Abacab - classifica gradimento pezzi ed altro
You Want It You Got It (cit.)
Alcuni resteranno spiazzati ma chi mi ha letto in passato conosce il mio giudizio su Abacab, l'ho già espresso in passato e sostanzialmente resta quello (anche se di volta in volta, come voto, tendo a rivalutarlo e svalutarlo a seconda dei periodi)
Abacab probabilmente è l'album più "coraggioso" di tutta la discografia dei nostri, forse solo The Lamb gli tiene testa da quel punto di vista. Attenzione, ho scritto "coraggoso", non migliore.
Con Abacab infatti i Genesis decidono di resettare tutto, fare tabula rasa, mettere da parte non solo il prog classico dei primi album ma pure quel "neo prog" (progressive pop o come lo si voglia chiamare) che sembrava essere diventato a tutti gli effetti il loro sound definitivo (prima timidamente con ATTWT, poi più compiutamente con Duke). Abacab è un altra roba: è un album profondamente anni '80, totalmente immerso in sonorità tipiche dell'epoca, lontanissime da quelle classiche dei Genesis. Qui si flirta massicciamente con il funky, con la new wave, l'elettronica, il synth-pop, il rock danzereccio con alcune venature hard (Abacab, Dodo), lo ska, il reggae (ancora Dodo), il punk demenziale (Whodunnit)...
Si può dire quindi che è un po' il The Lamb dei Genesis a 3: lontanissimo come sonoritá da tutti gli album che l'hanno preceduto e pieno di influenze diverse. La produzione affidata a Hugh Padgham enfatizza alcune somiglianze con i Police: è l'album dove i Genesis si avvicinano maggiormente al reggae-rock.
Un album che probabilmente per chi ci si è imbattuto "in tempo reale" (io non ero manco nato invece all'epoca
) deve essere stato un trauma. Era una cosa voluta: il gruppo qua ha di fatto mandato a quel paese i vecchi fan simpaticamente, dicendogli "noi adesso siamo questi e vogliamo fare questo, se non vi piace pazienza".
Decisamente emblematico in questo senso un pezzo come Who Dunnit?, che vuole essere volutamente un pezzo irritante per un certo tipo di pubblico, uno scherzo, ma anche un modo per dare addosso a chi da loro si aspettava ancora certe cose a livello sonoro.
La stessa copertina "concettuale" è un pugno nello stomaco nei confronti della tradizione genesisiana, che da quel punto di vista aveva sempre privilegiato opere molto curate e visionarie. Esprime però al meglio il contenuto "sperimentale" dell'album.
Ogni scelta insomma in Abacab è tesa a spiazzare, sconvolgere (irritare?) e a rendere chiaro che qui tutto sarà diverso da quanto fatto in precedenza.
Quindi se lo analizziamo da un punto di vista concettuale è un album decisamente da premiare. Forse per l'ultima volta i Genesis osano, provano a fare qualcosa di diverso, di originale (per loro), che faccia discutere, che smuova. E' innegabile che questi obiettivi sono sostanzialmente raggiunti.
Se invece analizziamo le singole canzoni solo per quello che sono, purtroppo ci accorgiamo che le ciofeche qui non mancano, alcune volutamente brutte, altre invece (purtroppo) no.
Avessero deciso di aggiungere altre cose lasciate fuori (Submarine ma anche Naminanu) sarebbe stato un album molto più ricco, vario, musicalmente d'impatto.
Hanno scelto invece di rinunciarci (e rinunciare quindi ad una ipotetica Abacab Suite o comunque a pezzi musicalmente collegati) per inserire alcune canzonette imbarazzanti. La qualità generale alla fine ne risente e molto.
Sono quindi combattuto. Abacab è l'album dei Genesis che meno riesco ad inquadrare. Mi piace il suo essere "fuori dagli schemi", il suo coraggio, la sua capacitá di spiazzare i fan (e non). Ma poi quando lo ascolto non posso fare a meno di trovare che alcune cose sono obiettivamente imbarazzanti. Un disco che mi piace ma non mi piace. Assurdo ma tant'è.
Purtroppo invece per gli album seguenti non sarò affatto combattuto nel giudizio.
1) Who Dunnit?
...
No, volevo solo vedere se stavate attenti.
