Nursery Cryme - classifica gradimento pezzi e altro
Dopo un album mediocre e uno di buon livello i Genesis nel 1971 sfornano il loro primo capolavoro: Nursery Cryme. Grazie all'ingresso in formazione di due musicisti strepitosi come Phil Collins e Steve Hackett i nostri forgiano il mitico Genesis sound. La capacità di alternare momenti di calma apparente ad esplosioni elettriche (Steve) e sinfoniche (Tony). Quei saliscendi che sfruttano il montare della tensione per poi colpire al momento giusto. Anche la loro capacità di raccontare storie creando una miriade di personaggi, che Peter si diverte ad interpretare modificando la voce all'occorrenza, è qui ben presente e diverrà il loro marchio di fabbrica, in un sorta di teatro canzone che non ha eguali in altri gruppi pop/rock. Poi i controcanti di Phil, il tapping di Steve...
Tutti i tratti distintivi del loro stile sono insomma giá contenuti in questo album, che giá solo per questo resta nella storia. Il suo difetto? Quello di venire prima di alcuni tra gli album migliori della storia della musica (Foxtrot, Selling) che finiscono per ridimensionarlo un po'. L'album poi a mio avviso risulta meno omogeneo di altri: pezzi che si possano definire "brutti" non ne ha, ma alterna alcuni brani strepitosi ad altri molto molto piacevoli ma senza grosse velleità. Forse anche per questo è l'album dei nostri che dura meno in assoluto, non riuscendo a raggiungere nemmeno i 40 minuti.
Visto che i brani sono solo 7, assegnerò (in maniera simile a quanto fatto per Trespass) 14 punti al pezzo primo nominato, 12 al secondo, 10 al terzo...
1) The Musical Box (voto 10 e lode)
Qualcuno si aspettava qualcosa di diverso? Parliamo di uno dei loro pezzi più famosi e celebrati in assoluto. Una oscura fiaba dark, il cui testo dal background fantasy (alla fine si parla di un fantasma che torna per "vendicarsi") mescola antiche e innocenti filastrocche per bambini (Old King Cole) con tematiche come la morte, la colpa, il desiderio di vendetta, il sesso (il bambino ucciso dalla quasi coetanea che, ritornato come fantasma, desidera soddisfare i suoi appetiti carnali assumendo però l'aspetto di un vecchio )...Sembra di leggere quasi un racconto di Edgar Allan Poe. Alla faccia di chi dice che i nostri parlavano di gnomi e folletti.
Per tacere poi della parte musicale, con Tony e Steve sugli scudi, che si sfidano continuamente costruendo momenti di tensione quasi insostenibile che sfociano in sfuriate hard and heavy (alla maniera di The Knife) e Phil giá fondamentale con i controcanti e alla batteria naturalmente.
Per tacere ancora dell'interpretazione superlativa di Peter: prima delicato, poi inquietante, infine totalmente folle (quel Now, Now, Now è storia).
Forse non il migliore pezzo dei nostri in assoluto, ma probabilmente quello con più atmosfera. Il più immersivo.
Capolavorissimo.
2) The Fountain of Salmacis (voto 9,5)
Indecisissimo se piazzare lei come seconda o The Return of The Giants Hogweed. Diciamo che sono pari e ho dovuto fare obbligatoriamente una scelta. Il testo qui ha a che fare con la mitologia e risulta riuscito e interessante. Ma è musicalmente che il brano spicca, fin dalla sua iconica introduzione sinfonica. Ancora una volta i nostri si sbizzarriscono con continui cambi di umore e di prospettiva, riuscendo a narrare oltre che con le parole anche con la musica. Il pezzo si distingue per un Mike qui decisamente in primo piano, col suo basso pulsante a scandire tutte le varie sezioni. Bellissimo il finale, con un efficace assolo di Steve su un tappeto sinfonico sublime. Arte in musica.
3) The Return of the Giant Hogweed (voto 9+)
Una delle caratteristiche dei Genesis classici era quella di utilizzare storie fantasy o, più spesso, fantascientifiche, per trattare tematiche sociali (cosa mai capita da certa stampa, che non si è mai presa la briga di leggere per bene i testi).
In questo caso si parla di una vera e propria apocalisse, che giungerà a causa di una pianta carnivora particolarmente tenace che vuole vendicarsi dell'uomo per averla trapiantata in terre lontane per scopo puramente estetico. Un testo ecologista in tempi nei quali la tematica non era d'attualitá come oggi. Non manca il classico dark humor dei nostri, da qui praticamente sempre presente in ogni album della formazione classica.
Musicalmente, inutile dirlo, il pezzo è ricchissimo, e decisamente rock. Si distingue soprattutto per l'utilizzo del tapping da parte di Steve (tecnica non inventata da lui, ma adottata per la prima volta in questo modo in un contesto rock, che sarà di ispirazione per i vari Van Halen, Brian May ecc ).
