Page 1 of 1

Ci ha lasciati Dave Greenslade!

PostPosted: 09 Oct 2026, 15:38
by highinfidelity
Non mi era giunta nessuna voce, e ho dovuto apprendere solo leggendo Dusk in forte ritardo, che abbastanza improvvisamente, e pare fortunatamente senza lunghe invalidità o lunghe malattie, il 14 giugno ci ha lasciati Dave Greenslade.

Penso quasi tutti lo ricorderete come tastierista nel complesso seminale dei Colosseum, che con Valentyne Suite constribuirono a tracciare la via di quello che sarebbe poi diventato il rock progressivo; successivamente leader del complesso dei Greenslade, e infine solista con ancora una discreta serie di interessanti dischi a suo nome.

Proprio la prima fase dei Greenslade suscitò il mio entusiasmo, ormai tanti anni fa, quando venni a scoprire che l'ottimo Dave aveva messo in piedi una formazione radicale, del tutto priva di chitarre ma con due organisti. Dischi belli non solo musicalmente, ma anche perché Greenslade si affidava quasi maniacalmente per la grafica al celeberrimo Roger Dean o ad altri grandi artisti come per esempio Patrick Woodroffe. Tra parentesi, proprio in The Pentateuch Of The Cosmogony, suonò con lui Robin Lumley dei "nostri" beneamati Brand X.

La notizia della sua scomparsa mi ha particolarmente impressionato perché proprio in questi ultimi mesi ero finalmente riuscito a mettere le mani sul suo Cactus Choir, disco collezionabilissimo anche per la sua veste grafica. Ricordo di aver verificato cosa stesse combinando, e stava bene e anzi pareva facesse ancora qualche attività, sebbene mi fossi dovuto rendere conto che nonostante l'aspetto sempre abbastanza giovanile non apparteneva però alla generazione dei Genesis, essendo nato nel 1943. Dev'essere morto pochi giorni dopo quella mia ricerca.

Che possa riposare in pace. [O:-)]

Image

Re: Ci ha lasciati Dave Greenslade!

PostPosted: 09 Oct 2026, 17:46
by TDuke
Straordinario e fantasioso tastierista oltre che dotato di una buona voce, leggendario per ogni cultore di prog per i motivi già esposti High, personalmente non sono mai stato un fan dei Colosseum ma apprezzo molto (e sento spesso) i primi 3 album dei Greenslade, purtroppo quasi sempre ricordati più che per le copertine di Dean che per la qualità dei brani, probabilmente penalizzati anche dal fatto che mancò loro un singolo o un pezzo "iconico" o di forte riconoscimento. [:-|]

Re: Ci ha lasciati Dave Greenslade!

PostPosted: 10 Oct 2026, 07:18
by aorlansky60
Mi unisco alle considerazioni che mi hanno preceduto (HIGH e TDuke).
Conobbi "Valentyne suite"(Colosseum) negli anni 70 e nonostante mi parve di "difficile" ascolto (problema che risolsi poi nel corso del tempo) era altrettanto facile capire che in quell'opera del 69 c'erano, insieme a poche altre del tempo già uscite, i prodromi del futuro Progressive. Notevole anche l'albums successivo del 1970 della band, "Daughter of Time".
Mi piace ricordarlo anche per i primi 3 albums dei Greenslade, il 1mo in particolare, consigliatissimi.

Re: Ci ha lasciati Dave Greenslade!

PostPosted: 10 Oct 2026, 10:51
by highinfidelity
TDuke wrote:personalmente non sono mai stato un fan dei Colosseum


Ti capisco, e non a caso ho sottolineato la "seminalità" di quell'esperienza nei confronti del nascituro rock progressivo. Dopo averne letto mirabilie, quando finalmente riuscii a mettere la mie manacce su quel disco, lo trovai molto diverso da come me l'ero figurato. Tanto per cominciare, la formazione è un po' strana, nel senso che c'è un "capoccia", ma i brani sono abbastanza disomogenei perché dovuti a contributi individuali. Per questa ragione, il disco si apre con due pezzi prevalentemente chitarristici, che almeno dal mio punto di vista non sono particolarmente piacevoli anche perché molto mal incisi, con un timbro complessivo veramente sgradevole. Va meglio coi rimanenti due brani del primo lato, ma proprio perché inizia a sentirsi bene il contributo di Greenslade: il primo è addirittura un blues, genere che a me fa cadere le braccia, ma in questo caso è nobilitato dal suo interessante lavoro all'organo Hammond. È tuttavia sul secondo lato che si trova la ragione per cui questo disco è rimasto memorabile, vale a dire la Valentyne Suite suddivisa in tre movimenti. Anche in questo caso comunque le cose più interessanti sono (guarda caso) proprio quelle fatte da Greenslade agli organi. La betteria ad esempio, pur essendo tecnicamente notevole, è veramente di stile antiquatissimo. Penso proprio a dischi come questo quando scrivo che musicisti come Phil Collins e Neil Peart, sia a livello di figure ritmiche che a livello di timbro, hanno radicalmente rivoluzionato quello che ci si attendeva da un batterista d'alta classe.