Iron Maiden a San Siro 17 maggio 2026.
Dopo un lungo periodo d'indecisione causato dalla situazione familiare e professionale disasatrata sotto vari aspetti, mi ero risolto ad acquistare un biglietto "usato" (una ragazza che aveva scoperto di non poter andare al concerto) nelle rivendite ufficiali ed andarmi finalmente a vedere gli Iron Maiden - per quanto mi riguarda ultimo complesso heavy metal della sfera dei "grandissimi" che non avevo ancora mai visto. Due cugini alla lontana avevano infatti già organizzato una macchina, e il potermi aggregare a loro è stato ciò che mi ha infine spinto ad affrontare la spesa assolutamente folle. A lungo avevo infatti riflettuto se fosse il caso di spendere cifre simili per vedere male e sentire peggio un concerto, quando acquistando il DVD della tournée mi sarei potuto godere lo spettacolo quante volte avessi voluto e con riprese ravvicinate di qualità. Ma ormai la situazione dei prezzi dei biglietti è questa qui. Io fortunatamente non ho particolari problemi di soldi, ma mi sembra che tutto abbia preso una piega surreale.
Eccomi comunque a scrivere indegnamente un breve resoconto della serata, soprattutto pensando a Thomas che non ha potuto raggiungere Milano e che mi ha gentilmente incoraggiato. Non mi dilungo più di tanto sulla formazione, che ormai è da lungo tempo stabile con tre chitarristi (per la serie “non si butta via niente”, nel 1999 Bruce Dickinson rientrando formazione pretese di riavere con sé anche Adrian Smith, e con una decisione che mi fece moltissimo piacere non si escluse Janick Gers ma si stabilì di procedere con una formazione “all in”) più ovviamente Dickinson e lo storicissimo bassista Steve Harris, quest’ultimo in formazione fin dagli albori. Come già segnalato da Thomas, purtroppo non c’è più Nicko McBrain alla batteria, sostituito almeno dal vivo da Simon Dawson. Questa per me è stata una vera nota di dispiacere, perché il sapere che alla batteria c’era Nicko, musicista di cui ho sempre apprezzato il voler rimanere ancorato al drumming “classico” anche nell’heavy metal, avrebbe di molto esaltato il mio piacere di vedere i Maiden; purtroppo il destino non ha voluto per una manciata di mesi, accontentiamoci.
Altro fatto noto (d’altronde c’era scritto persino sul biglietto) è che i Maiden avrebbero omaggiato i loro primi dischi, fino a Fear Of The Dark. Se posso dire, con l’eccezione di alcuni dischi che ritengo capolavori assoluti imprescindibili (su tutti Powerslave, col quale peraltro ebbi un approccio fortunato ancora da giovanissimo), a me ha entusiasmato in particolar modo la parte recente e “matura” della loro carriera e speravo che pescassero qualcosa anche dagli ultimi dischi. Ma come da premesse, così non è stato; vedremo se ci sarà ancora occasione di rivederli alle prese col repertorio più prossimo.
La giornata era calda da sentirsi male e l’approccio a San Siro, complice anche la demenziale suddivisione di Milano in “fasce”, è stata una specie di odissea che mi ha fatto di molto rimpiangere l’avvicinamento “alla buona” dei concerti d’un tempo. Il “mio” concerto si è inoltre aperto col soccorso di una donna svenuta e con la schiuma alla bocca che si trovava ad un paio di sedili da me. Non ero mai stato a San Siro e devo dire che l’esiguità dei passaggi, la pendenza, la carenza dei servizi mi ha fatto comprendere come mai, al di là di nostalgie emotive, si stia seriamente discutendo di abbatterlo e rierigerlo ex novo. Lo stadio difatti è diventato non solo un’icona del calcio, ma anche del rock per via di una serie di concerti memorabili che ha ospitato.