4) Harold The Barrel (voto 8,5)
A chi sostiene che il prog debba essere composto solo da canzoni lunghissime, pretenziose e tecnicissime farei ascoltare in loop Harold The Barrel. Il Dark Humor è sempre stato uno dei tratti distintivi dei nostri rispetto ad altre band prog, come detto in precedenza, Harold è emblematica in questo senso. Vero e proprio palcoscenico per un Peter ispiratissimo che (grazie al supporto di Phil ai controcanti) interpreta non solo lo sfortunato protagonista, coinvolto in prima persona in un caso di cronaca, ma anche una serie di personaggi a lui collegati. Tra situazioni paradossali, alcune comiche, altre tristi, i nostri ci regalano una riflessione su una società (inglese e non) già all'epoca ossessionata dall'apparenza, che baratta l'empatia per la visibilità. Tutto questo in meno di 3 minuti. Chapeau.
5) Seven Stones (voto 7,5)
Forse è il pezzo che ricorda di più le sonorità dell'album precedente. Molto sinfonico, forse troppo (Steve qui è praticamente assente), ha il suo meglio nel crescendo che conduce al ritornello e nel finale dove, oltre a Tony, Phil sale in cattedra. Le strofe sono piacevoli ma non entusiasmanti. Interessante e caratteristico il testo sull'eterno dualismo caso/destino.
6) Harlequin (voto 7)
Una composizione breve e senza grandi ambizioni, ma di grande atmosfera. Il testo parla della fine dell'estate e dell'arrivo dell'autunno e di come questo evento cambi lo scenario della natura (colori, odori), citando l'antica figura di Arlecchino: non la maschera farsesca del carnevale ma appunto il demone collegato alla fertilità, al raccolto e alla morte.
Musicalmente il pezzo si distingue per il suo essere di fatto un duetto: le voci di Peter e Phil si alternano mirabilmente creando qualcosa di decisamente riuscito.
7) For absent friends (6,5)
Brevissimo bozzetto acustico, che viene ricordato soprattutto per essere l'esordio di Phil come voce solista nei Genesis. Il testo è semplice e malinconico. Un brano che svolge il compito di allentare la tensione dopo il primo pezzo ed il terzo, molto "carichi" da quel punto di vista. Fa quello che deve fare senza andare oltre.
Voto complessivo all'album: 8,5
Tutti i tratti distintivi del loro stile sono insomma giá contenuti in questo album, che giá solo per questo resta nella storia. Il suo difetto? Quello di venire prima di alcuni tra gli album migliori della storia della musica (Foxtrot, Selling) che finiscono per ridimensionarlo un po'. L'album poi a mio avviso risulta meno omogeneo di altri: pezzi che si possano definire "brutti" non ne ha, ma alterna alcuni brani strepitosi ad altri molto molto piacevoli ma senza grosse velleità. Forse anche per questo è l'album dei nostri che dura meno in assoluto, non riuscendo a raggiungere nemmeno i 40 minuti.
Visto che i brani sono solo 7, assegnerò (in maniera simile a quanto fatto per Trespass) 14 punti al pezzo primo nominato, 12 al secondo, 10 al terzo...
1) The Musical Box (voto 10 e lode)
Qualcuno si aspettava qualcosa di diverso? Parliamo di uno dei loro pezzi più famosi e celebrati in assoluto. Una oscura fiaba dark, il cui testo dal background fantasy (alla fine si parla di un fantasma che torna per "vendicarsi") mescola antiche e innocenti filastrocche per bambini (Old King Cole) con tematiche come la morte, la colpa, il desiderio di vendetta, il sesso (il bambino ucciso dalla quasi coetanea che, ritornato come fantasma, desidera soddisfare i suoi appetiti carnali assumendo però l'aspetto di un vecchio )...Sembra di leggere quasi un racconto di Edgar Allan Poe. Alla faccia di chi dice che i nostri parlavano di gnomi e folletti.
Per tacere poi della parte musicale, con Tony e Steve sugli scudi, che si sfidano continuamente costruendo momenti di tensione quasi insostenibile che sfociano in sfuriate hard and heavy (alla maniera di The Knife) e Phil giá fondamentale con i controcanti e alla batteria naturalmente.
Per tacere ancora dell'interpretazione superlativa di Peter: prima delicato, poi inquietante, infine totalmente folle (quel Now, Now, Now è storia).
Forse non il migliore pezzo dei nostri in assoluto, ma probabilmente quello con più atmosfera. Il più immersivo.
Capolavorissimo.
2) The Fountain of Salmacis (voto 9,5)
Indecisissimo se piazzare lei come seconda o The Return of The Giants Hogweed. Diciamo che sono pari e ho dovuto fare obbligatoriamente una scelta. Il testo qui ha a che fare con la mitologia e risulta riuscito e interessante. Ma è musicalmente che il brano spicca, fin dalla sua iconica introduzione sinfonica. Ancora una volta i nostri si sbizzarriscono con continui cambi di umore e di prospettiva, riuscendo a narrare oltre che con le parole anche con la musica. Il pezzo si distingue per un Mike qui decisamente in primo piano, col suo basso pulsante a scandire tutte le varie sezioni. Bellissimo il finale, con un efficace assolo di Steve su un tappeto sinfonico sublime. Arte in musica.
