Hello, i must be going - classifica gradimento pezzi e altro
Hello, i must be going - classifica gradimento pezzi e altro
Dopo l'enorme successo di Face Value era praticamente scontato che Phil di lì a poco sfornasse un seguito sulla stessa falsariga. Solo 1 anno e qualche mese dopo esce questo Hello, I must be going. Un lasso di tempo "normale" se parlassimo di un'artista solista che pubblica solo dischi in proprio, ma Phil era impegnato in 3000 progetti. Collins in quegli anni sembrava avere energie inesauribiili: nel 1980 esce Duke e lui collabora con Peter a PG3, nel 1981 è la volta di Face Value ed ABACAB, nel 1982 esce Hello, i must be going e lui suona la batteria sul disco di esordio da solista di Robert Plant, nel 1983 esce Genesis...
Una delle accuse storiche nei confronti di Phil è che in quegli anni fece "troppe cose" e troppe poche cose di qualità. E' una critica che ha un senso, secondo me però queste problematiche saranno evidenti dal 1985 in poi. Qui Phil ha ancora molte idee e si vede. Eppure, nonostante questo il suo secondo album risente di una minore freschezza, mi dà un senso di frettolosità rispetto all'esordio, come di uno che vuole battere il ferro finchè è caldo anche se magari poteva aspettare un po' di più e sfornare qualcosa di più rifinito. La formula è in pratica la stessa identica di Face Value, senza grandi variazioni:
- Face Value aveva un fill iconico di batteria? Proviamo ad inserircene uno anche qui, ma meno naturale e più forzato
- Face Value aveva due strumentali jazzati? Qui ce ne mettiamo uno.
Face Value aveva due cover? Ce ne mettiamo una pure qui.
- il lento di tre minuti per voce, pianoforte ed archi? Taac, ce lo abbiamo.
- Copertina col faccione? La facciamo uguale, ma di profilo
- Il brano che da solo vale il disco messo come prima canzone (questa è una cosa soggettiva)? Eccolo pure qui
L'album insomma non è affatto malvagio, ma (a mio giudizio) soffre della sindrome della copia carbone, e in questi casi non si può che fare il paragone con l'originale (decisamente migliore). Detto questo, in futuro farà mooooooolto di peggio come qualità. Qui siamo ancora su livelli discreti, più o meno.
1) I don't care anymore (voto 8,5)
Hello, i must be going si distingue nella discografia di Collins per il fatto di avere alcuni tra i brani più "rock" e "potenti" della sua carriera, dove spinge agli estremi il suo cantato "urlante". Questo è uno dei casi. Non posso che adorare il pezzo quindi. La batteria, ripetitiva ma ossessiva, pesante ma sincopata, crea un'atmosfera angosciante. Il cantato di Phil, che parte giá "incazzoso" ma ad ogni strofa aumenta di potenza fino a diventare totalmente folle, è tra le sue vette dal punto di vista vocale. Un pezzo a mio avviso che (pur non appartenendo ovviamente al genere) ha delle affinità col metal e si presterebbe ottimamente in quella veste. Daryl Stuermer fa un grandissimo lavoro in sottofondo e secondo me questo è l'album dove suona più Hackettiano (squittii, rumorini, note sostenute ecc.). Non sono un suo grande fan ma qui dà il suo meglio.
2) Do you know and do you care (voto 8,4)
In un certo senso si può considerare una specie di I don't care anymore parte 2: non solo per il titolo (che sembra una specie di risposta al precedente), ma anche per le atmosfere e la struttura, molto simili. La batteria pulsante è l'impalcatura sulla quale si inseriscono riff chitarristici potenti, rumorini, un Phil rabbioso come non mai. Perfino più dark del pezzo iniziale, qui Phil alla voce raggiunge probabilmente il suo livello massimo nel campo delle urla folli, precisamente nei due "Do you know and do you care" urlati tra il minuto 3:35 e 4:03".