1) Dodo (voto 8,3)
Brano ricchissimo, sia a livello di liriche che a livello sonoro. Probabilmente il pezzo più "prog" del disco, se proprio qualcosa di prog vogliamo trovarci: qui però le sonorità sono lontanissime da quelle dei primi tempi, si viaggià tra il funky, il rock (quasi l'hard rock), il reggae (Pimp, he make you drool and grunt, He got an answer. One, he got a dream of love Deep as the ocean.)
Collins qui particolarmente istrionico utilizza timbri vocali molto particolari, spingendo la sua voce su tonalità ora urlate, ora potenti, ora bassissime e piuttosto Gabrieliane (Sun he giving life in his light,Part of the system). Una delle sue interpretazioni vocali migliori in assoluto a mo avviso, se non altro tra le più particolari.
Il testo è interesante e misterioso, vicino a certe robe scritte da Peter nel gruppo. Nella prima parte (Dodo) mescola nonsense, immagini violente, ecologismo e animalismo (il Dodo è orrendo e per questo deve morire, il visone è bello e per questo deve morire), mostrandoci quanto l'umanitá sia spesso spietata con i più deboli. C'è pure una certa somiglianza con alcune metafore di Mad Man Moon, qui più semplificate:
MMM: "Within the valley of shadowless death They pray for thunderclouds and rain But to the multitude who stand in the rain Heaven is where the sun shines"
Dodo: "Sun he giving life in his light, Part of the system, Friend to man, friend to the trees, No friend to the snowman".
Si nota la penna di Tony insomma. Metafore che torneranno ancora in altri suoi testi, tipo nella futura e molto più esplicita One's man Fool.
Nella seconda parte (Lurker) Banks ci regala un vero e proprio indovinello (una cosa sfiziosa e singolare), la cui soluzione è fin troppo evidente: il sottomarino. Anche se Tony nelle varie interviste fingerà di non ricordare
, leggendo banalmente il testo e (soprattutto) ascoltando la coda del brano che sfuma esattamente così come comincia Submarine...
E' insomma abbastanza evidente la soluzione.
Un pezzo tra i migliori dei Genesis a 3: potente, originale, rabbioso, misterioso. Bellissimo. Un difetto? L'assolo di tastiere su Lurker non mi sembra indovinatissimo, troppo plasticoso e un po' fastidioso. Peccato, perchè altrimenti sarebbe un quasi capolavoro.
2) Abacab (voto 8)
Rock, elettronica, new wave, mescolate a formare un pezzo grintoso, pieno di energia, con (forse per la prima e unica volta) la chitarra elettrica di Mike in primo piano tanto quanto le tastiere di Tony, che qui ha modo di sbizzarrirsi soprattutto nella seconda parte
Seconda parte che costituisce indubbiamente la parte migliore del pezzo, tra atmosfere misteriose e sgasate rock, qui Mike ci regala un bell'assolo di chitarra, piuttosto raro. Il suo migliore probabilmente (non per tecnica ma per feeling).
Purtroppo la versione in studio (per non parlare del singolo) è fortemente penalizzata da un finale sfumato che la rende inferiore di moltissimo rispetto a quelle live (ancora più rock e trascinanti nel finale, tanto da scivolare nel hard rock
).
Le parti migliori:
- L'inizio che parte a razzo con batteria e, soprattutto, la chitarra elettrica in primo piano, cosa piuttosto inusuale per loro.
Al minuto 2:22 quando le tastiere mettono la quinta e Phil urla "Do you want it? You got it, now you know". Hard rock puro che fa quasi venire voglia di pogare
Al minuto 3:31 quando senza preavviso parte una jam che lascia di stucco: tastiere ipnotizzanti, ora misteriose, ora squittenti, ora stridenti (effetti che ricordano quelli che Steve ai tempi si inventava con la chitarra elettrica, stavolta però ci pensa Tony)
Il già citato assolo finale di Mike, purtroppo sfumato (molto meglio nelle versioni live)
Il titolo è una mezza burla (le lettere simboleggiano le varie sezioni del pezzo ad un certo punto) e ancora di più il testo, a rendere ancora più esplicito il nuovo corso. Però alcune frasi restano impresse, tipo "When you wake in the morning
Wake and find you're covered in cellophane".
Mi ha sempre colpito.
