinvolgimento del pubblico che canta la melodia conclusiva suonata da Rudess prima del solo finale di Petrucci. Il video è mosso ma l'audio è ottimo.
Il coinvolgimento del pubblico è stato parimenti notevole anche a Milano.
https://youtu.be/cPOEKEImqaQ?si=SvsuhocbJPyrsSEs&t=1175
(continua)
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