Sto per fare una cosa difficilissima, cercare di recensire/descrivere/spiegare un'album, di non-musica. Un'opera concettuale, un libro aperto e mai chiuso. Un'opera non finita, o forse infinita. O meglio. dentro ci sono quattro storie diverse, raccontate da quattro diversi cantastorie. E io farò così, lo analizzerò piano piano, parte per parte.
Prendo il vinile e lo metto sul piatto. Me lo voglio proprio gustare.
Però prima mi soffermo ad osservare e ammirare la copertina. C'è silenzio.
La bellezza di un vinile è infinita.
Questa musica che si può toccare, sentire e studiare nei minimi dettagli...
Sulla copertina ci sono 4, 8, 16, 32... Un infinità di quadri che si sviluppano dentro i quadri precedenti e successivi.
Non ci poteva essere una copertina migliore per descrivere ciò che si andrà poi a sentire...
David, Roger, Nick e Rick si alternano a vicenda, scambiandosi la sedia-trono. Si intrecciano, si immischiano, collaborano o meglio si fanno guidare dal re di turno...
Sysyphus
Timpani, piatti e mellotron partono come una marcia funebre. Archi, violini, si inseguono, salgono la montagna di Sisifo.
Questo immane macigno deve essere spinto su. Non ci sarebbe stato strumento migliore del mellotron, per trasmettere questa sensazione di sofferenza, ansia, dolore, sudore, incubo, determinazione...
Ed ecco che Sisifo spinge il sasso fino alla cima, ma per qualche forza misteriosa...(Sysyphus pt.2) il sasso rotola di nuovo a valle. L'arpeggio col pianoforte descrive in pieno tutto i movimenti del macigno. Prima lento e scorrevole, poi una volta che prende velocità, sbatte ovunque, distrugge, scava, solleva terra fino a scaraventarsi giù profondamente negli inferi. Sisifo scende, corre, scivola, cade, si fa male, viene scaraventato, sbatte da una parte all'altra, fino a raggiungere il sasso...
E qui riparte la sofferenza di Sisifo (pt.3), è debole ma nonostante questo è forte, e vuole riportare la pietra su. Non sa perché, ma lo deve fare.
Ecco che appoggia le mani e inizia a spingere, piano piano. Ce la fa. Ogni tanto si ferma, per respirare, per riacquistare le forse. Si alza, si ferma, spinge, si ferma di nuovo. Fino ad arrivare di nuovo in cima.
Questa volta sente che ce l'ha fatta...
La pietra è ferma in cima. Non si muove. Adesso?
Tristemente Sisifo se ne accorge che non succede niente, e che con questa pietra non può più fare niente.
E allora improvvisamente, violentemente, chiudendo gli occhi. Spinge il sasso di nuovo giù dalla montagna.
Niente di più di grave di note dissonanti, note minori, di pianoforte e mellotron, di hammond e di farfisa, per esprimere tutto questo colpo di scena.
Per descrivere l'atto crudele che Sisifo fa a se stesso, la punizione che lui infligge ogni volta al proprio io. L'essere umano sadico e violento, crudele e senza pietà
La pietra rotola giù, di nuovo, ancora ed ancora.
E Sisifo anche...
Lentamente si riparte, su il sasso e su Sisifo. Giù il macigno e giù anche Sisifo...
Fino a diventare piano piano... Uno...
Era stato proprio Rick Wright a dire ai ragazzi di fare questo LP concettuale. Visto che era l'unico attratto e ispirato dalla musica classica. E da qui l'idea di dividere il disco in 4 parti. Ognuno per conto proprio.
E infatti così è stato.
Rick insegue tappeti e armonie tonali e atonali, dissonanti e romantiche, Roger insegue la pazzia con i suoi animaletti urli squittii e tutto il resto e nello stesso tempo fa quello che avrebbe poi ripreso anni dopo. Ovvero canzoni "folk" con chitarra acustica (solo cambiando tematica)
Gilmour la new entry fa quello che li viene meglio, suonare la chitarra acustica e non, slide e basso distorto, e cerca quelle melodie tanto eteree e sognanti, che poi il gruppo avrebbe adottato.
E Nick, forse il più pazzo. Scorda la batteria, ci mette echi, suona timpani (li spacca anche).
Ummagumma è fatto di storie diverse, fondamentalmente senza un collegamento logico. Ma in se per se ce l'hanno eccome.
Torniamo a parlare delle storie.
Granchester Meadows, è una bellissima canzone leggera quasi folk. Un semplice giro di chitarra classica (abbellita dall'acustica di David) condita con una voce grave ma delicata di Roger...
Roger ricorda i suoi pomeriggi da ragazzo proprio li a Granchester, e il risultato è molto rilassante.
Ti senti veramente in estate, a Cambridge.
Ma una mosca inizia a darti fastidio e schiacciandola, ti ritrovi in un tutt'altro posto. Un posto irriconoscibile, atemporale e surreale. Specie diverse di animaletti furiosi ti strillano nelle orecchie, dietro, davanti, a lato... Gilmour ti chiede di riportarli la chitarra indietro... Cori angelici che ad una velocità diversa sembra cori diabolici...
E' un esperimento folle! Non è musica! Ma nessuno pretende che sia tale. E' Arte!