3) Me and Sarah Jane (voto 7,3)
Un pezzo ska progressive? Diciamo che ha sonorità piuttosto particolari e una struttura abbastanza lontana dal classico pezzo pop. L'introduzione con la drum machine fa preoccupare, ma l'ingresso della voce di Phil e il background di tastiere creano un'atmosfera particolare, sognante (d'altronde fu ispirata da un sogno fatto da Banks), ma dura meno di un minuto, poi la batteria ci conduce verso lidi più rockeggianti e con le già citate influenze ska. Nulla di particolarmente esaltante, ma mi piace l'ingresso di batteria e quando Phil canta "and now i'm standing on the cooooorneeeeer". Non sembra quasi lui.
C'è insomma voglia se non altro di stupire e di fare qualcosa di diverso da solito.
La parte migliore del pezzo comunque è quella che va dal minuto 2:55 in poi, col fill di Phil che conduce il brano dapprima ad un crescendo (searching for a clue.
traces on the sand), poi ad una discesa che porta ad una nuova parte sognante (first i'm flying, going round round round) e ad un finale potente e riuscito che viene spezzato dal ritorno della drum machine che chiude il pezzo.
Il testo esprime al meglio il contenuto di un sogno: ci si capisce poco ma costruisce una bella atmosfera.
Non un capolavoro insomma ma un pezzo molto vario, con una struttura abbastanza prog (ma sonorità più immediate), tante idee, magari non tutte riuscite, ma la volontà di dire qualcosa di nuovo e memorabile c'è. La Cul De Sac del disco diciamo. Discreta dai, ad avercene da qui in poi di pezzi così...
4) Man on the Corner (voto 6,2)
Ancora la drum machine ad introdurre il brano. Qui sembra che da un momento all'altro parta di nuovo Me and Sarah Jane.
Invece ci troviamo di fronte ad un normalissimo pezzo pop philliano che, vista la tematica (si parla di un senzatetto che gira quotidianamente per le strade), sembra fare le prove generali per Another Day in Paradise. Da qui infatti Collins comincia il suo personalissimo percorso di canzoni a carattere "sociale" (che intervallerà alle sue classiche canzoni d'amore). Meno stucchevole rispetto ad altri pezzi di questo tenore scritti in seguito, però i suoi testi non si sollevano molto dalla banalità. Lodevoli le intenzioni comunque.
Musicalmente il pezzo è molto semplice ma scorre bene comunque, non è piatto, non è mieloso, ha un bel tappeto di tastiere, mi piace poi come Phil parte in maniera pacata per poi alzare sempre di più il tono della voce fino ad urlare a squarciagola nel finale. Un bel crescendo.
Anni fa mi piaceva molto meno. L'ho un po' rivalutata. Certo sembra uscita da un disco solista di Phil (musicalmente ha davvero poco di memorabile). Sufficiente.
5) No replay at all (voto 6)
Ma che...
Sacrilegioooooo: per la prima volta in un disco dei Genesis sono presenti musicisti esterni: i fiati degli Earth Wind and Fire, giá presenti su Face Value di Collins.
Non è un caso: fu lui a volerli fortemente, indice di quanto il suo peso all'interno del gruppo fosse cambiato rispetto al passato dopo il suo primo disco da solista. Analizzandolo solo per quello che è, come se fosse un pezzo di un altro gruppo...si nota subito l'ottima prestazione di Mike a basso, che in pratica regge tutto il pezzo. Tony non pervenuto, a parte il breve intermezzo a 2:44 (Maybe Deep down...).
Per il resto roba scorrevole, gradevole ma non esattamente il mio genere. Apprezzo se non altro il coraggio. Ci sarebbe stata bene su Face Value. 6 di stima e per il coraggio.
6) Who Dunnit?
(voto 9 ma anche 2. Facciamo la media. Forse)
Un capolavoro della schifezza. Una schifezza di capolavoro.
I Genesis che giocano a fare i Devo e parodizzano il punk fuori tempo massimo
, prendendo per il sedere pure i loro fan, che indignandosi hanno fatto esattamente il loro gioco.
Non è una vera canzone, è uno scherzo, che va preso come tale: basta ascoltare le tastiere con quel booooooing demenziale
, il testo totalmente assurdo e stupidissimo, il finale robotico/cacofonico (wedontknow wedontknow wedontknow), il video con Phil vestito in maniera improponibile e Mike che suona la batteria. Il titolo è fin troppo esplicativo "chi lo ha fatto?". Si, lo hanno fatto loro, stateci.
