by Senka76 » 12 May 2007, 17:01
Come promesso ho scritto un consistente[:D] riassunto dell'album We Can't Dance e delle emozioni che suscita. Ho finito ora di migliorare la prima parte la seconda è ancora in revisione, credo che entro stasera avrete la rece bell'e pronta (e criticabile[:D]). La curiosità è che i giudizi sono venuti spontanei perché mentre scrivevo ascoltavo il disco contemporaneamente, quindi ho messo di botto tutto quello che mi veniva sul momento. Ora ho terminato anche la seconda parte.
Allacciate le cinture gente, e buona lettura!
RECENSIONE WE CANT' DANCE- GENESIS (anno 1991)
INTRODUZIONE
Dopo ben 5 anni i nostri beneamati tornano in studio benché ormai Collins abbia una carriera solista molto affermata in tutto il mondo. Mike e Tony stessi erano praticamente sicuri della sua partenza ma lui decise che avrebbe fatto un ultimo album con loro, quasi un disco d'addio.
Con la maturità compositiva acquisita da Phil e con uno spirito (quello degli anni '90) diverso, le premesse per un gran bel disco c'erano tutte. E così è stato. No son of mine è in pratica un' anticipazione di come sarà la direzione dell'album: canzoni easy-listening (ma neanche tanto), ma molto più raffinate nelle armonie e nel sound, suite meglio articolate e più sensate delle più blasonate Home e Domino e un'atmosfera più pacata, più drammatica e meno facilotta dei due album precedenti.
CAP I°
Dal solito pattern "alla Rutherford", stile Mama, si apre l'album con No son of mine, e si sviluppa il giro di pad in vero stile "Banksiano", con i suoi tappeti e le sue modulazioni. L'entrata dei soli rullante e cassa di Collins danno inizio al solito crescendo a cui siamo abituati nelle canzoni dei Genesis, e dà molto pathos e drammaticità con il suo ritmo serrato e tagliente. Il ritornello, emozionante ed epico, quasi un lamento straziante, è il culmine del crescendo. Si torna quindi alla strofa, più aggressiva, e poi di nuovo al ritornello seguito da un buon assolo di Mike e quindi la canzone termina sfumando.
CAP. II°
Dopo un' inizio medio-lento parte il riff di tastiere che apre Jesus He knows me, più ritmato e veloce. E' una canzone che non si fatica ad immaginare come buon singolo, ma a differenza delle hit del Mama album e IT, ha molto più gusto e drammaticità; inoltre vi è un'ottima parte centrale che apre ad un simpatico intermezzo molto "reggae" (un po' come Illegal Alien, che a me piace un sacco tra l'altro!) che sfocia di nuovo nella strofa e così via.
CAP III °
La terza traccia è li capolavoro assoluto dell'album, uno di quei brani in cui alla fine ti inginocchieresti e ringrazieresti il cielo che ha mandato questi geni a comporre simili opere: si tratta di Driving the last spike. La suite si apre dolce con un ritmo di drum machine molto raffinato e delizioso. Le tastiere di Tony sono fantastiche, non ci sono parole per descrivere le atmosfere che creano e gli arpeggi di Mike che fanno da contorno, mentre si affaccia il charleston. Il solito crescendo porta il brano ad un ritornello particolare perché non è un ritornello e fa da premessa alla parte seguente con l'organo percussivo di Tony e la chitarra ritmica che la fanno da padroni e si rincorrono in una di quelle cavalcate che non si sentivano da tanto tempo. Il ritornello, chiamiamolo così, viene ripetuto ed un intermezzo riporta all'atmosfera iniziale, pacata e sognante con quella melodia superba del solito Tony (che uomo!). Il ritornello viene ripetuto e un altro fantastico intermezzo introduce una nuova parte cantata, fantastica per emotività e pathos grazie alla voce di Phil, gli accordi di tastiere e la batteria con quei suoni profondi. Ma l'emozione non finisce qui perché si ritorna alla melodia della strofa per ripassare poi al ritornello dove le voci si rincorrono e ad un finale fantastico. Sia a livello di musica che a livello di testo questa canzone è a livelli eccezionali: le armonie, l'orchestrazione, l'emotività, la struttura, tutto è perfetto; il testo, molto profondo narra del lavoro ed del sacrificio degli operai che costruirono le linee ferroviarie britanniche.