Quando ho acquistato il biglietto non lo sapevo ma pare che la serata prevedesse anche due “prime” assolute: il primo San Siro per gli Iron Maiden, e la prima volta di un concerto heavy metal a San Siro. Il complesso era in effetti visibilmente emozionato per aver riempito lo stadio, sebbene a dire il vero il “sold out” dei mesi scorsi fosse solo la consueta farsa per tenere artificiosamente alti i prezzi dei biglietti: il giorno stesso del concerto erano stati messi in vendita a prezzi “stracciati” (si fa per dire: 90 €!) gli invenduti del parterre. Per chi è della mia generazione, e quindi abituato a considerare i posti del parterre come quelli destinati ai poveracci, è abbastanza incredibile vederli oggi proposti a prezzi premium in quanto adesso considerati (non si sa bene da chi) quelli più "divertenti" e più a contatto con gli artisti. Comunque credo che vedere dal palco i tre anelli ben riempiti fino al cielo fosse uno spettacolo esaltante, che deve aver dato molta soddisfazione ai Maiden.
Hanno aperto la serata con circa un’ora di concerto i Trivium, complesso che ovviamente non conoscevo e di cui invece immagino che Thomas abbia la stanza piena di poster.
La loro musica era stata descritta negli articoli di giornale come molto dura, ma anche con risvolti melodici e aspetti addirittura progressìvi (!!!). Per quanto io comunque li abbia apprezzati (tecnicamente erano molto bravi, e poi ho già ascoltato robe ben più tremende) si è partiti con doppia grancassa a mitraglia e voce growl e non ci si è più spostati molto di lì. L’audio veramente pessimo (che attribuivo al complesso, sperando poi sarebbe migliorato di molto con i Maiden, ma come vedremo a breve purtroppo non è andata così) non aiutava molto a percepire le dette sfumature progressìve, sebbene di quando in quando pareva di sentir emergere dei cori e delle oasi leggermente più placide. Diciamo che mi riservo di ascoltare qualcosa di registrato, perché non è un genere che mi immagino ad ascoltare dopo una sfinente giornata in ufficio, ma comunque mi hanno incuriosito.
Cambio palco e alle 21 precise parte il concerto dei Maiden. La struttura era relativamente semplice: grande telone di sfondo per proiettare varie vicende di Eddie, più una specie di semicerchio sul palco formato da video che a loro volta potevano accendersi e contribuire alla scenografia. La passerella al di sopra dei video era calpestabile, e soprattutto Dickinson vi spadroneggerà in diverse fasi del concerto. La batteria era incassata in una nicchia di questa specie di semicerchio: una scelta devo dire un po’ strana e di cui non comprendo bene il motivo; personalmente come batterista non avrei gradito molto l'essere confinato in uno spazio ristretto. Ai due lati del palco si allungavano due strette passerelle di avvicinamento al pubblico, il cui accesso, già stretto di suo, era pure strozzato da un paio di casse acustiche, che peraltro mi parevano finte (molto utili però per i consueti esercizi di stretching e gigioneggiamento di Janick Gers
) e quindi Dickinson ha percorso le passerelle solo una volta o due in tutta la serata – altra scelta un po’ stramba devo dire.
Dickinson si è presentato con capello bianco lungo raccolto a coda (un look inedito almeno per me, che l’avevo sempre visto con un serioso taglio corto dei capelli) e dei pantaloni a cuciture imbottite un po’ stile “Dune” che mi mettevano caldo solo a guardarli, il tutto ricoperto da un chiodo d’ordinanza (a parte lui credo di essere stato l’unico altro ad essermi trascinato il chiodo da casa, altro segno del mutare dei tempi: una volta un metallaro degno di questo nome non si sarebbe presentato senza chiodo in spalla nemmeno in un campo di prigionia inglese nell’Africa sub-sahariana) di cui però si è liberato dopo un paio di brani a beneficio della sua salute fisica e mentale. Nel frattempo nello stadio, anziché raffrescare col tramonto, pareva che la temperatura continuasse a salire.