Tutto costruito in maniera certosina per indispettire il pubblico un po' snob dei vecchi tempi.
Per alcuni una roba così brutta da fare il giro e diventare un capolavoro assoluto, per altri una schifezza inaccettabile, il peggio del peggio di sempre. Io sto un po' nel mezzo (lo accetto per quello che è: un pezzo volutamente trash fatto una tantum, per ridere, ma non lo riascolto di certo frequentemente). Se non altro non lascia indifferente nessuno questo brano.
Poi alle questioni oggettive si mescolano anche ricordi personali: ricordo ad esempio le infinite discussioni su questo pezzo, anni fa, qui ci si scannava (simpaticamente) e si creavano vere e proprie fazioni. C'era una schiera di "talebani", intransigenti su tutto, ed altri che difendevano tutto, anche (apparentemente) l'indifendibile.
Ricordo il mitico Smiro
difendere a spada tratta Abacab (il disco) e Who Dunnit? in maniera talmente particolare e appassionata che alla fine in qualche modo ti convinceva (e sicuramente ne sono stato parzialmente influenzato negli anni, quando mi sono ritrovato ad esprimere un giudizio sul pezzo e sull'album in questione).
In definitiva un pezzo genialmente brutto.
7) Keep It Dark (voto 5,2)
Forse la cosa migliore è il testo, che dopo anni torna ad affrontare tematiche fantascientifiche, ma stavolta da un punto di vista inedito per loro (un rapimento alieno scambiato per un "normale rapimento"). Niente di eccezionale ma se non altro è piuttosto originale.
Musicalmente invece è un pezzo piuttosto piatto: costruito su un solo e insistente riff di chitarra sul quale di tanto in tanto viene gettato un tappeto di synth. Batteria scarna ed essenziale. Sonoritá vicine alla new wave. Molto anni '80. Poco da segnalare.
Molto molto ripetitiva.
8) Like it or not (voto 5)
Ennesima ballata di Rutherford e per l'ennesima volta non ci siamo. Apprezzo il fatto che si tratti di un pezzo pop non eccessivamente mieloso ed anzi ad un certo punto pure abbastanza rabbioso e potente ma Phil non sembra crederci molto: la canta svogliatamente, fatica a stare dietro la musica, ad un certo punto sembra abbia qualcosa in gola e comincia a starnazzare (Everything I had everything I haaaaaaaeeeeeed). Insomma uno dei pezzi cantati peggio dal nostro Phil.
Musicalmente è una roba abbastanza ordinaria, con un riffettino ino ino di chitarra che ogni tanto torna qua e là senza dire nulla. Non c'è un assolo, un qualcosa di memorabile. Il crescendo finale forse l'unica cosa che in parte si salva (Ooh it's been a long long long long time Since I held anybody, since I loved anyone) e gli fa raggiungere a stento la mediocrità
9) Another Record (voto 4)
Oh, finalmente dopo tanti brani scialbi abbiamo un intro promettente, come quelle di Duke. Un minuto di atmosfera preparatoria per quella che sicuramente sará la nuova Duke's Trave...eh? Ma che è sta roba? Dopo circa un minuto parte la canzone vera e propria ed era meglio fermarsi all'intro. Una roba inconsistente, banalotta. I nostri sembrano svogliatissimi, Phil che canta col pilota automatico, Tony che si limita a queste tastierine effetto armonica irritantissime. Strofe insulse, ritornello striminzito e irritante (round and round and round ohhhhhhhh), testo che sembra la versione di serie c di Duchess. Mah. Davvero hanno escluso Submarine, Naminanu ma pure la stessa You night recall per questa roba qui?
Another Record. Ecco, appunto, meglio mettere su un altro disco.
Voto globale all'album 6,5
Ma come, lo stesso voto di ATTWT? Si, qualche tempo fa gli avrei dato mezzo punto in più (ad Abacab)![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
Alcuni resteranno spiazzati ma chi mi ha letto in passato conosce il mio giudizio su Abacab, l'ho già espresso in passato e sostanzialmente resta quello (anche se di volta in volta, come voto, tendo a rivalutarlo e svalutarlo a seconda dei periodi)
Abacab probabilmente è l'album più "coraggioso" di tutta la discografia dei nostri, forse solo The Lamb gli tiene testa da quel punto di vista. Attenzione, ho scritto "coraggoso", non migliore.