Di grande effetto pure i rumorini ottenuti con i fiati nella coda del pezzo. Creano un'atmosfera strana, oscura, che aumenta la sensazione di trovarsi di fronte ad un brano piuttosto "minaccioso".
Queste due canzoni insomma le considero "gemelle" e quasi dello stesso livello, ma visto che dobbiamo stilare una classifica...
3) The west side (voto 8,3)
Con questo strumentale si completa (per me) il podio dei pezzi imprescindibili del disco, quelli che da soli bastano per spingere all'acquisto. The West Side è (così come i due strumentali di Face Value) un piccolo gioiello jazz-rock. Qui i Brand-x sono molto più vicini per sonorità, ma l'uso dei fiati lo distingue dalla produzione del suo gruppo parallelo (fiati che, per una volta, apprezzo tantissimo). Costruito tutto su un continuo duello tra questi ultimi e la batteria, ora dolci e soffusi, ora battaglieri e rockeggianti. Un pezzo di gran classe che riascolterei all'infinito senza mai stancarmi. Ho già scritto nel topic sul disco precedente quanto questi piccoli capolavori di sola musica purtroppo resteranno una rarità nella sua produzione successiva e di livello decisamente inferiore.
Ci fossero solo questi 3 pezzi Hello, i must be going risulterebbe perfino superiore a Face Value. Ma purtroppo di pezzi ce ne sono altri 7 e non sono assolutamente dello stesso livello
4) Don't Let Him Steal Your Heart Away (voto 6,7)
Classico pezzo pop alla Phil. Delicato, quasi tutto basato sul piano acustico (la parte migliore) e la voce. Decisamente più scorrevole e meno zuccheroso di altri. Falsetti irritanti praticamente assenti, grosso punto a favore. Non c'è molto da dire, è semplicemente una canzone gradevole, ben concepita, che scorre via bene senza stupire ma anche senza fare particolari danni.
5) Like China (6,3)
Costruita su un insistente riff di chitarra, fin troppo onnipresente (e che alla lunga viene un po' a noia). Sta in mezzo tra il danzereccio e il rock, alla maniera di Thunder and lightning, ma gli è superiore perchè più spigliata e più "sporca" a livello di sound (quindi il lato danzereccio si sente meno). Belli, a livello musicale e vocale, i build up ("Your skin is smooth as silk and your eyes like stars...") e i ritornelli (col cantato rabbioso di Phil in bella evidenza), mentre le strofe le trovo confusionarie e ingolfate. Il testo poi mi risulta decisamente stucchevole.
Poteva essere insomma una canzone in linea con le prime 2 in classifica (il cantato rabbioso dei ritornelli, i riff di chitarra) ma invece si affossa un po' da sola. Ha i suoi momenti, ma come pezzo preso nella sua globalità non funziona del tutto (per me).
6) Through these walls (voto 6)
E' come se Phil avesse in mente il fill di batteria ma non sapesse bene dove mettercelo. Se su In the air Tonight irrompeva a sorpresa e stupiva per potenza e costruzione, qui sembra comparire un po' a casaccio, quasi come per evitare all'ascoltatore di addormentarsi, a spezzettare un brano piuttosto ozioso e che non va da nessuna parte. Sia le strofe che il ritornello non hanno (per me) nulla di interessante da offrire. Solo il testo (oltre ovviamente alla batteria) si distingue: parla di un "voyeur" che passa le sue giornate ascoltando i discorsi dei vicini di casa e le loro conversazioni intime attraverso le pareti sottili dell'appartamento. Singolare e piuttosto dark nelle intenzioni, ma le atmosfere del pezzo, a livello musicale, non riescono ad essere evocative (per me) come Phil avrebbe voluto. 6 politico.