CAP IV°
Il quarto brano, per rilassarsi un attimo dopo il lungo viaggio della mente fatto con Driving, è la title-track, I can't dance. E' una di quelle canzoni che si sviluppano (come Follow you Follow me o the Cinema Show) con un riff di Mike seguito da Tony e Phil. La differenza stavolta sta nel fatto che Phil non segue i due con la batteria, ma è Tony che, per mezzo di effetti elettronici, abbozza un giro di strane percussioni con la sua tastiera. L'effetto che ne scaturisce è esilarante, come del resto il testo che, pare, sia ispirato alle emorroidi di Tony che cammina male per questo. Una canzone quindi solo apparentemente banale o da classifica anche se la sua simpatia può apparire un po' sconcertante, specie dopo un brano come Driving. Anche qui, però, viene curata la struttura, con intermezzi che preparano alla ripresa del tema, ma con nuovi strumenti aggiunti come il riff di organo prima e il rullantone (fantastico) di Phil che chiudono la canzone sfumando.
CAP V°
Si passa quindi a Never a Time, un brano molto "collinsiano", che si sviluppa comunque molto bene con un'ottima parte centrale e armonie non troppo scontate. Brano che comunque scivola senza lasciare troppo il segno,anche per la sua brevità, viene seguito da un altro grande brano dei migliori Genesis degli anni '80:
CAP VI°
Dreaming while you sleep. Il tema dei sogni si ripercuote nella musica con questa pioggerellina di note, il tutto sostenuto dalle armonizzazioni degli accordi di Tony e dalla comparsa ogni tanto di effetti della chitarra che vanno e vengono. Anche qui la struttura sembra non avere un corso regolare, infatti all'improvviso i toni si fanno più pacati con un intermezzo dolce dato dal pad che prepara l'entrata fulminea della batteria e l'inizio di una nuova parte molto emozionante e che, dopo un altro stupendo intermezzo, ritorna lentamente all'atmosfera tranquilla dell'inizio. La canzone si chiude con la parte centrale ripetuta fino a sfumare. Un continuo susseguirsi di emozioni forti e diverse, come le idee contenute in questa canzone. Favolosa.
CAP VII°
Ci si rallegra un po' con Tell me why, altra canzone di stampo "collinsiano", molto carina e profonda, meno mielosa e patinata di altre love songs del nanetto pelato! Anche questa comunque si sviluppa bene come le altre, con una parte centrale molto bella che ridà sulla strofa e così via. Orchestrata anche questa bene, ma leggermente inferiore alla "sorella" Never a Time, più raffinata e ricercata.
CAP VIII°
Il buon intro di Living Forever fa ben sperare ed infatti si tratta anche questa di una bellissima canzone, con un ritornello veramente emozionante con le voci che si rincorrono e un'altra buona parte centrale. Il brano si fa molto interessante, dopo la ripresa della strofa e del ritornello: parte infatti uno strumentale fantastico dominato dalla melodia della tastiera e supportato da un riff incalzante. Lo strumentale si sviluppa in maniera eccellente e mi ricorda i tempi di Robbery per fantasia ed estro pur essendo meno tecnico ma non meno emozionante.La canzone si chiude quindi in modo fulmineo dopo, pensate, un breve assolo di Phil alla batteria!
CAP IX°
Dopo questa superba canzone i toni si placano e parte un'altra splendida canzone, molto sottovalutata, ma che io personalmente amo tantissimo: Hold on my heart. Si apre con un intenso e cupo giro di tastiere dai timbri fantastici che esprimono tutta la magia della loro musica. Con l'entrata della voce e della strofa si fa più dolce e tranquilla e si sviluppa poi con l'entrata della chitarra che con una melodia e una ritmica calme e sognanti riportano all'intro e alla strofa con l'aggiunta di un controcanto stupendo come solo Phil sa fare. La canzone termina così, con le tante voci che implorano alla donna amata di tenere il suo cuore. Questa è una signora canzone per l'intimità e la passione che esprime, ma non lo fa in modo volutamente zuccherino o troppo sdolcinato. E' una canzone sincera anche e soprattutto grazie a Tony e Mike, con la loro genialità e capacità di emozionare.
