Almeno metà di questi pezzi è di gran lunga superiore a buona parte di quelli finti sui rispettivi album. Poi certamente ci sono anche delle canzoni banalotte, ma alcune di queste canzoni avrebbero nobilitato album non certo di alto livello.
1)
Do The Neurotic (voto 7,8)
Ma come? L'hater per eccellenza di IT che piazza una canzone del 1986, pure esclusa dall'album, al primo posto? No, non è assurdo, basta ascoltare il pezzo. E' tutto ciò che non sono i pezzi di IT: veloce, dinamica, non stucchevole a livello di suoni, potente, prog (ma non per modo di dire, solo perchè dura tanto come Tonight Tonight Tonight o solo perchè hanno unito 2 brani per farli sembrare un'unica suite come Domino).
Si tratta di uno strumentale davvero inusuale per l'epoca: molto rock, a tratti hard, con le chitarre senpre in primo piano, che combattono con le tastiere senza mai essere sovrastate. Non potrebbe mai essere scambiata per una canzone solista di Phil esclusa da qualche suo album solista, o per una scartata dai Meccanici. Giá questo, visto il periodo, è un merito.
Si tratta di una "suite" divisa in due parti, entrambe riuscite: la prima più veloce e "pazza", la seconda più rilassata ma comunque ugualmente dinamica.
Interessante l'intro "frenetica", che fa giá capire quando sarà il mood del pezzo. Ma questo strumentale non ha momenti "morti", a mio avviso è riuscita dall'inizio alla fine. Ricorda molto Duke's Travels (che gli è superiore) però ha un approccio molto più diretto ed è meno sbilanciato sulle tastiere.
Le mie parti preferite comunque sono:
L'esplosione chitarristica da 1:45 in poi, che segue il ponte tastieristico di Tony. Probabilmente l'assolo più aggressivo di tutta la carriera di Mike.
Il fill di Phil a 3:20
il lungo assolo finale di Mike.A mio avviso da sola si mangia tutto IT in un sol boccone
2)
Submarine (voto 7,6)
Strumentale di pura atmosfera, che doveva essere una sezione dell'ipotetica suite, poi abbandonata (comincia come finisce Dodo/Lurker). La famosa risposta all'indovinello posto dal pezzo che doveva essere ad esso collegato. E' di fatto un lungo e bellissimo crescendo, che richiama esattamente il sottomarino del titolo: cresce piano piano dal nulla, aumenta di potenza, con la batteria che prima accompagna per poi salire in cattedra prendendosi la scena, per poi sfumare inabissandosi di nuovo.
Ha un qualcosa dei Pink Floyd, come ha scritto qualcuno, ma a mio avviso ha anche un non so che di crimsoniano nella struttura, per il modo in cui cresce e si affievolisce.
Quasi in grado di rivaleggiare con i pezzi della formazione a 4, ma purtroppo a mio avviso soffre della mancanza di un qualche spunto chitarristico, magari un bel l'assolo. Davvero un peccato che Mike non abbia offerto alcun contributo da quel punto di vista. Anche così comunque resta uno strumentale riuscito ed emozionante. Su Abacab avrebbe fatto un figurone.
3)
Naminanu (voto 7,4)
Altro (quasi) strumentale più che discreto, ancora una volta colpevolmente fatto fuori da Abacab. Ennesima dimostrazione, comunque la situazione pensi in merito a quel disco, che si trattava di un periodo molto sperimentale, nel quale i nostri (a differenza del periodo Genesis/IT) provavano a giocare con sonorità lontane da quelle solite o da quelle più banalmente pop Qui abbiamo un particolarissimo ibrido tra il jazz e l'hard.
Grandissimo Phil alla batteria, che prima fa un lavoro strepitoso di raccordo e poi esplode, prima al minuto 1:01 (le atmosfere qui ricordano Duke's Travels) e poi a 1:38 quando arriva la parte hard rock, con Mike che ci assale con un assolo aggressivo ed efficacissimo. Bellissime pure le due parti jazzate, la prima con la chitarra (1:30), la seconda con le tastiere (2:15).
Purtroppo questa perla viene in parte rovinata dalla ripetizione ossessiva della parola Naminanu nel ritornello e per buona parte del brano. Dopo un po' diventa irritante. E' un po' uno dei difetti di quel periodo dei Genesis: la ricerca continua del nonsense. A volte ha funzionato, altre volte molto meno.
Peccato, perchè altrimenti avremmo parlato di un brano di grande valore.
4)
Evidence of autumn (voto 7,3)
Anni fa mi piaceva molto di più. L'avrei probabilmente messa addirittura al primo posto. E' sicuramente un pezzo di grande atmosfera, molto...autunnale (ma va). Ha quest'aria pessimistico malinconica tipica dei brani di Tony. Ricorda in parte Heathaze ma ha un testo molto più "romantico" e dolce. Se su Heathaze Mike comunque contribuiva non poco, con la sua chitarra in background, a creare un bel crescendo, qui invece la chitarra latita e il pezzo si regge interamente sulle tastiere che alla lunga creano un effetto un po'' "pesante". Anche il cantato è meno riuscito: se in quel caso passava dal dolce all'incazzato dei ritornelli , qui è sempre impostato su un falsetto un po' zuccheroso.