Riporto la scaletta, non stilata assolutamente da me per ragioni che saranno chiare tra poche righe, ma ripresa dalla stampa:
1. MURDERS IN THE RUE MORGUE
2. WRATHCHILD
3. KILLERS
4. PHANTOM OF THE OPERA
5. THE NUMBER OF THE BEAST
6. INFINITE DREAMS
7. POWERSLAVE
8. 2 MINUTES TO MIDNIGHT
9. RIME OF THE ANCIENT MARINER
10. RUN TO THE HILLS
11. SEVENTH SON OF A SEVENTH SON
12. THE TROOPER
13. HALLOWED BE THY NAME
14. IRON MAIDEN
BIS:
15. ACES HIGH
16. FEAR OF THE DARK
17. WASTED YEARS
Suppongo che qui in particolare Thomas vorrebbe leggere mini-rece dettagliatissime brano per brano, ma purtroppo devo deluderlo perché veniamo alle vere dolenti note del concerto: l’audio assolutamente AGGHIACCIANTE dispiegato nello stadio, con un rombo e un riverbero di base che rendevano qualunque cosa inintelligibile, un muro assolutamente inestricabile di chitarre (ma avrebbero potuto essere qualunque altra cosa...) e un basso talmente impastato da rendere incomprensibile qualunque nota. Unica cosa che si stagliasse un minimo, la batteria. Il concerto è partito con la voce che a mio parere proprio non si sentiva, poi devono essere stati riaggiustati i livelli e dal secondo/terzo brano in avanti almeno Dickinson è diventato diciamo “distinguibile” sopra l’ammasso sonoro. Credo che per descrivere la situazione sarà comunque sufficiente dire che quando è partita Two Minutes To Midnight, canzone che tra l’altro conosco da una vita, non sono riuscito a riconoscerla finché non è arrivato il ritornello.
Devo quindi per forza limitarmi ad alcuni commenti generali. Il primo è che Dickinson mi è parso in gran forma: nonostante i limiti dell’audio mi è sembrato sempre ben presente e mai in difficoltà nel cantare i brani del repertorio classico. Seconda nota di merito per Steve Harris: nonostante il basso fosse assolutamente non percepibile, mi è sembrato sempre molto serio e molto concentrato su quel che faceva. Credo di poter conferire la palma di momento più suggestivo del concerto all’intermezzo strumentale di Rime of The Ancient Mariner, quando, calato il buio, il palco è stato sommerso da nebbie artificiali che colavano a cascata sulle prime fila del pubblico. Dickinson ha dato spettacolo cambiando abito numerose volte, e un altro momento molto apprezzato dal pubblico è stato quando, indossata la giubba rossa per interpretare The Trooper, ha lasciato la bandiera inglese per sventolare la bandiera italiana. Di quando in quando imperversava sul palco una figura gigantesca che raffigurava Eddie, credo fosse un trampoliere in carne ed ossa, il quale “disturbava” e minacciava i Maiden in vario modo; la sproporzione della sua figura era abbastanza impressionante e ha sollazzato non poco il pubblico.
Oltre al calore termico credo di poter dire che anche il calore del pubblico sia via via cresciuto, e verso fine concerto l’entusiasmo era tale che le ovazioni rischiavano di far venire giù lo stadio. Purtroppo in un paio di occasioni, nonostante le perquisizioni i tappi di bottiglia buttati e le solite amenità alle quali ci siamo via via dovuti abituare (com’era diversa l’atmosfera dei concerti un tempo!) in un paio d’occasioni sono stati accesi dei fumogeni rossi in mezzo alla folla, con rischi che è facile immaginare. Anche lo svuotamento dello stadio non è stato – diciamo così – tra le cose più semplici, e mi ha dato ancora da pensare. Il rientro abbiamo preferito farlo direttamente a piedi immaginando cosa non ci fosse a quel punto dentro le metropolitane.
