Ieri sera è stata la volta dei Jethro Tull, a Milano, al Teatro degli Arcimboldi. Serata ambivalente, mi ha lasciato emozioni gianiche: da un lato la musica di Anderson e soci è stata magnifica, il flautista per eccellenza del rock è ancora in forma pazzesca e salta per il palco con movenze feline. Dall'altro tutto ciò che ha preceduto il concerto.
Di fronte al palco c'era un leggio. A quanto pare, ero il solo -o uno dei pochissimi- che sapeva per quale motivo fosse lì. Chiunque abbia acquistato i biglietti on line o abbia almeno aperto la pagine di ticket one per informarsi riguardo il concerto dei Jethro avrebbe dovuto sapere che tale spettacolo faceva parte di una manifestazione culturale promossa e organizzata da Elisabetta Sgarbi, di nome La Milanesiana. Costei -di cui ignoro l'eventuale parentela illustre, ma che denota la stessa antipatia dell'omonimo Vittorio- si presenta e comunica a tutti che il concerto sarà preceduto da letture perchè la serata è tematica. Ospiti illustri: un matematico (l'ormai onnipresente Odifreddi), un autore letterario, un nobel per la fisica. Apriti cielo: il pubblico si è messo a fischiare indignato. E non ha smesso: l'autore ha iniziato la propria (affascinante) lettura ed è stato interrotto più volte da selve di fischi. Un organizzatore ha preso la parola e avvisato il pubblico che, di questo passo, il concerto non ci sarebbe stato. Ovviamente la reazione si è persino esacerbata. Il risultato è stato ascoltare tristemente la voce di un autore rotta dalla paura e dall'ansia, mentre leggeva malissimo un brano assai intrigante. E' stata la volta di un altro autore, straniero. Legge in inglese, mentre sullo schermo scorre la traduzione. Il testo è anche intimista, parla del dolore per la morte di alcuni parenti. Niente da fare, massacrato. Odifreddi se la cava un po' meglio, con spirito e ironia, ma alla fine subisce la stessa sorte. Il peggio tocca proprio al premio nobel che, addirittura impossibilitato a proseguire, saluta e smette di leggere.
Riflessione mia: la musica è cultura in una delle sue forme più elevate, non l'unica. E la lettura, la cultura, l'incontro tra forme differenti non è obbligatoriamente noioso. E' vero che sul biglietto c'era scritto: "ore 21:00 inizio concerto Jethro Tull" e nessun riferimento vi era a letture varie, ma la civiltà è stata enormemente svilita da tale reazione, nemmeno poi così minoritaria. L'organizzazione ha colpe gravissime: io avrei valutato l'ipotesi di invertire la scaletta degli eventi, antecedendo il concerto alle letture, di modo che ciascuno avrebbe poi valutato se restare o meno. Un palco vuoto è desolante spettacolo per un premio nobel, ma certo i fischi e la reazione violenta subita non sono da meno.
Milano si dimostra piazza incivile, pure nella sua bella piazza lustrata e prestigiosa di "vice-Scala". E non fa bella figura nemmeno la Sgarbi, che ogni tanto fomentava pure il pubblico con commenti, critiche o applausi polemici. Decisamente un'esperienza negativa, sotto tutti i punti di vista. Poi, come detto in premessa, sono giunti sul palco i Jethro Tull e tutte le nubi sono state spazzate via: l'esibizione è stata breve (appena un'ora e quaranta circa), ma intensissima e qualitativamente valida. In negativo penso spicchi solo Aqualung, il brano più amato ed atteso, rifatto e stravolto eccessivamente. Ottime o eccellenti invece Bouree, Thick as a Brick, For a Thousand Mothers e Locomotive Breath, tra le mie preferite. [SM=x74968]
Io sono comunque uscito molto soddisfatto. La Sgarbi non so.
Carlo Maria




