In Memoriam
Avremmo sicuramente visto il concerto assieme, ma lui sei giorni prima di quel sabato 14 Luglio, Domenica 8...è stato richiamato.
Un incidente in moto e te ne vai così, quasi a confermare quanto priva di senso sia la vita.
E la sensazione di 'interruzione' è ciò che lascia più perplessi, insieme allo stupore per la naturalezza della morte stessa.
Poi, la scelta di andare ugualmente, come se lui avesse così potuto vedere e ascoltare attraverso i miei occhi e le mie orecchie.
Già, l'amico e...il batterista del gruppo d'improvviso non c'è più.
Arriva il lunedì pomeriggio la telefonata di un'amica comune intenzionata a consolarti e invece...e invece tu ancora non sapevi.
E tutto, per qualche ora, si fa impossibile; il lavoro, la musica, le relazioni e il rapporto con te stesso, i colori e i sapori, lo shock si insedia e ti senti impotente e senza alcuna difesa.
Poi dall'abisso riemergi lentamente, e il senso di responsabilità ti costringe a recuperare il controllo, fino alla sera del 14 Luglio, fino a quel 'I Miss You More' di Phil che da quel momento si vestirà di un nuovo significato, e ti inizi a sentire un po' meglio, passa lo stordimento e prendi coscienza che stai assistendo al concerto dei Genesis, dopo aver passato sei ore in condizioni di stress psico-fisico totale, imbevuto di polvere, procrastinando ogni possibile pipì, in piedi sotto il sole a una temperatura marziana.
Ma quel concerto per te è diverso.
Ti volti e riesci a scorgere una folla immensa, ed è così intenso ciò che senti.
Loro, i 3/5 dei Genesis, si curano molto poco del tuo abbattimento ed iniziano a picchiare e picchiano duro sin dall'inizio di una scaletta dalla quale, alla fine, avresti tolto quattro pezzi almeno.
Già, poiché ti sarà sembrato troppo lungo quel concerto.
Già, poiché non ti spieghi il perché di questo squilibrio tra vecchio e nuovo suono-Genesis, e come sia possibile non presentare almeno un brano tra Trespass, Nursery e Foxtrot !!
L'istrione Collins è al massimo come intrattenitore e vocalist (tutta In the Cage è cantata come se volesse...espanderla, dilatarla) ma meno portante di un tempo alla batteria.
Tony Banks si distrae e esce fuori tempo e lo seguirà poi anche Rutherford, probabilmente l'emozione (!?!) o la stanchezza la avvertono anche loro, ogni tanto...
Ripples, inattesissima, e ti ritrovi a pensare immediatamente a Steve Hackett e a quanto anche su A Trick abbia davvero lasciato il segno.
In the Cage da sola sarà valsa tutta la fatica fatta per esser lì sotto al palco; un'esecuzione meravigliosa, tra le migliori mai eseguite dal vivo.
No Son of Mine è diventata live...migliore dell'originale, con quel finale più drammatico e allungato.
Tu guardi in alto, l'ennesima sigaretta e pensi al tuo amico e credi subito dopo di vederlo sul megaschermo, lì tra le tante facce inquadrate e rimandate pubblicamente, tipo stadio.
Loro continuano a picchiar duro e tu rifletti su quanta adolescenza sia passata a cercare Horizons sulla chitarra e a cantare a memoria tutta Moonlit Knight sul vespone in viaggio per la Francia per ore...ecco...quell'adolescenza che sembra voler restare sulla soglia piuttosto che lasciar definitivamente posto a un'altra età...sia uno dei fili che lega te e molti altri pluriquarantenni con o senza prole che con le lacrime agli occhi intonano il coro di Stagnation (come stare in Seconds Out) o gridano all'ultimo We've got to get in to get out...
Già, e in quel momento il senso è proprio quello, assoluto quanto evidente; loro, tutto quel tipo di pubblico, sei tu, e tu sei tutti loro, perfettamente sconosciuti ma legati da quel momento storico, gli anni settanta, che chiunque abbia vissuto, anche se solo di striscio, porterà dentro per sempre....quotidianamente.
Ricordi quella festa di liceo (sabati pomeriggio fatti di forti pulsioni erotiche, panini e pizzette, aranciate e bicchieri di carta) alla quale per incanto ballasti Fireside Song con il tuo primo amore salita sui tuoi piedi per non sfigurare troppo (quanto bassina lei...tanto alto tu...)...e ricordi ciò che non puoi ricordare ma solo immaginare...l'entusiasmo in quel cottage quando Loro assistevano alla crescita della loro creazione, Trespass, che prendeva forma via più, e ti immagini le discussioni all'interno del gruppo, lo schivo Anthony da una parte, e Peter che sicuramente già progettava in grande...
E tutto si mischia, le emozioni e le sensazioni, il tempo e le distanze, e ti senti stanco, tanto stanco, e quel concerto adesso ti sembra davvero troppo lungo, mentre ti ritornano alla mente il Palasport del '73...e quel 'tic toc' di Musical Box ascoltato per la prima volta in cuffia al buio che letteralmente...ti atterrì, sì, quella prima volta.
Fuochi d'artificio, luci riaccese e il deflusso.
Sei stordito dal volume altissimo e ti senti ancora nuvole di polvere dentro le narici, senti tanti bisogni e tutti insieme, mentre non ti ricordi dove hai parcheggiato la moto...alle tre del giorno prima.
Ti volti per un attimo e vedi che già quel circo si sta smontando, duecento e più roadies a fare il lavoro 'sporco'.
Sai che tornerai a casa e in cuffia ti ascolterai 'Time Table' prima di addormentarti e dopo esserti tolto da dosso pezzi di Circo Massimo, così come sai che al portone avrai per un'ultima volta guardato in alto stavolta chiedendo al cielo in silenzio...