Cercando di chiudere: sono stato contentissimo di aver avuto l’opportunità di salutare i “miei” Maiden, e spero che il bagno di folla li sproni a tornare in studio e fare ancora qualcosa di grandioso, magari con Nicko di nuovo sul seggiolino. Peccato per l’audio ignominioso, ma d’altra parte me l’aspettavo e difatti era la remora principale che avevo ad acquistare il biglietto. Magari tornerò sopra l’idea di acquistare il DVD per godermi meglio un concerto di questa tournée.![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
Eccomi comunque a scrivere indegnamente un breve resoconto della serata, soprattutto pensando a Thomas che non ha potuto raggiungere Milano e che mi ha gentilmente incoraggiato. Non mi dilungo più di tanto sulla formazione, che ormai è da lungo tempo stabile con tre chitarristi (per la serie “non si butta via niente”, nel 1999 Bruce Dickinson rientrando formazione pretese di riavere con sé anche Adrian Smith, e con una decisione che mi fece moltissimo piacere non si escluse Janick Gers ma si stabilì di procedere con una formazione “all in”) più ovviamente Dickinson e lo storicissimo bassista Steve Harris, quest’ultimo in formazione fin dagli albori. Come già segnalato da Thomas, purtroppo non c’è più Nicko McBrain alla batteria, sostituito almeno dal vivo da Simon Dawson. Questa per me è stata una vera nota di dispiacere, perché il sapere che alla batteria c’era Nicko, musicista di cui ho sempre apprezzato il voler rimanere ancorato al drumming “classico” anche nell’heavy metal, avrebbe di molto esaltato il mio piacere di vedere i Maiden; purtroppo il destino non ha voluto per una manciata di mesi, accontentiamoci.
Altro fatto noto (d’altronde c’era scritto persino sul biglietto) è che i Maiden avrebbero omaggiato i loro primi dischi, fino a Fear Of The Dark. Se posso dire, con l’eccezione di alcuni dischi che ritengo capolavori assoluti imprescindibili (su tutti Powerslave, col quale peraltro ebbi un approccio fortunato ancora da giovanissimo), a me ha entusiasmato in particolar modo la parte recente e “matura” della loro carriera e speravo che pescassero qualcosa anche dagli ultimi dischi. Ma come da premesse, così non è stato; vedremo se ci sarà ancora occasione di rivederli alle prese col repertorio più prossimo.
La giornata era calda da sentirsi male e l’approccio a San Siro, complice anche la demenziale suddivisione di Milano in “fasce”, è stata una specie di odissea che mi ha fatto di molto rimpiangere l’avvicinamento “alla buona” dei concerti d’un tempo. Il “mio” concerto si è inoltre aperto col soccorso di una donna svenuta e con la schiuma alla bocca che si trovava ad un paio di sedili da me. Non ero mai stato a San Siro e devo dire che l’esiguità dei passaggi, la pendenza, la carenza dei servizi mi ha fatto comprendere come mai, al di là di nostalgie emotive, si stia seriamente discutendo di abbatterlo e rierigerlo ex novo. Lo stadio difatti è diventato non solo un’icona del calcio, ma anche del rock per via di una serie di concerti memorabili che ha ospitato.
Quando ho acquistato il biglietto non lo sapevo ma pare che la serata prevedesse anche due “prime” assolute: il primo San Siro per gli Iron Maiden, e la prima volta di un concerto heavy metal a San Siro. Il complesso era in effetti visibilmente emozionato per aver riempito lo stadio, sebbene a dire il vero il “sold out” dei mesi scorsi fosse solo la consueta farsa per tenere artificiosamente alti i prezzi dei biglietti: il giorno stesso del concerto erano stati messi in vendita a prezzi “stracciati” (si fa per dire: 90 €!) gli invenduti del parterre. Per chi è della mia generazione, e quindi abituato a considerare i posti del parterre come quelli destinati ai poveracci, è abbastanza incredibile vederli oggi proposti a prezzi premium in quanto adesso considerati (non si sa bene da chi) quelli più "divertenti" e più a contatto con gli artisti. Comunque credo che vedere dal palco i tre anelli ben riempiti fino al cielo fosse uno spettacolo esaltante, che deve aver dato molta soddisfazione ai Maiden.