Molto bello il bridge a 2:40 (The night Is clear but cool...). Emozionante
Più che discreta dai, su Duke non avrebbe troppo sfigurato.
5)
Feeding the Fire (voto 7)
Un altro "scarto" di IT che (per me) è superiore a tutti i pezzi che contiene.
Molto rock, aggressiva, con un Phil che urla a squarciagola su un pezzo molto incazzato.
Il testo di Banks ci parla di un uomo incapace di prendersi le proprie responsabilità, buono solo ad aizzare gli animi ma incapace di capire le conseguenze delle sue azioni. Un testo "sociale", contro certi uomini potenti egoisti e un po' miopi nei confronti di ciò che gli accade attorno.
Phil la canta con grande trasporto ed è il modo di cantare di Phil che preferisco: quello più ruvido invece di quello zuccheroso e in falsetto.
Mi piacciono soprattutto le due parti di mezzo: "Many a thing that used to be a secret Has become so talked about..." e "Anywhere that they don't speak the same In any place that they don't think the same You think it's not your problem" (classica frase alla Tony Banks). La seconda contrassegnata da un bel l'assolo tastieristico per me emozionante e bellissimo se non fosse per quel "tiriri tutu tiriri tutu" cantato da Phil che rovina in parte l'atmosfera.
Gasante poi l'urlo al minuto 4:30 con Phil che inserisce poi uno dei suoi poderosi fill prima del ritorno della strofa.
A questa hanno preferito canzoncine come Throwing It all away o Invisibile Past. Brrrr. Brividi.
6)
You Might Recall (voto 6,7)
Non un grandissimo pezzo per me ma più che sufficiente. Non sono un fan delle strofe, un po' cantilenanti e con questo falsetto troppo trascinato via (Until we left the earth behiiiiiiiiind). Per fortuna il ritornello è trascinante e molto scorrevole, soprattutto a livello musicale. Un brano che insomma mi piace a metá. Comunque superiore a diversi pezzi di Abacab quindi anche questa non avrebbe affatto sfigurato sul disco.
7)
Paperlate (voto 6)
Nonostante il titolo possa evocare echi del passato, il pezzo è una semplice canzone pop simile a quelle del periodo, con tanto di fiati stile No replay at all. Se non altro, come quella, è abbastanza "sbarazzina" e vivace, pur essendo abbastanza banalotta.
Però mi è sempre piaciuto molto il bridge ("Ah you're breathing faster"): mi ricorda Abacab (il pezzo) più che No replay at all.
8)
I'd rather be you (voto 5)
Canzone in pieno stile IT (l'album). Semplice, banalotta, danzereccia, molto molto philliana (ricorda molto certe sue canzoni soliste tipo Two Hearts). Ha tutte le caratteristiche che mi fanno odiare il disco dal quale fu esclusa, eppure non riesco ad odiarla.
![Sorpreso [:0]](./images/smilies/smile_shock.gif)
E' mediocre però innocua, sarà questo suo essere molto sixties che la differenzia dai pezzi genesisiani di quel periodo (ultraplasticosi e pieno di rumorini ed effettini anni '80). Boh.
Capisco però che possa fare schifo
9)
Open door (voto 4,8)
Zzzzzz.
Ha il classico difetto di buona parte dei brani scritti da Mike: troppo zuccherosa, con strofe che fanno addormentare, testo generico. Vorrebbe emozionare, capisco che ci riesca con alcuni, ma io non ho mai capito dove volesse andare a parare. Per dire, già una Please Don't ask di Phil la surclassa (e ricade nella stessa categoria di brano: ballata d'amore zuccherosa). Troppo lenta, e con il classico espediente del fermarsi per qualche secondo e poi ripartire, che non aiuta.
A differenza di altre di Mike pure il ritornello (molto migliore delle strofe) non riesce ad emozionarmi come vorrebbe.
10)
Me and Virgil (voto 4)
Uno dei loro pezzi più dimenticati e meno "ri-pubblicati" della loro carriera. Effettivamente alle mie orecchie suona come una delle cose più svogliate e noiose che abbiano composto. Funziona (benissimo) solo il bellissimo bridge tastieristico centrale, dove anche Phil sembra svegliarsi dal torpore e sfoderare una voce adeguata (per il resto anche a livello vocale il pezzo lascia a desiderare). 1 minuto ottimo. Un po' poco per un pezzo che per il resto dura sui 7 minuti ed offre solo un ritornello allegrotto in linea con quelli di Happy The Man o Match of the day e alcune parti sparse dove Phil canta con sottofondo scarnissimo, quasi inesistente.
E' come se avessero avuto quell'idea, quel crescendo, ma poi non sapessero bene cosa metterci intorno. Emblematica tutta la parte dal minuto 2:50 (Cause pa you broke her heart
Ooh pa you broke her heart) fino al bridge di cui sopra: I 3 si siedono totalmente, il pezzo si affloscia completamente e loro sembrano non sapere bene come procedere. Qualche nota sparsa di tastiera qua, un cantato a cappella di Phil di là. Mah.
Uno dei pezzi che non posseggo e francamente non ne sento la mancanza, a parte quel minuto di cui ho parlato sopra.
Voto all'ipotetico album 6,5 ![Sghignazzante [:D]](./images/smilies/smile_bigsmile.gif)