by estrangeiro » 01 Jun 2008, 19:15
La mia opinione è questa. Naturalmente la molla che ha messo in moto il tour sono i soldi, su questo non ci piove; se si fosse trattato del mero desiderio dei tre Genesis di tornare a lavorare insieme il tutto si sarebbe tradotto in una serie di esibizioni in spazi più limitati e senza tutta la magnificenza che abbiamo visto. D'altra parte Tony Smith, nel documentario "Genesis on the road", lo ha ammesso chiaramente; c'erano i box set in uscita e si doveva fare qualcosa per far tornare d'attualità la sigla Genesis, se possibile anche nella formazione storica. In ogni caso non ci trovo nulla di male. Pensiamo che, quando si parla di denari legati al music business, bisogna considerare quelli che deve intascare l'industria, e non i soli musicisti che, individualmente, non avrebbero certo bisogno di soldi, ma che a tale industria sono legati da vincoli contrattuali. Alla fine il "mazzoso" (leggi fortunato) della situazione è proprio Tony Smith che può contare su cavalli di razza nella propria scuderia che, per il piacere di fare musica e per l'amicizia che li lega, hanno accettato l'avventura (e stando a quanto si può leggere tra le righe di Come Rain or Shine forse Phil non ne aveva tutta questa voglia). Comunque ci hanno offerto una show assolutamente straordinario e se dovesse finire qui sarebbe un doppio peccato perché con il passare delle date stavano rientrando in una forma notevole. Indubbiamente noi italiani abbiamo assistito ad una delle performances migliori, se non la migliore del tour europeo (i Genesis di Dusseldorf, senza tutti gli orpelli scenografici, non arrivavano alla sufficienza..). E qui c'è la nota, secondo me dolente. Come ho scritto mesi fa dopo il concerto, ai Genesis del 2007 è mancato il "furore" necessario per l'esecuzione delle proprie composizioni, e nello scegliere i brani hanno, secondo me, perso una occasione per riappropriarsi del loro repertorio, anche delle cose più antiche, finendo con l'indugiare su pezzi ormai strasuonati dal vivo (in fondo la scaletta non era tanto diversa da quella del WCD tour, e lo stesso Cage Medley è ormai noto quasi fosse un brano a sè). Ho avuto la sensazione, confermata dalla visione del documentario, che si siano riavvicinati alla loro musica con troppa sufficienza, quasi non fossero consapevoli della sua grandezza e di quello che ha rappresentato nella storia del rock. L'unica preocupazione era quella di vedere se Phil riusciva a cantare e se le parti non erano troppo ostiche tecnicamente (dove lo erano hanno risolto semplificando e rallentando). Quello che cerco di dire è che mi sarebbe piaciuto uno sforzo maggiore per rimettersi in gioco sul serio, e non trincerarsi dietro le esigenze commerciali per inserire in scaletta roba tipo Invisible touch o Hold on my heart che "la gente vuole sentire" (ma chi...?!). Con questo approccio la rivisitazione di The Lamb sarebbe impresa al limite del proibitivo. Come dice Mike nel documentario "ti viene la nostalgia di farlo, ma poi ti rendi conto che è un lavoro impegnativo".
P.S. Volevo quotare theknife circa gli Yes. Anch'io li ho visti nel 2003 e vi assicuro che hanno suonato in maniera divina eseguendo tutte perle del repertorio storico. Ho visto delle vere e proprie leggende viventi del rock in azione.
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estrangeiro on 01 Jun 2008, 19:20, edited 1 time in total.