CAP X°
Il ritmo cresce con Way of the world un'altra bella canzone frutto della mente di tre miti. Particolari le trame di chitarra e tastiera di sottofondo che si vanno aggiungendo via via che la canzone cresce d'intensità. Da notare il grande lavoro del basso che si aggiunge al miscuglio di trame senza creare casino, ma un insieme armonico e compatto. Dopo un ritornello non esaltante parte un piccolo assolo di Tony con un timbro simile ad una chitarra per tornare di nuovo al ritornello che sfuma con i soliti controcanti. Una canzone quindi carina, ma un po' al di sotto delle altre (sempre comunque superiore a hit ben più scandalose).
CAP XI°
Il penultimo brano, Since I lost you, è un altro parto, potremmo dire, del nostro batterista-tuttofare. Senza dubbio il più debole dell'album, da notare comunque il buon assolo di Mike. Ma rimane una canzone che si poteva anche evitare di inserire anche perché poteva essere curata meglio negli arrangiamenti.
CAP XII°
Arriviamo così alla conclusione di questo percorso fatto insieme ai Genesis, che si chiude con la canzone che segna il definitivo addio di Phil Collins dai Genesis. Molti dicono che Fading Lights è un insieme di canzoni vecchie (l'intro sembra il solo di Entangled il ritornello e un intermezzo I know what I like e Ripples); certo è che da questa canzone traspare molta nostalgia e forse lo stesso Phil l'ha provata nel cantarla. Tornando all'ascolto possiamo dire di trovarci di fronte ad un altro capolavoro dei sommi maestri, dove pure in questa biognerebbe veramente prostrarsi di fronte alla loro magnificenza. L' intro in scala esatonale molto suggestivo dà spazio al cantato unito a una serie di giri armonici celestiali, come sono gli accordi di Tony. La canzone come gran parte dlle canzoni dell'album, non ha una struttura, si sviluppa in modo lineare e così, dopo due intermezzi commoventi, si ritorna alla strofa iniziale con l'aggiunta di un delicato arpeggio di chitarra. Ripetuta la struttura, si inserisce piano piano la batteria che dà il la ad un emozionante cavalcata strumentale che vede Tony sugli scudi a creare melodie con il sinth seguite da un tema ricorrente. Qui si sentono i Genesis dei tempi migliori, capaci di tutto con tre semplici strumenti. Infatti lo strumentale si sviluppa con tantissime parti ognuna che dà sensazioni diverse, tante sono le idee inserite. Tony e Mike si inseguono, il primo con le sue melodie fantastiche dà l'atmosfera ed il secondo lo insegue armonizzando le melodie inserendo dei riff. Ad un certo punto Tony si scatena e spara note quasi utilizzasse la tecnica del tapping alla tastiera e Phil intanto sembra impazzito con i suoi controtempi; ricomicnia poi il tema dell' instrumental che precede un altro bell'assolo di Mike riprendendo il giro iniziale della canzone. Cala il sipario sugli strumenti che scompaiono a poco poco e ritorna l'atmosfera iniziale, carica di nostalgia e tristezza. L'ascoltatore non può non essere affascinato da tanta poesia.
CONCLUSIONE
Concludendo, grande, grandissima prova dei Genesis che, dopo due lavori discutibili oggettivamente, sono tornati alla ribalta con un album maturo, consapevole, raffinato ed emozionante. Un album "alla Genesis" appunto.
Aor credo che questa volta ti ho battuto in quanto a sintesi[:-D][:D][;)]
Last edited by
Senka76 on 14 May 2007, 11:56, edited 1 time in total.