Con Abacab infatti i Genesis decidono di resettare tutto, fare tabula rasa, mettere da parte non solo il prog classico dei primi album ma pure quel "neo prog" (progressive pop o come lo si voglia chiamare) che sembrava essere diventato a tutti gli effetti il loro sound definitivo (prima timidamente con ATTWT, poi più compiutamente con Duke). Abacab è un altra roba: è un album profondamente anni '80, totalmente immerso in sonorità tipiche dell'epoca, lontanissime da quelle classiche dei Genesis. Qui si flirta massicciamente con il funky, con la new wave, l'elettronica, il synth-pop, il rock danzereccio con alcune venature hard (Abacab, Dodo), lo ska, il reggae (ancora Dodo), il punk demenziale (Whodunnit)...
Si può dire quindi che è un po' il The Lamb dei Genesis a 3: lontanissimo come sonoritá da tutti gli album che l'hanno preceduto e pieno di influenze diverse. La produzione affidata a Hugh Padgham enfatizza alcune somiglianze con i Police: è l'album dove i Genesis si avvicinano maggiormente al reggae-rock.
Un album che probabilmente per chi ci si è imbattuto "in tempo reale" (io non ero manco nato invece all'epoca
) deve essere stato un trauma. Era una cosa voluta: il gruppo qua ha di fatto mandato a quel paese i vecchi fan simpaticamente, dicendogli "noi adesso siamo questi e vogliamo fare questo, se non vi piace pazienza".
Decisamente emblematico in questo senso un pezzo come Who Dunnit?, che vuole essere volutamente un pezzo irritante per un certo tipo di pubblico, uno scherzo, ma anche un modo per dare addosso a chi da loro si aspettava ancora certe cose a livello sonoro.
La stessa copertina "concettuale" è un pugno nello stomaco nei confronti della tradizione genesisiana, che da quel punto di vista aveva sempre privilegiato opere molto curate e visionarie. Esprime però al meglio il contenuto "sperimentale" dell'album.
Ogni scelta insomma in Abacab è tesa a spiazzare, sconvolgere (irritare?) e a rendere chiaro che qui tutto sarà diverso da quanto fatto in precedenza.
Quindi se lo analizziamo da un punto di vista concettuale è un album decisamente da premiare. Forse per l'ultima volta i Genesis osano, provano a fare qualcosa di diverso, di originale (per loro), che faccia discutere, che smuova. E' innegabile che questi obiettivi sono sostanzialmente raggiunti.
Se invece analizziamo le singole canzoni solo per quello che sono, purtroppo ci accorgiamo che le ciofeche qui non mancano, alcune volutamente brutte, altre invece (purtroppo) no.
Avessero deciso di aggiungere altre cose lasciate fuori (Submarine ma anche Naminanu) sarebbe stato un album molto più ricco, vario, musicalmente d'impatto.
Hanno scelto invece di rinunciarci (e rinunciare quindi ad una ipotetica Abacab Suite o comunque a pezzi musicalmente collegati) per inserire alcune canzonette imbarazzanti. La qualità generale alla fine ne risente e molto.
Sono quindi combattuto. Abacab è l'album dei Genesis che meno riesco ad inquadrare. Mi piace il suo essere "fuori dagli schemi", il suo coraggio, la sua capacitá di spiazzare i fan (e non). Ma poi quando lo ascolto non posso fare a meno di trovare che alcune cose sono obiettivamente imbarazzanti. Un disco che mi piace ma non mi piace. Assurdo ma tant'è.
Purtroppo invece per gli album seguenti non sarò affatto combattuto nel giudizio.
1) Who Dunnit?
...
No, volevo solo vedere se stavate attenti.
1) Dodo (voto 8,3)
Brano ricchissimo, sia a livello di liriche che a livello sonoro. Probabilmente il pezzo più "prog" del disco, se proprio qualcosa di prog vogliamo trovarci: qui però le sonorità sono lontanissime da quelle dei primi tempi, si viaggià tra il funky, il rock (quasi l'hard rock), il reggae (Pimp, he make you drool and grunt, He got an answer. One, he got a dream of love Deep as the ocean.)