Hanno aperto la serata con circa un’ora di concerto i Trivium, complesso che ovviamente non conoscevo e di cui invece immagino che Thomas abbia la stanza piena di poster.
La loro musica era stata descritta negli articoli di giornale come molto dura, ma anche con risvolti melodici e aspetti addirittura progressìvi (!!!). Per quanto io comunque li abbia apprezzati (tecnicamente erano molto bravi, e poi ho già ascoltato robe ben più tremende) si è partiti con doppia grancassa a mitraglia e voce growl e non ci si è più spostati molto di lì. L’audio veramente pessimo (che attribuivo al complesso, sperando poi sarebbe migliorato di molto con i Maiden, ma come vedremo a breve purtroppo non è andata così) non aiutava molto a percepire le dette sfumature progressìve, sebbene di quando in quando pareva di sentir emergere dei cori e delle oasi leggermente più placide. Diciamo che mi riservo di ascoltare qualcosa di registrato, perché non è un genere che mi immagino ad ascoltare dopo una sfinente giornata in ufficio, ma comunque mi hanno incuriosito.Cambio palco e alle 21 precise parte il concerto dei Maiden. La struttura era relativamente semplice: grande telone di sfondo per proiettare varie vicende di Eddie, più una specie di semicerchio sul palco formato da video che a loro volta potevano accendersi e contribuire alla scenografia. La passerella al di sopra dei video era calpestabile, e soprattutto Dickinson vi spadroneggerà in diverse fasi del concerto. La batteria era incassata in una nicchia di questa specie di semicerchio: una scelta devo dire un po’ strana e di cui non comprendo bene il motivo; personalmente come batterista non avrei gradito molto l'essere confinato in uno spazio ristretto. Ai due lati del palco si allungavano due strette passerelle di avvicinamento al pubblico, il cui accesso, già stretto di suo, era pure strozzato da un paio di casse acustiche, che peraltro mi parevano finte (molto utili però per i consueti esercizi di stretching e gigioneggiamento di Janick Gers
) e quindi Dickinson ha percorso le passerelle solo una volta o due in tutta la serata – altra scelta un po’ stramba devo dire.Dickinson si è presentato con capello bianco lungo raccolto a coda (un look inedito almeno per me, che l’avevo sempre visto con un serioso taglio corto dei capelli) e dei pantaloni a cuciture imbottite un po’ stile “Dune” che mi mettevano caldo solo a guardarli, il tutto ricoperto da un chiodo d’ordinanza (a parte lui credo di essere stato l’unico altro ad essermi trascinato il chiodo da casa, altro segno del mutare dei tempi: una volta un metallaro degno di questo nome non si sarebbe presentato senza chiodo in spalla nemmeno in un campo di prigionia inglese nell’Africa sub-sahariana) di cui però si è liberato dopo un paio di brani a beneficio della sua salute fisica e mentale. Nel frattempo nello stadio, anziché raffrescare col tramonto, pareva che la temperatura continuasse a salire.
