Face Value - classifica gradimento pezzi e altro
Face Value
Face Value è un album importantissimo, non solo per la carriera di Phil Collins, ma anche per quella dei Genesis. E' fuori di dubbio, infatti, che il cambio di rotta del gruppo verso sonorità più accessibili sia dovuto in buona parte anche dal successo dell'esordio discografico di Phil. Se il suo contributo fino a Duke (a livello compositivo) era stato molto limitato, marginale, dopo il successo di Face Value il suo peso all'interno della band diventa molto più "ingombrante". Non solo lui si prende molto più spazio, ma sono gli stessi Tony e Mike a inseguire quella formula e quelle sonorità, a farne il fulcro anche del loro sound, con i dovuto distinguo.
A suo modo insomma di tratta di un album epocale, per alcuni in positivo, per altri (visto dove ha condotto la band) decisamente in negativo. Ma siamo qui per valutare i brani di Face Value per quello che sono ed è indiscutibile penso che si tratti di un album pop di ottimo livello: ben suonato, ben arrangiato, pieno di ospiti prestigiosi. Poi, che io per gusti personali non straveda per il pop da classifica è un altro conto, ma qui siamo ancora ad ottimi livelli artistici, che forse Phil non saprà più raggiungere in seguito (anche se io, personalmente sono legato di più ad altri suoi lavori).
I voti non sono da paragonare a quelli che ho dato ai pezzi genesisiani, sono solo un riferimento per metter in ordine di preferenza le canzoni collinsiane.
1) In the Air Tonight (voto 9,5)
E quale altro brano altrimenti? Parliamo della canzone più famosa di Phil e di uno dei pezzi più iconici e riconoscibili degli anni '80. Il tipo di brani che valgono una carriera. Inutile citare l'iconico ingresso della batteria nel finale, che ha letteralmente fatto scuola, tutto il pezzo ha motivi di interesse: dall'inizio di grande atmosfera (a mio avviso bellissimo), costruito semplicemente grazie alla drum machine e a un tappeto di tastiere "misterioso". Per tacere del crescendo vocale, sublime, che comincia con la voce di Phil molto "robotica", in lontananza, e si conclude con una delle sue classiche parti urlate a squarciagola (un suo modo di cantare che adoro). Per tacere poi del testo: semplice eppure enigmatico allo stesso tempo, tanto da creare nel corso del tempo delle vere e proprie leggende metropolitane (citate pure da Eminem in un suo pezzo, per dire). Insomma, in poche parole un capolavoro.
2) The Roof Is Leaking (voto 8,1)
Un pezzo molto particolare e inusuale per gli standard di Phil. A differenza di quasi tutti i suoi brani, questo qui non é "autobiografico", non parla di sentimenti personali, ha invece un che di cinematografico. Racconta una storia insomma, la storia di una famiglia di agricoltori poverissimi che devono affrontare un inverno molto rigido e le ristrettezze economiche. Anche a livello di sound è un pezzo piuttosto inusuale: tra atmosfere notturne (il verso dei grilli e degli uccelli) e sonoritá folk/country, suona decisamente "americana". Una canzone dotata di un fascino particolare insomma, molto triste e delicata. Mi è sempre piaciuta molto.
3) Droned (voto 7,7)
Strumentale molto particolare e decisamente sfizioso,legato direttamente al finale di The Roof Is Leaking. Ha contemporaneamente arie orientaleggianti e ritmiche tipicamente latine. Ne viene fuori qualcosa di inusuale - non solo per Phil - che a me piace un sacco. Non è manco accostabile ai pezzi dei Brand-x, più d'atmosfera rispetto al loro sound. Le tastiere hanno una certa magia. Forse è troppo breve, ecco, poteva durare di più. Quanto erano belli gli strumentali che Phil inseriva nei suoi primi album: peccato che ad un certo punto ha cominciato a rinunciarci.
4) Tomorrow never knows (voto 7,5)
Sarà che non sono un grandissimo fan dei Beatles ma non ce lo vedo tutto questo sacrilegio. Non è l'originale, certo, ma a mio avviso si tratta di una cover sfiziosa e abbastanza rispettosa, anzi aggiorna pure il sound quanto basta per stare in piedi da sola. Mi piace l'interpretazione di Phil e la sua voce "robotica", mi piace l'uso degli effetti, mi piace il piglio più rock rispetto all'originale (più psichedelica e lisergica). In coda c'è spazio pure per un piccolo accenno "a cappella" a "Somewhere over the rainbow", una specie di mini Ghost track. Chapeau per il coraggio.