7) I cannot believe It's true (voto 5)
Brano veloce, sbarazzino, danzereccio, con gli onnipresenti fiati, di quelli che non gradisco particolarmente già all'interno della discografia dei Genesis (Paperlate, No replay at all) e quindi manco per il Phil solista. Come quelli non è un pezzo "brutto", semplicemente non è roba per me, magari ci sono rare volte nelle quali se sono nell'indole giusta posso pure canticchiare, ma in generale sono quei tipi di brani che non mi esaltano. Vanno bene per 2/3 minuti ma più di 5 non li reggo. Sorry.
8) Why Can't It Wait 'Til Morning (voto 4,5)
Più una "chiusura" che un vero pezzo a se stante. Molto zuccheroso, ma breve per fortuna. Falsetto irritante (che ve lo dico a fare).
9) It Don't Matter to Me (voto 3,5)
Stesso discorso fatto per I cannot believe It's true, una sorta di brano gemello. Questo però (pur durando meno) non è scorrevole allo stesso modo, è molto meno "simpatico" e molto più irritante. Mai sopportato quei "whatsay, hey, what you say, say, say, saying" o quel " Alright alright oh oh alright". Un po' stupidotti a mio avviso. Il testo tra l'altro in pratica è per gran parte composto da quelle due frasi. Insomma il classico pezzo che non solo non mi dice nulla ma mi irrita, stile I missed again.
10) You can't hurry love (voto 3)
Phil Collins rock mi va benissimo, così come il Phil jazz, quello pop di classe non mi dispiace. Quando invece si mette a scimmiottare i pezzi r&b anni '60 non lo reggo, mi spiace. Non sono un grande fan della Motown e dei pezzi pop anni '60. Una cover di un brano delle Supremes quindi non può certo esaltarmi, essendo l'esatto opposto di quello che cerco in musica. Tutti quei coretti, quegli "yu hu hu" mi fanno rabbrividire.
Voto globale all'album: 6,5
Dopo l'enorme successo di Face Value era praticamente scontato che Phil di lì a poco sfornasse un seguito sulla stessa falsariga. Solo 1 anno e qualche mese dopo esce questo Hello, I must be going. Un lasso di tempo "normale" se parlassimo di un'artista solista che pubblica solo dischi in proprio, ma Phil era impegnato in 3000 progetti. Collins in quegli anni sembrava avere energie inesauribiili: nel 1980 esce Duke e lui collabora con Peter a PG3, nel 1981 è la volta di Face Value ed ABACAB, nel 1982 esce Hello, i must be going e lui suona la batteria sul disco di esordio da solista di Robert Plant, nel 1983 esce Genesis...
Una delle accuse storiche nei confronti di Phil è che in quegli anni fece "troppe cose" e troppe poche cose di qualità. E' una critica che ha un senso, secondo me però queste problematiche saranno evidenti dal 1985 in poi. Qui Phil ha ancora molte idee e si vede. Eppure, nonostante questo il suo secondo album risente di una minore freschezza, mi dà un senso di frettolosità rispetto all'esordio, come di uno che vuole battere il ferro finchè è caldo anche se magari poteva aspettare un po' di più e sfornare qualcosa di più rifinito. La formula è in pratica la stessa identica di Face Value, senza grandi variazioni:
- Face Value aveva un fill iconico di batteria? Proviamo ad inserircene uno anche qui, ma meno naturale e più forzato
- Face Value aveva due strumentali jazzati? Qui ce ne mettiamo uno.
Face Value aveva due cover? Ce ne mettiamo una pure qui.
- il lento di tre minuti per voce, pianoforte ed archi? Taac, ce lo abbiamo.
- Copertina col faccione? La facciamo uguale, ma di profilo
- Il brano che da solo vale il disco messo come prima canzone (questa è una cosa soggettiva)? Eccolo pure qui
L'album insomma non è affatto malvagio, ma (a mio giudizio) soffre della sindrome della copia carbone, e in questi casi non si può che fare il paragone con l'originale (decisamente migliore). Detto questo, in futuro farà mooooooolto di peggio come qualità. Qui siamo ancora su livelli discreti, più o meno.