Riporto la scaletta, non stilata assolutamente da me per ragioni che saranno chiare tra poche righe, ma ripresa dalla stampa:
1. MURDERS IN THE RUE MORGUE
2. WRATHCHILD
3. KILLERS
4. PHANTOM OF THE OPERA
5. THE NUMBER OF THE BEAST
6. INFINITE DREAMS
7. POWERSLAVE
8. 2 MINUTES TO MIDNIGHT
9. RIME OF THE ANCIENT MARINER
10. RUN TO THE HILLS
11. SEVENTH SON OF A SEVENTH SON
12. THE TROOPER
13. HALLOWED BE THY NAME
14. IRON MAIDEN
BIS:
15. ACES HIGH
16. FEAR OF THE DARK
17. WASTED YEARS
Suppongo che qui in particolare Thomas vorrebbe leggere mini-rece dettagliatissime brano per brano, ma purtroppo devo deluderlo perché veniamo alle vere dolenti note del concerto: l’audio assolutamente AGGHIACCIANTE dispiegato nello stadio, con un rombo e un riverbero di base che rendevano qualunque cosa inintelligibile, un muro assolutamente inestricabile di chitarre (ma avrebbero potuto essere qualunque altra cosa...) e un basso talmente impastato da rendere incomprensibile qualunque nota. Unica cosa che si stagliasse un minimo, la batteria. Il concerto è partito con la voce che a mio parere proprio non si sentiva, poi devono essere stati riaggiustati i livelli e dal secondo/terzo brano in avanti almeno Dickinson è diventato diciamo “distinguibile” sopra l’ammasso sonoro. Credo che per descrivere la situazione sarà comunque sufficiente dire che quando è partita Two Minutes To Midnight, canzone che tra l’altro conosco da una vita, non sono riuscito a riconoscerla finché non è arrivato il ritornello.
Devo quindi per forza limitarmi ad alcuni commenti generali. Il primo è che Dickinson mi è parso in gran forma: nonostante i limiti dell’audio mi è sembrato sempre ben presente e mai in difficoltà nel cantare i brani del repertorio classico. Seconda nota di merito per Steve Harris: nonostante il basso fosse assolutamente non percepibile, mi è sembrato sempre molto serio e molto concentrato su quel che faceva. Credo di poter conferire la palma di momento più suggestivo del concerto all’intermezzo strumentale di Rime of The Ancient Mariner, quando, calato il buio, il palco è stato sommerso da nebbie artificiali che colavano a cascata sulle prime fila del pubblico. Dickinson ha dato spettacolo cambiando abito numerose volte, e un altro momento molto apprezzato dal pubblico è stato quando, indossata la giubba rossa per interpretare The Trooper, ha lasciato la bandiera inglese per sventolare la bandiera italiana. Di quando in quando imperversava sul palco una figura gigantesca che raffigurava Eddie, credo fosse un trampoliere in carne ed ossa, il quale “disturbava” e minacciava i Maiden in vario modo; la sproporzione della sua figura era abbastanza impressionante e ha sollazzato non poco il pubblico.
Oltre al calore termico credo di poter dire che anche il calore del pubblico sia via via cresciuto, e verso fine concerto l’entusiasmo era tale che le ovazioni rischiavano di far venire giù lo stadio. Purtroppo in un paio di occasioni, nonostante le perquisizioni i tappi di bottiglia buttati e le solite amenità alle quali ci siamo via via dovuti abituare (com’era diversa l’atmosfera dei concerti un tempo!) in un paio d’occasioni sono stati accesi dei fumogeni rossi in mezzo alla folla, con rischi che è facile immaginare. Anche lo svuotamento dello stadio non è stato – diciamo così – tra le cose più semplici, e mi ha dato ancora da pensare. Il rientro abbiamo preferito farlo direttamente a piedi immaginando cosa non ci fosse a quel punto dentro le metropolitane.
Cercando di chiudere: sono stato contentissimo di aver avuto l’opportunità di salutare i “miei” Maiden, e spero che il bagno di folla li sproni a tornare in studio e fare ancora qualcosa di grandioso, magari con Nicko di nuovo sul seggiolino. Peccato per l’audio ignominioso, ma d’altra parte me l’aspettavo e difatti era la remora principale che avevo ad acquistare il biglietto. Magari tornerò sopra l’idea di acquistare il DVD per godermi meglio un concerto di questa tournée.
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)
Per mia curiosità: tu eri già riuscito in passato a vederli in concerto?![Triste [:(]](./images/smilies/smile_sad.gif)
![Approvante [^]](./images/smilies/smile_approve.gif)