5) Hand in hand (voto 7,4)
Altro strumentale, direttamente collegato a Droned. Molto più jazzato e con ampio uso di fiati, per quanto conservi - soprattutto all'inizio- certe atmosfere orientaleggianti. Ottimo il lavoro di batteria, che in pratica regge tutto il pezzo. Forse è la cosa più simile ai pezzi di Duke (eccetto Behind the lines), a livello compositivo. Non sono un grandissimo fan dei cori, ad opera di un gruppo di bambini americani. Però se non altro è una scelta particolare. Ecco, forse a differenza di Droned, la durata è un filo eccessiva data la ripetitività strutturale del brano. Ma va bene lo stesso, dai.
6) Behind the lines (voto 6,8)
L'ho già scritto nel topic di Duke: ho ascoltato prima questa cover dell' originale, quindi ho a lungo considerato questa come la vera Behind the lines. Una versione più sbarazzina, tra l'r&b e il rock, con un Phil che mi sembra più coinvolgente (mi piace più come canta qui che sulla versione originale, più "grintoso"). Sarà per questo che il pezzo di Duke, nella sua parte cantata, mi è sempre sembrato un po' moscetto (anche se in generale tutto sommato è superiore). Certo qui i fiati non mi fanno impazzire, così come i coretti, e musicalmente è troppo "asciugata", con pochi spunti musicali di interesse. Però la trovo sempre molto gradevole, con un ottimo lavoro di batteria.
7) You know what i mean (voto 6,7)
Delicato e breve pezzo quasi per solo piano (suonato dallo stesso Phil) e voce. Gli archi, ben utilizzati, aiutano a evitare il pericolo di un eccesso di zuccherositá. Sicuramente è molto più scorrevole e godibile di altri pezzi impostati allo stesso modo nei suoi album successivi (tipo l'insopportabile One More Night), anche grazie alla scelta di Phil di regalarci un'interpretazione misurata, "minimalista", che non indulge in falsetti o coretti irritanti.
8) I'm not moving (voto 6,4)
Pezzo molto breve, veloce, sbarazzino. Pessime le strofe in falsetto (con tanto di coretti "aaaahhhh" "oooohhh"). Eppure il ritmo e lo stile (interessante il ritornello con le voci del nostro sovrapposte) e l'interpretazione di Collins (nei suddetti ritornelli) me la rendono più "simpatica" di quanto di solito trovo questo tipo di pezzi. Scorre bene insomma e "fa battere il piedino". Il testo ultraottimista poi è piuttosto in controtendenza rispetto ai classici composti da Phil e, non so perchè, quando penso alle liriche mi vengono in mente quelle di alcuni pezzi dei Queen (tipo Don't stop me now). Tutto sommato gli si vuole bene dai.
9) This must be love (voto 6,2)
Canzoncina d'amore, non priva di spunti d'interesse. Ad esempio il ritmo rilassato e l'uso delle percussioni lo avvicinano a certo pop-jazz che è anticipatore di quanto faranno da lì a qualche anno artisti come Sade.
Però però...la voce mmmm. Diciamo che (l'ho già scritto spesso in passato) non sono un grande fan del Phil cantilenante e che usa il falsetto e qui purtroppo me li devo sorbire entrambi. Insomma un pezzo che ha il suo perchè ma a tratti un po' mi irrita pure. Facciamo un 6 politico.
10) Thunder and lightning. (Voto 4,8)
L'unico pezzo rock dell'album, più o meno, diciamo che ci sono delle chitarre e qualche abbozzo di assolo (a circa 2:06)
Il problema è che è troppo troppo banalotta come canzone, noiosetta, piena di cose stucchevoli: tacendo sugli onnipresenti fiati a tradimento mi riferisco soprattutto a scelte come quell' iniziale "yeeeeahh", "auuuuuu"
(non contento Phil ce lo riproporrá pure dopo un paio di minuti). "Ma che è? Una caricatura?".
Troppo danzereccia poi.
Interessante forse solo il basso e la voce di Phil a tratti (mi piace la parte quando urla "but if that's true, then why can't you tell meeeee How come this feels so nice, so niiiice It feels aaaaalright").