E' ben diverso il concetto anche se la musica è Arte.
Non si possono descrivere tali esperimenti. E' come cercare di motivare o cercare di capire la Helikopter Strings Quartett o Sirius di Stockhausen.
La musica contemporanea, l'arte contemporanea o ti piace, o non ti piace. E' semplice.
Io personalmente la adoro!
Apro una parentesi su A Saucerful Of Secrets, visto che si tratta sempre di "rumori".
A Saucerful Of Secrets è uno dei brani più geniali dei Floyd in generale.
E' l'esempio più chiaro e più bello di come riuscire a combinare delay, chitarre distorte, gong, piatti, ritmi sincopati e "ratti sul pianoforte" senza sembrare una "cozzaglia di suoni".
Lì tutto ha un senso. Niente è messo a caso. C'è un evoluzione precisa e ben studiata.
Si passa da "Qualcosa di diverso" ad un "Pandemonio sincopato" , da un "Segnale di tempesta" a "Voci celestiali" con una spontaneità libera e leggera. I Floyd erano bravi in questo.
Riuscivano a calare, aumentare, enfatizzare o diminuire le dinamiche, l'atmosfera della canzone.
Live ASOS raggiungeva a volte anche i 15 minuti. E il palco si trasformava, come Nick disse qualche annetto dopo (nel 1972), nel laboratorio dello scienziato pazzo di Heath Robinson...
ASOS è un brano meraviglioso, con un finale epico. L'urlo di Gilmour è qualcosa di struggente... Bellissimo.
Ma può anche non piacere, pazienza...

Chiusa parentesi
The Narrow Way.
Gilmour ha quel tocco sognante e molto da viaggio. Un tocco romantico, leggero e dolce.
E lo usa tutto nella prima parte di The Narrow Way. La considero un bellissimo pezzo strumentale per chitarre acustiche dove non mancano schitarrate e chitarra slide con sovraincisioni di suoni vari (poi, sarebbe diventato una prassi Floydiana registrare e sovraincidere tracce su tracce, livelli su livelli di tappeti sonori e/o suoni) Questo bellissimo pezzo finisce in una specie di loop, di circolo vizioso, fatto di un giro grave dove basso chitarra distorta e batteria si susseguono. Nel mentre toccate e fughe con il tone bar sopra i pick up della chitarra, vengono dilatate all'infinito... Ritornano anche certi urli di Several Species e certi rumori... The Narrow Way pt.2 finisce con tutto il suono che va in tremolo ed una specie di macchina parte per un'altro viaggio. L'ultima storia di David.
Qui abbiamo il primo esempio, il primo riflesso di ciò che il suono Floydiano sarebbe stato.Slide guitar hawaiiane, cori di voci armoniche tra Rick e David. Pochi accordi drammatici/tristi che si ripetono e proseguono per tutta la canzone... L'unica cosa che manca in questo brano è stranamente, un assolo.
Un assolo conclusivo, Forse non era molto sicuro Gilmour, chi lo sa. Fatto sta che la canzone scorre fluente e ti culla e ti accompagna fino alla soglia della tua immaginazione e poi ti lascia andare per la tua strada.
E' quello che i Floyd hanno sempre fatto con me. La loro musica mi spinge fino a dove iniziano le mie fantasie, i miei sogni, le mie emozioni, il mio io, il mio lato irrazionale...
La festa nel giardino del Grande Visir.
La storia inizia con un flauto tenero e fluttuante (è la moglie di Nick che suona)
Ed è in questo preciso istante che le porte del giardino si aprono.
Rullo di tamburi... Tanti fiori, un bellissimo giardino.
Bellissime donne che ballano la Danza del Ventre, servitori che preparano i tavoli. Anziani che raccontano storie ai più piccoli. Pascià che parlano di cose serie, di problemi o guerre dell'impero...
Isole di nobili che fumano il narghilè. Ed è proprio nel fumo del narghilè che sprofondi. Che sorvoli e inizi a fluttuare, per poi, a scatti interrompersi, cadere e ritrovarsi di nuovo nel giardino, era solo un battito delle ciglia...
La storia diventa strana perché piano piano i rumori di batteria (accellerati) si congiungono con la batteria normale, ed assumono un loro ritmo peculiare fino a quasi esplodere... Ma il tutto viene calmato dal flauto e il disco finisce, e la storia finisce, e il viaggio si interrompe...
Ummagumma è uno di quei album che ti lascia tante sensazioni, dalle più cupe a quelle più solari (forse più le prime). M'è capitato una volta di addormentarmi con l'album in sottofondo. Non si sa che ho sognato... Ihihihihih
Ummagumma è quasi un trattato di musica contemporanea, arte contemporanea, dove spesso, come anche in 4.33 di J.Cage conta più l'idea, il concetto, che la realizzazione (anche se in 4.33 le difficoltà non sussistono... :-D ) Quindi diventa difficile definirlo come album. Come è difficile descrivere un qualsiasi dipinto surreale o astratto...
Scusate se mi sono dilungato e scusate anche se non sono riuscite a rimanere coi piedi per terra.
Ma quando si ama una cosa, lo si descrive con le parole che ti vengono... E a me sono venute queste.
Fine parte prima