Collins qui particolarmente istrionico utilizza timbri vocali molto particolari, spingendo la sua voce su tonalità ora urlate, ora potenti, ora bassissime e piuttosto Gabrieliane (Sun he giving life in his light,Part of the system). Una delle sue interpretazioni vocali migliori in assoluto a mo avviso, se non altro tra le più particolari.
Il testo è interesante e misterioso, vicino a certe robe scritte da Peter nel gruppo. Nella prima parte (Dodo) mescola nonsense, immagini violente, ecologismo e animalismo (il Dodo è orrendo e per questo deve morire, il visone è bello e per questo deve morire), mostrandoci quanto l'umanitá sia spesso spietata con i più deboli. C'è pure una certa somiglianza con alcune metafore di Mad Man Moon, qui più semplificate:
MMM: "Within the valley of shadowless death They pray for thunderclouds and rain But to the multitude who stand in the rain Heaven is where the sun shines"
Dodo: "Sun he giving life in his light, Part of the system, Friend to man, friend to the trees, No friend to the snowman".
Si nota la penna di Tony insomma. Metafore che torneranno ancora in altri suoi testi, tipo nella futura e molto più esplicita One's man Fool.
Nella seconda parte (Lurker) Banks ci regala un vero e proprio indovinello (una cosa sfiziosa e singolare), la cui soluzione è fin troppo evidente: il sottomarino. Anche se Tony nelle varie interviste fingerà di non ricordare
, leggendo banalmente il testo e (soprattutto) ascoltando la coda del brano che sfuma esattamente così come comincia Submarine...E' insomma abbastanza evidente la soluzione.
Un pezzo tra i migliori dei Genesis a 3: potente, originale, rabbioso, misterioso. Bellissimo. Un difetto? L'assolo di tastiere su Lurker non mi sembra indovinatissimo, troppo plasticoso e un po' fastidioso. Peccato, perchè altrimenti sarebbe un quasi capolavoro.
2) Abacab (voto 8)
Rock, elettronica, new wave, mescolate a formare un pezzo grintoso, pieno di energia, con (forse per la prima e unica volta) la chitarra elettrica di Mike in primo piano tanto quanto le tastiere di Tony, che qui ha modo di sbizzarrirsi soprattutto nella seconda parte
Seconda parte che costituisce indubbiamente la parte migliore del pezzo, tra atmosfere misteriose e sgasate rock, qui Mike ci regala un bell'assolo di chitarra, piuttosto raro. Il suo migliore probabilmente (non per tecnica ma per feeling).
Purtroppo la versione in studio (per non parlare del singolo) è fortemente penalizzata da un finale sfumato che la rende inferiore di moltissimo rispetto a quelle live (ancora più rock e trascinanti nel finale, tanto da scivolare nel hard rock
). Le parti migliori:
- L'inizio che parte a razzo con batteria e, soprattutto, la chitarra elettrica in primo piano, cosa piuttosto inusuale per loro.
Al minuto 2:22 quando le tastiere mettono la quinta e Phil urla "Do you want it? You got it, now you know". Hard rock puro che fa quasi venire voglia di pogare
Al minuto 3:31 quando senza preavviso parte una jam che lascia di stucco: tastiere ipnotizzanti, ora misteriose, ora squittenti, ora stridenti (effetti che ricordano quelli che Steve ai tempi si inventava con la chitarra elettrica, stavolta però ci pensa Tony)
Il già citato assolo finale di Mike, purtroppo sfumato (molto meglio nelle versioni live)
Il titolo è una mezza burla (le lettere simboleggiano le varie sezioni del pezzo ad un certo punto) e ancora di più il testo, a rendere ancora più esplicito il nuovo corso. Però alcune frasi restano impresse, tipo "When you wake in the morning
Wake and find you're covered in cellophane".
Mi ha sempre colpito.
3) Me and Sarah Jane (voto 7,3)
Un pezzo ska progressive? Diciamo che ha sonorità piuttosto particolari e una struttura abbastanza lontana dal classico pezzo pop. L'introduzione con la drum machine fa preoccupare, ma l'ingresso della voce di Phil e il background di tastiere creano un'atmosfera particolare, sognante (d'altronde fu ispirata da un sogno fatto da Banks), ma dura meno di un minuto, poi la batteria ci conduce verso lidi più rockeggianti e con le già citate influenze ska. Nulla di particolarmente esaltante, ma mi piace l'ingresso di batteria e quando Phil canta "and now i'm standing on the cooooorneeeeer". Non sembra quasi lui.