Troppo troppo poco. Mediocre
11) If Leaving Me Is Easy (voto 4)
Il brano sarebbe pure ideato bene, con un certo gusto, con un incedere jazzato di indubbio fascino (per quanto io i fiati non è che li sopporti tantissimo, se non in rari casi). Si sente che Phil ci mette il cuore, ce la mette tutta. Non è insomma la classica canzoncina d'amore banale e strasentita, scritta col pilota automatico. Ma...c'è un MA grosso come una casa. La voce. Mannaggia alla miseria, la voce è tanto volutamente emozionante e l'interpretazione tanto sentita quanto irritante è il suono che giunge alle mie orecchie. Un pezzo che vorrei amare (e che sono sicuro emoziona moltissimo alcuni) ma che mi indispettisce. E la cosa mi dà molto fastidio, perchè non è un pezzo da buttare a livello concettuale. Quel finale poi, con i coretti ultrafalsettatti, che ripetono il titolo del pezzo ad nauseam, sono una sentenza. Scegliere magari un finale urlato o un po' più gigionesco no eh? Lo zucchero doveva ammazzarci tutti inevitabilmente e vabbè
12) I missed again (voto 3)
Prototipo del pezzettino pop zuccheroso alla Phil. Qui è ancora quasi un eccezione, tra qualche anno (purtroppo) diventerà la normalità. Neanche troppo velatamente ispirata a canzoni come Misunderstanding, non ne ha però la spigliatezza (e già quella non era una capolavoro). Sembra quasi una parodia dei pezzi della Motown. Non mi piace l'uso dei fiati, che ne fanno un pezzo "vecchio" giá alla sua uscita, ma i cori...oh mio dio i coretti in falsetto.
Salvo solo, in parte, il bridge a 1:40: almeno lì Phil ci mette un po' di grinta a livello vocale. Il resto è di una piattezza agghiacciante.
Il classico video stupidino dove Phil prova a fare ridere non aiuta ad avere un bel ricordo del pezzo.
Voto all'album: 8,5 (per eccesso, cercando di essere obiettivo e valutare l'importanza oltre che il gusto personale)
Face Value è un album importantissimo, non solo per la carriera di Phil Collins, ma anche per quella dei Genesis. E' fuori di dubbio, infatti, che il cambio di rotta del gruppo verso sonorità più accessibili sia dovuto in buona parte anche dal successo dell'esordio discografico di Phil. Se il suo contributo fino a Duke (a livello compositivo) era stato molto limitato, marginale, dopo il successo di Face Value il suo peso all'interno della band diventa molto più "ingombrante". Non solo lui si prende molto più spazio, ma sono gli stessi Tony e Mike a inseguire quella formula e quelle sonorità, a farne il fulcro anche del loro sound, con i dovuto distinguo.
A suo modo insomma di tratta di un album epocale, per alcuni in positivo, per altri (visto dove ha condotto la band) decisamente in negativo. Ma siamo qui per valutare i brani di Face Value per quello che sono ed è indiscutibile penso che si tratti di un album pop di ottimo livello: ben suonato, ben arrangiato, pieno di ospiti prestigiosi. Poi, che io per gusti personali non straveda per il pop da classifica è un altro conto, ma qui siamo ancora ad ottimi livelli artistici, che forse Phil non saprà più raggiungere in seguito (anche se io, personalmente sono legato di più ad altri suoi lavori).
I voti non sono da paragonare a quelli che ho dato ai pezzi genesisiani, sono solo un riferimento per metter in ordine di preferenza le canzoni collinsiane.
1) In the Air Tonight (voto 9,5)
E quale altro brano altrimenti? Parliamo della canzone più famosa di Phil e di uno dei pezzi più iconici e riconoscibili degli anni '80. Il tipo di brani che valgono una carriera. Inutile citare l'iconico ingresso della batteria nel finale, che ha letteralmente fatto scuola, tutto il pezzo ha motivi di interesse: dall'inizio di grande atmosfera (a mio avviso bellissimo), costruito semplicemente grazie alla drum machine e a un tappeto di tastiere "misterioso". Per tacere del crescendo vocale, sublime, che comincia con la voce di Phil molto "robotica", in lontananza, e si conclude con una delle sue classiche parti urlate a squarciagola (un suo modo di cantare che adoro). Per tacere poi del testo: semplice eppure enigmatico allo stesso tempo, tanto da creare nel corso del tempo delle vere e proprie leggende metropolitane (citate pure da Eminem in un suo pezzo, per dire). Insomma, in poche parole un capolavoro.
