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Interessante intervista ad Anthony Phillips su Rolling Stone

PostPosted: 19 Jun 2024, 13:31
by Thomas Eiselberg
Ciao a tutti, ho trovato giusto oggi una bella intervista concessa a Rolling Stone da Ant.

Pubblico qui perchè, oltre a parlare per gran parte dell'intervista dei Genesis, nella sezione a lui dedicata rischierebbe di non essere vista da nessuno.


https://www.rollingstone.it/musica/inte ... 17694/amp/

Interessante la parte sul punk vs prog, sulle varie ispirazioni per i pezzi, sul suo contributo ai pezzi dei nostri (non sapevo che "carry their heads to the palace of old" l'avesse scritta lui), sullo scherzetto tirato a Peter su Visions of Angels (aneddoto conosciuto ma raccontato in maniera più approfondita).

[:)]

Re: Interessante intervista ad Anthony Phillips su Rolling S

PostPosted: 19 Jun 2024, 14:28
by rkive
Su Musical Box di Mario Giammetti avevo già letto che Visions of Angels era ispirata alla fidanzata di Peter.

Più interessanti i retroscena di White Mountain e The Kinfe.

Sarò curioso di sentire la versione lunga di A Place To Call My Own.

Re: Interessante intervista ad Anthony Phillips su Rolling S

PostPosted: 27 Jun 2024, 13:29
by highinfidelity
Buon vecchio Ant. [I8)] L'argomento Genesis ormai suscita nostalgia in generale, ma nello specifico non c'è nessuno che susciti in me un sentimento di nostalgia in modo maggiore di Ant. Vedere una sua foto, leggere le sue parole. Per quel che sarebbe potuto essere e non è stato in principio, ma anche per tutte le occasioni perse (anzi: nemmeno mai prese in considerazione) per fare ancora qualcosa assieme in tempi successivi; per non parlare poi degli ultimi quindici anni, letteralmente lasciati alle ortiche. E va bene, pace. Ormai è finita.

Tra le annotazioni per me più interessanti l'appunto sul fatto che non avesse avuto influenze riguardo le chitarre a 12 corde (non che in effetti ve ne potessero essere molte...) e anche la pietra tombale su cosa contenesse The Movement, riguardo la quale Ant mi pare faccia capire chiaramente che tutto il salvabile era stato salvato e fatto confluire in Stagnation. Quindi niente rimpianti.

Nessun sorpresa invece per i suoi commenti relativi al punk: è ben noto che, fra tutti, proprio Ant fu quello la cui carriera risentì in modo peggiore per quel breve periodo di demenza collettiva. Curioso però il parallelo con Smallcreep's Day di Mike Rutherford, che è quasi coevo e che avrebbe dovuto incontrare la medesima ostilità, non ci avevo mai ragionato sopra.

La sopresa più grande, dopo tanti anni, è leggere qualche parola di gratitudine per Jonathan King il quale - non va dimenticato, pur con tutti i limiti del caso - si prese la briga di far incidere un album intero a quelli che all'epoca erano dei perfetti sconosciuti. Non so se prevalga in me la curiosità o lo scetticismo dopo aver letto la notizia che è in preparazione un remaster radicale di From Genesis To Revelation, che forse dovrebbe contenere anche la versione espansa di A Place To Call My Own menzionata da Ant. Onestamente non credo potrà emergere un lavoro così radicalmente diverso da quello ascoltato finora; penso che il disco tutto sommato esprima quello che era il livello del (giovanissimo) complesso in quel momento. [O:-)] Comunque staremo a vedere: qualche novità, anche se piccola, và comunque accolta con interesse!