'Frà......piaciuto'?
Un incidente in moto e te ne vai così, quasi a confermare quanto priva di senso sia la vita.
E la sensazione di 'interruzione' è ciò che lascia più perplessi, insieme allo stupore per la naturalezza della morte stessa.
Poi, la scelta di andare ugualmente, come se lui avesse così potuto vedere e ascoltare attraverso i miei occhi e le mie orecchie.
Già, l'amico e...il batterista del gruppo d'improvviso non c'è più.
Arriva il lunedì pomeriggio la telefonata di un'amica comune intenzionata a consolarti e invece...e invece tu ancora non sapevi.
E tutto, per qualche ora, si fa impossibile; il lavoro, la musica, le relazioni e il rapporto con te stesso, i colori e i sapori, lo shock si insedia e ti senti impotente e senza alcuna difesa.
Poi dall'abisso riemergi lentamente, e il senso di responsabilità ti costringe a recuperare il controllo, fino alla sera del 14 Luglio, fino a quel 'I Miss You More' di Phil che da quel momento si vestirà di un nuovo significato, e ti inizi a sentire un po' meglio, passa lo stordimento e prendi coscienza che stai assistendo al concerto dei Genesis, dopo aver passato sei ore in condizioni di stress psico-fisico totale, imbevuto di polvere, procrastinando ogni possibile pipì, in piedi sotto il sole a una temperatura marziana.
Ma quel concerto per te è diverso.
Ti volti e riesci a scorgere una folla immensa, ed è così intenso ciò che senti.
Loro, i 3/5 dei Genesis, si curano molto poco del tuo abbattimento ed iniziano a picchiare e picchiano duro sin dall'inizio di una scaletta dalla quale, alla fine, avresti tolto quattro pezzi almeno.
Già, poiché ti sarà sembrato troppo lungo quel concerto.
Già, poiché non ti spieghi il perché di questo squilibrio tra vecchio e nuovo suono-Genesis, e come sia possibile non presentare almeno un brano tra Trespass, Nursery e Foxtrot !!
L'istrione Collins è al massimo come intrattenitore e vocalist (tutta In the Cage è cantata come se volesse...espanderla, dilatarla) ma meno portante di un tempo alla batteria.
Tony Banks si distrae e esce fuori tempo e lo seguirà poi anche Rutherford, probabilmente l'emozione (!?!) o la stanchezza la avvertono anche loro, ogni tanto...
Ripples, inattesissima, e ti ritrovi a pensare immediatamente a Steve Hackett e a quanto anche su A Trick abbia davvero lasciato il segno.
In the Cage da sola sarà valsa tutta la fatica fatta per esser lì sotto al palco; un'esecuzione meravigliosa, tra le migliori mai eseguite dal vivo.
No Son of Mine è diventata live...migliore dell'originale, con quel finale più drammatico e allungato.
Tu guardi in alto, l'ennesima sigaretta e pensi al tuo amico e credi subito dopo di vederlo sul megaschermo, lì tra le tante facce inquadrate e rimandate pubblicamente, tipo stadio.
Loro continuano a picchiar duro e tu rifletti su quanta adolescenza sia passata a cercare Horizons sulla chitarra e a cantare a memoria tutta Moonlit Knight sul vespone in viaggio per la Francia per ore...ecco...quell'adolescenza che sembra voler restare sulla soglia piuttosto che lasciar definitivamente posto a un'altra età...sia uno dei fili che lega te e molti altri pluriquarantenni con o senza prole che con le lacrime agli occhi intonano il coro di Stagnation (come stare in Seconds Out) o gridano all'ultimo We've got to get in to get out...
Già, e in quel momento il senso è proprio quello, assoluto quanto evidente; loro, tutto quel tipo di pubblico, sei tu, e tu sei tutti loro, perfettamente sconosciuti ma legati da quel momento storico, gli anni settanta, che chiunque abbia vissuto, anche se solo di striscio, porterà dentro per sempre....quotidianamente.
Ricordi quella festa di liceo (sabati pomeriggio fatti di forti pulsioni erotiche, panini e pizzette, aranciate e bicchieri di carta) alla quale per incanto ballasti Fireside Song con il tuo primo amore salita sui tuoi piedi per non sfigurare troppo (quanto bassina lei...tanto alto tu...)...e ricordi ciò che non puoi ricordare ma solo immaginare...l'entusiasmo in quel cottage quando Loro assistevano alla crescita della loro creazione, Trespass, che prendeva forma via più, e ti immagini le discussioni all'interno del gruppo, lo schivo Anthony da una parte, e Peter che sicuramente già progettava in grande...
E tutto si mischia, le emozioni e le sensazioni, il tempo e le distanze, e ti senti stanco, tanto stanco, e quel concerto adesso ti sembra davvero troppo lungo, mentre ti ritornano alla mente il Palasport del '73...e quel 'tic toc' di Musical Box ascoltato per la prima volta in cuffia al buio che letteralmente...ti atterrì, sì, quella prima volta.
Fuochi d'artificio, luci riaccese e il deflusso.
Sei stordito dal volume altissimo e ti senti ancora nuvole di polvere dentro le narici, senti tanti bisogni e tutti insieme, mentre non ti ricordi dove hai parcheggiato la moto...alle tre del giorno prima.
Ti volti per un attimo e vedi che già quel circo si sta smontando, duecento e più roadies a fare il lavoro 'sporco'.
Sai che tornerai a casa e in cuffia ti ascolterai 'Time Table' prima di addormentarti e dopo esserti tolto da dosso pezzi di Circo Massimo, così come sai che al portone avrai per un'ultima volta guardato in alto stavolta chiedendo al cielo in silenzio...
'Frà......piaciuto'?