2) The Roof Is Leaking (voto 8,1)
Un pezzo molto particolare e inusuale per gli standard di Phil. A differenza di quasi tutti i suoi brani, questo qui non é "autobiografico", non parla di sentimenti personali, ha invece un che di cinematografico. Racconta una storia insomma, la storia di una famiglia di agricoltori poverissimi che devono affrontare un inverno molto rigido e le ristrettezze economiche. Anche a livello di sound è un pezzo piuttosto inusuale: tra atmosfere notturne (il verso dei grilli e degli uccelli) e sonoritá folk/country, suona decisamente "americana". Una canzone dotata di un fascino particolare insomma, molto triste e delicata. Mi è sempre piaciuta molto.
3) Droned (voto 7,7)
Strumentale molto particolare e decisamente sfizioso,legato direttamente al finale di The Roof Is Leaking. Ha contemporaneamente arie orientaleggianti e ritmiche tipicamente latine. Ne viene fuori qualcosa di inusuale - non solo per Phil - che a me piace un sacco. Non è manco accostabile ai pezzi dei Brand-x, più d'atmosfera rispetto al loro sound. Le tastiere hanno una certa magia. Forse è troppo breve, ecco, poteva durare di più. Quanto erano belli gli strumentali che Phil inseriva nei suoi primi album: peccato che ad un certo punto ha cominciato a rinunciarci.
4) Tomorrow never knows (voto 7,5)
Sarà che non sono un grandissimo fan dei Beatles ma non ce lo vedo tutto questo sacrilegio. Non è l'originale, certo, ma a mio avviso si tratta di una cover sfiziosa e abbastanza rispettosa, anzi aggiorna pure il sound quanto basta per stare in piedi da sola. Mi piace l'interpretazione di Phil e la sua voce "robotica", mi piace l'uso degli effetti, mi piace il piglio più rock rispetto all'originale (più psichedelica e lisergica). In coda c'è spazio pure per un piccolo accenno "a cappella" a "Somewhere over the rainbow", una specie di mini Ghost track. Chapeau per il coraggio.
5) Hand in hand (voto 7,4)
Altro strumentale, direttamente collegato a Droned. Molto più jazzato e con ampio uso di fiati, per quanto conservi - soprattutto all'inizio- certe atmosfere orientaleggianti. Ottimo il lavoro di batteria, che in pratica regge tutto il pezzo. Forse è la cosa più simile ai pezzi di Duke (eccetto Behind the lines), a livello compositivo. Non sono un grandissimo fan dei cori, ad opera di un gruppo di bambini americani. Però se non altro è una scelta particolare. Ecco, forse a differenza di Droned, la durata è un filo eccessiva data la ripetitività strutturale del brano. Ma va bene lo stesso, dai.
6) Behind the lines (voto 6,8)
L'ho già scritto nel topic di Duke: ho ascoltato prima questa cover dell' originale, quindi ho a lungo considerato questa come la vera Behind the lines. Una versione più sbarazzina, tra l'r&b e il rock, con un Phil che mi sembra più coinvolgente (mi piace più come canta qui che sulla versione originale, più "grintoso"). Sarà per questo che il pezzo di Duke, nella sua parte cantata, mi è sempre sembrato un po' moscetto (anche se in generale tutto sommato è superiore). Certo qui i fiati non mi fanno impazzire, così come i coretti, e musicalmente è troppo "asciugata", con pochi spunti musicali di interesse. Però la trovo sempre molto gradevole, con un ottimo lavoro di batteria.
7) You know what i mean (voto 6,7)
Delicato e breve pezzo quasi per solo piano (suonato dallo stesso Phil) e voce. Gli archi, ben utilizzati, aiutano a evitare il pericolo di un eccesso di zuccherositá. Sicuramente è molto più scorrevole e godibile di altri pezzi impostati allo stesso modo nei suoi album successivi (tipo l'insopportabile One More Night), anche grazie alla scelta di Phil di regalarci un'interpretazione misurata, "minimalista", che non indulge in falsetti o coretti irritanti.