3) The Return of the Giant Hogweed (voto 9+)
Una delle caratteristiche dei Genesis classici era quella di utilizzare storie fantasy o, più spesso, fantascientifiche, per trattare tematiche sociali (cosa mai capita da certa stampa, che non si è mai presa la briga di leggere per bene i testi).
In questo caso si parla di una vera e propria apocalisse, che giungerà a causa di una pianta carnivora particolarmente tenace che vuole vendicarsi dell'uomo per averla trapiantata in terre lontane per scopo puramente estetico. Un testo ecologista in tempi nei quali la tematica non era d'attualitá come oggi. Non manca il classico dark humor dei nostri, da qui praticamente sempre presente in ogni album della formazione classica.
Musicalmente, inutile dirlo, il pezzo è ricchissimo, e decisamente rock. Si distingue soprattutto per l'utilizzo del tapping da parte di Steve (tecnica non inventata da lui, ma adottata per la prima volta in questo modo in un contesto rock, che sarà di ispirazione per i vari Van Halen, Brian May ecc ).
4) Harold The Barrel (voto 8,5)
A chi sostiene che il prog debba essere composto solo da canzoni lunghissime, pretenziose e tecnicissime farei ascoltare in loop Harold The Barrel. Il Dark Humor è sempre stato uno dei tratti distintivi dei nostri rispetto ad altre band prog, come detto in precedenza, Harold è emblematica in questo senso. Vero e proprio palcoscenico per un Peter ispiratissimo che (grazie al supporto di Phil ai controcanti) interpreta non solo lo sfortunato protagonista, coinvolto in prima persona in un caso di cronaca, ma anche una serie di personaggi a lui collegati. Tra situazioni paradossali, alcune comiche, altre tristi, i nostri ci regalano una riflessione su una società (inglese e non) già all'epoca ossessionata dall'apparenza, che baratta l'empatia per la visibilità. Tutto questo in meno di 3 minuti. Chapeau.
5) Seven Stones (voto 7,5)
Forse è il pezzo che ricorda di più le sonorità dell'album precedente. Molto sinfonico, forse troppo (Steve qui è praticamente assente), ha il suo meglio nel crescendo che conduce al ritornello e nel finale dove, oltre a Tony, Phil sale in cattedra. Le strofe sono piacevoli ma non entusiasmanti. Interessante e caratteristico il testo sull'eterno dualismo caso/destino.
6) Harlequin (voto 7)
Una composizione breve e senza grandi ambizioni, ma di grande atmosfera. Il testo parla della fine dell'estate e dell'arrivo dell'autunno e di come questo evento cambi lo scenario della natura (colori, odori), citando l'antica figura di Arlecchino: non la maschera farsesca del carnevale ma appunto il demone collegato alla fertilità, al raccolto e alla morte.
Musicalmente il pezzo si distingue per il suo essere di fatto un duetto: le voci di Peter e Phil si alternano mirabilmente creando qualcosa di decisamente riuscito.
7) For absent friends (6,5)
Brevissimo bozzetto acustico, che viene ricordato soprattutto per essere l'esordio di Phil come voce solista nei Genesis. Il testo è semplice e malinconico. Un brano che svolge il compito di allentare la tensione dopo il primo pezzo ed il terzo, molto "carichi" da quel punto di vista. Fa quello che deve fare senza andare oltre.
Voto complessivo all'album: 8,5
![Sorridente [:)]](./images/smilies/smile_smile.gif)
![Complice [;)]](./images/smilies/smile_wink.gif)
) capita spesso di veder piazzato quest'album prima di quelli successivi (da Foxtrot ad AToTT) , del resto anche Cesare Rizzi nei (per me molto opinabili) suoi giudizi più recenti mette al top quest'album, trionfio di mellotron e di quello stile gotico e "dark fantasy" che avrebbe caratterizzato i ns nella loro epoca d'oro , almeno dal punto di vista creativo. Personalmente , dell'epoca Gabriel, è però l'album che ascolto meno , in quanto, pur riconoscendone forse l'apice da un punto di vista di testi/scrittura, da un punto di vista musicale risulta ancora non perfettamente centrato e con troppe composizioni, pur tutte godibili e ben più che dignitose sia chiaro, dal "sapor di riempitivo".
"The Musical Box" l'ho collocata proprio dove la vedete, al di sopra della CLASSE ECCELLENTE, in quanto trattandosi di un brano "hors categorie" "fuori categoria"(in BENE, per TUTTO quello che propone) è da annoverare come CAPOLAVORO assoluto, senza il minimo dubbio, al di sopra della stessa "eccellenza".
che ho di quest'album ormai da 50anni... ![Imbarazzato [I8)]](./images/smilies/smile_blush.gif)
![Goloso [:p]](./images/smilies/smile_slurp.gif)
![Disapprovante [V]](./images/smilies/smile_disapprove.gif)
da "lui"), occhio alla prima; secondo me MIKE non era affatto uno sprovveduto ne tanto meno limitato sul piano