1) I don't care anymore (voto 8,5)
Hello, i must be going si distingue nella discografia di Collins per il fatto di avere alcuni tra i brani più "rock" e "potenti" della sua carriera, dove spinge agli estremi il suo cantato "urlante". Questo è uno dei casi. Non posso che adorare il pezzo quindi. La batteria, ripetitiva ma ossessiva, pesante ma sincopata, crea un'atmosfera angosciante. Il cantato di Phil, che parte giá "incazzoso" ma ad ogni strofa aumenta di potenza fino a diventare totalmente folle, è tra le sue vette dal punto di vista vocale. Un pezzo a mio avviso che (pur non appartenendo ovviamente al genere) ha delle affinità col metal e si presterebbe ottimamente in quella veste. Daryl Stuermer fa un grandissimo lavoro in sottofondo e secondo me questo è l'album dove suona più Hackettiano (squittii, rumorini, note sostenute ecc.). Non sono un suo grande fan ma qui dà il suo meglio.
2) Do you know and do you care (voto 8,4)
In un certo senso si può considerare una specie di I don't care anymore parte 2: non solo per il titolo (che sembra una specie di risposta al precedente), ma anche per le atmosfere e la struttura, molto simili. La batteria pulsante è l'impalcatura sulla quale si inseriscono riff chitarristici potenti, rumorini, un Phil rabbioso come non mai. Perfino più dark del pezzo iniziale, qui Phil alla voce raggiunge probabilmente il suo livello massimo nel campo delle urla folli, precisamente nei due "Do you know and do you care" urlati tra il minuto 3:35 e 4:03".
Di grande effetto pure i rumorini ottenuti con i fiati nella coda del pezzo. Creano un'atmosfera strana, oscura, che aumenta la sensazione di trovarsi di fronte ad un brano piuttosto "minaccioso".
Queste due canzoni insomma le considero "gemelle" e quasi dello stesso livello, ma visto che dobbiamo stilare una classifica...
3) The west side (voto 8,3)
Con questo strumentale si completa (per me) il podio dei pezzi imprescindibili del disco, quelli che da soli bastano per spingere all'acquisto. The West Side è (così come i due strumentali di Face Value) un piccolo gioiello jazz-rock. Qui i Brand-x sono molto più vicini per sonorità, ma l'uso dei fiati lo distingue dalla produzione del suo gruppo parallelo (fiati che, per una volta, apprezzo tantissimo). Costruito tutto su un continuo duello tra questi ultimi e la batteria, ora dolci e soffusi, ora battaglieri e rockeggianti. Un pezzo di gran classe che riascolterei all'infinito senza mai stancarmi. Ho già scritto nel topic sul disco precedente quanto questi piccoli capolavori di sola musica purtroppo resteranno una rarità nella sua produzione successiva e di livello decisamente inferiore.
Ci fossero solo questi 3 pezzi Hello, i must be going risulterebbe perfino superiore a Face Value. Ma purtroppo di pezzi ce ne sono altri 7 e non sono assolutamente dello stesso livello
4) Don't Let Him Steal Your Heart Away (voto 6,7)
Classico pezzo pop alla Phil. Delicato, quasi tutto basato sul piano acustico (la parte migliore) e la voce. Decisamente più scorrevole e meno zuccheroso di altri. Falsetti irritanti praticamente assenti, grosso punto a favore. Non c'è molto da dire, è semplicemente una canzone gradevole, ben concepita, che scorre via bene senza stupire ma anche senza fare particolari danni.
5) Like China (6,3)
Costruita su un insistente riff di chitarra, fin troppo onnipresente (e che alla lunga viene un po' a noia). Sta in mezzo tra il danzereccio e il rock, alla maniera di Thunder and lightning, ma gli è superiore perchè più spigliata e più "sporca" a livello di sound (quindi il lato danzereccio si sente meno). Belli, a livello musicale e vocale, i build up ("Your skin is smooth as silk and your eyes like stars...") e i ritornelli (col cantato rabbioso di Phil in bella evidenza), mentre le strofe le trovo confusionarie e ingolfate. Il testo poi mi risulta decisamente stucchevole.