8) I'm not moving (voto 6,4)
Pezzo molto breve, veloce, sbarazzino. Pessime le strofe in falsetto (con tanto di coretti "aaaahhhh" "oooohhh"). Eppure il ritmo e lo stile (interessante il ritornello con le voci del nostro sovrapposte) e l'interpretazione di Collins (nei suddetti ritornelli) me la rendono più "simpatica" di quanto di solito trovo questo tipo di pezzi. Scorre bene insomma e "fa battere il piedino". Il testo ultraottimista poi è piuttosto in controtendenza rispetto ai classici composti da Phil e, non so perchè, quando penso alle liriche mi vengono in mente quelle di alcuni pezzi dei Queen (tipo Don't stop me now). Tutto sommato gli si vuole bene dai.
9) This must be love (voto 6,2)
Canzoncina d'amore, non priva di spunti d'interesse. Ad esempio il ritmo rilassato e l'uso delle percussioni lo avvicinano a certo pop-jazz che è anticipatore di quanto faranno da lì a qualche anno artisti come Sade.
Però però...la voce mmmm. Diciamo che (l'ho già scritto spesso in passato) non sono un grande fan del Phil cantilenante e che usa il falsetto e qui purtroppo me li devo sorbire entrambi. Insomma un pezzo che ha il suo perchè ma a tratti un po' mi irrita pure. Facciamo un 6 politico.
10) Thunder and lightning. (Voto 4,8)
L'unico pezzo rock dell'album, più o meno, diciamo che ci sono delle chitarre e qualche abbozzo di assolo (a circa 2:06)
Il problema è che è troppo troppo banalotta come canzone, noiosetta, piena di cose stucchevoli: tacendo sugli onnipresenti fiati a tradimento mi riferisco soprattutto a scelte come quell' iniziale "yeeeeahh", "auuuuuu"
(non contento Phil ce lo riproporrá pure dopo un paio di minuti). "Ma che è? Una caricatura?".Troppo danzereccia poi.
Interessante forse solo il basso e la voce di Phil a tratti (mi piace la parte quando urla "but if that's true, then why can't you tell meeeee How come this feels so nice, so niiiice It feels aaaaalright").
Troppo troppo poco. Mediocre
11) If Leaving Me Is Easy (voto 4)
Il brano sarebbe pure ideato bene, con un certo gusto, con un incedere jazzato di indubbio fascino (per quanto io i fiati non è che li sopporti tantissimo, se non in rari casi). Si sente che Phil ci mette il cuore, ce la mette tutta. Non è insomma la classica canzoncina d'amore banale e strasentita, scritta col pilota automatico. Ma...c'è un MA grosso come una casa. La voce. Mannaggia alla miseria, la voce è tanto volutamente emozionante e l'interpretazione tanto sentita quanto irritante è il suono che giunge alle mie orecchie. Un pezzo che vorrei amare (e che sono sicuro emoziona moltissimo alcuni) ma che mi indispettisce. E la cosa mi dà molto fastidio, perchè non è un pezzo da buttare a livello concettuale. Quel finale poi, con i coretti ultrafalsettatti, che ripetono il titolo del pezzo ad nauseam, sono una sentenza. Scegliere magari un finale urlato o un po' più gigionesco no eh? Lo zucchero doveva ammazzarci tutti inevitabilmente e vabbè
12) I missed again (voto 3)
Prototipo del pezzettino pop zuccheroso alla Phil. Qui è ancora quasi un eccezione, tra qualche anno (purtroppo) diventerà la normalità. Neanche troppo velatamente ispirata a canzoni come Misunderstanding, non ne ha però la spigliatezza (e già quella non era una capolavoro). Sembra quasi una parodia dei pezzi della Motown. Non mi piace l'uso dei fiati, che ne fanno un pezzo "vecchio" giá alla sua uscita, ma i cori...oh mio dio i coretti in falsetto.
Salvo solo, in parte, il bridge a 1:40: almeno lì Phil ci mette un po' di grinta a livello vocale. Il resto è di una piattezza agghiacciante.
Il classico video stupidino dove Phil prova a fare ridere non aiuta ad avere un bel ricordo del pezzo.
Voto all'album: 8,5 (per eccesso, cercando di essere obiettivo e valutare l'importanza oltre che il gusto personale)
![Disprezzante [X-P]](./images/smilies/smile_prrr.gif)
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)
) che suonava nei Brand X e aveva già suonato per Gabriel o i famigerati Phoenix Horns (che torneranno su ABACAB)