C'è insomma voglia se non altro di stupire e di fare qualcosa di diverso da solito.
La parte migliore del pezzo comunque è quella che va dal minuto 2:55 in poi, col fill di Phil che conduce il brano dapprima ad un crescendo (searching for a clue.
traces on the sand), poi ad una discesa che porta ad una nuova parte sognante (first i'm flying, going round round round) e ad un finale potente e riuscito che viene spezzato dal ritorno della drum machine che chiude il pezzo.
Il testo esprime al meglio il contenuto di un sogno: ci si capisce poco ma costruisce una bella atmosfera.
Non un capolavoro insomma ma un pezzo molto vario, con una struttura abbastanza prog (ma sonorità più immediate), tante idee, magari non tutte riuscite, ma la volontà di dire qualcosa di nuovo e memorabile c'è. La Cul De Sac del disco diciamo. Discreta dai, ad avercene da qui in poi di pezzi così...
4) Man on the Corner (voto 6,2)
Ancora la drum machine ad introdurre il brano. Qui sembra che da un momento all'altro parta di nuovo Me and Sarah Jane.
Invece ci troviamo di fronte ad un normalissimo pezzo pop philliano che, vista la tematica (si parla di un senzatetto che gira quotidianamente per le strade), sembra fare le prove generali per Another Day in Paradise. Da qui infatti Collins comincia il suo personalissimo percorso di canzoni a carattere "sociale" (che intervallerà alle sue classiche canzoni d'amore). Meno stucchevole rispetto ad altri pezzi di questo tenore scritti in seguito, però i suoi testi non si sollevano molto dalla banalità. Lodevoli le intenzioni comunque.
Musicalmente il pezzo è molto semplice ma scorre bene comunque, non è piatto, non è mieloso, ha un bel tappeto di tastiere, mi piace poi come Phil parte in maniera pacata per poi alzare sempre di più il tono della voce fino ad urlare a squarciagola nel finale. Un bel crescendo.
Anni fa mi piaceva molto meno. L'ho un po' rivalutata. Certo sembra uscita da un disco solista di Phil (musicalmente ha davvero poco di memorabile). Sufficiente.
5) No replay at all (voto 6)
Ma che...
Sacrilegioooooo: per la prima volta in un disco dei Genesis sono presenti musicisti esterni: i fiati degli Earth Wind and Fire, giá presenti su Face Value di Collins.
Non è un caso: fu lui a volerli fortemente, indice di quanto il suo peso all'interno del gruppo fosse cambiato rispetto al passato dopo il suo primo disco da solista. Analizzandolo solo per quello che è, come se fosse un pezzo di un altro gruppo...si nota subito l'ottima prestazione di Mike a basso, che in pratica regge tutto il pezzo. Tony non pervenuto, a parte il breve intermezzo a 2:44 (Maybe Deep down...).
Per il resto roba scorrevole, gradevole ma non esattamente il mio genere. Apprezzo se non altro il coraggio. Ci sarebbe stata bene su Face Value. 6 di stima e per il coraggio.
6) Who Dunnit?
(voto 9 ma anche 2. Facciamo la media. Forse)Un capolavoro della schifezza. Una schifezza di capolavoro.
I Genesis che giocano a fare i Devo e parodizzano il punk fuori tempo massimo
, prendendo per il sedere pure i loro fan, che indignandosi hanno fatto esattamente il loro gioco.
Non è una vera canzone, è uno scherzo, che va preso come tale: basta ascoltare le tastiere con quel booooooing demenziale
, il testo totalmente assurdo e stupidissimo, il finale robotico/cacofonico (wedontknow wedontknow wedontknow), il video con Phil vestito in maniera improponibile e Mike che suona la batteria. Il titolo è fin troppo esplicativo "chi lo ha fatto?". Si, lo hanno fatto loro, stateci. Tutto costruito in maniera certosina per indispettire il pubblico un po' snob dei vecchi tempi.
