Certo, il discorso è complesso.
Per prederla un po' alla larga, io appartengo a quella generazione la quale si sentiva ripetere a macchinetta che "ascoltava musica di plastica" fatta da "gente che usava i machinarii al posto di suonare". Stiamo parlando di pezzi grossi: Howard Jones, Depeche Mode, Jean-Michel Jarre, Kraftwerk, gente così.
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Il "problema" quindi era più di base: le generazioni precedenti non erano in grado di fare il salto concettuale dai
fab four, i quali effettivamente strimpellavano le loro chitarrine dal vivo, ad un artista come Jarre il quale, per fare il tipo di musica che faceva, era assolutamente ovvio (per non dire
necessario, in senso matematico) che si dovesse avvalere di apparecchiature elettroniche.
Pistolotti analoghi, in quegli anni, si subivano circa l'uso dei sintetizzatori. "Ah che vergogna, non sa suonare una tromba e al posto usa una pianola, che schifo". Questo detto magari mentre gli altoparlanti diffondevano un immortale assolo cantabile di Tony Banks all'ARP 2600.
Essendo molto giovane ci misi un po' a capire che quelle critiche, oltre che fuori luogo e ingiuste, erano forse anche proprio stupide. Per questo stento sempre un po' ad emettere giudizi
tranchant riguardo i nuovi usi e costumi della musica.
Ragionandoci sopra, a suo tempo decisi che il limite che non bisognava valicare riguardava l'uso
creativo, o meno, delle apparecchiature che la tecnologia metteva e mette a disposizione. Stabilii per esempio che usare una batteria elettronica per risparmiare lo stipendio di un batterista non solo non era affatto creativo, ma che l'effetto sonoro a livello timbrico era una vera porcheria. Viceversa usare un sequencer e percussioni sintetiche, come facevano i Kraftwerk o tanti altri, era creativo al massimo e aveva l'effetto di una figata pazzesca. Lo stesso vale circa l'usare un sintetizzatore per imitare un violinista di cui non si dispone, oppure usarlo per generare suoni nuovi di sintesi mai uditi prima da orecchio umano.
Per quanto riguarda il materiale preregistrato, ricordo benissimo che anche i Depeche Mode, essendo in pochi sul palco, se ne servivano; anzi si presentavano sul palco con un registratore multitraccia a bobine (lo si vede bene, tra l'altro, nel film Depeche Mode 101), però ocorre dire che tutte la parti di primo piano erano suonate da loro e che quindi lo spettacolo non ne perdeva. Molto meno m'è piaciuto, invece, sentire a qualche concerto di Steve linee di basso che non si capiva da dove provenissero (potenzialmente potevano essere suonate ai synth da King o da Townsend, ma davvero non era chiaro) o cori molto ricchi completi di voci femminili senza che ci fosse traccia di donna sul palco. Personalmente a questa perfezione sonora preferirei un coro magari un po' scarno e sgangherato, ma fatto dal vivo dai musicisti presenti sul palco. A mio parere nei punti descritti si valica il limite dell'uso creativo e si và decisamente "oltre", sconfinando nel surrogato.