Thomas Eiselberg wrote:Classifica generale.14 voti (Thomas Eiselberg, rkive, aorlansky60,Betelgeuse, Ender,11mo Conte di Mar, maomac 2, MaxManMoon,TDuke, Alius, Duke59, vise60, highinfidelity, ciciuisss)
1) Duke's Travels (302 punti)
2) Heathaze (266 punti)
3) Duchess (234 punti)
4) Behind The Lines (228 punti)
5) Duke's End (226 punti)
6) Guide Vocal (200 punti)
6) Cul de Sac (186 punti)
8) Turn It On Again (146 punti)
9) Man Of Out Times (126 punti)
10) Please Don't Ask (100 punti)
11) Alone Tonight (96 punti)
12) Misunderstanding (74 punti)
Chiara vittoria di Duke's Travels, suite che diverge dal modus classico di questo formato, che tanto lustro ha dato allo splendore e alla reputazione dei Genesis. Tante le frecce al suo arco: la durata non indifferente, una splendida parte iniziale, che è stata eseguita dal vivo solo parzialmente (a malapena solo la parte ritmica) e la parte finale mentre, come ho scritto in altro post, il nucleo centrale mi è sembrato un poco forzato, arzigogolato. Ma il pezzo non poteva non vincere, visto l'alone di monumentalità che si porta appresso, io stesso l'ho votato molto in alto, seppur al secondo posto, per il fatto che Man Of Our Times mi "sconfinfera" di più.
Heathaze, classificatasi seconda, è indubbiamente una bella canzone, e sapevo già da altri sondaggi, in questo forum e altrove, che è una traccia molto amata, seppure mai eseguita dal vivo. Preferisco altri episodi di Duke, e su di me il pezzo ha avuto lo stesso effetto di Many Too Many e Afterglow, permeate anche queste da atmosfere romantiche e piene di suggestioni in tal senso.
Incredibile il terzo posto di Duchess, e qui vado addirittura in contrasto con Sua Maestà Tony Banks, che lo pone addirittura in vetta nella produzione del gruppo. Pur possedendo delle belle armonie e, aggiungo, una parte iniziale interessante, a me non piace eccessivamente, se posso essere sincero.
Come non mi entusiasma neppure Behind The Lines, strano pezzo, poco riconducibile al sound e ai canoni tipici dei Genesis, anzi devo dire che già dopo 2/3 minuti mi dà l'impressione di aver dato/detto tutto quello che poteva offrire, e mi assale una parvenza di noia. Più sensata, centrata, la versione di Collins solo, arricchita da atmosfere funkeggianti.
E, dulcis in fundo, terza mia perplessità consecutiva con quella che è una coda (Duke's End), e a me le code negli album non sono mai andate molto a genio.
Bello il bozzetto "Guide Vocal", e giustificato, secondo me, il buon bottino di punti. Stavolta, a differenza della traccia precedente, è geniale l'estrapolazione, eseguita in modo sommesso, di una parte, quella cantata, di Duke's Travels, qui ridotta a un mini brano, cantato in modo eccellente da Collins: in questo caso è, secondo me, proprio la breve durata il suo segreto, che tutti noi abbiamo percepito come un piacevole intervallo, un pò come le due deliziose mini tracce presenti su Nursery Cryme.
Meritava di più l'ottimo Cul-De-Sac, e sono abbastanza perplesso del risultato, conoscendo abbastanza i gusti di tutti voi, almeno credo. Il pezzo , le sue architetture, gli arrangiamenti, le atmosfere ariose e simil-barocche, e un magnifico, anche se breve, finale, pensavo che potessero attirare più consensi, ma mi sono evdentemente sbagliato.
Mi aspettavo di più anche da Turn It On Again, finalmente un ottimo 45 giri, tutt'altra cosa rispetto ai soporiferi Afterglow e Follow You Follow Me. Non è bastata la briosità del pezzo, condita da un ritmo irregolare che dà maggior sapore a tutto l'impianto. Non è che magari, alcuni di noi, tendono a guardare con sospetto, in genere, il formato 45 giri affiancato a un gruppo come i Genesis?
Clamorosa e fragorosa la bocciatura di Man Of Our Times, nonostante ci sia stato chi l'ha messo al primo posto (tra cui il sottoscritto), ma purtroppo massacrato da molti, troppi, con motivazioni che mi hanno lasciato molto perplesso. Abbiamo, del resto, già dibattuto ampiamente sul pezzo, e, sostanzialmente, ognuno è rimasto sulle sue posizioni, com'è giusto che sia.
Ancora: Please Don't Ask e soprattutto la bella Alone Tonight sbattute quasi in fondo alla graduatoria, mi trovano ancora una volta in disaccordo. Questa circostanza conferma che su Duke, probabilmente ho sbagliato tutto, oppure, in subordine, sono incapace di apprezzarlo nel modo giusto, ma anche in questo caso il contraddittorio, in tutti i dibattiti, è il sale che insaporisce il confronto, seppure in una materia amena come quella per un gruppo rock.
Giusta, sotto tutti gli aspetti, invece, l'ultima posizione per Misunderstanding, che però è apprezzata da qualcuno, come si vede.
Duke è un album grintoso, più propriamente rock rispetto al precedente. Tuttavia, a mio avviso, perde il confronto rispetto ad And Then There Were Three, che contiene canzoni mediamente più belle e atmosfere più raffinate. Ma se non altro mantiene saldamente a galla la magica sigla, aumentando anzi le vendite rispetto allo stesso ATTWT, e a qualsiasi altro album precedente. C'è il giusto equilibrio tra atmosfere elettriche e più sommesse, anche se la strumentazione acustica è usata con molta parsimonia. Duke è l'album che chiude idealmente un ciclo ma, curiosamente, non ne apre ancora un altro: la carriera solista di Phil Collins non era ancora iniziata, e la strategia del gruppo è organizzata ancora in forma collegiale, senza voli pindarici e fughe in avanti. La risultante è ancora, probabilmente per la penultima volta, un disco plasmato dalla mente creativa di Tony Banks.