Per alcuni una roba così brutta da fare il giro e diventare un capolavoro assoluto, per altri una schifezza inaccettabile, il peggio del peggio di sempre. Io sto un po' nel mezzo (lo accetto per quello che è: un pezzo volutamente trash fatto una tantum, per ridere, ma non lo riascolto di certo frequentemente). Se non altro non lascia indifferente nessuno questo brano.
Poi alle questioni oggettive si mescolano anche ricordi personali: ricordo ad esempio le infinite discussioni su questo pezzo, anni fa, qui ci si scannava (simpaticamente) e si creavano vere e proprie fazioni. C'era una schiera di "talebani", intransigenti su tutto, ed altri che difendevano tutto, anche (apparentemente) l'indifendibile.
Ricordo il mitico Smiro
difendere a spada tratta Abacab (il disco) e Who Dunnit? in maniera talmente particolare e appassionata che alla fine in qualche modo ti convinceva (e sicuramente ne sono stato parzialmente influenzato negli anni, quando mi sono ritrovato ad esprimere un giudizio sul pezzo e sull'album in questione).In definitiva un pezzo genialmente brutto.
7) Keep It Dark (voto 5,2)
Forse la cosa migliore è il testo, che dopo anni torna ad affrontare tematiche fantascientifiche, ma stavolta da un punto di vista inedito per loro (un rapimento alieno scambiato per un "normale rapimento"). Niente di eccezionale ma se non altro è piuttosto originale.
Musicalmente invece è un pezzo piuttosto piatto: costruito su un solo e insistente riff di chitarra sul quale di tanto in tanto viene gettato un tappeto di synth. Batteria scarna ed essenziale. Sonoritá vicine alla new wave. Molto anni '80. Poco da segnalare.
Molto molto ripetitiva.
8) Like it or not (voto 5)
Ennesima ballata di Rutherford e per l'ennesima volta non ci siamo. Apprezzo il fatto che si tratti di un pezzo pop non eccessivamente mieloso ed anzi ad un certo punto pure abbastanza rabbioso e potente ma Phil non sembra crederci molto: la canta svogliatamente, fatica a stare dietro la musica, ad un certo punto sembra abbia qualcosa in gola e comincia a starnazzare (Everything I had everything I haaaaaaaeeeeeed). Insomma uno dei pezzi cantati peggio dal nostro Phil.
Musicalmente è una roba abbastanza ordinaria, con un riffettino ino ino di chitarra che ogni tanto torna qua e là senza dire nulla. Non c'è un assolo, un qualcosa di memorabile. Il crescendo finale forse l'unica cosa che in parte si salva (Ooh it's been a long long long long time Since I held anybody, since I loved anyone) e gli fa raggiungere a stento la mediocrità
9) Another Record (voto 4)
Oh, finalmente dopo tanti brani scialbi abbiamo un intro promettente, come quelle di Duke. Un minuto di atmosfera preparatoria per quella che sicuramente sará la nuova Duke's Trave...eh? Ma che è sta roba? Dopo circa un minuto parte la canzone vera e propria ed era meglio fermarsi all'intro. Una roba inconsistente, banalotta. I nostri sembrano svogliatissimi, Phil che canta col pilota automatico, Tony che si limita a queste tastierine effetto armonica irritantissime. Strofe insulse, ritornello striminzito e irritante (round and round and round ohhhhhhhh), testo che sembra la versione di serie c di Duchess. Mah. Davvero hanno escluso Submarine, Naminanu ma pure la stessa You night recall per questa roba qui?
Another Record. Ecco, appunto, meglio mettere su un altro disco.
Voto globale all'album 6,5
Ma come, lo stesso voto di ATTWT? Si, qualche tempo fa gli avrei dato mezzo punto in più (ad Abacab)
![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)
[almeno per me].
sostituendola con una delle "outtakes" sortite da quelle sessions (per es. la sontuosa eccellente "Naminanu" come prima scelta, oppure anche la bella "Submarine", ma sarebbe stato chiedere troppo dato che i Genesis erano ormai proiettati in tutt'altra direzione di intenti...) "ABACAB" avrebbe lasciato di se un impatto migliore nell'immediato, e un ricordo altrettanto migliore in prospettiva di lungo termine... forse.![Neutrale [:|]](./images/smilies/smile_neutral.gif)
![Offesissimo [;^(]](./images/smilies/smile_offended.gif)
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)