Poteva essere insomma una canzone in linea con le prime 2 in classifica (il cantato rabbioso dei ritornelli, i riff di chitarra) ma invece si affossa un po' da sola. Ha i suoi momenti, ma come pezzo preso nella sua globalità non funziona del tutto (per me).
6) Through these walls (voto 6)
E' come se Phil avesse in mente il fill di batteria ma non sapesse bene dove mettercelo. Se su In the air Tonight irrompeva a sorpresa e stupiva per potenza e costruzione, qui sembra comparire un po' a casaccio, quasi come per evitare all'ascoltatore di addormentarsi, a spezzettare un brano piuttosto ozioso e che non va da nessuna parte. Sia le strofe che il ritornello non hanno (per me) nulla di interessante da offrire. Solo il testo (oltre ovviamente alla batteria) si distingue: parla di un "voyeur" che passa le sue giornate ascoltando i discorsi dei vicini di casa e le loro conversazioni intime attraverso le pareti sottili dell'appartamento. Singolare e piuttosto dark nelle intenzioni, ma le atmosfere del pezzo, a livello musicale, non riescono ad essere evocative (per me) come Phil avrebbe voluto. 6 politico.
7) I cannot believe It's true (voto 5)
Brano veloce, sbarazzino, danzereccio, con gli onnipresenti fiati, di quelli che non gradisco particolarmente già all'interno della discografia dei Genesis (Paperlate, No replay at all) e quindi manco per il Phil solista. Come quelli non è un pezzo "brutto", semplicemente non è roba per me, magari ci sono rare volte nelle quali se sono nell'indole giusta posso pure canticchiare, ma in generale sono quei tipi di brani che non mi esaltano. Vanno bene per 2/3 minuti ma più di 5 non li reggo. Sorry.
8) Why Can't It Wait 'Til Morning (voto 4,5)
Più una "chiusura" che un vero pezzo a se stante. Molto zuccheroso, ma breve per fortuna. Falsetto irritante (che ve lo dico a fare).
9) It Don't Matter to Me (voto 3,5)
Stesso discorso fatto per I cannot believe It's true, una sorta di brano gemello. Questo però (pur durando meno) non è scorrevole allo stesso modo, è molto meno "simpatico" e molto più irritante. Mai sopportato quei "whatsay, hey, what you say, say, say, saying" o quel " Alright alright oh oh alright". Un po' stupidotti a mio avviso. Il testo tra l'altro in pratica è per gran parte composto da quelle due frasi. Insomma il classico pezzo che non solo non mi dice nulla ma mi irrita, stile I missed again.
10) You can't hurry love (voto 3)
Phil Collins rock mi va benissimo, così come il Phil jazz, quello pop di classe non mi dispiace. Quando invece si mette a scimmiottare i pezzi r&b anni '60 non lo reggo, mi spiace. Non sono un grande fan della Motown e dei pezzi pop anni '60. Una cover di un brano delle Supremes quindi non può certo esaltarmi, essendo l'esatto opposto di quello che cerco in musica. Tutti quei coretti, quegli "yu hu hu" mi fanno rabbrividire.
Voto globale all'album: 6,5
sul "caso" in oggetto:![Goloso [:p]](./images/smilies/smile_slurp.gif)
appena avrai modo di leggere la mia rece/voti ai vari brani, ![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)
![Pensieroso [:-I]](./images/smilies/smile_ponder.gif)
![Spiacente [':-|]](./images/smilies/smile_perplexed.gif)
alla quale non dò (mai dato) credito nemmeno per 10cent...
![Santarellino [O:-)]](./images/smilies/smile_saint.gif)
me lo chiese la mia gentile signora